FORUM SULLA COOPERAZIONE CINA-AFRICA di Piero De Sanctis

Ormai quasi tutti gli osservatori politici ed economici del mondo sono del parere che una Cina forte e sicura sia fonte di stabilità globale e che, garantire benessere ad un quinto del genere umano, sia un’impresa colossale che il governo cinese porta avanti fin dal 1978. In un discorso del 17 novembre 2012, Xi Jinping, ha sottolineato che «solo il socialismo può salvare la Cina e che solo il socialismo con caratteristiche cinesi può far crescere il paese».
Dopo quarant’anni di Riforma e apertura le condizioni di vita e di lavoro per 1 miliardo e 400 mila persone sono notevolmente migliorate, dimostrando che l’attuale strada delle riforme è l’unica giusta. Nel quadro del coinvolgimento della Cina in una economia aperta al mondo e globalizzata, il Presidente ha sostenuto la necessità di maggiori contributi allo sviluppo dell’Asia e dell’Africa.
Tuttavia non sono mancate reazioni negative, piene di odio e falsità, da parte delle potenze occidentali, ex colonialiste, che vedono nella politica cinese di apertura verso l’Africa, la messa in pericolo dei loro interessi e privilegi. La Cina è accusata delle peggiori atrocità, di danneggiamento dell’economia africana e di applicare una politica coloniale attraverso il debito trappola.
In verità la realtà è ben diversa. La Cina ha investito in Africa, negli ultimi anni, una massa di dollari di 93,3 miliardi negli anni passati a più di 114,4 miliardi nel 2018, (che equivale a circa l’1,8% del totale del debito estero dell’Africa), tutti destinati per la costruzione di strade, ponti, porti, aeroporti e ferrovie. Oggi, circa il 36% del debito africano appartiene al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. Ciò è la migliore dimostrazione che il debito trappola è una Fake News.
Nel Kenya, ex colonia britannica, ad esempio, occorrevano più di dieci ore di treno per andare dalla capitale Nairobi al porto di Mombasa, prima che fosse costruita dai cinesi la nuova ferrovia. Ora, con la nuova ferrovia lunga circa 500 km, il tempo di percorrenza si è dimezzato, apportando grandi benefici alle popolazioni e allo sviluppo del commercio locale. Ha creato decine di migliaia di posti di lavoro, riducendo significativamente i costi logistici e facilitando un miglioramento delle capacità della forza lavoro locale. Ha aiutato il Kenya a consolidare e sviluppare la sua base industriale, onde poter ripagare il debito nato dal finanziamento.
Lo Zambia, ex colonia britannica, nazione poverissima dove l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, dal 1991 governato dai neoliberisti sostenuti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, è stato costretto per risollevare la propria economia a cercare aiuti e cooperazione in Cina. La stessa cosa è successo per la Tanzania, ex colonia tedesca.
L’Angola, ex colonia portoghese, ridotta in povertà da lunghi periodi di conflitti interni e da una iperinflazione, è stata sempre esclusa, perché non dava sufficienti garanzie di stabilità, da ogni tipo di finanziamento sia dal Fondo Monetario Internazionale che dalla Banca Mondiale, nonostante avesse nel suo sottosuolo enormi riserve di petrolio. Nel 2002 la Cina accetta di finanziare la ricostruzione del paese in cambio di petrolio, e nel 2009 l’Angola produce tanto petrolio quanto la Nigeria.
Nel 2008 la Banca Mondiale si vede costretta a prendere atto del miracolo dell’Angola ed elogia il modello di sviluppo applicato in questo paese, definendolo Angola Mode. A disegnarlo è stata la Cina che dal 2002 al 2009 ha stanziato e facilitato prestiti per circa 19 miliardi di dollari. La storia dell’Angola e di tanti altri paesi africani è emblematica della politica di grande apertura della Cina, nel tessere nuovi rapporti commerciali e di amicizia con il Sud del mondo, basati sul reciproco vantaggio.
La cooperazione Cina-Africa ha indubbiamente rafforzato i rapporti Sud-Sud e, come ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guteres, al Summit di Beijing del settembre 2018, «la globalizzazione win-win è necessaria per il mondo futuro». In tale Summit i leaders africani hanno respinto l’accusa del debito trappola, così come il Presidente Sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha respinto l’idea che in Africa la Cina stia attuando un nuovo colonialismo, mentre il Presidente dell’Unione Africana, Wwandan Paul Kagame, ha affermato che il debito trappola è un attentato per scoraggiare la cooperazione Cina-Africa.
E’ evidente che sono piani di investimento e sviluppo di portata storica mondiale, solo se si pensa che vengono coinvolti 2,6 miliardi di cinesi e africani, cioè oltre un terzo della popolazione mondiale, e se si tiene conto dei piani di collegamento della iniziativa Belt e Road con l’Agenda 2063 dell’Unione Africana e le strategie di sviluppo dei paesi africani. In questo Summit il Presidente Xi Jinping ha presentato il nuovo progetto di cooperazione Cina-Africa, includendo otto iniziative. Occorre inoltre sottolineare che i piani d’investimento non riguardano solo le infrastrutture, per quanto fondamentali, ma di costruzioni di centinaia di scuole, di centri di educazione, di ospedali nei quali sono stati curati i malati da medici cinesi.
L’Italia e la Cina godono di un’amicizia tradizionale e sono entrambe partner importanti per l’Africa. Sviluppare ulteriormente la cooperazione a tre parti –Cina-Italia-Africa- può avere un valore importante per la promozione dello sviluppo africano. La Cina è pronta nel rispetto della volontà dell’Africa e sulla base dei concetti di apertura, inclusione, cooperazione e mutuo vantaggio.
Il Centro Gramsci di Educazione, nel condividere pienamente la politica di Riforma e apertura del Partito comunista cinese, fa propria la magistrale sintesi del Presidente Xi Jinping di detta politica al Forum sulla cooperazione Cina-Africa: «Un proverbio cinese dice “l’oceano è vasto perché non rifiuta nessun fiume”. La Cina, il più grande paese del mondo in via di sviluppo, l’Africa, il Continente con il numero più grande dei paesi in via di sviluppo, hanno da tempo formato una comunità con un futuro condiviso. Noi abbiamo lo stesso interesse. La Cina lavorerà con l’Africa per raggiungere un traguardo condiviso nella costruzione di una comunità Cina-Africa più forte, con un futuro condiviso e fare di ciò un battistrada per la costruzione di una comunità per l’umanità».

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