SCIENZA E SOCIALISMO                         
PER USCIRE DALLE CRISI DEL SISTEMA CAPITALISTICO

La vicenda statunitense dei mutui derivati, impropriamente definita bolla speculativa, in realtà aspetto delle crisi periodiche del capitalismo, ha messo in evidenza come il sistema finanziario mondiale non sia più in grado di governare lo sviluppo dell'economia planetaria. Come in un terremoto la causa principale del crollo non risiede nella fragilità delle mura ma in movimenti che si verificano nelle profondità della crosta terrestre, le ragioni delle crisi finanziarie dipendono dall'acutizzarsi delle contraddizioni del capitalismo, approfondite dallo sfruttamento e dall'appropriazione privata della ricchezza sociale. 
Il crac di Wall Street che ha sconvolto la filiera finanziaria internazionale è soltanto un segno premonitore di un prossimo terremoto ancora più ampio e distruttivo della grande crisi del '29, assunta ormai come termine di paragone.
Anche allora non mancarono i soloni scesi in campo a difesa del sistema capitalistico i quali, con articoli e conferenze, ancora pochi mesi prima del fatidico 23 ottobre 1929, diffondevano a piene mani la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del capitalismo americano.
In proposito Lenin dice:

Neppure una parola di nemmeno uno di questi professori – capaci di produrre le opere più preziose in campi  particolari della chimica, della fisica, della storia – può essere creduta quando si passa alla filosofia. Perché? Per la stessa ragione per la quale neppure una parola di nemmeno uno dei professori di economia politica – capaci di produrre le opere più preziose nel campo delle indagini particolari condotte sui fatti – può essere creduta quando si passa alla teoria generale dell’economia politica. Poiché quest’ultima, nella società contemporanea, è una scienza di parte, come la gnoseologia. In complesso i professori di economia politica non sono altro che dotti commessi al servizio della classe capitalistica, e i professori di filosofia non sono altro che dotti commessi al servizio dei teologi. 1

Basti qui ricordare le parole dell'allora presidente degli Stati Uniti C. Coolidge che, lasciando il suo incarico, nel messaggio di saluto al Congresso del 4 dicembre 1928, disse: «Il paese può guardare con soddisfazione  al presente e con ottimismo al futuro». 
 Nel frattempo, illudendo l'aristocrazia operaia e strati di borghesia democratica, con le subdole teorie keynesiane, furono rafforzati e promossi i regimi fascisti nei paesi imperialisti europei più clericali, quali quello mussoliniano in Italia, hitleriano in Germania, franchista in Spagna e salazarista in Portogallo. 2
La borghesia industriale-finanziaria internazionale aumentò le produzioni dei beni di lusso e degli armamenti, statalizzò aziende dissestate e banche saccheggiate, attenuando temporaneamente i contrasti di classe e sospingendo i popoli nella fornace della seconda guerra mondiale.
Il tutto per salvaguardare il suo potere di classe dominante, superando la crisi del capitalismo a spese dei lavoratori, e per distruggere il nascente socialismo sovietico.
In Italia, nel 1933, formando l'Iri, lo stato nazionalizzò aziende e banche dissestate e saccheggiate; cinquant'anni dopo, durante il ruggente liberismo reganiano, dopo essere state ricapitalizzate a spese dello stato, vennero riprivatizzate; in pochi decenni esse sono state nuovamente prosciugate dagli stessi speculatori finanziari ai quali lo Stato sta dando centinaia di miliardi.

Tutto ciò e l'attuale profondità della crisi dimostrano l'impossibilità del capitalismo di risolvere i problemi della complessa società contemporanea e la necessità del socialismo, come conferma

1 V. I. Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, Ed. Rinascita Roma 1953

2 Cfr. P. De Sanctis, Keyenes e gli eurosciovinisti, www.laviadelcomunismo.it

 

l'attuale situazione di sviluppo economico sociale dei paesi socialisti e progressisti, mentre il Far West liberista statunitense è in pieno disfacimento.
Le rassicuranti parole di quasi tutti gli economisti borghesi e delle banche centrali mondiali private tendenti ad accreditare una concezione, secondo la quale ci troviamo di fronte ad una crisi finanziaria mondiale esclusivamente dovuta agli eccessi della finanza, alle speculazioni di un management senza scrupoli, al non rispetto delle regole da parte di dirigenti incompetenti e corrotti o alla mancanza di controlli degli organismi preposti, appaiono, ogni giorno che passa, inutili tentativi per coprire la realtà dei fatti.
Così come fuorvianti appaiono i tentativi di addossare le responsabilità della crisi alle varie scuole economiche di moda che si sono succedute dopo la profonda crisi del 1973, durante la quale fu diffuso in tutto il mondo il fondamentalismo del mercato (o l'ideologia del mercato), fondato sull'avidità, sull'egoismo e sul facile arricchimento.  In proposito, Marx dice
    
Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazione nazionale non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro.
Quindi l'accumulazione del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla
fondazione della Banca d'Inghilterra (1694). 3

Non sapendo cosa dire di serio e di sensato, molti analisti finanziari auspicano che  dall’attuale crisi  venga fuori sia un nuovo ciclo economico, come quello del New Deal di Roosvelt, che un ritorno alle teorie di Keynes. Questi stessi analisti però dimenticano di dire che questi piani anticrisi del ’29 contribuirono a preparare  quell'immensa tragedia che fu la seconda guerra mondiale con 50 milioni di morti.
L'errata concezione di Keynes, che l'intervento dello Stato nell'economia fosse condizione inevitabile per il funzionamento del capitalismo con la creazione di enti economici pubblici, in ogni caso, non ha niente a che vedere con l'odierno regalo di migliaia di miliardi di dollari pubblici che le banche centrali statunitense, europea, giapponese e inglese hanno fatto alle principali banche private mondiali.
Migliaia di miliardi di dollari che vanno ad incrementare esponenzialmente il debito pubblico.
E' stato calcolato che per ogni dollaro di valore creato nel mondo corrispondano 4 dollari di debito pubblico. Ciò vuol dire che ad un Pil mondiale di 57.000 miliardi di dollari corrispondono 228.000 miliardi di dollari di debito pubblico, al quale corrisponde un debito procapite mondiale di 35.000 dollari.
Ecco allora le lapidarie parole di Marx:

Il debito pubblico, ossia l'alienazione dello Stato -  dispotico, costituzionale o repubblicano che sia -  imprime il suo marchio all'era capitalistica.
L'unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che  passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli  moderni è il loro debito pubblico. 4

Il sistema del debito pubblico che trova il suo fondamento nel sistema tributario, è una delle leve più potenti che conferisce al denaro improduttivo, la facoltà di trasformarsi in capitale senza che il denaro si assoggetti alla fatica e al rischio degli investimenti industriali. 5
In Italia, ad esempio, le principali banche private succhiano ogni anno dal popolo 70 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico che si aggira intorno ai 1.500 miliardi.
Come facilmente si capisce si tratta di un sistema, perfezionatosi nel corso dei secoli, che assolve anche alla funzione non solo di tenere sotto scacco gli Stati e i governi, ma anche di rendere l'operaio schiavo del lavoro: sottomesso,frugale, laborioso e sovraccarico di lavoro.

Nei maggiori paesi imperialisti del continente europeo, Benelux, Francia, Germania, Italia e Svizzera, la parte di Pil andata ai profitti, è passata dal 23,1% del 1983 al 32,8% del 2007

3 K. Marx, Il processo di produzione del capitale, Libro Primo, parte terza, Ed. Rinascita Roma 1953, pag.214

4 Karl Marx, Ibidem, pag.213

5 Cfr. A. Anikin, Il Diavolo Giallo - l'oro e il capitalismo, Edizioni Progress Mosca 1986.

 

In forza di ciò 750 miliardi di euro all'anno vanno in più nei portafogli dei capitalisti e in meno nelle tasche dei lavoratori centro-europei. Questa massa enorme di ricchezza sottratta negli ultimi decenni al consumo e alla produzione, è stata prevalentemente utilizzata nelle più sfrenate speculazioni finanziarie. 
Questa crisi ha reso oggi tutto ciò tangibile alle larghe masse popolari.
La caduta in miseria di milioni e milioni di lavoratori americani ai quali sono stati rubati i risparmi di una vita e la stessa casa, il continuo trasferimento di ricchezza (attraverso le finanziarie) dalle masse popolari ad un pugno di sfruttatori, rendendo i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, l'intensificazione dello sfruttamento operaio sia mediante l'aumento dei ritmi di lavoro che con l'allungamento della giornata lavorativa, i licenziamenti di massa, la diminuzione dei salari reali e delle pensioni, l'aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, il lavoro nero, la schiavizzazione del lavoro degli immigrati, hanno disvelato la natura di classe della crisi.
Le piramidi di carta moneta sono ascensori parassitari che prelevano la ricchezza sociale dai piani della produzione, del lavoro, della ricerca, del risparmio e dei consumi popolari per salirla sulle vette oscure della speculazione privata.
Gli apparati produttivi aziendali, il sistema mondiale delle banche e del credito, i fondi assicurativi e pensionistici sono sostanzialmente senza capitali liquidi, a dimostrazione materiale che questi sono quasi interamente posseduti dai grandi speculatori finanziari al sicuro nei cosiddetti Paradisi fiscali: il Re è nudo, la lupa è stanata, la borghesia finanziaria monopolista è la vera responsabile della crisi della società.
Parlando dell’assolutismo feudale, A. de Tocqueville così la definì:

Per la prima volta, forse, dall’inizio del mondo, si vedono delle classi superiori che si sono tanto isolate e separate da tutte le altre, che si possono contare i loro membri e metterli da parte, come si separa la parte condannata di un gregge; delle classi medie, il cui sforzo non è di unirsi alle classi superiori, ma, al contrario, di preservarsi con cura gelosa dal loro contatto: due sintomi che, se si fosse giunti a capirli, avrebbero annunciato a tutti l’immensità della Rivoluzione che stava per compiersi o piuttosto che era già fatta.6

La sete del massimo profitto speculativo di questa ristretta oligarchia finanziaria rompe ogni progettualità produttiva e sociale, mantenendo nella precarietà senza futuro tutti gli strati della società.                    
La grande crisi del '29, occorre ricordarlo, costò lacrime e sangue ai popoli delle potenze occidentali poiché fu superata  scaricandola interamente sulle spalle delle masse lavoratrici. Non a caso, in Italia, la grande manovra di salvataggio delle maggiori banche private, voluta da Mussolini, fu definita  la nazionalizzazione delle perdite.
Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Italia la crisi potè essere superata anche grazie alla militarizzazione dell'economia che preparò il terreno alla seconda guerra mondiale e alla concentrazione del sistema bancario e industriale.
Tuttavia il sistema creditizio mondiale non è la causa fondamentale della crisi anche se vi svolge un'importante funzione di promozione e approfondimento della crisi stessa: centralizza e concentra, da una parte, i mezzi di produzione e i giganteschi capitali finanziari privati e, dall'altra, amplia a dismisura il processo produttivo rendendolo sempre più socializzato.
Per Marx:

Il sistema creditizio affretta dunque lo sviluppo delle forze produttive e la formazione del mercato mondiale, che il sistema capitalistico di produzione ha il compito storico di costruire, fino ad un certo grado, come fondamento materiale della nuova forma di produzione (quella socialista ndr). Il credito affretta al tempo stesso le eruzioni violente di questa contraddizione, ossia le crisi e quindi gli elementi di disfacimento del vecchio  sistema di produzione.

Ed ancora: Infine,nella misura in cui i capitalisti sono costretti, dal movimento che abbiamo descritto, a sfruttare su scala più grande i mezzi di produzione giganteschi già esistenti, e a mettere in moto per questo scopo tutte le leve del credito, nella stessa misura aumentano i terremoti industriali, in cui il mondo del commercio si mantiene soltanto sacrificando agli dei inferi una parte della ricchezza, dei prodotti e

6 Alexis de Tocqueville, La Rivoluzione, Sellerio editore, Palermo 1989, pag. 124

 

persino delle forze produttive: in una parola, nella stessa misura aumentano le crisi. Esse diventano più frequenti e più forti per il solo fatto che, nella misura in cui la massa della produzione, cioè il bisogno di estesi mercati, diventa più grande, il mercato mondiale sempre più si contrae, i nuovi mercati da sfruttare si fanno sempre più rari, poiché ogni crisi precedente ha già conquistato al commercio mondiale un mercato fino ad allora non conquistato o sfruttato dal commercio soltanto in modo superficiale. Ma il capitale non vive soltanto del lavoro. Signore ad un tempo barbaro e grandioso, egli trascina con sé nell’abisso i cadaveri dei suoi schiavi, intere ecatombe di operai che periscono nelle crisi. 7

Nel sistema di produzione capitalistico le forze produttive conoscono un colossale sviluppo e la produzione di merci raggiunge un alto livello di socializzazione mentre i frutti della produzione sociale sono di proprietà privata di un ristretto gruppo di capitalisti.
Proprio questa contraddizione tra il carattere sociale della produzione e la forma di proprietà privata capitalista dei mezzi e dei frutti della produzione, costituisce la causa reale delle crisi periodiche del capitalismo.
Una politica di rapina della borghesia imperialista prevalentemente statunitense, iniziata nei primi anni '70 quando, insieme alla quadruplicazione del prezzo del petrolio, cominciarono le prime "stangate" contro i lavoratori. 
Una politica che la borghesia finanziaria impose col venir meno della politica estera di classe dell'URSS, fondata sulla coesistenza pacifica leninista, imperniata sulla stabilità internazionale dei prezzi delle principali materie prime, quali il petrolio, il carbone, il cotone e i cereali.
La “guerra fredda” contro gli stati socialisti e  le repressioni delle organizzazioni operaie e democratiche, scatenate dall’imperialismo capeggiato dagli Usa, hanno soffocato la lotta di emancipazione sociale e nazionale della classe operaia e hanno costretto i popoli ad un lungo e sanguinoso prolungamento della seconda guerra mondiale.
Ma il baluardo delle lotte del proletariato internazionale costituito dal sistema di Stati socialisti uscito dopo la seconda guerra mondiale, pur aggravando e approfondendo le contraddizioni del campo imperialista, tuttavia non evitò che si formasse l’errata teoria dei “due mondi”, cioè della contrapposizione assoluta del mondo socialista a quello imperialista, dell’Oriente all’Occidente. Tale concezione portò inevitabilmente a contatti ed accordi (anche segreti) tra i vertici delle due maggiori potenze mondiali.
Successivamente, con il crollo del sistema coloniale e soprattutto con l’ingresso della Cina socialista sulla scena politica mondiale, settori del partito comunista cinese elaborarono la teoria dei “tre mondi”: quello socialista, quello imperialista e quello dei paesi ex-coloniali o emergenti.
Sia nella prima che nella seconda concezione appare evidente che viene del tutto  messa in ombra o cancellata la contraddizione fondamentale tra borghesia e proletariato, tra capitalismo e classe operaia, contraddizione che passa necessariamente attraverso tutte le società contemporanee e che la classe operaia dei paesi socialisti è soltanto un reparto della classe operaia internazionale artefice della trasformazione del mondo.
La definitiva caduta di queste illusioni e la profondità della crisi della società capitalistica ripropongono il ruolo dirigente della classe operaia internazionale necessario per la trasformazione democratica e socialista della società contemporanea.
L’esistenza di un sistema di Stati socialisti e di paesi progressisti, che l’imperversare della crisi del capitalismo e dell’aggressività dell’imperialismo renderanno sempre più esteso e coeso deve divenire un forte retroterra di sostegno materiale alla lotta politica della classe operaia internazionale.
Il forte emergere del ruolo dirigente del proletariato internazionale nella lotta politica contro l’imperialismo e la borghesia finanziaria renderà più efficace la stessa lotta economica che i popoli conducono per un’equa redistribuzione sociale e nazionale della ricchezza, resa necessaria dagli sviluppi della crisi.

La prima e la seconda guerra mondiale, scatenate cinicamente dalla borghesia finanziaria per salvare il capitalismo dalle crisi del 1907 e del 1929, utilizzando le fraudolenti teorie keynesiane,

7 K. Marx, Lavoro salariato e capitale, Edizioni “L’Unità”, Roma 1945

 

hanno storicamente confermato l’insegnamento marxista, secondo il quale la lotta economica  deve essere costantemente legata alla lotta politica del proletariato.
Le misure annunciate del New Deal di Obama trascineranno il mondo verso lo stesso baratro guerrafondaio che seguì quello di Rooselvet degli anni ’30 se mancherà il forte ruolo dirigente della classe operaia per una trasformazione rivoluzionaria di massa e democratica della società.
Le redistribuzioni sociali e nazionali che saranno ottenute durante le prime fasi della crisi,dovranno soprattutto favorire la lotta politica della classe operaia internazionale per la definitiva trasformazione della società  sulla via della scienza e del socialismo.  
   Noi del Centro Gramsci, insieme alle organizzazioni culturali e giovanili comuniste, della sinistra e democratiche opereremo affinché i rappresentanti dei lavoratori di tutti i paesi possano riunirsi e partecipare nelle sedi e nelle piazze dove il prossimo anno saranno festeggiate le ricorrenze della Rivoluzione francese, della Rivoluzione d’Ottobre, della Resistenza vittoriosa contro il nazifascismo, della Rivoluzione cinese, della Rivoluzione cubana e di ogni altro evento rivoluzionario e democratico della storia dell’umanità.  
L’illusoria contrapposizione interstatuale ha spezzato la giusta politica delle alleanze della classe operaia, così come si era affermata durante il secondo conflitto mondiale, ha impedito di cogliere le contraddizioni del campo capitalistico manifestatesi negli anni '60, permettendo agli imperialisti statunitensi di imporre, soprattutto a Francia e Giappone la sospensione della convertibilità in oro del dollaro (15 agosto 1971) e la sua sete di dominio mondiale.  
In quasi 40 anni questa globalizzazione finanziaria è stata imposta dalla sete di dominio mondiale degli imperialisti USA attraverso una serie di aggressioni, colpi di stato, embarghi economici e strategie della tensione impiantate negli stessi Stati imperialisti.
In Italia, strategico snodo geopolitico, gli imperialisti statunitensi, utilizzando la complicità di settori statali reazionari, infiltrando e manovrando cosche criminali ( 1947 Portella della Ginestra,  1992 Palermo, uccisione dei giudici Falcone e Borsellino…),  formazioni estremiste di destra (1969  Piazza Fontana di Milano, 1974 Piazza della Loggia di Brescia, 1980 Stazione di Bologna…) e gruppi terroristi  come le BR (1978 Roma,assassinio di Aldo Moro…), per sessant’anni hanno intimidito e represso l’intero paese.  
Una restaurazione statunitense di oligarchica accumulazione finanziaria privata, malamente contrastata dal movimento comunista internazionale, addirittura facilitata da politiche, a dir poco  superficiali, quali quella dei  sacrifici, della cancellazione della scala mobile, della tregua salariale e delle concertazioni a ribasso, tutte rivolte alla riduzione dei salari e  del potere d'acquisto dei lavoratori.
Con il ricatto atomico militare, lo stragismo, l'intrigo e la corruzione, l'imperialismo statunitense ha protetto un gruppo ristretto di speculatori privati che hanno accumulato ricchezze impensabili, prosciugando i sistemi produttivi e creditizi, riducendo in miseria popoli interi.
Su questa scia statunitense, spinta dalla costante ricerca del massimo profitto speculativo,   la ristretta classe della nera borghesia finanziaria internazionale, non solo ha accumulato le eccedenze di capitale derivate dalle ristrutturazioni produttive e tecnologiche, ma  ha anche utilizzato le Banche centrali per continue emissioni di carta moneta, soprattutto dollari, per spremere le forze economiche  e ogni forma di civiltà statuale, sociale e culturale.
Questa massa abnorme di denaro, illegalmente usata e custodita, strangola popoli e nazioni attraverso il continuo aumento del debito pubblico e dell’inflazione.
La grande speculazione finanziaria illegale è la matrice storica dell’oscurantismo culturale e di ogni sorta di criminalità, di mafie, di corruzione e delle attività economiche sommerse che riducono in schiavitù intere popolazioni e masse crescenti di lavoratori e di cittadini.
Correnti legaliste, piuttosto astratte e amanti del protagonismo moralistico, finiscono per sottovalutare il ruolo fondamentale delle organizzazioni operaie e democratiche  nella lotta di massa contro le matrici capitalistiche e reazionarie della corruzione.
Utilizzando illegalmente l’inedita concentrazione di ricchezza la borghesia finanziaria internazionale conduce una Restaurazione tanto temeraria quanto vana, destinata a fallire di fronte all'esperienza, alla conoscenza e all'organizzazione della classe operaia americana, cinese, europea, giapponese e russa che comincia a coordinare la sua implacabile risposta storica.
Sarà una lotta lunga e complessa che proseguirà sulla via aperta dalla Comune di Parigi, dalla Rivoluzione d'Ottobre, dalla vittoria di Stalingrado, dalla Resistenza europea antinazifascista, dalla Rivoluzione cinese e da tutte le altre lotte anticoloniali e rivoluzionarie del XX secolo, che hanno alzato in piedi i popoli e che nessuna forza reazionaria potrà arrestare.
Il Potere Democratico del proletariato, principalmente organizzato e diretto dai lavoratori e ricercatori d'avanguardia, valorizzando gli insegnamenti collettivi della sua esperienza storica, continuerà a dirigere l'epoca delle società democratiche e socialiste, verso la società comunista internazionale senza classi, degli uomini liberi ed eguali.
L'attuale crac finanziario del mondo capitalistico ha messo in evidenza la sostanziale mancanza di liquidità monetaria da parte del sistema bancario, del sistema produttivo  e delle famiglie popolari.
In una recente trasmissione radiofonica, l'Ambasciatore Sergio Romano ha affermato che esistono in circolazione 70 trilioni di dollari che nessuno sa dove siano.
Jean Ziegler ha scritto che " Il capitale in circolazione è a sua volta virtuale e attualmente è diciotto volte superiore al valore di tutti i beni e i servizi prodotti in un anno e disponibili sul pianeta". 8
Karl Marx, nel Capitale, ha dato la seguente formula scientifica per calcolare la massa di denaro funzionante come mezzo di circolazione:
 ,
ove:
 = somma dei prezzi delle merci;
 = numero dei giri di monete di egual nome;
) = massa del denaro circolante. 9
Abbiamo voluto riportare questa semplicissima formula per tentare di sfatare l’alone di mistero e di sacralità che avvolge chiunque osi avvicinarsi e cercare di capire il denaro e la sua funzione.
Successivamente, la comparsa della funzione di mezzo di pagamento del denaro ha grandemente potenziato le contraddizioni dell'economia mercantile. Con la comparsa della funzione di mezzo di pagamento del denaro parallelamente avvengono dei cambiamenti nella quantità di denaro necessaria alla circolazione delle merci, secondo la formula data da Xu He nel suo Trattato di economia politica:
,
dove:
A è l'ammontare totale del prezzo delle merci in vendita;
B è l'ammontare totale del prezzo delle merci vendute a credito;
C è l'ammontare totale dei pagamenti alla scadenza;
D è l'ammontare totale dei pagamenti che si neutralizzano reciprocamente;
V è la velocità media della circolazione di una stessa unità di denaro". 10
Oggi la più diffusa funzione del credito, dilatata a dismisura, costituisce la leva principale delle azioni speculative da parte della grande borghesia monopolistico-finanziaria ed ha prodotto enormi capitali in nero il cui ammontare nessuno sa con esattezza, ma sono cifre dell’ordine dei trilioni.
L’ applicazione di queste  formulazioni scientifiche richiede la gestione unificata dell’economia planetaria.
I compagni marxisti-leninisti stanno svolgendo un lavoro impegnativo di analisi comparata del sistema monetario e creditizio internazionale.
Noi seguiamo con vivo interesse i lavori della Conferenza Internazionale di Economia Politica della quale, di seguito, riportiamo la Dichiarazione di Caracas, per definire una rigorosa Inchiesta Monetaria e Finanziaria Internazionale.
Probabilmente risulterà molto arduo conoscere l’entità complessiva del denaro in circolazione, ma tutti ne vogliono abbattere l’oscura anarchia che lo governa.


8 J. Ziegler, La Privatizzazione del mondo, Marco Tropea, 2002, pag.29

9 Karl Marx, Storia delle Teorie Economiche, Ed. Einaudi, Torino 1954, pag.116.

10 XU HE, Trattato di Economia Politica, Mazzotta Editore, 1975, pag.70

 

All’ombra di un governo irrazionale del denaro, avvolto da un ostentato alone di misteriosa sacralità, la grande speculazione finanziaria accumula veloci e colossali profitti parassitari, impoverendo popoli interi, prosciugando i sistemi produttivi e le stesse banche:  poche migliaia di persone che maneggiano illegalmente centinaia di migliaia di miliardi di dollari, di sterline e di euro. 11
Una speculazione finanziaria telematica che non rispetta la razionale velocità di circolazione delle merci e impedisce che queste arrivino ai consumatori che nel frattempo ha impoverito.
L'enormità del fenomeno pone due questioni improcrastinabili:
a) un potere politico mondiale unificato;
b) il suo esercizio da parte della classe operaia, la più umana e razionale della storia, che  non ciberà terra né peltro.
La complessità raggiunta dall’organismo economico sociale mondiale esige un governo unitario verso un processo che elimini i conflitti di classe. La classe operaia per la sua omogeneità e per l’uniforme condizione salariale dei suoi componenti, è l’unica che possa assicurare questo processo il cui potere centrale e periferico assicura un medesimo disinteresse di terra e peltro.
La dichiarazione finale della Conferenza internazionale di Economia Politica, Risposte del Sud alla Crisi Economica Mondiale,  svoltasi a Caracas l’11 ottobre 2008, alla presenza di accademici e ricercatori di 17 Stati, tra l’altro, così afferma:

In un momento critico come l’attuale, le politiche nazionali e regionali debbono dare la priorità alle spese sociali e proteggere le risorse naturali e produttive. Gli Stati debbono introdurre misure urgenti di regolazione finanziaria per proteggere il risparmio, continuare a muovere la produzione e combattere il pericolo del caos finanziario attraverso immediati controlli di cambio e movimenti di capitali […]

Bisogna chiudere i rami off-shore del sistema bancario di ogni paese […]

La crisi finanziaria internazionale ha messo in evidenza la complicità dell’FMI, della Banca Mondiale e del BID con i banchieri transnazionali che hanno provocato il collasso attuale con le loro terribili conseguenze sociali. 12

La dichiarazione prosegue auspicando un comune apporto di proposte per una nuova architettura finanziaria internazionale ed invitando ad una nuova conferenza internazionale di economia politica che si terrà a Caracas nel primo quadrimestre dell’anno 2009.
Il Centro Gramsci di Educazione e di Cultura, nel fare proprio questi auspici, ribadisce il suo  interesse verso  un accurato e rigoroso esame delle inchieste per una profonda riforma del sistema monetario finanziario internazionale che implichi la difesa degli interessi dei popoli (tab. IFIC).
Il crollo di Wall Street ha reso evidente a tutti che il passaggio dal capitalismo al socialismo verso il comunismo, da ardente aspirazione è divenuto necessità improrogabile.
La classe operaia farà di tutto per convincere tutti che si tratta di una comune lotta di emancipazione: democratica o violenta, se imposta dalla reazione, sarà una lotta rivoluzionaria di massa di interi popoli e nazioni che vogliono liberarsi dall'oscurantismo e dallo sfruttamento, per vivere di scienza e socialismo.
Con maggiore chiarezza di quanto apparve nella crisi del '29, l'attuale crac ha messo in evidenza la principale responsabilità della grande speculazione finanziaria, la bramosa lupa che sarà sconfitta dal potere della classe operaia evocato da Dante nel primo canto della Divina Commedia:

Molti sono li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancor, infin che ‘l Veltro
verrà che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapienza amore e virtute,
e sua  nazion sarà tra feltro e feltro.

Di quella umile Italia fia salute,
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.


11 Cfr. D. Rothkopf, Superclass, Ed. Mondadori, 2008.

12 www.aporrea.org/internacionales/n122156.html

 

Questi la caccerà per ogni villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo ‘nferno,
là onde invidia prima dipartilla.

F. Engels, nella Prefazione alla prima edizione italiana del Manifesto del 1893, così scrisse su Dante:

Il Manifesto del Partito Comunista rende piena giustizia all’azione rivoluzionaria del capitalismo nel passato.
La prima nazione capitalistica fu l’Italia.
Il chiudersi del Medioevo feudale, l’aprirsi dell’era capitalistica moderna sono contrassegnati da una figura gigantesca: quella di un italiano, Dante, al tempo stesso l’ultimo poeta del Medioevo e il primo poeta moderno.
Oggi come nel 1300, una nuova era storica si affaccia. L’Italia ci darà essa il nuovo Dante, che l’ora della nascita di questa era proletaria? 13

Sul valore politico dell’opera di Dante, anche Gramsci così scrisse: “Bisogna liberare la dottrina politica di Dante da tutte le superstrutture posteriori, riconducendole alla sua precisa significazione storica” 14
Sette secoli di capitalismo e di lotte di emancipazione hanno cresciuto il “veltro” della produzione sociale allargata, sull’intero Pianeta, rendendo ormai superflua la bramosa lupa del denaro accumulato.
Il denaro, sorto come mezzo della circolazione e della distribuzione dei beni e dei servizi, è divenuto strumento diabolico dell’appropriazione privata.
Nel corso della società di transizione esso sarà progressivamente estirpato, sotto la direzione rivoluzionaria della classe operaia e delle masse lavoratrici e democratiche: la lotta per la produzione sociale allargata e contro la ristretta appropriazione privata ridurrà ed espellerà la funzione del denaro, fonte di arbitrio e corruzione.
La Dichiarazione di San Paolo Il socialismo è l’alternativa! del 10° incontro internazionale dei 65 Partiti comunisti e operai del 23 novembre 2008 afferma:

Mentre miliardi di risorse pubbliche sono mobilitate per salvare i responsabili di questa crisi - grande capitale, alta finanza e speculatori –  lavoratori, i piccoli contadini, strati  medi e tutti quelli che vivono del loro lavoro sono soffocati sotto il peso dei monopoli e proveranno ancor più sfruttamento, disoccupazione, bassi salari e pensioni, insicurezza, fame e povertà…
Come altri momenti nella storia hanno dimostrato, i lavoratori e i popoli, se uniti, possono determinare il corso degli eventi economici, sociali e politici, strappare importanti concessioni al grande capitale nell’interesse delle masse, impedire sviluppi che vadano nella direzione del fascismo e della guerra e aprire la strada a profonde trasformazioni di carattere progressivo e anche rivoluzionario…
I Partiti Comunisti e dei Lavoratori riuniti nel loro 10° Incontro tenutosi a San Paoloalutano le lotte dei popoli che si manifestano nel mondo contro lo sfruttamento e l’oppressione imperialisti, contro i crescenti attacchi alle conquiste storiche del movimento dei lavoratori, contro l’offensiva militarista e antidemocratica dell’imperialismo. 15

Esprimiamo tutto il nostro sostegno per uno stabile Coordinamento internazionale dei partiti comunisti come espressione politica della lotta internazionale della classe operaia, la sola capace di dirigere un vasto Fronte mondiale istituzionale e di massa contro gli speculatori e i monopolisti e per misure governative nell’interesse dei lavoratori e delle piccole e medie attività economiche.

L’enormità della massa finanziaria e la sua velocità di circolazione  sono sempre più lontane dalle naturali esigenze di sviluppo della società la cui esistenza viene costantemente violentata da questa corsa al massimo profitto speculativo.

13 K. Marx e F. Engel, Lettere e scritti sull’Italia, ed. Progress, Mosca 1976, pag. pag. 242.

14 A. Gramsci, Quaderni dal carcere. Einaudi, 1975, pag. 753, a cura di Valentino Gerratana

15 www.pcdob.org.br

Questo distacco incolmabile tra l’oligarchia finanziaria speculativa e la società reclama la funzione dirigente della classe operaia, la cui presenza organizzata diffusa nell’intero tessuto sociale internazionale può combatterla  per ogni villa, in ogni città e luogo del pianeta.
Sviluppando l’ardente evocazione dantesca, il compagno Antonio Gramsci così scientificamente chiarisce:

poichè lo stato operaio è un momento del processo di sviluppo della società umana che tende a identificare i rapporti della sua convivenza politica con i rapporti tecnici della produzione industriale, lo stato operaio non si fonda su circoscrizioni territoriali, ma sulle formazioni organiche della produzione: le fabbriche, i cantieri, gli arsenali, le miniere,  le officine, le fattorie. 16

Occorre necessariamente sconfiggere l’oligarchia finanziaria che globalizza e piega questo processo di sviluppo alla ricerca del massimo profitto speculativo, distruggendo e soffocando le identità sociali e nazionali dei popoli.
La classe operaia dei "lavoratori amanti dello studio e degli intellettuali amanti del lavoro" possiede l'esperienza, la conoscenza e l'organizzazione necessarie per assumere la direzione della lotta per la trasformazione rivoluzionaria di massa della società contemporanea.
I lavoratori e i ricercatori comunisti devono innervare di scienza marxista-leninista i Coordinamenti dei delegati della classe operaia, soprattutto nelle fabbriche delle multinazionali, nelle aziende, principalmente bancarie, nei laboratori scientifici pubblici e nei Distretti dei paesi imperialisti europei per una loro urgente e solida centralizzazione, per una vasta battaglia culturale di classe contro l'illegalità economica e l'oscurantismo, con l'unificazione di tutte le forze progressiste.
Il Centro Gramsci di Educazione e di Cultura promuoverà battaglie ideali e culturali unitarie per difendere e attuare la Costituzione sorta dalla Resistenza che ripudia la guerra e stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per determinare con metodo democratico la politica nazionale spazzando ogni pratica plebiscitaria e nomine dall’alto del regime fascista che vanno riaffiorando. La difesa della Repubblica democratica e degli istituti democratici costituisce il terreno più favorevole e avanzato di lotta per i comunisti e la classe operaia. In proposito, Engels così scrisse:

Marx ed io, da quarant’anni, ripetemmo a sazietà che, per noi, la Repubblica democratica è la sola forma politica in cui la lotta tra la classe operaia e la classe capitalista possa dapprima universalizzarsi, indi toccare la sua meta colla vittoria decisiva del proletariato.17

Di fronte alla montante deriva neofascista e terroristico guerrafondaia, è importante suscitare e favorire una più diretta partecipazione delle masse lavoratrici e democratiche nei prossimi rinnovi dei Consigli provinciali e comunali.
Difesa e attuazione della Costituzione, democrazia partecipata, legalità economica, lavoro flessibile e retribuzione stabile, lotta per la pace, scienza e socialismo formano il vocabolario delle lotte ideali e culturali del Centro Gramsci: con l’uso unitario di queste parole semplici, ogni iscritto e simpatizzante è una levatrice potente della coscienza collettiva della nuova società.    
D’altra parte, la mancanza del ruolo e della forza organizzata dei lavoratori non permette alle forze democratiche  un contrasto efficace contro i piani neofascisti e guerrafondai della borghesia finanziaria e dell’imperialismo statunitense come dimostrano le vicende degli ultimi decenni della politica italiana e della situazione internazionale.
Tutto ciò dimostra che tutte le forze e i partiti comunisti devono rafforzare il loro coordinamento continentale e mondiale per favorire una rapida e decisiva ripresa del ruolo dirigente  internazionale della classe operaia contro i piani neofascisti e militaristi della borghesia finanziaria e dell’imperialismo statunitense.  


16A.Gramsci, L’Ordine Nuovo del 17 luglio 1920, Reprint Editore Teti, Milano.

17 K. Marx e F. Engel, Lettere e scritti sull’Italia, ed. Progress, Mosca 1976, pag. 239.



.Ogni epoca della storia dell’umanità è stata diretta dalla classe che occupava un ruolo centrale nella produzione materiale e nella circolazione dei beni e dei servizi, nonché nella ricerca e nello sviluppo organizzato e cosciente della società: oggi questa funzione è della classe operaia.
I Circoli provinciali del Cge moltiplicheranno gli sforzi per unitarie iniziative ideali e culturali volte ad affermare:

  1. la gestione centrale razionale e pubblica della moneta, del credito e del risparmio, controllata democraticamente, nelle Province e nei Distretti, dalle Istituzioni elettive, dai lavoratori e dai cittadini associati;
  2. una costante Unità d’azione tra il PdCI e il Prc per la più vasta unità di tutte le forze lavoratrici, progressiste, produttive, sociali e ambientali;
  3. l’unità delle Rappresentanze sociali e culturali dei lavoratori e dei Gruppi consiliari più progressisti delle Amministrazioni provinciali, territoriali e comunali per una  modernizzazione economica ecosociale dei settori dei servizi, dell’assetto del territorio, dell’agricoltura, del manifatturiero e delle energie pulite, con l’attiva partecipazione delle forze giovanili del lavoro, della ricerca e della imprenditoria democratica.

Le iniziative dei Circoli del Centro Gramsci sono costantemente rivolte alla realizzazione del più vasto Fronte unito democratico antifascista per la difesa della Costituzione sorta dalla Resistenza, affinchè i “Governi locali siano affidati alle forze del Centro-sinistra, per farne momenti attivi della partecipazione democratica e moltiplicatori delle mobilitazioni di massa contro il soffocante governo Berlusconi, il fascismo e la guerra, per il lavoro, la democrazia e la pace” 18.
Questa crisi economica profonda del sistema di produzione capitalistico mondiale ha creato e continua a creare ogni giorno nuove condizioni di lotta e impone ai partiti comunisti e ai comunisti la massima unità possibile.
Una concreta lotta per l’unità che Lenin così espresse:

Ciò vuol dire che già adesso esiste la possibilità non solo di convincere a unificarsi, non solo di ottenere la promessa di unificarsi, ma di unificare concretamente, con una semplice deliberazione della maggioranza degli operai organizzati nell’una o nell’altra frazione. Non vi sarà alcuna “sopraffazione”, poiché in linea di principio, la necessità dell’unificazione è riconosciuta da tutti, e agli operai non resta che risolvere praticamente una questione già risolta in linea di principio. […]. Non cadrò affatto nella demagogia, non diminuirò affatto la grande funzione della coscienza nel movimento operaio, non attenuerò affatto l’immensa portata della teoria marxista, dei principi marxisti, se dirò adesso che noi abbiamo elaborato al congresso e alla conferenza la “grigia teoria” dell’unificazione del partito; compagni operai, aiutateci a tramutare questa grigia teoria in vita concreta! Entrate in grandissimo numero nelle organizzazioni del partito. 19

I luoghi materiali di riferimento della discussione e della mobilitazione organizzata democratica di massa sono le sedi dell’Anpi, della CGIL, del Pd, del PdCI e del Prc, dove, principalmente i giovani lavoratori e  ricercatori comunisti devono convincere e, ove occorre, costringere i gruppi dirigenti all’unità per battere il neofascismo militarista, e per uscire dalla crisi del capitalismo con una nuova società.
Una società democratica e di massa nella quale lo sviluppo economico torni al servizio del lavoro e della conoscenza, dell’emancipazione della personalità e della partecipazione.
COMPAGNI LAVORATORI ENTRATE IN MASSA
PER COSTRINGERE I NOSTRI PARTITI AD UN
Marzo  2009

 

                                                                                                                                        La Presidenza

 

                                              PER APPROFONDIRE

V.I. Lenin, Opere scelte Vol. IV - I bolscevichi conserveranno il potere statale? Ed.Riuniti, Ed. Progress.

  1. Rumjantsev, Economia Politica- Il Capitalismo, Edizioni Progress Mosca 1979.                                   
    A. Anikin, Ju. Olsevic, Teorie Economiche e Realtà, Edizioni Progress Mosca, 1980.
    G. Liberman, Struttura dell’equilibrio di un’impresa, Charkov, 1948.

Domenico Moro, Nuovo Compendio del Capitale, Ed. Dell'Orso Alessandria, 2006 
L’educazione gramsciana, Edizioni Nuova Cultura 2008


18 L’unità dei comunisti, settembre 2003, www.laviadelcomunismo.it

19 V. I. Lenin, Sulla riorganizzazione del partito, Opere scelte, Editori Riuniti, 1965, pag.433


 

 

 

 

 

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