{"id":1157,"date":"2020-02-29T14:17:00","date_gmt":"2020-02-29T13:17:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1157"},"modified":"2020-03-13T14:45:13","modified_gmt":"2020-03-13T13:45:13","slug":"il-problema-di-fiume-e-il-cialtrone-gabriele-dannunzio-di-piero-de-sanctis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1157","title":{"rendered":"IL PROBLEMA DI FIUME E IL CIALTRONE GABRIELE D\u2019ANNUNZIO di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ogni anno il 12 settembre, puntualmente, i fascisti e i nazionalisti celebrano le gesta dell\u2019 \u201ceroe\u201d Gabriele D\u2019Annunzio, \u201cComandante\u201d della <em>Marcia su Fiume.<\/em> In realt\u00e0 la questione fiumana non \u00e8 stata mai chiarita nei suoi aspetti politici fondamentali. Il \u201cVate\u201d, il \u201cpoeta soldato\u201d, il \u201cComandante\u201d, come amava definirsi, il 12 settembre 1919, da Ronchi presso Trieste, alla testa di un gruppo di ex-combattenti e di fanatici ed esaltati nazionalisti (oggi sovranisti), invase illegalmente e senza trovare nessuna resistenza la citt\u00e0 di Fiume. Il 30 agosto 1920 nel Teatro di Fiume proclam\u00f2 la <em>Reggenza italiana del Carnaro, <\/em>nella quale govern\u00f2 come dittatore ed inizi\u00f2 una violentissima propaganda, appoggiata da tutte le forze nazionalistiche pi\u00f9 estreme, contro il governo Nitti. Il complesso problema adriatico, dopo la caduta del ministero Orlando, venne ereditato dal governo presieduto da Francesco Saverio Nitti, il quale comprese che l\u2019unico modo per risolverlo era quello d\u2019iniziare trattative dirette con la Jugoslavia. Ma l\u201911 maggio 1920, per non aver ricevuto la fiducia delle Camere, il governo si dimise. Segu\u00ec il quinto ministero di Giolitti che entr\u00f2 in carica dopo pochi giorni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Il problema di Fiume nasce prima della <em>prima guerra mondiale. <\/em>Gi\u00e0 all\u2019inizio del Novecento i governi e le classi dominanti dell\u2019Inghilterra, della Francia, della Germania, dell\u2019Italia, dell\u2019Austria e della Russia avevano condotto una politica coloniale di rapina, di oppressione delle nazioni deboli straniere, di soffocamento del movimento operaio. L\u2019Inghilterra voleva predare le colonie della Germania e la Turchia; la Francia mirava all\u2019Alsazia e alla Lorena fino alla riva destra del Reno; l\u2019Italia mirava all\u2019Albania e a parte dei territori dell\u2019Asia minore. Proprio questa politica predatoria continua e si sviluppa nella prima guerra mondiale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Proprio nei cinquant\u2019anni a cavallo del Novecento si sviluppano la grande produzione industrialee la nascita degli imperialismi, con grandi concentrazioni industriali e finanziarie, con i cartelli e i trust e con la conseguente ricerca di nuovi mercati, di nuove colonie, di fonti energetiche e di materie prime. Ma la concorrenza e la ricerca del massimo profitto dividono gli imperialisti che si trovano a diversi grandi di sviluppo delle loro economie. La spartizione del bottino di guerra, dunque, non poteva non avvenire secondo i relativi rapporti di forze. L\u2019imperialismo pi\u00f9 forte ne prende un\u2019aliquota maggiore e quella migliore, agli altri il restante. E dal momento che l\u2019imperialismo italiano, definito \u00abl\u2019imperialismo della povera gente\u00bb, era il pi\u00f9 debole nei confronti degli Stati Uniti, dell\u2019Inghilterra e della Francia, tocc\u00f2 alcuni avanzi, come in effetti si stabil\u00ec durante la Conferenza di Pace di Parigi il 18 gennaio 1919.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nell\u2019ambito di detta conferenza, alla quale parteciparono, per la prima volte nella storia, soltanto i rappresentanti dei paesi vincitori (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia), uno dei pi\u00f9 spinosi problemi destinato a produrre effetti negativi sulla politica interna in Italia, fu proprio la cosiddetta <em>Questione Adriatica <\/em>concernente l\u2019assegnazione al nostro paese dei territori previsti dal <em>Patto di Londra <\/em>del 1915, Patto che non prevedeva l\u2019annessione di Fiume all\u2019Italia ma alla Croazia. I primi ministri, Clemenceau Georges per la Francia, Lloyd George per la Gran Bretagna, durante i negoziati riuscirono ad imporre la loro volont\u00e0 per quanto riguardava la spartizione della Germania e delle sue colonie africane; mentre lasciarono che il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, che non aveva mai riconosciuto, accettato e sottoscritto il Patto segreto di Londra,\u00a0 si opponesse ostinatamente all\u2019Italia nella questione adriatica, cio\u00e8 sul contrasto sorto tra l\u2019Italia e il neonato stato jugoslavo nei riguardi della citt\u00e0 di Fiume e della Dalmazia.\u00a0 A complicare ulteriormente la posizione dei negoziatori italiani alla Conferenza di pace di Parigi sopraggiunse la\u00a0 questione di Fiume. Il Consiglio nazionale di questa citt\u00e0, abitata in maggioranza dagli italiani, mentre l\u2019impero asburgico si sfasciava, il 30 ottobre 1918, chiese che la citt\u00e0 fosse unita all\u2019Italia anzich\u00e9 alla Jugoslavia. Pertanto la richiesta dei negoziatori italiani fu: \u201cLondra pi\u00f9 Fiume\u201d. Richiesta tanto assurda quanto fuori dalla realt\u00e0, poich\u00e9 la situazione europea e mondiale del 1919 non era pi\u00f9 quella del 1915: l\u2019Impero austro-ungarico si era sfasciato, non esisteva pi\u00f9, ed era sorto sull\u2019Adriatico il nuovo regno serbo-croato-sloveno. Di fronte a questa nuova richiesta la posizione di Wilson fu di netta chiusura. Allora la delegazione italiana, composta principalmente dal primo ministro Orlando e da Sonnino, abbandon\u00f2 la Conferenza, con scarsosenso del reale, e in segno di protesta torn\u00f2 in Italia, accolta da grandi manifestazioni di solidariet\u00e0. I nazionalisti esultarono. Sonnino deplor\u00f2 tutte quelle agitate manifestazioni, Orlando le esalt\u00f2: \u00abL\u2019Italia conosce la povert\u00e0 \u2013 disse -, conosce la fame, ma non conosce il disonore\u00bb. D\u2019Annunzio e Mussolini sollecitarono allora il governo ad annettersi d\u2019imperio Fiume e la Dalmazia. D\u2019Annunzio dichiar\u00f2: \u00abNon ho mai sentito tanto profondo l\u2019orgoglio di essere italiano\u00bb. Aggiunse anche che di fronte a questa annessione la Conferenza sarebbe stata impotente poich\u00e9 si poneva \u00abcontro una nazione vittoriosa, anzi contro la pi\u00f9 vittoriosa di tutte le nazioni, anzi contro la salvatrice di tutte le nazioni\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">\u00a0 Ma alla Conferenza di Parigi la delegazione italiana era totalmente disunita: Sonnino rimaneva rigidamente ancorato al Patto di Londra, convinto che la sicurezza militare, che il Patto prevedeva e garantiva, compensasse il sacrificio di Fiume; mentre per Orlando era esattamente il contrario essendo molto sensibile alle richieste del movimento nazionalista. La proposta pi\u00f9 significativa, ma non accolta, fu quella di dare a Fiume lo statuto di territorio libero, come Danzica, sotto il controllo della Societ\u00e0 delle Nazioni, e piani analoghi furono abbozzati per Zara e Sebenico, le due citt\u00e0 dalmate che pi\u00f9 delle altre avevano conservato il loro carattere italiano. Ma il 4 aprile del 1919, come abbiamo gi\u00e0 detto, la delegazione italiana decise di abbandonare la Conferenza e di tornare in Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ma cosa prevedeva questo Patto segreto di Londra concluso fra gli alleati e l\u2019Italia il 26 aprile 1915? Gli alleati garantivano all\u2019Italia il Tirolo meridionale con Trento, tutto il litorale adriatico, la parte settentrionale della Dalmazia con le citt\u00e0 di Zara e Spalato, la parte centrale dell\u2019Albania con Valona, le isole dell\u2019Egeo presso le coste dell\u2019Asia Minore, e inoltre una lucrosa concessione ferroviaria nella Turchia asiatica. Questi acquisti territoriali superavano di parecchie volte ogni pretesa nazionale che l\u2019Italia avesse mai manifestata, suscitando irritazione e malcontento da parte della Jugoslavia che defin\u00ec il trattato un brutale piano di rapina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Con il Trattato di Saint-Germain (una localit\u00e0 nei pressi di Parigi), tra l\u2019Austria e i paesi vincitori, del 10 settembre 1919 si sanzion\u00f2 definitivamente lo smembramento della vecchia monarchia austro-ungarica e si\u00a0 fissarono i nuovi confini degli stati nazionali vecchi e nuovi: la <em>Repubblica d\u2019Austria <\/em>(piccolo territorio di 84.000 km<sup>2<\/sup> abitato solo da tedeschi; il <em>Regno d\u2019Ungheria;<\/em> la <em>Repubblica cecoslovacca <\/em>abitata da cechi con minoranza tedesca; la <em>Slovacchia <\/em>abitata da slovacchi con minoranze ungheresi e ucraine; il <em>Regno di Jugoslavia (<\/em>comprendente, oltre alla <em>Serbia<\/em> e <em>Montenegro<\/em>, i territori della <em>Bosnia, Erzegovina, Croazia, Slovenia, Voivodina e Dalmazia<\/em>). Vennero inoltre assegnate la <em>Galizia <\/em>alla <em>Polonia<\/em> e la <em>Bucovina <\/em>e la <em>Transilvania <\/em>alla <em>Romania.<\/em> All\u2019Italia vennero assegnate la <em>Venezia Tridentina <\/em>e la <em>Venezia Giulia. <\/em>Rimase in sospeso la questione di Fiume e\u00a0 della Dalmazia. Furono proprio questi ultimi avvenimenti a scatenare, da parte dei nazionalisti e dei fascisti, una campagna di odio e di tradimento contro il governo Nitti. Fu proprio in questo momento che nacque la parola d\u2019ordine fascista della \u00ab<em>vittoria mutilata<\/em>\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">La \u00abmarcia di Ronchi\u00bb, prevista in un primo tempo verso la fine di novembre (dopo le elezioni politiche nazionali dello stesso mese) fu poi anticipata al 12 settembre 1919, in seguito al precipitare della situazione determinata dall\u2019ordine del comando supremo di ridurre il contingente di stanza a Fiume, come previsto dagli accordi internazionali. A quasi un anno dal suo inizio, il colpo di mano fiumano mostrava ormai tutta la sua inconsistenza. \u00abLa gravissima situazione economica della citt\u00e0 \u2013 dice R. De Felice \u2013 e la dilagante indisciplina dei legionari\u2026nonch\u00e9 la nuova situazione internazionale che si andava delineando con l\u2019inizio delle trattative dirette tra Roma e Belgrado imponevano ormai la ricerca di un accordo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nitti, che ebbe notizia dell\u2019entrata di D\u2019Annunzio a Fiume la sera del 12 settembre, fu sorpreso dal facile successo dell\u2019impresa dannunziana. Venti anni dopo rievocando quegli avvenimenti scrisse: \u00abD\u2019Annunzio profitt\u00f2 del malcontento e, nel settembre del 1919, tent\u00f2 un colpo di mano di accordo con alcuni nuclei militari. Parve una improvvisazione e non era, o almeno la improvvisazione era solo nella scelta del momento e delle circostanze. Seppi solo dopo, e anch\u2019essa dopo, ci\u00f2 che avevo ignorato. Si trattava di una vera cospirazione con il consiglio e l\u2019aiuto di alcuni generali e ufficiali superiori\u2026Quello che avveniva non poteva avvenire senza la protezione e la complicit\u00e0 dei capi militari. Io ho la sicurezza che il generale Diaz e il ministro della guerra Albricci furono come me ingannati. L\u2019inganno non venne da D\u2019Annunzio ma da ufficiali dell\u2019esercito attivo e soprattutto da alcuni capi. D\u2019Annunzio sembr\u00f2 il creatore del movimento e certo contribu\u00ec a crearlo, ma fu anche e soprattutto l\u2019esecutore di una situazione che era all\u2019infuori di lui\u00bb (F. S. Nitti, <em>Rivelazioni, <\/em>Ed. Laterza 1963). In altre parole D\u2019Annunzio fu l\u2019inconsapevole burattino nelle mani dei burattinai degli Stati Maggiori militari italiani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Il 12 novembre 1920, sotto il ministero Giolitti, si svolse a Rapallo la conferenza italo-jugoslava che si concluse con un accordo che dava all\u2019Italia il confine dello spartiacque alpino fino al monte Nevoso e con esso tutta l\u2019Istria, faceva di Fiume uno stato indipendente e lasciava allo stato serbo-croato-sloveno la Dalmazia tranne la citt\u00e0 di Zara, riunita all\u2019Italia. Il trattato di Rapallo venne accolto positivamente da tutte le forze politiche con eccezione dei nazionalisti. Lo stesso Mussolini trad\u00ec D\u2019Annunzio dichiarandosi sostanzialmente soddisfatto. Il \u201cComandante\u201d decise per\u00f2 di non piegarsi e di negare ogni validit\u00e0 all\u2019accordo di Rapallo. Giolitti, che da tempo voleva liquidare la questione di Fiume, incaric\u00f2 allora il generale Enrico Caviglia di dirigere l\u2019operazione militare per la eliminazione della sedizione dannunziana. Di fronte al persistente rifiuto di D\u2019Annunzio il generale ordin\u00f2 il cannoneggiamento del palazzo del \u201cComandante\u201d. Le operazioni di guerra iniziate alle ore 5 del mattino del giorno 24 dicembre 1920 (Natale di sangue), culminarono il pomeriggio del 26, allorch\u00e9 la nave <em>Andrea Doria <\/em>esegu\u00ec con un pezzo da 152 un tiro contro il palazzo del \u201cComandante\u201d, colpendo la finestra della sua stanza di lavoro. Dopo 4 giorni di combattimento e la morte di 53 uomini, tratt\u00f2 subito la resa. D\u2019Annunzio che aveva pi\u00f9 volte giurato di versare il suo sangue per Fiume (o Fiume o morte!), insieme ai suoi legionari fascisti, decise prudentemente di cedere dichiarando: \u00abla mia vita non vale la pena di gettarla oggi in servizio di un popolo che non si cura di distogliere neppure per un attimo dalle gozzoviglie natalizie la sua ingordigia \u00bb (N. Valeri, <em>La lotta politica in Italia dall\u2019Unit\u00e0 al 1925<\/em>). Racconta Carlo Emilio Gadda, in uno dei suoi scritti, che il Vate, preso da grande paura, si mise in salvo rifugiandosi in un convento di suore travestito da suora. Il 5 gennaio 1921 cominci\u00f2 l\u2019esodo da Fiume dei cosiddetti legionari dannunziani che andarono a rafforzare le squadre fasciste. Il 18 gennaio 1921 anche D\u2019Annunzio lasci\u00f2 Fiume. \u00a0Con l\u2019accordo italo-jugoslavo di Roma del 27 giugno 1924 Fiume torn\u00f2 all\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Forse nessuno meglio di Gaetano Salvemini ha saputo tratteggiare nella sua essenza la figura di D\u2019Annunzio e la sostanza del movimento nazionalista: \u00abIl movimento nazionalista &#8211; dice Salvemini &#8211; fu sempre sostenuto finanziariamente dai fabbricanti d\u2019armi e quegli altri industriali che facevano i loro affari a spese dei consumatori e dei contribuenti, grazie ai dazi protettivi ed ai contratti col governo, e trov\u00f2 simpatia e appoggi negli Stati Maggiori della Guerra e della Marina\u2026Nel 1897, preso dalla scarlattina elettorale, si fece eleggere deputato e and\u00f2 a sedere all\u2019estrema destra. Nel1890 pass\u00f2 improvvisamente all\u2019estrema sinistra: \u00abio vado\u00bb disse \u00abverso la vita\u00bb. Dal 1900 al 1914 si atteggi\u00f2 ad aedo di una nuova Italia imperiale e pagana. Il dilettante di emozioni sadiche non vide nella guerra del 1914 che un\u2019orgia di sangue, di volutt\u00e0, di morte. Era un caso di teratologia morale\u2026Ma il bellicismo estetico e sanguinario di D\u2019Annunzio fece strage nella <em>jeunessedor\u00e9e,<\/em> fra i piccoli borghesi letteratoidi che credevano di diventare superuomini solo che rimasticassero i detti del poeta imaginifico\u2026Nessun altro paese ebbe, come l\u2019Italia, la sciagura di essere rappresentato durante la guerra e dopo nel mondo intellettuale da un poeta disceso cos\u00ec in basso nella scala della perversit\u00e0 morale e della mediocrit\u00e0 artistica \u00bb (G. Salvemini, <em>La politica estera italiana dal 1871 al 1915, <\/em>Feltrinelli 1970).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">L\u2019impresa fiumana fu ragione di profondo turbamento perla vita politica italiana. Lo storico meridionalista antifascista Guido Dorso scrisse: \u00abL\u2019uso della violenza privata fu ben presto imitato e da quel momento non fu pi\u00f9 possibile pensare alla democrazia, poich\u00e9 era stato sancito il principio che un privato poteva far uso di milizie proprie per risolvere un problema politico\u2026Il principio del fascismo era dunque in nuce e non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi se dopo tre anni abbia dato i suoi frutti\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Un esempio eccellente di applicazione del materialismo storico e di sinteticit\u00e0 \u00e8 fornito dall\u2019articolo che Gramsci dedica alla questione fiumana dal titolo <em>Fiume, <\/em>apparso su <em>L<\/em>\u2019<em>Ordine nuovo <\/em>l\u201911 gennaio 1921. Dopo aver criticato l\u2019insipienza e l\u2019opportunismo del gruppo dirigente del Partito socialista italiano per essersi limitato (e a cavarsela sempre), per ogni avvenimento che scuota le basi stesse dello Stato borghese, ad affermazioni generiche di propaganda elementare, Gramsci aggiunge: \u00abGli avvenimenti di Fiume, per un anno intero, hanno tenuto col respiro sospeso lo Stato italiano. Negli avvenimenti di Fiume era la conclusione logica dell\u2019ideologia bellica; nel d\u2019annunzianesimo era la conclusione logica dello sviluppo storico di una classe sociale, la piccola borghesia urbana, che temeva di essere liquidata dalla posizione di guida e arbitra dei destini della nazione, che si era conquistata durante la guerra. Per un anno intero Fiume \u00e8 stata la freccia nel fianco dello Stato borghese: Fiume imped\u00ec che venisse conchiusa la pace con la Jugoslavia; Fiume fece lacerare un trattato; Fiume condusse lo Stato fin sull\u2019orlo di una nuova guerra; Fiume era la quotidiana, clamorosa prova delle condizioni di debolezza, prostrazione, di incapacit\u00e0 funzionale dello Stato borghese italiano. Lo Stato non poteva avere una politica estera propria indipendente e non poteva avere una propria politica interna; lo Stato era paralizzato, era in completo sfacelo, dal momento che si dimostrava, sperimentalmente, come fossero sufficienti pochi privati cittadini per incantarne gli ingranaggi pi\u00f9 delicati e vitali\u2026\u00bb. L\u2019articolo prosegue e si conclude con ci\u00f2 che il Partito socialista italiano avrebbe dovuto fare e non fece. Esso \u00absi mantenne in una sterile posizione negativa; il partito si limit\u00f2 a versare torrenti di parole rivoluzionarie senza concretezza politica\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Teramo 29 Febbraio 2020<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni anno il 12 settembre, puntualmente, i fascisti e i nazionalisti celebrano le gesta dell\u2019 \u201ceroe\u201d Gabriele D\u2019Annunzio, \u201cComandante\u201d della<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-1157","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1157","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1157"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1159,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1157\/revisions\/1159"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1158"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}