{"id":1230,"date":"2020-06-20T19:20:28","date_gmt":"2020-06-20T17:20:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1230"},"modified":"2020-06-20T19:20:29","modified_gmt":"2020-06-20T17:20:29","slug":"un-suggerimento-sulla-lettura-delle-lettere-dal-carcere-di-erman-dovis-e-danilo-sarra1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1230","title":{"rendered":"Un suggerimento sulla lettura delle \u201cLettere dal carcere\u201d di Erman Dovis e Danilo Sarra[1]"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px; font-family: georgia, palatino, serif;\">Quando vennero pubblicate, dalla casa editrice Einaudi, le prime &#8220;Lettere dal carcere&#8221; di Antonio Gramsci, nel 1947, l&#8217;ambiente letterario, politico e culturale ne venne letteralmente scosso. Non solo le &#8220;Lettere&#8221; vinsero il Premio Viareggio in quello stesso anno, ma costrinsero ad intervenire anche eminenti intellettuali del tempo, tra cui Benedetto Croce, che dalle pagine dei &#8220;Quaderni della Critica&#8221; cerc\u00f2 in qualche modo di svincolare Gramsci dal movimento operaio italiano ed internazionale riconducendolo nel pi\u00f9 indistinto ambito della cultura nazionale, conscio dunque della potenza concettuale e pratica dei contributi gramsciani. Ampi strati di opinione pubblica, anche di parte cattolica, accolsero con favore questa altissima testimonianza politica, culturale e morale di Antonio Gramsci. Le \u201cLettere\u201d, le sue riflessioni e le sue analisi sulla storia e la societ\u00e0 italiana s\u2019imposero nel dibattito politico italiano ed europeo, ponendosi come punto di riferimento per la classe operaia internazionale e per le sue organizzazioni.. Non c&#8217;\u00e8 oggi scaffale di libreria che non esponga le \u201cLettere dal carcere\u201d. Antonio Gramsci \u00e8 necessario. Alcuni compagni, studenti e lavoratori, ci hanno evidenziato la volont\u00e0 e il bisogno di approfondire il pensiero gramsciano ritenendola per\u00f2 impresa non facile e non agevole a causa di evidenti limiti di tempo. Il ritmo della societ\u00e0 attuale corre frenetico, gli spazi della necessit\u00e0 riducono sempre di pi\u00f9 quelli della libert\u00e0, e i momenti per una presa di coscienza dell&#8217;attualit\u00e0 vivente si fanno sempre pi\u00f9 scarsi. Questo lo sappiamo, ed \u00e8 proprio per questa ragione che citiamo le &#8220;Lettere dal carcere&#8221;. Esse sono infatti uno strumento agevole e soprattutto &#8220;bello&#8221;, nel senso affettivo e stilistico del termine, per entrare in contatto profondo col pensiero gramsciano. Con questo non si vuole in alcun modo sminuire il valore dei &#8220;Quaderni dal carcere&#8221; o degli articoli, peraltro efficacemente selezionati in una nostra recente pubblicazione, e che anzi costituiscono il nerbo teorico della riflessione gramsciana, ma si intende affermare quanto segue sulla base delle considerazioni appena fatte. Le &#8220;Lettere&#8221; offrono una visione organica, sia politica che umana, sia teorica che pratica, dell&#8217;opera di Antonio Gramsci tanto irrinunciabili per la lotta della classe operaia, sempre pi\u00f9 stretta da ritmi e condizioni di vita e di lavoro in costante peggioramento. Ci\u00f2 che si pu\u00f2 trovare nei &#8220;Quaderni&#8221; in forma per cos\u00ec dire teorica, nelle &#8220;Lettere&#8221; \u00e8 messo in pratica da Gramsci nei confronti dei suoi familiari. Gramsci sente l&#8217;esigenza di &#8220;(introdursi) tra gli interessi concreti e vivi della sua esistenza&#8221;, cio\u00e8 del figlio Delio; alla richiesta del figlio Giuliano di farsi scrivere &#8220;cose serie&#8221;, Gramsci risponde che &#8220;tutto ci\u00f2 che ti riguarda \u00e8 per me molto serio e mi interessa molto, anche i tuoi giochi&#8221;; alla moglie Giulia scrive di &#8220;fantasia concreta&#8221; quale facolt\u00e0 da favorire nei figli, definendola come &#8220;l&#8217;attitudine a rivivere la vita degli altri, cos\u00ec come \u00e8 realmente determinata, coi suoi bisogni, le sue esigenze, ecc., non per rappresentarla artisticamente, ma per comprenderla ed entrare in contatto intimo: anche per non far del male&#8221;; infine chiarisce a varie riprese che la &#8220;formazione di una personalit\u00e0&#8221; \u00e8 un processo lungo e complesso, che non va risolto precocemente: significativa in tal senso \u00e8 la lettera del 1 agosto 1932. Tutti questi aspetti, intrisi dell&#8217;affetto di padre, altro non sono che il riverbero pratico concreto delle riflessioni sviluppate da Gramsci sul concetto di &#8220;egemonia&#8221;. Come posso infatti affermare le mie posizioni, affinch\u00e9 siano esse condivise, se mi pongo al di sopra degli altri e dagli altri distaccato, e se non tengo invece conto del loro essere attuale, della loro coscienza, del loro mondo, della loro cultura? Interessante da questo punto di vista \u00e8 il modo che ha Gramsci di confrontarsi con la madre, ricorrendo spesso a temi di carattere religioso e localistico, perch\u00e9 evidentemente fanno essi parte della vita culturale di lei. In questo modo, penetrando a fondo nel mondo intellettuale dell&#8217;altra, Gramsci pu\u00f2 sperare di convincerla a non stare in pena per lui, ad accettare con orgoglio le ragioni della sua carcerazione, a scardinare in lei l&#8217;idea che carcere voglia dire delinquente. A portarla insomma sulle proprie posizioni, che risultano oggettivamente incomprensibili e lontane alla madre. Questo \u00e8 esattamente il compito \u201cegemonico\u201d che si pone ad un livello superiore all&#8217;intellettuale collettivo, alla soggettivit\u00e0 che si propone di guidare verso una trasformazione radicale dei rapporti sociali e la societ\u00e0 nel suo complesso. Possono sembrare delle forzature, ma si tratta del senso esatto dell&#8217;insegnamento gramsciano che ha permesso di conquistare personalit\u00e0 della cultura liberale come Piero Gobetti e molti operai torinesi di estrazione cattolica e moderata alla causa dell&#8217;emancipazione della classe operaia; e soltanto un modo di agire di tal fatta consente un effettivo sovvertimento dei rapporti di classe del capitalismo che, in societ\u00e0 stratificate come quella europea, non pu\u00f2 realizzarsi quarantottescamente. Questo atteggiamento \u00e8 peraltro ampiamente evidenziato dall&#8217;operaio comunista Battista Santh\u00eca, che condivise con Gramsci le lotte degli operai torinesi, nel suo bel libro \u201cCon Gramsci all&#8217;Ordine Nuovo\u201d(Editori Riuniti, 1956, pp. 38-39); cos\u00ec virgoletta Santhi\u00e0 le parole di Gramsci, di fronte al rifiuto degli operai comunisti di comunicare con quelli cattolici in nome della propria \u201cideologia\u201d: \u201cL&#8217;unica cosa che vi insegnano \u00e8 un anticlericalismo stupido, diseducativo intellettualmente e politicamente. Anch&#8217;io, non vado in chiesa perch\u00e9 non sono credente. Ma dobbiamo renderci conto che coloro che credono nella religione sono la maggioranza. Se continueremo ad avere rapporti solo con gli atei saremo sempre una minoranza. Ci sono dei borghesi antisocialisti che sono atei, prendono in giro i preti e non vanno in chiesa, eppure sono interventisti e ci combattono aspramente. Questi giovani, invece, vanno a messa, non sono industriali e chiedono solo di lavorare con noi per far cessare al pi\u00f9 presto la guerra. Come regolarci? Camminare da soli \u00e8 sempre un errore, bisogna trovare dei compagni di viaggio. Questo per me \u00e8 fondamentale. Tu invece hai ancora paura che la compagnia ti costringa a deviare il cammino. Forse perch\u00e9 non sei ancora ben sicuro della nostra ideologia. E chi non \u00e8 sicuro teme di perdere la giusta strada\u201d.<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[2]<\/a> Le &#8220;Lettere&#8221;, aspetto vivo tra gli altri dell&#8217;insegnamento gramsciano, viaggiano di pari passo con i &#8220;Quaderni&#8221;, contraddistinte per\u00f2 da una vitalit\u00e0 pi\u00f9 immediata, pi\u00f9 facile alla simpatia umana. Questa \u00e8 esattamente la forza di Gramsci: la sua attivit\u00e0 vive in un tutto organico, non c&#8217;\u00e8 distinzione tra il teorico dei &#8220;Quaderni&#8221; e l&#8217;uomo delle &#8220;Lettere&#8221;, tra il rivoluzionario e il padre, tra la classe e l&#8217;individuo. Per cui suggeriamo di affrontare le &#8220;Lettere dal carcere&#8221; con la chiave di lettura secondo la quale ci\u00f2 che si sta approcciando \u00e8 la applicazione di quanto Gramsci ha maturato e va maturando nel lungo corso della sua vita politica e carceraria sul pi\u00f9 completo piano teorico. Approcciate in questa maniera, le &#8220;Lettere dal carcere&#8221; possono rappresentare contemporaneamente una propedeutica ad uno studio pi\u00f9 approfondito, da fare sui &#8220;Quaderni dal carcere&#8221;, e una robusta nonch\u00e9 entusiasmante conoscenza del pensiero gramsciano. Questo ci sentiamo di consigliare a quei compagni studenti e lavoratori che ci hanno manifestate le loro difficolt\u00e0, sperando con ci\u00f2 di offrire un contributo utile e di non apparire pedanteschi. &#8220;La oggettivit\u00e0&#8221;, scrive Gramsci a Giulia l&#8217;8 settembre del 1924, &#8220;non \u00e8 la vita, \u00e8 una fredda caricatura fotografica della vita e tu invece vedi la vita vivente&#8221;: ecco, le &#8220;Lettere&#8221; servono proprio a questo, a darci un&#8217;immagine vivente del preziosissimo contributo gramsciano e pure un&#8217;indicazione di metodo, che non si da comprensione e trasformazione della realt\u00e0 senza starci dentro con tutto il corpo e con tutta la coscienza di cui siamo capaci, senza presunzioni di innata superiorit\u00e0, ma con la consapevolezza che tutto ci\u00f2 che \u00e8 deve coinvolgerci ed interessarci. Chiudiamo allora con un passaggio, preso da una lettera a Giulia del 19 novembre 1928, che come molti altri, proprio seguendo l&#8217;approccio suggerito, ci porta oltre il suo significato immediato: \u201c\u2026Anch\u2019io ho il mio Giappone: \u00e8 la vita di Pietro, di Paolo e anche di Giulia, di Delio, di Giuliano. Mi manca proprio la sensazione molecolare: come potrei, anche sommariamente, percepire la vita del tutto complesso? Anche la mia vita propria si sente come intirizzita e paralizzata: come potrebbe essere diversamente, se mi manca la sensazione della tua vita e di quella dei bambini?\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">___________________<br \/><span style=\"font-size: 10px;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">[1] <\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Per un approfondimento sostanziale legato alla lotta politica attuale che si presenta alla classe operaia internazionale, ricordiamo che il Centro Gramsci di Educazione ha recentemente pubblicato una raccolta di scritti gramsciani, comprensivi anche delle lettere, dal titolo \u201cL&#8217;egemonia del socialismo\u201d. Per chi volesse averne una copia pu\u00f2 contattarci.<\/span><\/span><br \/><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\">La prima versione delle \u201cLettere dal carcere\u201d, quella del 1947, non \u00e8 completa. Successivamente ne sono state pubblicate altre con sempre nuove lettere, ma fino ad oggi l&#8217;edizione pi\u00f9 completa \u00e8 quella curata da Antonio A. Santucci per la casa editrice Sellerio. Dello stesso Santucci poi consigliamo l&#8217;ottima biografia pubblicata per lo stesso editore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[2]<\/a> Il Centro Gramsci di Educazione possiede una copia del testo di Battista Santh\u00eca, purtroppo non ripubblicato dopo la prima, lontana edizione. Siccome ne va riconosciuto l&#8217;alto valore sia storico che educativo per la classe operaia, ci proponiamo quanto prima di digitalizzarlo per metterlo a disposizione di tutti.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando vennero pubblicate, dalla casa editrice Einaudi, le prime &#8220;Lettere dal carcere&#8221; di Antonio Gramsci, nel 1947, l&#8217;ambiente letterario, politico<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1231,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-1230","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1230","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1230"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1230\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1232,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1230\/revisions\/1232"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1231"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1230"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1230"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1230"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}