{"id":1255,"date":"2020-07-14T11:46:23","date_gmt":"2020-07-14T09:46:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1255"},"modified":"2020-07-14T11:46:51","modified_gmt":"2020-07-14T09:46:51","slug":"per-la-ripresa-degli-studi-sul-materialismo-storico-dialettico-di-piero-de-sanctid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1255","title":{"rendered":"PER LA RIPRESA DEGLI STUDI SUL MATERIALISMO STORICO \u2013 DIALETTICO di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Sembra una eternit\u00e0. Ma sono trascorsi meno di cinquant\u2019anni\u00a0 da quando Ludovico Geymonat e i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori pubblicarono, nel 1974, il prezioso libro <em>Attualit\u00e0 del materialismo dialettico<\/em><em>(<\/em>Ed. Editori Riuniti). Quello fu l\u2019ultimo serio tentativo di introdurre nella cultura italiana ed europea le grandi conquiste del pensiero marxista. Inizialmente c\u2019era stato il grande lavoro del filosofo socialista Arturo Labriola e quello pi\u00f9 recente e rilevante del marxista Antonio Gramsci,teso ad armare il proletariato italiano di un partito e di una teoria rivoluzionaria. Sarebbe molto utile soffermarsi ad analizzare le ragioni di questi apparenti fallimenti e del perch\u00e9 il grande matematico, filosofo e storico della scienza, Federico Enriques perse la sua battaglia per un rinnovamento culturale italiano contro il pensiero neoidealistico di Croce e Gentile. In Europa la Francia era pervasa dallo spiritualismo di H. Bergson e dal convenzionalismo di H. Poincar\u00e9, e in Germania non era ancora spento il fuoco dell\u2019idealismo romantico.Solo in Russia, per opera di Lenin, si ebbe negli stessi anni una decisiva vittoria sul neoidealismo nella nuova veste di empiriocriticismo datale dal filosofo scienziato Mach.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Fatto si \u00e8 che la cultura italiana nel primo mezzo secolo del Novecento era totalmente dominata da Croce e Gentile: il primo lott\u00f2 con tutte le sue energie contro il concetto di <em>materia,<\/em> contro le scienze e contro il <em>socialismo,<\/em>dichiarandolo \u00abmorto\u00bb gi\u00e0 ai primi del secolo XX; il secondo si mosse tra le nebbie pi\u00f9 profonde del <em>pensiero pensante<\/em>, assumendolo come la sola effettiva realt\u00e0, dove tutto il reale si riduce allo sviluppo dialettico dell\u2019Io, e nel quale non c\u2019\u00e8 posto per la scienza, ma solo per la ricerca di Dio.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Dopo aver dominato per vari decenni sulla cultura italiana, il neohegelismo cominci\u00f2 a denotare i primi sintomi di crisi nel periodo che precedette immediatamente la seconda guerra mondiale, senza dubbio connessi alla mutata situazione generale europea e in particolare a quella italiana, le cui vecchie strutture si rivelano deboli e inadeguate di fronte alla grande crisi economica e sociale del 1929 e alle nuove istanze messe all\u2019ordine del giorno dalla rivoluzione socialista dell\u2019ottobre del 1917.\u00ab La filosofia idealistica \u2013 dice L. Geymonat \u2013 assunse, allora, un carattere via via pi\u00f9 distaccato dalla realt\u00e0 e si present\u00f2 infine come non altro che un espediente intellettualistico per evadere dai problemi concreti \u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Si diffuse sempre pi\u00f9 la convinzione che era ormai indilazionabile un rinnovamento profondo dell\u2019Italia non solo economico, ma anche culturale e filosofico. Le nuove generazioni di studiosi cominciarono a provare insofferenza nei riguardi di formule tanto generiche quanto astrattamente vuote: \u201ctutto \u00e8 spirito\u201d, \u201ctutto \u00e8 atto\u201d.\u00ab Tra i giovani \u2013 scrive Antonio Banfi \u2013 la reazione a questa torbida posizione di impotenza e di compromesso si manifest\u00f2 soprattutto nel realismo illuministico di Gobetti e nel realismo storico di Gramsci. Il primo impegn\u00f2 l\u2019ideale stesso universalistico borghese a provarsi con la realt\u00e0; il secondo nella realt\u00e0 storica stessa, marxisticamente interpretata, trov\u00f2 la via di superamento della civilt\u00e0 borghese e del suo ambiguo oscillare tra l\u2019astrazione dell\u2019ideale e la concretezza dell\u2019interesse e, nell\u2019azione politica del proletariato indic\u00f2 la via per la soluzione concreta dei problemi di libert\u00e0, di democrazia, d\u2019unit\u00e0, d\u2019indipendenza che la coscienza universalistica borghese aveva posto senza poter risolvere a causa della sua stessa natura\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Tra questi studiosi emerse, dunque, la figura di Antonio Gramsci quale rappresentante della vigorosa corrente marxista del materialismo storico e dialettico fondata da K. Marx e F. Engels. Gramsci riusc\u00ec a seguire, nonostante i lunghi anni trascorsi nelle carceri fasciste, dal 1926-37, anno della sua morte, i pi\u00f9 significativi sviluppi della cultura italiana ed europea e contribu\u00ec efficacemente a liberarli dalle astrattezze metafisiche.\u00a0 I suoi <em>Quaderni del carcere <\/em>esercitarono e continuano \u00a0ad esercitare, dopo la fine della seconda guerra mondiale, una larga influenza non solo tra i vari strati di intellettuali, ma soprattutto tra le nazioni che si sono messe sulla strada del socialismo.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nel nuovo clima determinatosi dopo la guerra di Liberazione e la disfatta del fascismo, nel biennio 1945-47, si assiste ad una entusiasmante ventata di libert\u00e0 e sul piano culturale ad un fatto nuovo, sconvolgente per tanti, della ricomparsa sulla scena politico-culturale italiana della filosofia del marxismo. La guerra partigiana aveva lasciato il segno. Il fatto nuovo, tuttavia, non \u00e8 soltanto la presenza dei partiti antifascisti al potere,quanto la determinazione del partito comunista di conquistare l\u2019egemonia (nel senso gramsciano) attraverso una politica culturale organizzata mediante molte riviste e iniziative culturali. Il biennio 1945-47 vede infatti una reale egemonia del partito comunista; un\u2019 egemonia condivisa da molti intellettuali legati al partito e da tanti intellettuali provenienti dal Partito d\u2019Azione dopo il fallimento del governo Parri.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nella primavera del 1944, contemporaneamente alla svolta di Salerno, Togliatti fonda <em>La Rinascita, <\/em>rivista prima mensile e poi settimanale, che costitu\u00ec un punto di riferimento politico e culturale per l\u2019intera storia recente del nostro paese. Nel settembre del 1945 Vittorini fonda <em>Il Politecnico,<\/em> pubblicato dalla casa editrice Einaudi. Nel 1946 un gruppo di intellettuali toscani (Ranuccio Bianchi Bandinelli, Cesare Luporini, Delio Cantimori ed altri), d\u00e0 vita ad un\u2019altra rivista culturale <em>Societ\u00e0,<\/em> che rimarr\u00e0 in vita fino al 1962 per essere sostituita poco dopo da <em>Critica marxista.<\/em> Sempre nel 1946 Antonio Banfi inaugura a Milano la seconda serie di <em>Studi filosofici <\/em>e tra il 1947- 50 pubblica il saggio <em>Verit\u00e0 e umanit\u00e0 nel pensiero contemporaneo <\/em>e, come esempio di applicazione del metodo del materialismo dialettico, scrive <em>L\u2019uomo copernicano.<\/em> Proveniente dalla lotta partigiana, Ludovico Geymonat, nel 1945, scrive il saggio <em>Studi per un nuovo razionalismo.<\/em> Dedicato ai partigiani romagnoli, ai caduti e ai superstiti, nel 1945, il filosofo marxista Galvano della Volpe scrive il saggio <em>La teoria marxista dell\u2019emancipazione umana e, <\/em>nell\u2019anno successivo<em>,<\/em> il saggio su <em>La libert\u00e0 comunista. <\/em><\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">A queste riviste di impegno marxista si devono aggiungere quelle, ugualmente di sinistra, legate all\u2019area culturale del partito d\u2019azione, particolarmente influente a Firenze e in Toscana: <em>Il Ponte, <\/em>fondata da Piero Calamandrei nell\u2019aprile del 1945, e <em>Belfagor, <\/em>fondata nel 1946 da Luigi Russo e Adolfo Omodeo. Sul piano strettamente filosofico, appartiene all\u2019iniziativa laica e di sinistra torinese la <em>Rivista di filosofia,<\/em>diretta da Noberto Bobbio e Nicola Abbagnano. Tutte queste riviste alimenteranno il dibattito e la ripresa di studi marxisti. A met\u00e0 del 1947 appaiono, presso la casa editrice Einaudi, <em>Lettere dal carcere.<\/em> E\u2019 un avvenimento culturale senza precedenti, per la vastit\u00e0 di consensi che provoca. Gramsci in pochi mesi diventa il \u00abGramsci di tutti\u00bb. Dal 1948 al 1951 escono, sempre per la casa editrice Einaudi, i sei volumi del <em>Quaderni del carcere.<\/em><\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Alla\u00a0 vitalit\u00e0 culturale che aveva caratterizzato questo periodo richiamandosi al marxismo, segue un totale abbandono, sebbene non mancassero importanti convegni su Gramsci svoltisi tra il 1953-57. Ma la situazione mondiale era completamente mutata: la rottura dell\u2019alleanza antifascista dei vincitori della seconda guerra mondiale, la successiva guerra fredda, la cosiddetta destalinizzazione, l\u2019attacco economico-politico-culturale dell\u2019imperialismo americano contro i paesi socialisti, costituirono la base sulla quale nacquero\u00a0 e si svilupparono le diverse interpretazioni del marxismo. Le prime mistificazioni della teoria del marxismo hanno radici lontane risalenti a Marx e Engels ancora viventi. Segue il periodo della trasformazione dell\u2019anima rivoluzionaria del marxismo in una piatta e vuota teoria della collaborazione di classe della socialdemocratica seconda Internazionale, denunciata da\u00a0 Lenin.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">A partire dall\u2019autunno 1973, i paesi capitalisti\u00a0 pi\u00f9 industrialmente avanzati si trovarono coinvolti in quella che si rivel\u00f2 come la pi\u00f9 grande crisi dopo quella del 1929; una crisi che influ\u00ec tanto sulle politiche economiche nazionali, quanto sulle sovrastrutture politiche, ideologiche, culturali e filosofiche. Il PIL per la prima volta, dopo molti anni, \u00a0scese a valori negativi. Per bloccare l\u2019avanzata delle lotte operaie, le richieste economiche e normative dei sindacati e i successi elettorali delle forze della sinistra, le forze padronali, in stretta collaborazione con settori delle Stato e con forze neofasciste, ricorsero alla politica stragista di massa, eufemisticamente definita <em>\u00a0La strategia della tensione<\/em>: l\u2019eccidio di piazza Fontana del dicembre 1969, la strage di Piazza della Loggia a Brescia nel 1974 e quella del treno <em>Italicus <\/em>dello stesso anno, la strage della stazione di Bologna dell\u2019agosto 1980, ecc.. La classe padronale non si limit\u00f2 alla politica del terrorismo, ma attu\u00f2 anche la politica del massimo sfruttamento del lavoro operaio, la riduzione dei salari, l\u2019allungamento della giornata lavorativa attraverso il lavoro nero, il decentramento produttivo. La classe operaia rispose con gli scioperi generali e con l\u2019occupazione delle fabbriche.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Su questa crisi si innesta un nuovo dibattito filosofico. Si abbandona il terreno del marxismo che, secondo alcuni studiosi ha esaurito la spinta teorica, e si fa spazio all\u2019emergere di tutta una serie di filosofi ognuno dei quali \u00e8 possessore di un eterogeneo \u00a0marxismo. Sono da ricordare Horkheimer, Adorno, Althusser, Marcuse, Benjamin, Bloch, ed altri di provenienza esistenzialistica, come Sartre. E\u2019 il periodo del <em>pensiero negativo<\/em> e del <em>pensiero debole.<\/em> Le principali correnti di pensiero di questo periodo oscillano dallo spiritualismo al contingentismo, dal convenzionalismo al pragmatismo, dallo strutturalismo all\u2019esistenzialismo. Caratteristica comune di tutti questi indirizzi \u00e8: 1) la negazione della realt\u00e0 del mondo esterno indipendente dalla coscienza umana; 2) negazione del valore conoscitivo delle scienze e contrapposizione ai suoi metodi di deduzione ed esperimento di quelli dell\u2019intuizione, del sentimento e della coscienza religiosa; 3) introspezione e indagine sulla coscienza quale unica realt\u00e0 esistente al di fuori della quale non esiste niente e tramite la quale si risale a Dio e ad un principio divino. Una posizione a parte \u00e8 occupata dal materialismo dialettico di Geymonat con la sua monumentale <em>Storia del pensiero filosofico e scientifico <\/em>e dallo storicismo-gramsciano.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nessuna meraviglia, dunque, se questa ondata di pensiero reazionario travolse anche il pi\u00f9 grande partito comunista europeo, il Pci di Enrico Berlinguer, che nel 1976 present\u00f2 agli italiani la grande iniziativa politico-culturale: il <em>compromesso storico. <\/em>Una strategia di grande respiro che mirava al superamento graduale del capitalismo mediante l\u2019introduzione di elementi socialisti nell\u2019economia e, nel contempo, invitava i lavoratori a fare i sacrifici per la salvezza politica e sociale dell\u2019Italia. Il risultato di questo grande piano di riforme fu, e non poteva essere altrimenti, sacrifici da parte degli operai e arricchimento ulteriore dei grandi gruppi industriali &#8211; finanziari. (Vien da pensare che forse il segretario del Pci non avesse mai letto una pagina del <em>Capitale<\/em>, nel quale Marx dimostra\u00a0 scientificamente che la radice reale\u00a0 delle crisi periodiche del capitalismo \u00e8 la contraddizione ineliminabile tra il lavoro sociale e l\u2019appropriazione privata della ricchezza socialmente prodotta). Ci\u00f2, tuttavia, dimostra \u00a0come un errore teorico di politica economica possa causare grandi disagi alla classe operaia. \u00abIl riformismo e l\u2019estremismo \u2013 dice Antonio Banfi \u2013 sono le due vie del revisionismo borghese\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">\u00abLa genialit\u00e0 di Marx e di Engels consiste appunto nell\u2019avere, durante un periodo molto lungo,<em> per quasi mezzo secolo, <\/em>sviluppato il materialismo, fatto progredire una tendenza fondamentale della filosofia, nel non essersi lasciati irretire nella ripetizione di questioni gnoseologiche gi\u00e0 risolte, ma nell\u2019aver avanzato coerentemente e mostrato <em>come <\/em>bisogna applicare <em>quello stesso <\/em>materialismo nel campo delle scienze sociali, respingendo implacabilmente, come rifiuti, tutti gli assurdi, tutti i pasticci pretenziosi, tutti gli innumerevoli tentativi di \u201cscoprire\u201d un \u201cnuovo\u201d indirizzo in filosofia, d\u2019inventare una \u201cnuova\u201d tendenza, ecc\u2026 Il carattere puramente verbale di simili tentativi, il giuoco scolastico con i nuovi \u201cismi\u201d filosofici, l\u2019offuscamento dell\u2019essenza delle questioni con artifici complicati, l\u2019incapacit\u00e0 di comprendere la lotta delle due tendenze gnoseologiche fondamentali (materialismo e idealismo, ndr) e di darne una idea chiara: ecco ci\u00f2 che Marx ed Engels hanno combattuto senza tregua nel corso di tutta la loro attivit\u00e0\u00bb. (Lenin, <em>Materialismo ed Empiriocritismo<\/em>).<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ora occorre riprendere il cammino l\u00e0 dove l\u2019aveva lasciato L. Geymonat nel 1974, quando parla dell\u2019esigenza di una nuova cultura e riconosce l\u2019insufficienza di quella attuale \u00abche presenta dei difetti gravissimi i quali le impediscono di assolvere\u00a0 i compiti che ogni epoca ha sempre assegnato agli indirizzi culturali pi\u00f9 rappresentativi dell\u2019epoca stessa. E\u2019 ovvio che queste deficienze riflettono in s\u00e9 le profonde contraddizioni della societ\u00e0 in cui viviamo, cosicch\u00e9 non ci si pu\u00f2 illudere di attuare un autentico rinnovamento della cultura della nostra epoca senza superare coraggiosamente tali contraddizioni. Il franco riconoscimento della necessit\u00e0 di impegnarci direttamente nella trasformazione delle strutture della nostra societ\u00e0 non ci esime, tuttavia, dal dovere di operare contemporaneamente anche nel campo sovrastrutturale, allo scopo di cogliere in forma precisa le pi\u00f9 significative deficienze della cultura attuale\u00a0 e indicare alcuni caratteri che dovrebbero essere presenti in una cultura veramente nuova\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Questa nuova dimensione teoretica del sapere \u00e8 stata introdotta sia dalla rivoluzione scientifica moderna, sia dal materialismo storico e dialettico come un \u00absapere per l\u2019azione e nell\u2019azione, che dall\u2019azione nasce, in essa si feconda e si universalizza, da essa si solleva per spronarla e dirigerla e di nuovo garantirsi nella sua ricchezza\u00bb. (K. Marx, <em>Lettera a Ruge<\/em>). E\u2019 un sapere, dunque, che nasce e si sviluppa soprattutto nella lotta degli operai per la trasformazione delle strutture produttive e delle corrispondenti sovrastrutture e, come tale, non pu\u00f2 che essere una concezione aperta, antidogmatica, che rifiuta le verit\u00e0 immodificabili, eterne ed assolute, che rifiuta la contrapposizione di principio tra l\u2019essere e il pensiero, e le cui basi affondano nello sviluppo millenario delle scienze. In una intervista\u00a0 un giornalista \u00a0del <em>Sun <\/em>di New York, del 6 settembre 1880, chiese a Marx all\u2019improvviso: \u00abQual \u00e8 l\u2019ultima legge dell\u2019essere?\u00bb. Dopo un attimo di pausa, Marx rispose con tono profondo e solenne: \u00abLa lotta!\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Purtroppo non sono pochi i settori della cultura occidentale contemporanea nei quali solleva scandalo il presupposto fondamentale del materialismo, cio\u00e8 l\u2019affermazione secondo cui il mondo esiste indipendentemente dalla coscienza umana ed \u00e8 conoscibile per mezzo delle scienze naturali. Cos\u00ec come solleva scandalo l\u2019affermazione di Lenin: \u00abche l\u2019unica propriet\u00e0 della materia, il cui riconoscimento \u00e8 alla base del materialismo filosofico, \u00e8 la propriet\u00e0 di essere una realt\u00e0 obiettiva, di esistere fuori dalla nostra coscienza\u00bb. In maniera ancora pi\u00f9 sintetica possiamo dire che la filosofia del marxismo \u00e8 il materialismo, e che in filosofia Marx e Engels furono di parte: dalla parte del proletariato.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Eppure proprio il metodo del materialismo dialettico, tanto denigrato dai critici del marxismo e perfino da alcuni autori che si autoproclamano marxisti, \u00e8 in grado di fornirci nuovi punti di vista per l\u2019elaborazione di una nuova concezione del mondo, sia naturale che umano, adeguata al livello delle conoscenze scientifiche e ai problemi pi\u00f9 profondi che travagliano le nostre societ\u00e0 capitalistiche fondate sul profitto privato e sulla propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Proprio di fronte a questi problemi il Centro Gramsci di Educazione fa appello alle nuove generazioni di operai, studiosi, intellettuali, uomini di cultura, perch\u00e9 si reagisca alla diffusione delle astratte, nebbiose fumesterie di moda per distrarre il pi\u00f9 possibile i cittadini e i lavoratori tutti dai reali problemi sopra ricordati. Il Centro \u00e8 altres\u00ec convinto che, ancora una volta, solo l\u2019intervento delle masse organizzate possa decidere della vittoria e a ridare alla cultura un\u2019autentica libert\u00e0. La nuova cultura sar\u00e0 tale nella misura in cui acquisisce la consapevolezza \u2013 come dice Ludovico Geymonat \u2013 dei nessi dialettici che la legano all\u2019intera societ\u00e0, e in particolare alle forze pi\u00f9 vive e genuine che oggi ne determinano le rapide e radicali trasformazioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Teramo, luglio 2020<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembra una eternit\u00e0. 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