{"id":1332,"date":"2020-10-05T17:15:00","date_gmt":"2020-10-05T15:15:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1332"},"modified":"2020-10-06T17:27:30","modified_gmt":"2020-10-06T15:27:30","slug":"la-teoria-del-falsificazionismo-di-piero-de-sanctis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1332","title":{"rendered":"LA TEORIA DEL FALSIFICAZIONISMO di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\"><strong>Alcune sintetiche osservazioni sulla filosofia reazionaria di Karl Popper<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Era verso la met\u00e0 del mese di agosto scorso quando incappai nella trasmissione <em>Rai Scuola <\/em>dedicata al filosofo della scienza K. Popper, tenuta dal prof. Giulio Giorello. Mi rallegrai e, avendolo conosciuto culturalmente come uno dei migliori allievi del filosofo Ludovico Geymonat, mi precipitai nella mia biblioteca a cercare uno degli ultimi libri scritti da Geymonat e dal suo collaboratore Giorello. Ma la trasmissione fu una delusione completa. In essa Giorello non espose in maniera critica il pensiero di Popper (come aveva fatto anni prima sotto la direzione del suo maestro) ma, al contrario, lo esalt\u00f2 come il punto di arrivo del pensiero filosofico scientifico moderno.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Il testo in questione \u00e8 <em>Attualit\u00e0 del materialismo dialettico<\/em> del 1974 che contiene, appunto, un suo articolo dal titolo significativo <em>Sulla teoria leniniana del riflesso e dell\u2019approfondimento, <\/em>con sottotitolo una lapidaria sentenza di Lenin: <em>I senza partito in filosofia son irrimediabilmente ottusi anche in politica.<\/em> L\u2019articolo inizia con una lunga citazione di Lenin sulla filosofia materialistica, chiarendo la sua duplice natura di strumento di conoscenza e di lotta del proletariato. Continua con un\u2019appassionata sua difesa sia contro gli attacchi degli ideologi borghesi che, come Popper, considerano il materialismo dialettico \u00abdogmatismo consolidato\u00bb, che contro i seguaci della teoria fenomenologica ed economicistica dello scienziato Ernest Mach, e di tutti quei filosofi (Avenarius Poincar\u00e9, Duhem, ecc.) che volevano \u00abmodernizzare\u00bb le concezioni di Marx e di Engels. Inoltre l\u2019articolo chiarisce la natura esatta della concezione di Marx sullo Stato quale strumento di dominio di classe.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">In <em>Le ragioni della scienza <\/em>di Geymonat, Giorello (Ed. Sagittari Laterza), pubblicato 12 anni dopo l\u2019<em>Attualit\u00e0 del materialismo dialettico, <\/em>il prof. Giorello scrive, a pagina 176, una sorta di testamento etico-culturale: \u00abMolto spesso, nel corso dei dibattiti di questi ultimi anni, qualcuno mi ha chiesto esplicitamente se mi sono \u201cpentito\u201d di aver scritto un saggio in cui difendevo la teoria del riflesso e la teoria dell\u2019approfondimento secondo Lenin. Ho sempre risposto dicendo che non mi sono pentito affatto di quel saggio o di altre affermazioni pertinenti a tale questione e che non ho intenzione di rinnegare una sola parola per due buoni motivi: 1) perch\u00e9 in quel saggio compivo una analisi delle ragioni addotte da Lenin in difesa dell\u2019approfondimento e devo dire che quelle ragioni di Lenin mi sembrano ancora oggi degne di attenta considerazione;2) in quel saggio non si trova nessuna parola di approvazione dei paesi del socialismo realizzato. Non apprezzo quindi quegli intellettuali oggi antimarxisti che si rimangiano il loro passato marxista dicendo che il marxismo fu per loro un velo che prima copriva gli occhi e poi \u00e8 loro caduto. Se qualcuno si lascia coprire gli occhi tanto peggio per lui. Personalmente ho letto Marx, Engels, Lenin con molto piacere ma ritengo che non avevo allora (e non ho tutt\u2019ora) alcun velo che mi distorceva la visione della realt\u00e0\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Purtroppo, il prof. Giorello, anche lui, in questi ultimi decenni, \u00e8 passato tra gli intellettuali antimarxisti che rinnegano i loro \u201ctrascorsi\u201d di giovent\u00f9. Negli ultimi anni della sua vita (Giorello \u00e8 morto il 15 giugno 2020 per coronavirus) si rese protagonista di un avvincente, affascinante costante dialogo, con l\u2019allora arcivescovo di Milano il cardinale gesuita Carlo Maria Martini, sul tema dell\u2019<em>Apocalisse <\/em>di S. Giovanni.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Prima d\u2019iniziare a parlare della filosofia di Popper, meglio nota come teoria del <em>falsificazionismo,<\/em> \u00e8 necessario sgombrare il campo da alcuni malintesi, incongruenze o, se vogliamo, da alcune interessate mistificazioni che, iniziate alcuni decenni prima del Novecento e protrattesi per tutto il XX secolo fino ad arrivare ai nostri giorni, sono state portate avanti da quasi tutti i filosofi dell\u2019epoca (quindi anche da Popper), i quali hanno cercato di contrabbandare il materialismo meccanicistico, figlio naturale del positivismo settecentesco, spacciandolo come \u00a0materialismo dialettico, figlio naturale dello sviluppo del pensiero scientifico moderno.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Karl Raimund Popper nasce a Vienna ove si laurea in filosofia nel 1928. Nel 1929 ottiene l\u2019abilitazione all\u2019insegnamento della matematica e della fisica nelle scuole secondarie inferiori. All\u2019avvento del nazismo, Popper, che \u00e8 di origine ebraica, si trasferisce in Nuova Zelanda. Alla fine della guerra si stabilisce in Inghilterra e insegna presso la London School of Economics, della quale \u00e8 professore emerito fino alla morte, avvenuta nel 1994. Fra le sue opere principali ricordiamo: <em>Logica della ricerca <\/em>(1934), e in edizione ampliata col titolo <em>Logica della scoperta scientifica <\/em>(1959); <em>Cos\u2019\u00e8 la dialettica? <\/em>(1940); <em>La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici <\/em>(1945); <em>Miseria dello storicismo <\/em>(1944-1945); <em>Congetture e confutazioni <\/em>(1963); <em>I due problemi fondamentali della teoria della conoscenza <\/em>(1979); <em>Il futuro \u00e8 aperto <\/em>(1985).<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Pur essendosi formato a stretto contatto col <em>Circolo di Vienna,<\/em> Karl Popper non ne fece mai effettivamente parte. La sua prima opera <em>La logica della scoperta scientifica <\/em>del 1934, ne rappresenta una critica radicale. Tuttavia, Popper, rimase sotto l\u2019influenza del <em>Circolo,<\/em> per il resto della sua vita. Uno dei punti fondamentali della sua filosofia \u00e8 la critica al procedimento induttivo proprio delle scienze, in particolare della fisica. Egli fa proprio la critica che l\u2019empirista Davide Hume svolge contro tale metodo, respingendo decisamente qualsiasi possibilit\u00e0 di pervenire, partendo dall\u2019esperienza sensibile, a qualcosa che sia irriducibile ad essa: cio\u00e8 alla materia. In <em>Congetture e confutazioni <\/em>del 1963 Popper scrive: \u00abMi accostai al problema dell\u2019induzione attraverso Hume, pensai, aveva perfettamente ragione di ritenere che l\u2019induzione non pu\u00f2 essere giustificata logicamente\u00bb. In altre parole \u00e8 logicamente impossibile giustificare o verificare, una conclusione universale partendo dalla verifica di una somma finita di casi particolari. In <em>Logica della scoperta scientifica <\/em>afferma: \u00abil resoconto di un\u2019esperienza\u2026o del risultato di un esperimento, pu\u00f2 essere soltanto singolare e non un\u2019asserzione generale\u00bb per cui segue che nessuna \u00ablegge scientifica\u00bb potr\u00e0 essere basata sull\u2019induzione.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Tuttavia, se nessun numero di esempi sperimentali confermanti la verit\u00e0 di una teoria, scientifica o non scientifica, solo un esempio contrario \u00e8 sufficiente, invece, a dimostrare la sua falsit\u00e0<em>. <\/em>E\u2019 dunque la <em>falsificabilit\u00e0,<\/em> conclude Popper, e non la verificabilit\u00e0, costituisce il tratto caratteristico delle teorie scientifiche. Se queste conseguenze osservabili non risultano d\u2019accordo con l\u2019esperienza, la teoria viene falsificata e quindi abbandonata e buttata nella pattumiera della storia. Se invece questo accordo sussiste, la teoria \u00e8 assunta soltanto provvisoriamente come vera, poich\u00e9 pu\u00f2 sempre venire confutata da controlli futuri. L\u2019inadeguatezza di questo schema appare evidente nel momento in cui Popper parla della nascita delle nuove teorie, costruite per sostituire qualche teoria falsificata.\u00a0 Queste nuove teorie \u2013 a suo giudizio \u2013, non potendo scaturire dall\u2019esperienza, nascono per cos\u00ec dire, da una specie di intuizione <em>a la<\/em> Bergson. Per spiegare la loro origine, la loro nascita, dice Popper, bisogna fare appello alla metafisica. Ci\u00f2 \u00e8\u2019 l\u2019esatto contrario della tesi galileiana: \u00abla scienza \u00e8 figlia dell\u2019esperienza\u00bb. A questo carattere provvisorio e congetturale di tutte le ipotesi e teorie scientifiche, Popper, si \u00e8 sempre mantenuto fedele in tutto l\u2019arco della sua riflessione, anche quando, in successive riformulazioni delle sue idee, misconoscendo la dialettica del rapporto verit\u00e0 relativa &#8211; verit\u00e0 assoluta, ha sostenuto l\u2019esistenza di una verit\u00e0 <em>assoluta<\/em> che costituisce la meta del cammino della scienza.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Molto acutamente fa osservare L. Geymonat che \u00abQuesta critica di Popper al principio di induzione mira in definitiva a negare che i risultati della osservazione empirica possano verificare le scoperte della scienza, commettendo l\u2019errore di ritenere che per potersi qualificare come scientificamente verificata, una scoperta dovrebbe risultare assolutamente vera. L\u2019alternativa: verit\u00e0 assoluta o assoluta non-verit\u00e0 non pu\u00f2 che essere il portato delle sue concezioni metafisiche\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Se fosse possibile domandare a Popper: <em>Chi fuor li maggior tui?, <\/em>la risposta sarebbe inequivocabilmente sempre la stessa: Senofane (filosofo greco del VI\u00a0 secolo a. c., fondatore della scuola eleatica), Platone(il primo e il pi\u00f9 importante filosofo idealista della storia della filosofia),e, <em>per li rami,<\/em> fino al vescovo Berkeley (del quale Diderot d\u00e0 la seguente definizione:\u00abSi chiamano idealisti i filosofi che avendo coscienza soltanto della loro esistenza e dell\u2019esistenza delle sensazioni che si succedono in loro, non ammettono nient\u2019altro\u00bb), all\u2019agnostico Hume ( per il quale il mondo \u00e8 inconoscibile ), al filosofo Mach (per il quale gli atomi non son mai esistiti), allo storico della scienza Duhem ( e al suo tentativo di diminuire la fede nella scienza per aprire la via a quella dei valori religiosi), al filosofo convenzionalista e matematico Poincar\u00e9 ( per il quale \u00ab I concetti di spazio e di tempo non ci sono dati o imposti dalla natura, ma siamo noi che li diamo alla natura\u2026..tutto ci\u00f2 che non \u00e8 pensato \u00e8 puro nulla\u00bb.), ecc..ecc..Dunque, i suoi antenati appartengono tutti al grande filone delle filosofie idealistiche le quali lottano, ieri come oggi, attraverso le varie sfumature e diverse tendenze, da Senofane a Popper, contro la filosofia materialistica.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Che Popper sia un idealista e che la sua filosofia del <em>fallibilismo<\/em> ne sia una chiara e inequivocabile dimostrazione, appare in maniera inconfutabile nella sua teoria della conoscenza. La sua idea di fondo \u00e8 che la conoscenza umana non \u00e8 <em>episteme<\/em> (cio\u00e8 non \u00e8 sapere certo), ma <em>doxa <\/em>(cio\u00e8 \u00e8 sapere congetturale, \u00e8 opinione degli uomini che sono ricercatori, non possessori di verit\u00e0). \u00c8 questa la tesi del fallibilismo, e il \u00abfallibilismo non \u00e8 nient\u2019altro che il non-sapere socratico\u00bb, secondo la concezione risalente, appunto, a Senofane.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Tuttavia, Popper, \u00e8 molto scaltro nell\u2019ignorare, sorvolare, mettere da parte il problema fondamentale di tutta la filosofia: \u00abquello del rapporto \u2013 dice \u2013 Engels \u2013 del pensiero con l\u2019essere, dello spirito con la natura\u00bb. E accanto a questo problema Engels ne pone un altro, anch\u2019esso fondamentale: \u00abQuale relazione passa tra le nostre idee sul mondo che ci circonda e questo mondo stesso? E\u2019 in grado il nostro pensiero di conoscere il mondo reale; possiamo noi nelle nostre rappresentazioni e nei nostri concetti del mondo reale avere una immagine fedele della realt\u00e0?\u00bb. La risposta positiva a questi interrogativi la d\u00e0 il materialista Albert Einstein quando dice: \u00abLa cosa pi\u00f9 sorprendente del mondo \u00e8 che esso \u00e8 comprensibile\u00bb. Ma a queste domande Popper non risponde, e con un doppio salto mortale all\u2019indietro di parecchi millenni, ci rinvia al tempo di Senofane e di Platone.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">La teoria della conoscenza dei <em>Tre mondi <\/em>di Popper si ispira alla teoria della conoscenza di Mach fondata su tre leggi distinte: quelle psicologiche, quelle fisiche e quelle psico-fisiche. Quella di Popper \u00e8 costruita sui <em>Tre mondi <\/em>totalmente distinti:1) il primo mondo \u00e8 quello degli oggetti fisici; 2) il secondo mondo \u00e8 quello dei processi soggettivi di pensiero, cio\u00e8 gli stati psicologici; 3) il terzo mondo \u00e8 quello dei contenuti di pensiero.\u00a0 In questa graduatoria il primo mondo, cio\u00e8 il mondo della materia, il mondo delle cose reali, \u00e8 del tutto irrilevante, perch\u00e9 riconducibile a quelli del terzo mondo. Anche gli elementi del secondo mondo son per lui irrilevanti perch\u00e9 trattano degli stati psicologici i quali non interferiscono con i problemi della conoscenza. Va da s\u00e9 che Popper \u00e8 interessato soltanto agli oggetti del terzo mondo quando dice: \u00abPenso che il terzo mondo sia essenzialmente il prodotto della mente umana, siamo noi a creare gli oggetti del terzo mondo\u00bb. A questo punto il gioco \u00e8 fatto: la materia \u00e8 scomparsa. Gli elementi del primo mondo perdono la loro materialit\u00e0 e si trasformano in pure <em>collezioni di percezioni relativamente stabili, <\/em>come direbbero i suoi maestri Mach e Hume. Infatti, in <em>Ricerca sull\u2019intelletto umano, <\/em>Hume afferma: \u00abLa mente ha sempre presente a s\u00e9 soltanto delle percezioni, e non pu\u00f2 avere nessuna esperienza della loro connessione con gli oggetti. L\u2019ipotesi di una tale connessione \u00e8 perci\u00f2 senza alcun fondamento razionale\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">\u00abCi\u00f2 costituisce \u2013 dice Geymonat \u2013 un punto dove appare pi\u00f9 manifesta la totale incompatibilit\u00e0 fra la filosofia di Popper e il marxismo, che si rifiuta per principio di separare l\u2019attivit\u00e0 conoscitiva (delle scienze e dell\u2019epistemologia) dal mondo in cui viviamo ed operiamo\u00bb. Molti studiosi hanno attribuito a Popper il merito di essere stato il primo a vedere l\u2019inscindibilit\u00e0 fra filosofia e scienza, dimenticando che, molto tempo prima di Popper, fu sostenuta dal grande matematico e storico delle scienze, l\u2019italiano Federico Enriques, ancora prima da Federico Engels. Ed \u00e8 strano che i meriti di Engels in questo campo vengono quasi sempre dimenticati, anche da studiosi marxisti.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">I classici del marxismo non si limitano, tuttavia, a sottolineare l\u2019importanza della storia della scienza intesa come sviluppo dialettico delle teorie scientifiche; essi affermano che la scienza non pu\u00f2 venire compresa se non viene inserita nella dinamica generale del mondo naturale ed umano. Questa nuova e pi\u00f9 ampia visione della storia della scienza permette al marxismo di fare una cosa che non rientra negli interessi di Popper: cio\u00e8 di includere nella storia della scienza anche la storia della tecnica sulla base della tesi (fondamentale per il materialismo dialettico) dell\u2019unit\u00e0 dialettica fra teoria e prassi. Essa getta un solido ponte tra lo sviluppo della scienza e quello della societ\u00e0, in quanto lo sviluppo della societ\u00e0 \u00e8 direttamente legato allo sviluppo dei mezzi di produzione, cio\u00e8 appunto allo sviluppo della tecnica.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Ma veniamo all\u2019ultimo argomento: quello della filosofia politica di Popper la quale \u00e8 strettamente connessa con la sua teoria della conoscenza. A tale questione egli dedica il libro <em>La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici, <\/em>che si richiama al pensiero di Bergson: \u00abLe societ\u00e0 umane che storicamente si sono formate e si formano sono societ\u00e0 <em>chiuse, <\/em>nelle quali l\u2019individuo agisce unicamente come parte del tutto, e lasciano un margine minimo all\u2019iniziativa e alla libert\u00e0. La societ\u00e0 \u00e8 fonte di obbligazioni morali. Ma accanto alla morale dell\u2019obbligazione di una societ\u00e0 chiusa, c\u2019\u00e8 la morale <em>assoluta, <\/em>quella dei santi del cristianesimo, dei saggi della Grecia, che \u00e8 una morale di una societ\u00e0 <em>aperta.<\/em> Questa morale non guarda ad un gruppo sociale, ma a tutta l\u2019umanit\u00e0. Essa \u00e8 in movimento e tende al progresso\u00bb. Popper fa sue queste vuote astrazioni bergsoniane e aggiunge che la societ\u00e0 chiusa \u00e8 un tipo di associazione che getta le sue radici originarie in un atteggiamento mitico-irrazionale e si fonda su una organizzazione di stampo \u00abtribale\u2026Una societ\u00e0 chiusa assomiglia ad un gregge o a una trib\u00f9 per il fatto che \u00e8 un\u2019unit\u00e0 semi \u2013 organica i cui membri sono tenuti insieme da vincoli\u00bb. Per contro, la societ\u00e0 aperta \u00e8 un tipo di associazione che scaturisce da un atteggiamento razionale e critico che si forma sulla base di un\u2019organizzazione protesa a salvaguardare la libert\u00e0 degli individui. In definitiva, per Popper, una societ\u00e0 chiusa ha i tratti di un regime illiberale, mentre una societ\u00e0 aperta ha gli attributi di una \u00abdemocrazia\u00bb. Dopo di ci\u00f2, liberatosi da ogni legame terreno, Popper \u00e8 libero di librarsi nei cieli eterei, e dar sfogo alla sua galoppante fantasia.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Va da s\u00e9 che per Popper le societ\u00e0 chiuse sono quelle comuniste, e quelle aperte sono le capitalistiche, che per definizione sono le \u201cdemocratiche\u201d. \u00a0Ma noi, dopo Lenin, siamo abituati a chiederci: \u00abdemocrazia per chi?\u00bb. Purtroppo a questa domanda Popper non pu\u00f2 rispondere e non sa rispondere, nonostante che egli sia stato, ed \u00e8, uno dei pi\u00f9 autorevoli difensori delle dottrine liberali. Ci\u00f2 che anche qui manca, come gi\u00e0 nelle sue indagini metodologiche, \u00e8 un autentico interesse per la storia reale del mondo.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">\u00a0Infatti, dice L. Geymonat, \u00abPopper non basa la propria esaltazione della libert\u00e0 politica su un raffronto accurato tra i regimi liberal-borghesi sorti in seguito alla grande Rivoluzione francese e i regimi precedenti (da quelli antichi retti su istituzioni schiavistiche, a quelli retti su istituzioni feudali, a quelli monarchico-assolutistici). Si limita invece a fare riferimento alle proprie esperienze personali; ecco, per esempio, ci\u00f2 che scrive a proposito del primo viaggio in America da lui compiuto nel 1950: \u00abl\u2019America mi piacque fin dal primo istante, forse perch\u00e9 prima avevo qualche pregiudizio nei suoi confronti. Nel 1950 c\u2019era un senso di libert\u00e0, di indipendenza personale, che non esisteva in Europa\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Naturalmente Popper evita di affrontare il problema del prezzo che gli altri popoli hanno pagato al fine di permettere agli americani la libert\u00e0 da lui tanto amata. \u00a0Cos\u00ec come evita di analizzare la storia delle societ\u00e0 concretamente, attraverso lotte, guerre e rivoluzioni. \u00a0Egli non nutre nessun dubbio nel dare i canoni fondamenti della sua filosofia politica, nonostante le roboanti dichiarazioni, in sede di teoria della conoscenza, circa il fallibilismo e la rivedibilit\u00e0 di ogni teoria. Essi sono, per Popper, assolutamente certi: 1) il regime politico libero per eccellenza \u00e8 quello liberal-borghese; 2) \u00abnoi dovremmo sempre vivere in una societ\u00e0 imperfetta\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">In altre parole, il regime liberal-borghese, anche se non \u00e8 mai perfettamente realizzato, \u00e8 il modello ideale alla cui stregua giudicare gli altri. E cosa accadr\u00e0 se un regime liberal-borghese andr\u00e0 a sfociare in una dittatura? In analogia con quanto sostenuto da Popper in teoria della conoscenza, dovremmo concludere che tale regime dovr\u00e0 venire sostituito da un altro, ancora liberale, ma pi\u00f9 perfetto del precedente. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Egli introduce a questo punto un fattore ad <em>hoc, <\/em>che non trova l\u2019equivalente nelle sue ricerche epistemologiche, ma che dimostra la sua grande paura per le sostituzioni di regime che avvengono in maniera troppo rapida, cio\u00e8 in maniera rivoluzionaria. Fedele agli insegnamenti dei due pi\u00f9 grandi <em>revisionisti<\/em> socialdemocratici della storia europea, Edward Bernstein e Karl Kautsky, Popper sostiene il metodo <em>step-by-step<\/em> gradualista, poich\u00e9 \u00abLa violenza genera sempre maggiore violenza. E le rivoluzioni violente uccidono i rivoluzionari e corrompono i loro ideali\u2026Cos\u00ec fu nella rivoluzione inglese del XVII secolo, che port\u00f2 alla dittatura di Cromwell; nella Rivoluzione francese, che port\u00f2 a Robespierre e a Napoleone; e nella Rivoluzione russa, che ha portato a Stalin\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Per concludere, gi\u00e0 lo sappiamo, Popper ignora la storia o forse non ricorda che sia Cromwell che Robespierre furono i capi di grandi movimenti rivoluzionari di carattere liberal-borghese. Per quanto riguarda la Russia fu Lenin e il suo gruppo dirigente a guidare la grande rivoluzione d\u2019 Ottobre del 1917: un\u2019alleanza tra il proletariato (la nuova classe in ascesa) e i contadini russi per l\u2019abbattimento della odiata e insanguinata monarchia dei Romanov e dei privilegi del clero.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">Qui Popper ha superato s\u00e9 stesso in quanto a <em>fallibilismo<\/em> scientifico e a falsificazionismo storico. Con la condanna delle tre pi\u00f9 grandi rivoluzioni della storia: quella inglese, quella francese e quella russa, che hanno aperto all\u2019umanit\u00e0 la via dello sviluppo e della scienza moderna, appare manifesto il suo pi\u00f9 totale disinteresse per la storia. Ma lui non se ne duole. Lui lavora sulla base delle sue esperienze personali, le quali proverebbero, al di sopra di ogni dubbio e in maniera assoluta, checch\u00e9 ne dica Senofane, che ogni movimento rivoluzionario non possa che concludersi se non con una dittatura. Di qui la necessit\u00e0 di combattere senza quartiere il comunismo, come lo scienziato combatte tenacemente le teorie rivelatesi false.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\">\u00abNon possiamo pertanto stupirci \u2013 dice L.Geymonat \u2013 se Popper fu, negli anni del secondo dopoguerra, eletto al rango di <em>filosofo ufficiale <\/em>dell\u2019anticomunismo: filosofo tanto pi\u00f9 autorevole in quanto pi\u00f9 famoso nell\u2019ambito dell\u2019epistemologia. E nemmeno possiamo stupirci se divenne <em>il filosofo dei regimi socialdemocratici, <\/em>in quanto questi si sono trasformati nei pi\u00f9 fedeli difensori del <em>moderatismo <\/em>e del <em>conservatorismo <\/em>del sistema capitalistico\u00bb.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px; color: #000000;\"><strong>Teramo settembre 2020<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcune sintetiche osservazioni sulla filosofia reazionaria di Karl Popper Era verso la met\u00e0 del mese di agosto scorso quando incappai<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1333,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-1332","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1332","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1332"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1332\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1334,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1332\/revisions\/1334"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1333"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1332"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1332"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1332"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}