{"id":1508,"date":"2021-02-10T05:00:00","date_gmt":"2021-02-10T04:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1508"},"modified":"2021-02-06T10:38:43","modified_gmt":"2021-02-06T09:38:43","slug":"la-nera-e-vera-storia-delle-foibe-di-piero-de-sanctis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=1508","title":{"rendered":"LA NERA E VERA STORIA DELLE FOIBE* di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Con periodicit\u00e0 cronometrica ritorna il problema delle foibe e dei profughi istriani che fascisti e neofascisti hanno sempre impunemente agitato per fini demagogici nascondendo agli italiani la verit\u00e0 storica. Questa volta \u00e8 il turno del neofascista Fini che a nome del governo italiano prende l\u2019impegno solenne di ricordare quei profughi e insieme i caduti delle foibe, istituendo una giornata ufficiale di rimembranza (il 10 febbraio) in modo che questa tragedia, a suo dire, non si ripeta mai pi\u00f9. Cos\u00ec Fini, ignorando volutamente pi\u00f9 di venti anni di orrori e massacri perpetrati dai fascisti e dai nazisti verso quelle popolazioni, si presenta lindo e pinto agli italiani di oggi e alle nuove generazioni che di quegli avvenimenti non hanno mai sentito parlare. Ma vediamo come sono andate le cose. Con la fine della prima guerra mondiale l\u2019Italia ottenne con il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, tutta l\u2019Istria fino a Monte Nevoso, Zara e l\u2019isola di Lagosta; mentre Fiume fu dichiarata citt\u00e0 libera sia dall\u2019Italia che dalla Jugoslavia. Ancor prima della firma del Trattato di Rapallo, la popolazione dell\u2019Istria, composta per circa il 65% da croati e sloveni in prevalenza contadini e operai, si trov\u00f2 di fronte allo squadrismo italiano in camicia nera, parzialmente importato da Triste dove si manifest\u00f2 con particolare aggressivit\u00e0 e ferocia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Gli episodi del 13 luglio 1920 durante i quali gruppi di nazionalisti e fascisti, sostenuti e finanziati da armatori triestini, devastarono la tipografia del giornale \u201cEdinost\u201d, gli studi di numerosi professionisti sloveni le sedi della Banca Adriatica, della Banca di Credito di Lubiana, della Cooperativa per il Commercio e l\u2019Industria e della Cassa di Risparmio Croata, segnarono l\u2019inizio di una dura e violenta politica di oppressione e pulizia etnica che persegu\u00ec ininterrottamente per tutto il ventennio nei confronti delle popolazioni slave, slovene e croate. Fu l\u2019inizio di un\u2019opera di snazionalizzazione violenta e capillare di italianizzazione e di fascistizzazione della Venezia Giulia. Erano questi gli anni in cui lo \u201csquadrismo nero\u201d in Italia dilagava in tutta la sua efferatezza, appoggiato dalle forze di polizia e dalle Guardie Regie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nel solo primo semestre del 1921 furono operate, in Italia, dalle squadre fasciste pi\u00f9 di 800 distruzioni: 119 Camere del Lavoro, 17 giornali e tipografie, 59 Case del Popolo, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 8 societ\u00e0 di mutuo soccorso, 141 sezioni socialiste, 100 circoli di cultura, 10 biblioteche, 28 sindacati operai, ecc. Nella Venezia Giulia le aggressioni e gli assalti da parte di squadre fasciste contro sedi operaie e slave si moltiplicarono: dopo l\u2019incendio del \u201cBalkan\u201d, venne devastato ed incendiato il \u201cNorodni Dom\u201d di Pola, vennero date alle fiamme le case dei villaggi di Krnica e di Mackolje. Nel complesso 134 furono gli edifici della Venezia Giulia distrutti fra il 1919 ed il 1920. Mussolini scriver\u00e0 sul \u201cPopolo d\u2019Italia\u201d del 24 settembre 1920: \u201cin altre plaghe d\u2019Italia i Fasci di combattimento sono appena una promessa, nella Venezia Giulia sono l\u2019elemento preponderante e dominante della situazione politica\u201d. (Foibe e Deportazioni: Quaderni della Resistenza n 10 a cura del Comitato Regionale dellAnpi del Friuli-Venezia Giulia). Dopo la presa del potere politico da parte di Mussolini i misfatti nell\u2019Istria si intensificarono fini ad assumere la forma di un preciso programma \u201clegale\u201d di snazionalizzazione nei confronti dei circa 500.000 sloveni e croati che il suddetto Trattato aveva destinato a vivere dentro i confini dello Stato italiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Furono aboliti o distrutti tutti gli enti o sodalizi culturali, sociali e sportivi della popolazione slovena e croata, spar\u00ec ogni segno esteriore della presenza dei croati e sloveni, vennero abolite le loro scuole di ogni grado, cessarono di uscire i loro giornali, i libri scritti nelle loro lingue furono considerati materiale sovversivo, con decreto del 1927 furono forzosamente italianizzati i cognomi di famiglia, migliaia di persone finirono al confino ( Tremiti, Ustica, Ponza, Ventotene, S. Stefano, Portolongone, Lipari, Favignana, ecc.), la lingua croata e slovena fu proibita nei tribunali e negli uffici e perfino sulle lapidi sepolcrali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Centinaia e centinaia di democratici italiani, di operai, di socialisti, di comunisti e cattolici che lottarono per la difesa dei pi\u00f9 elementari diritti delle popolazioni croate e slovene, subirono attentati, arresti, processi e lunghi anni di carcere inflitti dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato. Molti di loro scomparivano nel giro di una notte, probabilmente infoibati. Circa 60.000 slavi fuggirono dall\u2019Istria la cui met\u00e0 trov\u00f2 rifugio nelle due Americhe. Nel tentativo di cancellare ogni identit\u00e0 culturale e linguistica di quelle popolazioni considerate senza storia e di razza inferiore, il fascismo ormai al potere inizi\u00f2 l\u2019opera di snazionalizzazione colpendo i quadri dirigenti e costringendo all\u2019emigrazione funzionari pubblici, sacerdoti, maestri, intellettuali per eliminare ogni espressione di vita politica e culturale. \u201cI maestri slavi, i preti, i circoli di cultura slavi, ecc. sono tali anacronismi e controsensi in una regione annessa da ben nove anni e dove non esiste una classe intellettuale slava, da indurre a porre un freno immediato alla nostra longanimit\u00e0 e tolleranza\u201d (da \u201cIl Popolo di Trieste\u201d del 27 giugno 1927).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Portata a termine la distruzione di ogni vestigia della cultura e delle tradizioni slave, il fascismo si accinse ad attaccare il movimento cooperativo dei contadini. Inizi\u00f2 cos\u00ec il programma della loro espulsione dalle campagne avvenuta mediante l\u2019indebitamento degli stessi contadini verso alcuni Istituti finanziari italiani e in particolare con l\u2019Istituto per il Risorgimento delle Tre Venezie. Tra il \u201928 e il \u201929 vennero sciolte le leghe delle cooperative di Gorizia, costituite da 170 cooperative di cui 70 di credito e quella di Trieste, costituita da 140 cooperative, di cui 86 di credito. Si moltiplicarono i pignoramenti e infine tutte le terre messe all\u2019asta furono in parte rilevate dall\u2019Ente per la Rinascita delle Tre Venezie, costituito \u201cad hoc\u201d il 14 agosto 1931. In pochi anni tutti i contadini proprietari di appezzamenti di terra furono espropriati: una met\u00e0 di tali appezzamenti a favore dell\u2019Ente e l\u2019altra met\u00e0 a favore di tre agrari italiani (L. CERMELJ: L\u2019Istria fra le due guerre. Contributi per una storia sociale, IRSML, Ediesse, Roma 1985). Infine un decreto del governo italiano (n. 82 del 07-01-1937) autorizz\u00f2 l\u2019Ente delle Tre Venezie ad espropriare qualsiasi propriet\u00e0 agricola. Ma ormai la seconda guerra mondiale batteva alle porte, cos\u00ec che il programma di bonifica etnica rurale rimase incompiuto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Il 10 giugno 1940 l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra a fianco della Germania. Il 28 ottobre 1940 l\u2019attacco fascista alla Grecia si risolse in una completa sconfitta. Il 6 aprile del \u201941, 56 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e bulgare, attaccarono da ogni parte il Regno di Jugoslavia che croll\u00f2 nel giro di venti giorni. La Jugoslavia venne smembrata: la Slovenia settentrionale, pi\u00f9 industrializzata, fu presa dalla Germania, quella meridionale, agricola, venne annessa all\u2019Italia. La citt\u00e0 di Lubiana fu dichiarata una provincia italiana. Furono annesse all\u2019Italia anche le province di Fiume, Zara e la parte centrale della Dalmazia con numerose isole adriatiche. Zara, Spalato e Cattaro costituirono il Governatorato della Dalmazia. La Croazia fu dichiarato stato indipendente e Aimone di Savoia ne fu proclamato re, mentre il governo fu affidato al boia fascista croato Ante Pavelic \u2013 rientrato in Jugoslavia al seguito delle truppe naziste \u2013 e agli ustascia che diedero subito sfogo ad ogni sorta di \u201cpulizia etnica\u201d. Il Montenegro divenne un Governatorato civile italiano, trasformato ben presto in Governatorato militare. Buona parte del Kossovo e della Macedonia fu invece annessa alla Grande Albania, gi\u00e0 aggredita ed annessa all\u2019Italia nell\u2019aprile del \u201939.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Alla spartizione militare della Jugoslavia, segu\u00ec subito quella economica e finanziaria. Il bottino maggiore tocc\u00f2, naturalmente, ai tedeschi i quali si accaparrarono le migliori fonti di materie prime ed energetiche, le pi\u00f9 grandi banche e tutte quelle zone che ritennero economicamente pi\u00f9 importanti, secondo una proporzione che rispecchiava il grado di vassallaggio di Mussolini ad Hitler. Come era nell\u2019aria gi\u00e0 da parecchio tempo, nell\u2019estate del \u201941, in Croazia, esplosero nei modi pi\u00f9 barbari e sanguinari, i massacri pi\u00f9 efferati condotti dagli ustascia contro la popolazione serba, gli ortodossi, gli ebrei, i comunisti e gli avversari politici di tutti i tipi. Un campo di concentramento fu attrezzato a Jasenovac per la loro eliminazione fisica. Ebbe cos\u00ec inizio una crociata cattolica che nulla aveva da invidiare ai peggiori massacri del Medioevo. Duecentonovantanove chiese serbo-ortodosse della \u201cCroazia Indipendente\u201d furono saccheggiate, annientate e molte furono trasformate in magazzini e stalle. Duecentoquarantamila serbi ortodossi furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e circa 750.000 furono assassinati, fucilati a mucchi, colpiti con scure, gettati nei fiumi, nelle foibe e nel mare. Venivano massacrati nelle cosiddette \u201cCase del Signore\u201d, ad esempio duemila persone solo nella chiesa di Glina. Da vivi venivano loro strappati gli occhi, tagliate le orecchie e il naso, venivano sgozzati, decapitati o crocifissi. In un rapporto su \u201cLa situazione politica in Dalmazia\u201d, a proposito delle stragi compiute da questi \u201cbarbari del novecento\u201d in Bosnia, nella Dalmazia rimasta sotto Ante Pavelic, si parla di \u201cintere popolazioni trucidate\u201d e di \u201ccentinaia di bambini sgozzati in serie\u201d. Anche le camicie nere, per ordine di Mussolini, si distinsero per la loro ferocia perpetrando ogni sorta di violenza. Decine di migliaia di civili furono deportati nei campi di concentramento disseminati dall\u2019Albania all\u2019Italia, dall\u2019isola adriatica di Arbe fino a Gonars e Visco nel Friuli, a Chiesanuova e Monigo nel Veneto. In quei lager italiani morirono 11.606 sloveni e croati. Nel solo lager di Arbe ne morirono 4.000 circa, fra cui moltissimi vecchi e bambini per denutrizione, stenti, maltrattamenti e malattie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">In un documento del 15 dicembre 1942 l\u2019Alto Commissariato per la Provincia di Lubiana, Emilio Grazioli, trasmise al Comando dell\u2019XI Corpo d\u2019Armata il rapporto di un medico in visita al campo di Arbe dove gli internati \u201cpresentavano nell\u2019assoluta totalit\u00e0 i segni pi\u00f9 gravi dell\u2019inanizione da fame\u201d. Sotto quel rapporto il generale Gastone Gambara scrisse di proprio pugno: \u201cLogico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d\u2019ingrassamento. Individuo malato= individuo che sta tranquillo\u201d. Nel marzo del \u201942 il generale Mario Roatta, comandante della II Armata italiana in Slovenia (Supersloda), diram\u00f2 una circolare 3\/C (un libretto di circa 200 pagine compilato dal comando Supersloda contenente, tra l\u2019altro, il \u201ctrattamento da usare alle popolazioni e ai partigiani nel corso delle operazioni\u201d) nella quale si legge: \u201cIl da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente ma bens\u00ec da quella testa per dente\u201d. Queste parole certamente furono tenute presenti e durante l\u2019eccidio di Gramozna in Slovenia e quando alcune migliaia di civili \u201cribelli\u201d furono falciati dai plotoni di esecuzione italiani, senza processo, ma solo in seguito a semplici ordini di generali dell\u2019esercito, di governatori o di federali e commissari fascisti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">In 29 mesi di occupazione italiana nella sola \u201cprovincia\u201d di Lubiana vennero fucilati o come ostaggi o durante le operazioni di rastrellamento, circa 5.000 civili, ai quali vanno aggiunti i circa 200 bruciati o massacrati in modi diversi. Novecento, invece, i partigiani catturati e fucilati. A questi si devono aggiungere altre 7.000 persone, in gran parte anziani, donne e bambini, morti nei campi di concentramento. Complessivamente oltre 13.000 persone, su 340.000 abitanti, il 2,6% della popolazione (opera citata: Quaderni della Resistenza n 10).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nella zona nord-orientale dell\u2019Istria, alle spalle di Abbazia, le autorit\u00e0 militari italiane intrapresero, all\u2019inizio del giugno \u201942, un\u2019azione terroristica contro le famiglie dalle quali risultava assente qualche congiunto relativamente idoneo alle armi, sicch\u00e8 era probabile ritenere che tale congiunto avesse raggiunto le file dei partigiani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">A seguito di ci\u00f2 un comunicato del generale Lorenzo Bravarone inform\u00f2 che erano state arrestate e deportate nei lager italiani 34 famiglie per un totale di 131 persone. I loro beni mobili furono confiscati e le loro case incendiate. Dodici di loro vennero passati per le armi senza alcun processo. Il 13 luglio del \u201942 il prefetto di Fiume, Temistocle Testa, ordin\u00f2 una feroce rappresaglia come vendetta per l\u2019uccisione di due maestri elementari fascisti mandati dal regime a Podhum per \u201citalianizzare\u201d i bambini croati. Reparti di camicie nere, insieme a reparti delle truppe regolari, appoggiati da numerosi giovani fascisti di Fiume, all\u2019alba del 13 luglio entrarono nel villaggio di Podhum, rastrellarono l\u2019intera popolazione che fu condotta in una cava di pietre presso il campo di aviazione di Grobnico, mentre il villaggio veniva saccheggiato e incendiato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Centinaia e centinaia di case furono distrutte, tutto il bestiame fu portato via e 889 persone di cui 412 bambini, 269 donne e 208 anziani finirono nei campi di concentramento italiani. Altri 91 uomini furono fucilati nella cava. Questo fu il vero volto del capitalismo italiano, monarchico e fascista, in Istria e nei territori jugoslavi annessi o occupati nella seconda guerra mondiale. Tra la caduta del regime fascista, 25 luglio del \u201943, e l\u20198 settembre del \u201943, i poteri passarono dai gerarchi fascisti alle autorit\u00e0 militari le quali continuarono ad usare gli stessi strumenti di repressione usati dai fascisti, impiegando le truppe dislocate in Istria per la lotta contro i \u201cribelli\u201d della Venezia Giulia. Con il crollo del regime fascista divamp\u00f2 la lotta di Resistenza \u2013 gi\u00e0 da anni preparata \u2013 slovena e croata in Istria e nel Goriziano. Fin dal tardo pomeriggio dell\u20198 settembre nella penisola ci fu una generale rivolta popolare che coinvolse in egual misura le popolazioni italiane nei centri costieri e quelle croate e slovene nell\u2019interno. Le strutture militari dello Stato non opposero nessuna resistenza ( ad eccezione di Pola dove contro gli insorti e i partigiani fu aperto il fuoco per ordine del Comando di guarnigione e si ebbero tre morti fra i civili ), sicch\u00e8 nel giro di pochi giorni le armi dell\u2019esercito e dei carabinieri passarono agli insorti. Nel clima esaltante della libert\u00e0 riconquistata, accompagnato da manifestazioni di rivalsa sociale, prese corpo la volont\u00e0 di una vera resa dei conti con gli italiani fascisti. Gi\u00e0 il 13 settembre cominciarono gli arresti dei gerarchi fascisti, dei podest\u00e0 e di altri funzionari per ordine dei numerosi CPL. I primi massicci arresti avvennero nelle zone di Rovigno e di Albona. Tra gli arrestati, che nella stragrande maggioranza era composta da gerarchi fascisti, spie e collaborazionisti, capitarono anche impiegati comunali, notabili, commercianti ritenuti sfruttatori e fascisti che non avevano grandi colpe da espiare. Ma se l\u2019equazione, diffusa in molte localit\u00e0 dell\u2019Istria, italiani=fascisti non fu giusta politicamente poich\u00e9 accomunava il popolo italiano con il governo fascista, essa non fu certamente dettata dal CLN di Trieste che era il principale organo politico della Resistenza italiana nella Venezia Giulia. Il Comitato popolare di liberazione, nel settembre del \u201943, anzi raccomand\u00f2 che la punizione dei criminali fascisti avvenisse con regolari processi, impedendo nella maniera pi\u00f9 energica procedimenti arbitrari e vendette.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Questi sono dunque gli avvenimenti pi\u00f9 importanti che precedettero il 25 luglio e l\u20198 settembre del \u201943 e sui quali regna il silenzio pi\u00f9 assoluto. Essi ci dimostrano che ancor prima dell\u20198 settembre nelle foibe finirono, per opera dei fascisti di Mussolini, dei nazisti di Hitler e del fascista croato (sostenuto dalle gerarchie Vaticane e benedetto da Pio XII) Ante Pavelic, comunisti, socialisti, antifascisti e democratici, e, tra il 13 e il 25 settembre del \u201943 e dopo l\u2019aprile del \u201945, ci finirono, giustamente, non solo gli sfruttatori e gli assassini fascisti italiani, ma anche i traditori del popolo croato e sloveno, i fascisti ustascia e i degenerati cetnici. Le foibe non furono che l\u2019espressione dell\u2019odio popolare compresso in decenni di oppressione e sfruttamento che esplose con la caratteristica insurrezione popolare rivoluzionaria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12px;\"><strong>* <a href=\"https:\/\/www.centrogramsci.it\/gramsci\/gramsci\/GramsciRivista_1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Articolo pubblicato nel numero 8 della rivista Gramsci, del maggio 2003<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con periodicit\u00e0 cronometrica ritorna il problema delle foibe e dei profughi istriani che fascisti e neofascisti hanno sempre impunemente agitato<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1509,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-1508","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sine-cat"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1508","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1508"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1508\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1510,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1508\/revisions\/1510"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1509"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1508"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1508"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1508"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}