{"id":3601,"date":"2024-10-30T09:49:57","date_gmt":"2024-10-30T08:49:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=3601"},"modified":"2024-10-30T09:50:00","modified_gmt":"2024-10-30T08:50:00","slug":"il-battaglione-gramsci-i-soldati-italiani-nella-lotta-antinazifascista-in-albania-di-maurizio-nocera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=3601","title":{"rendered":"IL BATTAGLIONE \u201cGRAMSCI\u201d. I SOLDATI ITALIANI NELLA LOTTA ANTINAZIFASCISTA IN ALBANIA di Maurizio Nocera"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\"><em>Quello che segue \u00e8 l\u2019intervento scritto per il Convegno sul Battaglione \u201cGramsci\u201d, tenuto il 25 ottobre 2024 a Tirana presso l\u2019Accademia delle Scienze d\u2019Albania.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Signor Presidente Sk\u00ebnder Gjinushi, egregi Accademici, cari Veterani, Amici e compagni della Delegazione italiana qui presente, Signore e Signori, Amici e Compagni albanesi, \u00e8 con vivo sentimento d\u2019animo che ringrazio l\u2019Accademia delle Scienze d\u2019Albania per l\u2019onore offertomi di intervenire a questo importante convegno. L\u2019Italia \u00e8 il mio paese che, ovviamente, io amo tanto, ma anche l\u2019Albania, il suo meraviglioso popolo, che io conosco sin da giovane, sono oggetto dei miei sentimenti pi\u00f9 cari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Quella che segue \u00e8 una pagina di storia militare e geopolitica quasi del tutto sconosciuta agli italiani. La ripropongo qui come memoria per le giovani generazioni che, un giorno, vorranno saperne di pi\u00f9.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Non so se gli Accademici delle scienze d\u2019Albania conoscono il libro di Alfonso Bartolini (Roma, 1914-2001), ufficiale bersagliere di carriera e partigiano (Medaglia d\u2019Argento al V. M.) prima in Grecia (nelle file dell\u2019E.L.A.S.), poi sul confine greco-albanese. Bartolini \u00e8 stato segretario nazionale dell\u2019Associazione Nazionale Partigiani d\u2019Italia (ANPI) dal 1946 al 2001 e fondatore e direttore della rivista \u00abPatria Indipendente\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il titolo del libro \u00e8\u00a0<em>Storia della Resistenza italiana all\u2019estero<\/em>\u00a0(Rebellato editore, Padova 1965, pp. 476). In esso c\u2019\u00e8 un capitolo \u2013\u00a0<em>La Brigata \u201cGramsci\u201d, unit\u00e0 garibaldina<\/em>, pp. 249-261 \u2013 dove parla del Battaglione \u201cAntonio Gramsci\u201d riportando alcuni eventi militari che non si trovano in altri scritti. Data la data di stampa del libro (1965), Bartolini scrive la sua storia ovviamente senza sapere quel che dopo quell\u2019anno \u00e8 accaduto in Albania. Ad esempio, omette di scrivere che il Comandante supremo dell\u2019intera Resistenza antinazifascista albanese \u00e8 stato il comandante Enver Hoxha. Ma detto questo per il resto la sua storia fila liscia come l\u2019olio versato su una fetta di pane ben grigliata. Quello che a me interessa qui sono alcuni dati essenziali per capire quale sia stato il contributo degli italiani, alcuni di loro salentini leccesi, alla lotta partigiana in Albania.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il primo dato relativo alla fondazione (10 ottobre 1943) del battaglione \u201cGramsci\u201d \u00e8 che fin da subito a comandarlo fu il sergente toscano\u00a0Terisilio Cardinali\u00a0(Terranova Bracciolini, 25 luglio 1913 \u2013 Strelsa-Albania 8 luglio 1944), Medaglia d\u2019Oro al V. M. Alla fondazione del battaglione lo seguirono altri 170 soldati. Fu questo un reparto della Resistenza italo-albanese che \u00e8 rimato impresso nella memoria di quanti ne fecero parte. Due le battaglie fondamentali durante il periodo della sua fondazione: la prima, nella difesa di Berat, il 15 novembre 1943, \u00a0dove il battaglione fu decimato nello scontro con i nazisti e i ballisti (Balli Kombetar, nazionalisti fascisti albanesi); dei 170 ne rimasero vivi solo 48; il secondo evento \u00e8 quello accaduto a Strelsa\u00a0 l\u20198 luglio 1944, dove Cardinali rimase ucciso nello scontro frontale con i nazisti e i ballisti. Stava per lanciare una bomba a mano quado una raffica di mitraglia nazista lo stronc\u00f2.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">I primi comandanti eletti al fianco di Cardinali furono: 1^ Compagnia, comandante Remo Carneluti, commissario politico Romeo Cicerchia; 2^ Compagnia, comandante Giuseppe Monti, commissario politico Francesco Baracchi; 3^ Compagnia, comandante Giovan Battista Cavallotto, commissario politico Bruno Brunetti; commissario politico dell\u2019intero battaglione fu Leo Dal Ponte, ucciso nella battaglia di Berat. Bartolini scrive:<\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00a0\u00abIl battaglione, dopo la morte di Cardinali, non aveva avuto neanche il tempo di ricostituire il suo comando; d\u2019altra parte le tre compagnie in quel periodo avevano dovuto operare separatamente. Solo in settembre [1943] in una breve pausa pu\u00f2 procedere e riordinare il suo comando. [Commissario politico\u00a0Alfredo D\u2019Angelo; intendente\u00a0Ermanno Vasari; 1^ Compagnia, comandante\u00a0Ilio Carrai, commissario politico\u00a0Oliviero Bonaventura; 2^ Compagnia, comandante\u00a0Angelo\u00a0Gatto\u00a0(che rimase ferito) e, a lui, subentr\u00f2\u00a0Giuseppe Monti, commissario\u00a0Bruno Brunetti; 3^ Compagnia, comandante\u00a0Giovan Battista Cavallotto, commissario\u00a0Loreto Millucci. Dirigente del servizio sanitario: dr.\u00a0Pier Francesco delle Sedie]\u00a0[Il \u201cGramsci\u201d riprende immediatamente la sua marcia, da un capo all\u2019altro dell\u2019Albania, percorrendo un cerchio che sempre pi\u00f9 si stringe intoro a Tirana\u00bb (p. 253), dove il battaglione si distingue in numerose azioni di guerra, svoltesi durante i primi 10 mesi del 1944. Il 17 novembre di quello stesso anno, le ultime resistenze naziste furono decimate in piazza Skanderbeg e Tirana fu finalmente libera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Pi\u00f9 di 2000 soldati partigiani italiani furono al fianco dei partigiani albanesi per la completa Liberazione del Paese. Il battaglione \u201cGramsci\u201d, prima divenne Brigata poi Divisione sempre con lo stesso nome, quello di \u201cAntonio Gramsci\u201d [all\u2019anagrafe Antonio Sebastiano Francesco\u00a0<em>Gramsci<\/em>\u00a0(Ales, 22 gennaio 1891 \u2013 Roma, 27 aprile 1937), di origine albanese in quanto il suo bisnonno arriv\u00f2 con la famiglia in Italia agli inizi dell\u2019800. Antonio Gramsci assieme a Giacomo\u00a0Matteotti\u00a0furono i primi martiri del fascismo, fatti assassinare direttamente su ordine di Mussolini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Per noi salentini, nello specifico per noi leccesi, ci \u00e8 caro ricordare il battaglione \u201cGramsci\u201d, soprattutto perch\u00e9, al suo interno, oper\u00f2 anche la leccese (nata per\u00f2 ad Avellino ma coniugata ad un leccese)\u00a0Annunziata\u00a0Fiore, che aveva appena 13 anni quando imbracci\u00f2 il fucile e segu\u00ec i partigiani su per la montagna.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Bartolini scrive:<\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00a0\u00abUn dato \u00e8 certo: da Durazzo e da Tirana, dopo la Liberazione del Paese, furono rimpatriati dalle autorit\u00e0 [albanesi] ben 19.000 italiani, dei quali 447 feriti e malati gravi, trasportati per via aerea\u00bb (p. 255). Altro dato [fonte Mario Palermo, ministro della guerra italiano], ci dice che 2000 furono i partigiani combattenti inquadrati in unit\u00e0 italiane; 10.000 militari sparsi nel paese in reparti albanesi e in localit\u00e0 montane controllate da comandi partigiani; 8.000 civili\u00bb (p. 256).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Bartolini fa sapere pure che, dopo la Liberazione, a Tirana, per far fronte ad una serie di compiti supplettivi (pratiche per il rimpatria in Italia e quant\u2019altro), fu fondato il Circolo \u201cGaribaldi\u201d che si dot\u00f2 di un settimanale intitolato \u00abUnione\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Scrive ancora Bartolini: \u00abIl Battaglione \u201cGramsci\u201d ebbe una sua accentuata caratterizzazione politica che ne fece l\u2019espressione pi\u00f9 avanzata dell\u2019antifascismo che era esploso tra i soldati italiani. Lo stesso nome [Gramsci] che l\u2019unit\u00e0 [militare] aveva assunto era un simbolo che rappresentava un legame sia con l\u2019antifascismo militante italiano sia col carattere preminente comunista del governo [albanese] di liberazione nazionale.\u00a0[\u2026] Il carattere accentuatamente politico di questa unit\u00e0 [militare] non si espresse tanto nei quadri militari \u2013 vi fu una larga utilizzazione di sottufficiali dell\u2019esercito \u2013 quanto nei commissari politici, rigorosamente selezionali. Sarebbe errato pensare che i comandi albanesi abbiano esercitato particolari discriminazioni sugli italiani rimasti a combattere con loro. [\u2026] Solo il Battaglione \u201cGramsci\u201d ebbe una pi\u00f9 accentuata caratterizzazione politica che si esplic\u00f2 soprattutto in conferenze e riunioni che avevano per tema argomenti politici e militari, con lo scopo di seguire, aiutare e comprendere, illustrare la situazione generale nel quadro dell\u2019andamento della guerra per l\u2019abbattimento del nazismo\u00bb (pp. 259-261).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Altro partigiano che ha scritto del Battaglione \u201cAntonio Gramsci\u201d \u00e8 stato Enzo Misefari (Palizzi, 1899 \u2013 Reggio Calabria, 1993), sindacalista, antifascista, socialista e comunista (per alcuni anni nel Pcd\u2019I m-l, Partito comunista d\u2019Italia marxista-leninista), il partito di cui era segretario generale il partigiano Fosco Dinucci. Misefari, nel libro\u00a0<em>La resistenza deli albanesi contro l\u2019imperialismo fascista\u00a0<\/em>(Edizioni di cultura popolare, Milano, 1976, pp. 240) dedica un capitolo al Battaglione \u201cAntonio Gramsci\u201d (pp. 164-171), dove scrive: <\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00abLa forza del battaglione [all\u2019inizio] non era che di 320 uomini \u201cforniti di poche armi collettive (mitragliatrici e mortai) e scarse armi individuai (mitra, fucili mitragliatori, ecc.) assai pi\u00f9 necessarie alla guerriglia partigiana\u201d. Esso cominci\u00f2 a combattere ai primi di ottobre \u201cattaccando colonne tedesche, in gran parte corazzate, sulla via Elbasan e Tirana, provocando al nemico notevolissime perdite\u201d. [\u2026] Con i tedeschi ed i gendarmi [del Balli Kombetar] si scontrarono i combattenti del battaglione \u201cA. Gramsci\u201d, comandati da Cardinali, partito all\u2019attacco alla testa del battaglione. A distanza di pochi metri dalle posizioni dell\u2019avversario, mentre stava per lanciare una bomba a mano, fu raggiunto da una raffica di mitra del nemico e cadde a terra. Gli riusc\u00ec di pronunciare solo le parole: \u201cContinuate l\u2019attacco, io muoio, ma sono felice. Muoio per l\u2019ideale. Viva il Partito comunista albanese\u00bb (p. 167). Misefari pubblica anche l\u2019Appello di Enver Hoxha ai partigiani italiani (pp. 168-170), conosciuto da molti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Dal\u00a0<em>Diario<\/em> (Associazione Casa della Resistenza, Verbania Fondotoce, 2012, pp. 120) di Battista Cavallotto, comandante della 3^ Compagnia del \u201cGramsci\u201d, riprendo solo un passaggio che riguarda un mio amico e compagno albanese, per anni incontrato in terra albanese:<\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00a0\u00abnel mese di Maggio [1943] il comando della prima brigata decise di mandare presso la nostra formazione un partigiano albanese che parlava benissimo la nostra lingua. Questo anche per evitare di trattare direttamente con la popolazione albanese. Il suo nome era SAMI KOTERIA, proveniva da Elbasan ed era studente universitario. Durante il periodo partigiano ebbe la sventura di perdere il padre ed un fratello, uccisi da reparti reazionari. Compagno migliore non poteva arrivare. Era come un fratello per noi. Sempre pronto ad aiutarci in qualunque cosa avessimo bisogno. La sua gradita compagnia ci venne lasciata fino al termine della guerra, fine novembre 1944, dopo di che, fece ritorno alla Brigata albanese. Seppi in seguito che si era laureato in lettere ed esercit\u00f2 la professione presso le scuole medie di Tirana, di essersi unito con una ragazza italiana, di Trieste, e di avere avuto pi\u00f9 bambini. Dalla fine della guerra, o meglio dal mio rimpatrio, sono sempre stato in collegamento epistolare con lui e, suo tramite, ricevo notizie dall\u2019Albania che da me, \u00e8 considerata come una seconda patria\u00bb (pp. 52-53).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Sami Koteria, negli anni 1973-1990, quando io ero componente del Consiglio Nazionale dell\u2019Associazione Italia-Albania ed ogni anno, d\u2019estate, guidavo i gruppi degli amici dell\u2019Albania nelle Terra delle aquile, \u00e8 stato sempre la mia guida albanese. Non l\u2019ho mai dimenticato, ed oggi che siano qui a ricordare il Battaglione \u201cGramsci\u201d gli rendo onore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nella 3^ Compagnia del Battaglione \u201cGramsci\u201d, comandata da Battista Cavallotto, erano presenti i partigiani Spenga Antonio (di Lecce) e Vito De Lorenzis (di Dragoni-Lequile di Lecce).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Cavallotto scrive ancora: <\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00abIn Tirana, capitale dell\u2019Albania e centro di ogni via di comunicazione affluirono tutti gli italiani che erano sparsi nei vari villaggi a lavorare presso le famiglie di contadini albanesi. Da parte degli ufficiali e dei civili italiani [\u2026.] fu fondato un circolo denominato \u201cGaribaldi\u201d il quale aveva le funzioni di posto di ristoro e di circolo ricreativo. A capo di esso venne posto il Gen. Piccini di Firenze e, con l\u2019aiuto di altri ufficiali, anche loro sparsi nei vari villaggi, cercavano di dare un poco di aiuto a chi ne aveva maggiormente bisogno. Da loro abbiamo saputo che il Gen. Azzi, di Cuneo, comandante della Divisione Firenze, ed il Maggiore Chiarizia, Capo di S. M. della stessa, si erano imbarcati nel mese di giugno dello stesso anno \u2013 1944 \u2013 nei pressi di Valona, su di un sommergibile inglese ed erano rientrati in Italia, da dove contribuirono a fare inviare aiuti, tramite lanci degli Alleati, agli italiani che erano rimasti sul posto. Noi della \u201dGramsci\u201d, da quanto posso sapere, abbiamo avuto sempre molto poco, e quel poco dovevamo conquistarcelo con le armi, combattendo contro il Balli Kombetar e i tedeschi. Ai primi del 1943, mi recai a Tirana col compito di domandare se tra gli italiani col\u00e0 arrivati dalle compagne o da altre formazioni partigiani albanesi, vi fosse persona alcuna che desiderava unirsi alla \u201cGramsci\u201d. Ne trovai moltissimi, che dietro ad una mia dichiarazione scritta li facevo proseguire verso la sede a Miloti. [\u2026] Prima del nostro rimpatrio, il Comandante in Capo Gen. Enver Hoxha ci indirizz\u00f2 un messaggio\u00bb (pp. 78-79).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il messaggio di Enver Hoxha ai partigiani italiani \u00e8 molto conosciuto, per cui evito di riprenderlo qui.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Ma la storia pi\u00f9 completa del Battaglione, della Brigata e della Divisione \u201cAntonio Gramsci\u201d noi la troviamo nel libro\u00a0<em>Liri Popullit. Partigiani italiani in Albania. Un esempio di internazionalismo proletario<\/em>\u00a0(Cultura Cooperativa Editrice, Firenze, 1974, pp. 232), pubblicazione curata da un gruppo di studio del Circolo di Firenze dell\u2019Associazione Italia-Albania, composto dai partigiani Bruno Brunetti (presidente del Circolo) ed Enzo Busi e dagli amici Alessandro Carrasco, Roberto Renzoni, Daniela Ricci e Sergio Staino.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Importante la dedica sulla prima pagina del libro:<\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00a0\u00abAi compagni di lotta caduti per la libert\u00e0 dei popoli,\/ al popolo albanese\/ che, con grande fede nel suo Partito del Lavoro,\/ tese ai suoi soldati occupatori\/ le mani ancora ferite dalla tirannide nazifascista\/ per aiutarci a riscattare il nome dell\u2019Italia\/ ed insegnarci la via verso una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Traggo una sola nota dell\u2019<em>Introduzione<\/em>. Questa:<\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00a0\u00abL\u2019Albania \u00e8 un esempio nel quale la Resistenza vinse fino alle ultime conseguenze contro l\u2019invasione esterna e contro la reazione interna: esempio nel quale l\u2019obiettivo della liberazione nazionale \u00e8 strettamente collegato all\u2019emancipazione delle classi popolari. [\u2026] Le pagine che descrivono la vita nel Battaglione \u201cGramsci\u201d ed i rapporti con la popolazione sono ricchi di insegnamenti: l\u2019attivit\u00e0 dei commissari politici, le conferenze di Battaglione, la critica e l\u2019autocritica, la solidariet\u00e0 tra compagni, ecc. Questi nuovi rapporti umani traspaiono dagli scritti spesso con commovente ingenuit\u00e0. [\u2026.[ Di contro, la severit\u00e0 con la quale vengono colpiti gli errori e le decisioni avventate. Proprio nella contrapposizione tra massima democrazia e rigida applicazione della stessa, sta la forza dell\u2019esperienza partigiana in Albania, la ragione della sua vittoria, l\u2019insegnamento delle nuove generazioni\u00bb (v. pp. 5-7).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nel libro sono riportati i nomi di migliaia di soldati italiani che si fecero partigiani e lottarono per la libert\u00e0 del popolo albanese dal nazifascismo. Molti di loro caddero sul campo di battaglia. Al loro sacrificio \u00e8 dedicato questo scritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Una nota a margine ma che a margine non \u00e8.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Quando, nel marzo del 1991, il popolo albanese, su istigazione di potenze straniere (USA, Gran Bretagna, Vaticano, Europa Unita, ecc.) e su istigazione di vecchi e nuovi nazifascisti albanesi (Balli Kombetar pi\u00f9 neofiti dei regimi reazionari) decise di cambiare il sistema socialista della Repubblica Popolare d\u2019Albania, io avevo deciso di non mettere pi\u00f9 piede sulla terra albanese. Nel 1997, per\u00f2, accadde un evento che mi fece cambiare idea. La partigiana Nexhmije Hoxha, dopo avere fatto pi\u00f9 di sei anni di ingiusta prigionia per avere offerto dei caff\u00e8 a suor Teresa di Calcutta, venne liberata, con l\u2019apporto anche di una campagna internazionale per la sua liberazione. A partire da quell\u2019anno, ritornai nella terra che ho amato e amo ancora, e sempre (quasi tutti gli anni) fui ospite di questa meravigliosa partigiana. Ci\u00f2 che Nexhmije mi ha insegnato \u00e8 per me di grande importanza e mai potr\u00f2 dimenticarla. Quando mi parlava del Battaglione \u201cGramsci\u201d i suoi occhi, ormai anziani, ritornavano a illuminarsi, dicendomi \u00abgrazie anche a voi italiani che l\u2019Albania riusc\u00ec a liberarsi dal nazifascismo tra i primi paesi d\u2019Europa\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00c8 a questa partigiana che oggi il popolo albanese dovrebbe innalzare il pi\u00f9 alto monumento d\u2019Albania.<\/span><\/p>\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che segue \u00e8 l\u2019intervento scritto per il Convegno sul Battaglione \u201cGramsci\u201d, tenuto il 25 ottobre 2024 a Tirana presso<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1513,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-3601","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3601","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3601"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3601\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3603,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3601\/revisions\/3603"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1513"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3601"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3601"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3601"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}