{"id":3973,"date":"2025-04-09T09:12:12","date_gmt":"2025-04-09T07:12:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=3973"},"modified":"2025-04-10T19:09:18","modified_gmt":"2025-04-10T17:09:18","slug":"centanni-di-relativita-di-piero-de-sanctis-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=3973","title":{"rendered":"CENT\u2019ANNI DI RELATIVIT\u00c0 di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Con il genio la natura resta in eterna unione:<\/span><\/strong><\/em><br \/><em><strong><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Ci\u00f2 che l\u2019uno promette, l\u2019altra certamente mantiene.<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Sono trascorsi poco pi\u00f9 di cento anni da quando Einstein present\u00f2 il 25 novembre 1915 all\u2019Accademia prussiana delle Scienze Le equazioni del campo gravitazionale. Una Memoria che mostrava la struttura completa della teoria della relativit\u00e0 generale (o teoria della Covarianza, come inizialmente era stato stabilito con il suo editore), e alla quale aveva lavorato gi\u00e0 dal 1907.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">L\u2019intento era quello di costruire una nuova teoria della gravitazione che approfondisse quella di Newton e fosse compatibile con la relativit\u00e0 ristretta del1905. In effetti tra la teoria della relativit\u00e0 ristretta del 1905 e quella generale del 1915, sorsero inizialmente contraddizioni poich\u00e9, mentre la prima assume come postulato di base la velocit\u00e0 della luce costante, la seconda dice che un campo gravitazionale flette i raggi di luce rallentandoli. Inoltre, a completare ulteriormente il problema, nell\u2019estate del 1912, Einstein scopr\u00ec che lo spazio non \u00e8 piatto, e la sua geometria non \u00e8 euclidea, ma riemanniana.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Furono necessari dieci anni di duro lavoro per superare queste contraddizioni, anni di ispirate e ingrate fatiche a proposito delle quali Einstein disse: \u00abAlla luce della conoscenza ottenuta, il felice conseguimento sembra quasi del tutto naturale, e ogni studente intelligente pu\u00f2 capirlo senza troppa fatica. Ma gli anni di ansiose ricerche nelle tenebre, con le loro intense aspirazioni, l\u2019alternarsi della fiducia e della stanchezza, e l\u2019emergere ultimo alla luce\u2026soltanto coloro che hanno fatto essi stessi l\u2019esperienza possono capirla\u00bb. Alcuni anni prima, infatti, Einstein si trovava prigioniero entro l\u2019intricato labirinto delle equazioni gravitazionali di cui non aveva ancora trovato il filo conduttore giusto, e aveva lanciato il grido di aiuto all\u2019amico matematico: \u00abGrossmann, aiutami o io divento matto\u00bb. <\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">In quel 25 novembre, dunque, la teoria era, con la sua possente struttura matematica, completa, bella, diamantina e priva di contraddizioni interne. In questi cento anni essa \u00e8 stata sottoposta a ogni sorta di prove sperimentali godendo sempre di ottima salute e, oggi, \u00e8 il faro che illumina le ricerche degli scienziati sulle galassie, sui buchi neri, sulle onde gravitazionali e sull\u2019universo. Il ruolo svolto dalla teoria della relativit\u00e0 generale in astronomia e cosmologia, a partire dal 1960 fino ad oggi, \u00e8 stato l\u2019elemento trainante del programma di verifiche della teoria stessa. Cos\u00ec il continuo perfezionamento degli strumenti di misura ha permesso, nel solo decennio 1964-75, la conferma di vecchie previsioni teoriche di Einstein: stelle esaurite che esplodono nel corso di collassi gravitazionali (chiamate poi pulsar); stelle particolari che si allontanano da noi con velocit\u00e0 di 90 mila km al secondo (chiamate quasar); collassi gravitazionali ancora pi\u00f9 catastrofici (chiamati buchi neri); stelle fortemente condensate di massa simile al sole ma compressa in una sfera del diametro di 20 km (dette stelle di neutroni).<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Ma il 1915 \u00e8 anche importante perch\u00e9 segna l\u2019inizio di una storica corrispondenza tra Einstein e due grandi matematici italiani, Levi Civita e il suo maestro Ricci-Curbastro, i quali, circa 15 anni prima, avevano approntato un metodo matematico denominato Calcolo differenziale assoluto, oggi chiamato Calcolo tensoriale, destinato a costruire la struttura portante della teoria della gravitazione relativistica.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Agli inizi della Prima guerra mondiale, il cittadino svizzero Einstein aveva difeso pubblicamente per la prima volta la causa del pacifismo e, continu\u00f2 a farlo anche inseguito, suscitando reazioni ostili da parte degli sciovinisti tedeschi. Le distruzioni e gli sconvolgimenti della guerra influirono in minima parte sulla sua produzione scientifica anzi, in una certa misura furono gli anni pi\u00f9 creativi della sua vita: port\u00f2 a termine la teoria della relativit\u00e0 generale, calcol\u00f2 i valori esatti per la deflessione della luce, lo spostamento del perielio di Mercurio, condusse ricerche sulla cosmologia e sulle onde gravitazionali. Nel gennaio del 1916, mentre le pi\u00f9 grandi potenze capitalistiche occidentali si sbranavano tra di loro per la spartizione delle colonie, dei mercati, delle fonti energetiche e di materie prime mondiali, Einstein, scrivendo al suo caro amico Paul Ehrenfest, disse: \u00abImmagina la mia gioia a causa dell\u2019applicabilit\u00e0 della covarianza generale e per il fatto che le equazioni hanno indicato il moto esatto di Mercurio al perielio. Sono rimasto fuori di me e in estasi per giorni\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">In effetti i dati sperimentali fino ad allora conosciuti testimoniavano la rotazione del perielio (perielio \u00e8 il punto dell\u2019orbita pi\u00f9 vicino al sole) del pianeta Mercurio, ma ci\u00f2 rimaneva inspiegabile dal punto di vista della teoria newtoniana della gravitazione. Ma ora, dal nuovo punto di vista dello spazio-tempo curvo della relativit\u00e0, curvo per effetto della grande massa gravitazionale solare, tutto appariva ordinato e necessario, e necessaria appariva anche la deviazione dei raggi solari nel loro passaggio vicino al sole. Insomma, si cap\u00ec che masse e spazio-tempo erano tra loro interagenti e dialetticamente legati: le masse dicono alla geometria dello spazio-tempo come curvarsi, e lo spazio-tempo dice alle masse come muoversi (John Whecler).<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">La conferma sperimentale di tale deviazione dei raggi solari avvenne durante l\u2019eclissi totale del sole del 29 maggio 1919. Due spedizioni organizzate dalla Royal Astronomy Society: una a Sobrel, in Brasile e l\u2019altra all\u2019isola di Principe, di fronte alla Costa della Guinea, guidata dall\u2019astronomo Arthur Eddingoton dell\u2019universit\u00e0 di Cambridge. Il 6 novembre 1919 davanti ai membri della Royal Society e della Royal Astronimy Society in seduta congiunta, l\u2019asronomo Dyison disse: \u00abdopo un attento studio delle lastre, sono pronto a dichiarare che esse confermano la previsione di Einstein. Il risultato ottenuto \u00e8 ben preciso: la luce viene deflessa in accordo con la legge di gravitazione di Einstein\u00bb. Il giorno dopo il Times di Londra titolava: Rivoluzione nella scienza. Nuova teoria dell\u2019universo. La concezione newtoniana demolita. Il 9 novembre il New York Time dava la notizia in un articolo Storte le luci in cielo. Il 14 dicembre la rivista Berliner Illustrierte Zeitung riportava una fotografia di Einstein con la didascalia \u00abNuovo gigante della storia del mondo\u00bb. In Italia a dare la notizia fu il Corriere della Sera con un titolo che nulla aveva a che fare con la teoria della relativit\u00e0: La divinazione di uno scienziato. La luce proveniente dalle stelle e debolmente deviata dal campo gravitazionale solare, dimostrando l\u2019interazione tra campo gravitazionale e campo elettromagnetico, aveva affascinato il grande pubblico e, all\u2019improvviso, Einstein divenne famoso in tutto il mondo e le sue conferenze furono un evento storico.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">C\u2019erano per\u00f2 altri aspetti della personalit\u00e0 di Einstein che non suscitavano un altrettanto unanime entusiasmo: il suo impegno militante per la pace e le sue simpatie per il socialismo. Allo scoppio della Prima guerra mondiale prese pubblicamente posizione a favore del pacifismo, firmando il Manifesto agli europei nel quale si chiedeva la collaborazione tra gli studiosi delle nazioni in guerra nell\u2019interesse dell\u2019avvenire dell\u2019Europa e proponendo l\u2019istituzione di una Lega degli europei, mai per\u00f2 attuata. La rivoluzione del 9 novembre 1918 in Germania, che port\u00f2 all\u2019abbattimento della monarchia e alla ingloriosa fuga in Olanda del Kaiser Guglielmo II, apriva grandi speranze agli spiriti sinceramente democratici. Anche Einstein, da sempre critico feroce del militarismo prussiano, guardava con interesse e partecipazione alla nascita della Repubblica di Weimar portatrice di idee di uguaglianza sociale, di libert\u00e0 politica e di pensiero. Nei suoi appunti per le elezioni settimanali sulla relativit\u00e0, durante il corso invernale del 1918-\u201919 a Berlino, alla data 9 novembre c\u2019\u00e8 scritto \u00ablezione annullata a causa della rivoluzione\u00bb. Nel febbraio del 1920 a Berlino, un gruppo di studenti nazisti interruppe la sua lezione al grido: \u00abtaglieremo la gola a quello sporco ebreo\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Tuttavia, la rivoluzione di novembre si ferm\u00f2 alla sua fase democratica borghese. Con l\u2019assassinio di Karl Liebknechte e Rosa Luxemburg il 15 gennaio 1919, da parte dell\u2019ex macellaio Noske (dotato di molta forza fisica ma di poco cervello) su mandato del socialdemocratico di destra Erbert, la Repubblica, ormai in mano all\u2019apparato militare tedesco, un vero Stato nello Stato, sub\u00ec un lento ma inesorabile declino democratico fino al 1933, anno della presa del potere nazista. Il paese cadde preda delle forze razziste, antisemite e del nascente nazismo. Nello stesso anno venne organizzata in Germania una campagna antisemita, ben finanziata per diffamare Einstein e attaccare la sua teoria della relativit\u00e0, che venne definita ebraica e comunista e il 25 agosto, gli stessi organizzatori, non badando a spese, indissero una ben pubblicizzata riunione di massa contro la relativit\u00e0, nella sala della Filarmonica di Berlino.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il prof. Wilhelm Muller, del Politecnico di Aquisgrana, nel suo libro Il giudaismo e la scienza immagin\u00f2 che la relativit\u00e0 fosse un complotto mondiale ebraico per contaminare le scienze e, di conseguenza, distruggere la civilt\u00e0. Per il prof. Ludwig Bierberback, dell\u2019Universit\u00e0 di Berlino, Einstein era \u00abun ciarlatano straniero\u00bb. Il prof. Rudolph Tomaschek, direttore dell\u2019Istituto di fisica di Dresda disse: \u00abLa fisica moderna \u00e8 uno strumento del giudaismo mondiale per la distruzione della scienza nordica\u2026La vera fisica \u00e8 creazione dello spirito tedesco\u2026Infatti tutta la scienza europea \u00e8 frutto del pensiero ariano, o meglio tedesco\u00bb. Ma l\u2019attacco pi\u00f9 velenoso fu sferrato dal fisico Anton von Lenard dell\u2019Universit\u00e0 di Breslavia, premio Nobel 1905, durante il Congresso degli scienziati e medici tedeschi svoltosi a Bad Nauheim nel 1920 e presieduto da Max Planck. Lenard, durante il suo virulento attacco antisemita disse: \u00aball\u2019ebreo (Einstein, ndr.) manca fondamentalmente la capacit\u00e0 di capire la verit\u00e0\u2026essendo egli sotto questo punto di vista molto diverso dal ricercatore ariano, dotato dall\u2019attento e serio desiderio di cercare la verit\u00e0\u2026La fisica ebraica \u00e8 quindi un fantasma e un fenomeno di degenerazione della fondamentale fisica tedesca\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nonostante ci\u00f2, la fama di Einstein era alle stelle. Nel 1921 viene insignito del premio Nobel per il suo contributo alla fisica, specialmente per la scoperta della legge dell\u2019effetto fotoelettrico, lavoro questo che risale al 1905. Nella motivazione ufficiale, come si pu\u00f2 notare, la teoria della relativit\u00e0 non viene menzionata. Continuava ad essere considerata troppo controversa sia scientificamente, ma soprattutto politicamente. Nel 1921 Einstein tenne conferenze a Praga e a Vienna e il 2 aprile arriv\u00f2 a New York dove ebbe il benvenuto del sindaco e ricevuto alla Casa Bianca dal Presidente Harding. Ma anche qui si accesero polemiche: il Dearborn Indipendent, settimanale di propriet\u00e0 Henry Ford, deciso antisemita, pubblic\u00f2 in copertina un titolo inequivocabile: \u00abEinstein \u00e8 un plagiario\u00bb. In giugno rientr\u00f2 in Germania dove l\u2019atmosfera politica si era fatta molto pesante tanto che fece temere per la sua incolumit\u00e0.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nell\u2019ottobre del 1922 la famiglia Einstein part\u00ec per il Giappone su invito di un editore giapponese. Vi rimase sei settimane per un ciclo di conferenze, ovunque accolto con calore e grande simpatia. Fu ricevuto dall\u2019Imperatrice. Il viaggio fu un piacevole diversivo dopo la tensione di Berlino. Nella primavera del 1923 rientr\u00f2 in Europa e nello stesso anno contribu\u00ec a fondare l\u2019Associazione Amici della Nuova Russia e fu nominato, con i fisici Hendrik Lorentz e Marie Curie e con il filosofo Henry Bergson, membro del Comitato della Societ\u00e0 delle Nazioni Unite per la cooperazione intellettuale. Pacifismo e internazionalismo furono i due grandi ideali politici di Einstein.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Prima della partenza per il Giappone, nei giorni 22, 24 e 26 ottobre 1921, su invito del Prof. Federico Enriques, presso l\u2019Archiginnasio di Bologna, Einstein tenne tre conferenze affollatissime sulla relativit\u00e0. Nella prima conferenza Einstein parl\u00f2 in italiano (da giovane trascorse pi\u00f9 di sei mesi prima a Padova e poi a Pavia dove soggiorn\u00f2 felicemente, insieme alla sorella Maja, nella casa di campagna dell\u2019amica Ernestina Marangoni presso Casteggio), spieg\u00f2 come la teoria della relativit\u00e0 fosse sorta da problemi collegati direttamente o indirettamente dall\u2019esperienza quali la costante velocit\u00e0 della luce nel vuoto indipendentemente dal moto della sorgente luminosa e la critica del concetto di contemporaneit\u00e0 assunto come autoevidente.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nella seconda, affront\u00f2 i problemi connessi alla teoria della relativit\u00e0 generale e come ad essa fossero collegati i metodi forniti dalla geometria non euclidea, nonch\u00e9 l\u2019estensione dei risultati trovati nella teoria della relativit\u00e0 ristretta relativi ai sistemi di riferimento dotati di moto rettilineo uniforme, ai sistemi di riferimento accelerati, per giungere poi alla conoscenza della legge generale del campo gravitazionale.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nella terza, si sofferm\u00f2 su alcune conseguenze della teoria generale, suscettibili di verifiche sperimentali, esponendo poi, sulla base di tutti i risultati ottenuti, la concezione relativistica dell\u2019universo. Al termine della conferenza Einstein non manc\u00f2 di aggiungere che lo strumento matematico di cui si era servito derivava dai metodi matematici creati da Gauss, Riemann, Ricci e Levi-Civita, quest\u2019ultimo presente alla stessa conferenza.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Ma proprio l\u2019occasione delle conferenze di Einstein favor\u00ec, in Italia, una serie di reazioni sconcertanti sia in ambito scientifico che politico. Sulla Stampa e sul Resto del carlino, lo scrittore Adriano Tilgher, commentando le tre conferenze, cerc\u00f2 di interpretare la relativit\u00e0 in senso idealista. Nel suo libretto Relativisti contemporanei scrisse: \u00abvoglio dire che nel campo delle scienze fisico-matematiche la teoria della relativit\u00e0 corrisponde a quello che in filosofia \u00e8 il pragmatismo, in economia il capitalismo dei trusts\u2026in politica l\u2019imperialismo, in arte il titanismo, l\u2019energetismo\u00bb. Perfino Benito Mussolini scrisse un corsivo sul Popolo d\u2019Italia in cui associava la relativit\u00e0 al fascismo. Mentre lo scrittore Ardengo Soffici nella rivista Gerarchia descriveva Einstein come un ebreo a capo di una filosofia da cui ci si doveva guardare. <\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">D\u2019altra parte, come meravigliarsi se il Consiglio Nazionale delle Ricerche, allora presieduto dal fascista Giovanni Magrini, era del parere che: \u00ab\u2026purtroppo oggi scienziati italiani veramente superiori, ad eccezione di Marconi, non ve ne sono\u2026nei matematici, dei due meglio quotati, il migliore, il Levi-Civita \u00e8 un comunista ed uno squinternato, il Volterra \u00e8 stato fatto un grand\u2019uomo dalla massoneria internazionale, come l\u2019Einstein\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Vito Volterra (1860-1940), nato ad Ancona, fu uno dei pi\u00f9 grandi matematici del tempo, di livello internazionale, fondatore del CNR nel 1923 e suo primo presidente, vicepresidente dell\u2019International Research Council fondata a Bruxelles nel 1918, oppositore del regime fascista (fu tra gli accademici italiani, nel 1931, che rifiutarono di giurare fedelt\u00e0 al fascismo) e convinto sostenitore della relativit\u00e0 in quanto \u00abdal punto di vista matematico, ossia logico, la teoria della relativit\u00e0 \u00e8 perfetta, come \u00e8 perfetta la ordinaria teoria newtoniana\u00bb. Tuttavia, buona parte degli astronomi italiani \u2013 rappresentati dell\u2019astronomo teramano Vincenzo Cerulli, in quanto presidente della Societ\u00e0 Astronomica Italiana, ed Emilio Bianchi direttore dell\u2019osservatorio del Collegio Romano e Pio Emanuelli dell\u2019universit\u00e0 di Roma \u2013 espressero posizioni pregiudizialmente ostili alla relativit\u00e0. Addirittura, il Cerulli si abbandon\u00f2 a dichiarazioni ottuse liquidando in modo sbrigativo la relativit\u00e0 vista come \u00abuna crisi degenerativa\u00bb della fisica.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Chi, invece, colse gli aspetti pi\u00f9 significativi della nuova teoria, soprattutto quelli relativi alla struttura dell\u2019atomo e alla equivalenza fra massa e energia secondo la famosa equazione e=mc\u00b2, fu il ventenne Enrico Fermi. In un suo memorabile articolo giovanile dal titolo Le masse nella teoria della relativit\u00e0 scrive: \u00abLa grandiosa importanza concettuale della teoria della relativit\u00e0, come contributo ad una pi\u00f9 profonda comprensione dei rapporti tra spazio e tempo, e le vivaci e spesso appassionate discussioni in cui essa ha, in conseguenza, dato luogo anche fuori dagli ambienti strettamente scientifici, hanno forse un po\u2019 distolta l\u2019attenzione da un altro suo risultato che, per essere meno clamoroso e diciamolo pure, meno paradossale, ha tuttavia nella fisica conseguenze non meno degne di nota, ed il cui interesse \u00e8 verosimilmente destinato a crescere nel prossimo svilupparsi della scienza. Il risultato a cui accenniamo \u00e8 la scoperta della relazione che lega la massa di un corpo alla sua energia\u2026La relazione tra massa e energia invece ci porta senz\u2019altro a delle cifre grandiose. Ad esempio se si riuscisse a mettere in libert\u00e0 l\u2019energia contenuta in un grammo di materia si otterrebbe un\u2019energia maggiore di quella sviluppata in tre anni di lavoro ininterrotto da un motore di mille cavalli (inutili i commenti)\u2026Bastino questi brevi accenni a dimostrare come la teoria della relativit\u00e0, oltre a darci una interpretazione chiara delle relazioni tra spazio e tempo, sar\u00e0 in un prossimo avvenire, destinata ad essere la chiave di volta per la risoluzione del problema dalla struttura della materia, l\u2019ultimo pi\u00f9 arduo problema della fisica\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nel 1917 Einstein present\u00f2 una memoria all\u2019Accademia prussiana che segn\u00f2, ancora una volta, l\u2019inizio di un nuovo capitolo della fisica: la cosmologia relativistica. \u00abHo di nuovo combinato qualcosa, a proposito della teoria della gravitazione &#8211; Einstein disse al suo amico Ehrenfest -, che mi espone in una certa misura al pericolo di essere rinchiuso in un manicomio\u00bb. In effetti risolvendo le sue equazioni gravitazionali egli trov\u00f2 che l\u2019universo doveva essere finito, ipersferico e stabile in contrasto con le conoscenze astronomiche dell\u2019epoca. Per\u00f2, meno di due mesi dopo, l\u2019astronomo e matematico olandese Willen de Sitter scopr\u00ec una nuova soluzione diversa che dimostrava che le equazioni non conducevano ad un modello unico di universo e che, a differenza di quelle di Einstein, l\u2019universo di de Sitter era vuoto. Un progresso notevole fu fatto nel 1922 e nel 1924, quando un matematico sovietico Alexander Friedmann trov\u00f2 nuove soluzioni cosmologiche che attestavano la possibilit\u00e0 di universi non vuoti, taluni in espansione, altri in contrazioni e altri ancora nella fase transitoria tra l\u2019espansione e contrazione. Si apr\u00ec cos\u00ec, nel 1917, un nuovo capitolo sull\u2019origine e formazione dell\u2019universo basato sulla relativit\u00e0 generale e su un\u2019enorme quantit\u00e0 di dati osservativi forniti dai pi\u00f9 moderni radiotelescopi. <\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Lo studio, con la descrizione o la spiegazione di come si sia formato il cosmo (cosmogonia) affonda le radici nella scienza greca che mirava a descrivere la nascita dell\u2019universo sulla base dei dati e delle leggi disponibili in quel momento. L\u2019aspetto che accomuna tutte le cosmogonie mitologiche \u00e8 dato dalla personificazione delle forze della natura e la creazione dell\u2019ordine dal disordine o, in altre parole, la separazione degli opposti da un tutto indifferenziato. Quest\u2019ultimo concetto costituir\u00e0, con Anassimandro, il principio fondamentale della prima cosmogonia. Anassimandro (sesto secolo a.C.) fu il primo a postulare l\u2019esistenza simultanea di un numero infinito di eterni universi. La prima cosmogonia atomistica fu ideata da Leucippo (quinto secoli a.C.). Durante il periodo alessandrino Aristarco di Samo (terzo secolo a.C.) fu il primo ad adottare in modo integrale il punto di vista eliocentrico, precorrendo Copernico di diciotto secoli. Ma gli inizi dell\u2019astrofisica, nel senso moderno della parola, e della cosmologia, risalgono al primo secolo d.C., dopo la pubblicazione di un saggio dal titolo: La faccia della Luna di Plutarco. Saggio che ha la forma di un dialogo tra varie persone che appartengono a scuole filosofiche diverse che conoscono bene la storia pi\u00f9 remota della scienza greca. \u00c8 un affresco ricco, vivace e affascinante delle opinioni e degli argomenti scientifici correnti, a quel tempo, negli ambienti culturali di Atene e Roma: dalle misurazioni e dai calcoli astronomici di Aristarco, di Ipparco e di Posidonio, alla determinazione della circonferenza della Terra ad opera di Eratostene fino agli ultimi sviluppi delle conoscenze geometriche. Si tratt\u00f2 di un vero e proprio testo di astrofisica, poich\u00e9 l\u2019astrofisica applica i metodi e le conclusioni della fisica, e dove, tuttavia non mancano influssi mitologici. Negli ultimi capitoli del libro, ad esempio, mentre si discute la mitologia della Luna e la sua funzione di luogo di raccolta delle anime dei defunti, altre parti spiccano per la chiarezza e l\u2019acume del ragionamento scientifico quale si riscontra nel poema di Lucrezio e pi\u00f9 tardi nelle opere di Tolomeo. In Plutarco, inoltre, vi \u00e8 la chiara coscienza che la Luna \u00e8 un corpo della stessa specie della Terra: una teoria che rassomiglia molto alla teoria gravitazionale di Newton.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nel dicembre del 1924 l\u2019astronomo americano Edwin Hubble scopr\u00ec l\u2019esistenza di un oggetto extragalattico: la nebulosa di Andromeda e nel 1926 l\u2019espansione dell\u2019universo. Grazie ai lavori di Friedmann e a queste due storiche scoperte sperimentali di Hubble, Einstein torn\u00f2 sulle sue equazioni gravitazionali e nel 1931 pubblic\u00f2 un articolo in cui veniva esaminata la possibilit\u00e0 di un universo infinito.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nel 1932, allorch\u00e9 la Repubblica di Weimar stava per esalare l\u2019ultimo respiro, Einstein firm\u00f2 un appello ai partiti socialisti e comunisti tedeschi, esortandoli a far fronte comune per allontanare dalla Germania \u00abil terribile pericolo di diventare fascisti\u00bb. Quando nel gennaio del 1933 Hitler prese il potere mediante un colpo di stato, Einstein si trovava in California a Pasadena. Aveva lasciato definitivamente la Germania dal dicembre del 1932. Il 17 ottobre 1933 al suo arrivo a Princeton, presso l\u2019istituto for Advanced Study, gli fu consegnata una lettera del primo direttore Flexner nella quale si diceva: \u00abNon c\u2019\u00e8 alcun dubbio che in questo paese vi siano bande organizzate di irresponsabili nazisti. Ho consultato le autorit\u00e0 locali\u2026e il governo nazionale di Washington, e tutti mi hanno fatto presente\u2026che la vostra sicurezza in America dipender\u00e0 dal silenzio e dal fatto che vi asteniate dal partecipare a manifestazioni pubbliche\u2026Lei e sua moglie sarete assolutamente benvenuti a Princeton ma, alla lunga, la vostra incolumit\u00e0 dipender\u00e0 dalla vostra discrezione\u00bb. Dopo questo invito-ordine di stare lontano dalla vita politica, Einstein rest\u00f2 muto, tranne qualche eccezione fino al 1940, anno in cui gli fu concessa la cittadinanza americana. Nel frattempo, la nazificazione della societ\u00e0 tedesca fu spinta fino alle sue ultime conseguenze, fino alla distruzione totale della cultura tedesca. La storia fu talmente falsificata nei nuovi libri di testo e nelle lezioni degli insegnanti fino a diventare una cosa ridicola. Nell\u2019Universit\u00e0 di Berlino, dove avevano insegnato tanti illustri studiosi, il nuovo Rettore, membro dei reparti d\u2019assalto, istitu\u00ec 25 nuovi corsi di \u00abscienza razziale\u00bb. I migliori scienziati e professori si dimisero o furono licenziati e quelli che si piegarono farneticarono di \u00abfisica tedesca\u00bb di \u00abchimica tedesca\u00bb di \u00abmatematica tedesca\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il 2 agosto 1939 Einstein firm\u00f2 (con la collaborazione di un giovane fisico ungherese Leo Szilard) ed invi\u00f2 una lettera, rimasta famosa, al Presidente Roosevelt, nella quale si affermava che da \u00abAlcuni recenti lavori di E. Fermi e di L. Szilard che mi sono stati resi noti mediante manoscritto, mi inducono a prevedere che l\u2019elemento uranio possa essere tramutato in una nuova e importante fonte di energia nell\u2019immediato futuro\u2026Ritengo pertanto mio dovere sottoporre alla Sua attenzione quanto segue\u2026\u00e8 concepibile\u2026che bombe estremamente potenti di tipo nuovo possano\u2026essere costruite. Una simile bomba di questo tipo, trasportata da una nave o fatta esplodere in un porto, potrebbe benissimo distruggere l\u2019intero porto insieme a parte del territorio circostante\u2026\u00bb. Nel novembre 1944, dopo che gli americani si impadronirono a Strasburgo di tutta la documentazione relativa ai lavori tedeschi sulla fissione dell\u2019uranio, e dalla quale risultava che i tedeschi erano fuori strada dalla possibilit\u00e0 di fabbricare la bomba atomica, in quanto non possedevano una struttura industriale per la preparazione dell\u2019uranio 235, n\u00e9 di un reattore per la produzione del plutonio, sorse, tra la maggioranza degli scienziati l\u2019idea che la costruzione della bomba non sarebbe stata pi\u00f9 necessaria. <\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Tuttavia, il 6 agosto e il 9 agosto 1945, senza preavviso, furono fatte esplodere sulle popolazioni civili di Hiroshima e Nagasaki due bombe atomiche rispettivamente della potenza di 12500 e di 22500 tonnellate di tritolo. L\u2019esplosione incener\u00ec e distrusse all\u2019istante centinaia di migliaia di persone, di palazzi, di case, di ponti e di strade. Uno sterminio scientificamente studiato e voluto dal sistema militare-industriale-finanziario americano in opposizione al parere dei maggiori scienziati atomici i quali, si espressero in maniera netta, contro l\u2019uso della bomba sulle popolazioni civili, cos\u00ec come risulta dagli Atti della Sottocommissione scientifica facente parte della Interim Committee on Atomic Energy, istituita dal Presidente Truman il 9 maggio 1945. Alcuni anni dopo la guerra, Einstein dichiar\u00f2: \u00abSe avessi saputo che i tedeschi non sarebbero riusciti a fabbricare la bomba atomica, non avrei mosso neppure il dito mignolo\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nell\u2019ottobre del 1946 scrive una lettera aperta all\u2019Assemblea delle Nazioni Unite, sollecitando la formazione di un Governo mondiale. Lettera che apr\u00ec un grande dibattito internazionale al quale partecip\u00f2 un gruppo di accademici sovietici i quali, misero in evidenza l\u2019errore di una simile proposta soprattutto dopo la rottura della Grande Alleanza Antifascista. Nell\u2019aprile del 1954, nel clima di Caccia alle streghe instaurato dal paranoico senatore americano Joseph Mc Carty, Einstein stil\u00f2 una dichiarazione in difesa del fisico americano J. R. Oppenheimer accusato di essere comunista e di attivit\u00e0 antiamericane. L\u2019undici aprile del 1955, pochi giorni prima di morire, insieme al filosofo Bertrand Russell, firm\u00f2 un manifesto per la messa al bando delle armi termonucleari.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Ma Einstein non abbandon\u00f2 mai la fisica. Anche nella piccola e snob Princeton, dove la vita scorreva tranquilla e monotona tra concerti e gite in barca, trov\u00f2 il modo e il tempo di dedicarsi alla riflessione sui metodi e i principi della meccanica quantistica le cui basi furono poste fin dal 1905 della sua celebre memoria che gli valse il premio Nobel. Ma non abbandon\u00f2 mai neanche la filosofia che aveva coltivato fin dagli studi liceali, e che tanta parte ha avuto sia nella distruzione di inveterati pregiudizi, che nella costruzione di una nuova visione del mondo. Memorabili sono state le sue discussioni-confronti con Niels Bohr, in rapporto al principio di causalit\u00e0, sul dualismo onda-corpuscolo e sul principio di indeterminazione di Heisenberg.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Una lotta teorica tra due posizioni filosofiche opposte: quella idealistica di Bohr e quella realistica-materialistica di Einstein. Materialistica perch\u00e9 Einstein non ha mai avuto dubbi sull\u2019esistenza del mondo esterno indipendente dall\u2019osservatore o, se si vuole, sulla esistenza di una realt\u00e0 oggettiva indipendente dalle condizioni sperimentali; mentre Bohr si era sempre opposto al concetto di realt\u00e0 oggettiva. Per quanto Einstein fosse stato uno dei principali creatori della meccanica quantistica, tutt\u2019ora riconosciuta come una teoria ricca e feconda, tuttavia, i suoi concetti di probabilit\u00e0, il carattere statistico delle sue leggi e il principio di indeterminazione che escludeva il principio di causalit\u00e0, restavano per Einstsein concetti transitori se non oscuri. Gi\u00e0 nel 1927, in una conferenza tenuta a Berlino, disse: \u00abci\u00f2 che la natura esige da noi non \u00e8 una teoria quantistica o una teoria ondulatoria, ma piuttosto una sintesi di questi due punti di vista, che finora \u00e8 stata al di l\u00e0 delle possibilit\u00e0 mentali dei fisici\u00bb, e nel 1935, opponendosi al principio di complementariet\u00e0 di Bohr, fiss\u00f2 un canone epistemologico che mise in subbuglio il mondo dei fisici: \u00abSe, senza turbare in alcun modo un sistema, si pu\u00f2 prevedere con accuratezza (cio\u00e8 con probabilit\u00e0 uguale a 1) il valore di una grandezza fisica, allora esiste un elemento della realt\u00e0 fisica che corrisponde a tale grandezza\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Negli ultimi trent\u2019anni della sua vita (Einstein mor\u00ec il 18 aprile 1955) lavor\u00f2 intensamente, con determinazione giovanile, alla realizzazione della sua grande idea della Teoria unificata del campo rigorosamente causale, nel tentativo di unificare la teoria del campo gravitazionale dello spazio-tempo curvo con la teoria del campo elettromagnetico, convinto com\u2019era che la meccanica quantistica fosse una teoria incompleta e che occorresse quindi, indagare pi\u00f9 a fondo la realt\u00e0. Non ci riusc\u00ec, lasciando ai posteri questa grande problematica eredit\u00e0. <\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Agli inizi degli anni Cinquanta, in piena guerra fredda, Einstein fu quasi solo a sostenere queste posizioni filosofiche, come egli stesso ammise in una lettera al suo carissimo amico ingegnere Michele Besso: \u00abAgli occhi dei miei colleghi sono divenuto un eretico cocciuto\u2026Il successo momentaneo riesce, pi\u00f9 che le riflessioni sui principi, a convincere la maggior parte delle persone\u00bb. E al grande fisico Max Born scrisse: \u00abLe nostre aspettative scientifiche sono ormai agli antipodi. Tu credi in un Dio che gioca a dadi, e io in leggi perfette che regolano il mondo delle cose esistenti come oggetti reali, e che cerco ansiosamente di afferrare con metodo speculativo\u00bb. Ci\u00f2 spiega come mai egli abbia insistito, per decenni, nella polemica contro le interpretazioni filosofiche dominanti della meccanica quantistica, e come abbia colto molte occasioni per mettere in luce l\u2019esigenza di un rapporto positivo tra ricerca scientifica e concezioni filosofiche. <\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Al momento opportuno, per\u00f2, Einstein sapeva essere molto caustico. Una volta disse che \u00abBohr pensava con molta chiarezza, scriveva in modo oscuro e si considerava un profeta\u00bb, mentre in un\u2019altra occasione lo accus\u00f2 di essere un mistico. Respinse, costantemente, l\u2019opinione che gli epistemologi avessero il dovere di indicare alla scienza le strade da seguire o le norme cui obbedire, cos\u00ec come critic\u00f2 di quegli scienziati che si mostravano scettici o indifferenti di fronte ai quesiti generali che la ricerca scientifica suggeriva come produttrice di cultura. Il suo sarcasmo di fronte a posizioni idealistiche che sostengono il principio che essere significhi essere percepito, ce lo racconta il suo pi\u00f9 grande biografo e amico, il fisico Abraham Pais nel suo libro Einstein, La scienza e la vita: \u00abDeve essere stato attorno al 1950. Camminavamo, io e Einstein, lungo la strada che dall\u2019Istituto for Advanced Study conduceva alla sua abitazione, quando ad un tratto egli si ferm\u00f2. \u00abVeramente \u00e8 convinto \u2013 mi chiese \u2013 che la Luna esista solo se la si guardi?\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Teramo 18 aprile 2016<\/span><\/p>\n\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il genio la natura resta in eterna unione:Ci\u00f2 che l\u2019uno promette, l\u2019altra certamente mantiene. 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