{"id":4415,"date":"2026-01-03T10:18:59","date_gmt":"2026-01-03T09:18:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=4415"},"modified":"2026-01-03T10:19:02","modified_gmt":"2026-01-03T09:19:02","slug":"prima-di-tornare-in-palestina-la-palestina-deve-tornare-a-noi-di-milena-fiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=4415","title":{"rendered":"Prima di tornare in Palestina, la Palestina deve tornare a noi di Milena Fiore"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Riflessioni e immagini sulla Palestina a partire da una intervista della giornalista Zainab Ali a Marwan Abdelal, intellettuale marxista e gramsciano, militante palestinese, scrittore e artista visivo, ospite del Podcast\u00a0<em>Arbun<\/em>.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il dialogo si apre sulla domanda: dove si incontrano la letteratura e la politica? E dove si separano?<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Per Marwan Abdelal, e per tutta la grande tradizione della letteratura palestinese, la politica non \u00e8 l\u2019opposto del romanzo. Diventa tale solo quando soffoca l\u2019arte, la poesia, la struttura narrativa, cio\u00e8, impone una tesi invece di lasciare vivere una storia. Quando invece resta al suo posto, la politica pu\u00f2 diventare ritmo vitale dell\u2019opera, come il battito sotto la pelle di un corpo vivo. La politica \u00e8 un filo che attraversa la scrittura, ma non deve mai dominarla. Non deve mai diventare propaganda. \u00c8 presente, inevitabile, perch\u00e9 la vita stessa del popolo palestinese \u00e8 politica. Come scriveva Ghassan Kanafani: \u00abPerch\u00e9 non abbiamo bussato alle pareti del serbatoio?\u00bb<sup>1<\/sup>. Perch\u00e9 siamo morti in silenzio? Perch\u00e9 non abbiamo fatto rumore mentre ci stavano soffocando?<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">L\u2019identit\u00e0 palestinese \u00e8 una sfida esistenziale. Il nemico tenta costantemente di cancellarla. L\u2019occupazione non cerca solo di controllare un territorio. Tenta di cancellare la terra, la storia, la memoria, la coscienza del popolo palestinese. E se la Palestina deve rinascere, pu\u00f2 farlo solo fondandosi sulla memoria, la consapevolezza, l\u2019identit\u00e0. La sofferenza colpisce tutti, chi vive sotto occupazione soffre nella vita quotidiana, chi vive in esilio soffre nella perdita, nella nostalgia, nello sradicamento. Nei territori occupati parlare la propria lingua, lavorare la propria terra, cucinare, insegnare ai figli, camminare per strada, non sono gesti neutri. Sono atti politici di resistenza all\u2019annientamento.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Essere palestinese significa vivere con una valigia sempre pronta. Vivere senza certezza di casa, senza certezza di futuro, come se il mondo intero fosse un campo profughi. L\u2019esilio palestinese non \u00e8 scelto, \u00e8 un esilio forzato che incide nella coscienza collettiva. E la resistenza nasce dal bisogno primario di continuare a esistere. Non \u00e8 ideologia. Non \u00e8 retorica. \u00c8 biologia dell\u2019anima. Ogni tentativo di cancellazione finisce per rafforzare l\u2019identit\u00e0 palestinese. Pi\u00f9 si tenta di distruggerla, pi\u00f9 diventa chiara, solida, irriducibile.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">La patria non \u00e8 solo un luogo fisico. \u00c8 una coscienza, un\u2019identit\u00e0, una memoria viva. \u00abLa patria si avvicina quando ci avviciniamo a noi stessi\u00bb. Quando un popolo viene sradicato, la patria sopravvive nella lingua, nella memoria, nel modo di raccontare, nel riconoscersi come comunit\u00e0.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Oggi il mondo parla palestinese perch\u00e9 la Palestina \u00e8 diventata una questione morale universale. Non \u00e8 una frase retorica. Significa che la Palestina \u00e8 diventata una questione etica globale. Non \u00e8 pi\u00f9 solo un conflitto locale, \u00e8 una domanda che riguarda tutti: che valore ha la vita? che valore ha la giustizia? che valore ha la memoria?<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il villaggio di al-Ghabsiya continua a vivere nella memoria della madre di Marwan. Prima di morire chiese una sola cosa: un pugno di terra della sua terra. Perch\u00e9 quella terra contiene infanzia, lingua, famiglia, storia, identit\u00e0.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">La Palestina non \u00e8 uno Stato astratto. La Palestina \u00e8 lingua, accento, racconto. Prima della Nakba era la vita semplice dei villaggi. Poi la storia si \u00e8 spezzata con la distruzione, le uccisioni, l\u2019espulsione, l\u2019esilio. L\u2019esilio non \u00e8 soltanto una geografia. \u00c8 una condizione dell\u2019anima. Marwan racconta qualcosa di tanto profondamente crudele quanto semplice, racconta di quanto fossero vicini al confine: \u201cSei, sette ore a piedi. Eppure, non si poteva tornare\u201d. Venivano spinti da una zona all\u2019altra, fino al limite estremo. La patria era l\u00ec, visibile, ma separata da una violenza armata che impediva il ritorno: \u00abChi si gira, lo colpiamo\u00bb.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Cos\u00ec nasce la mappa dell\u2019esilio: Rmeish, Aanjar, Tripoli\u2026 fino ai campi pi\u00f9 lontani. \u00a0 \u00c8 una geografia della perdita. Ogni nome \u00e8 una tappa dello sradicamento, una ferita che si sposta. L\u2019esilio ne \u00e8 la traiettoria. Eppure, al-Ghabsiya \u00e8 ancora l\u00ec. Il villaggio non \u00e8 scomparso. La moschea \u00e8 l\u00ec, gli alberi sono l\u00ec, la terra \u00e8 l\u00ec. E la gente continua a tornare, anche senza poter restare. Lavora, rompe il digiuno, disegna il futuro. Le giovani generazioni che disegnano il villaggio del ritorno stanno rendendo visibile una patria che non \u00e8 permessa ma che esiste nella coscienza. Il paese aspetta la sua gente.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il campo profughi non \u00e8 una patria. \u00c8 chiusura, isolamento, ma anche custodia della memoria. \u00c8 una ferita che continua a vivere. Dopo la distruzione del campo di Nahr al-Bared, Marwan ha cominciato a dipingere i muri della propria casa, non per sostituire la patria &#8211; nulla la sostituisce &#8211; ma per creare uno spazio fuori da quel luogo. Un varco. Un respiro.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Prima di tornare in Palestina, dice, la Palestina deve tornare a noi. Il ritorno comincia nella vita quotidiana, nei gesti, nelle parole, nella memoria, nelle relazioni.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Se la Palestina scompare dalla nostra vita quotidiana, rester\u00e0 lontano anche il ritorno. I bambini e le bambine di Gaza riconoscono i luoghi tra le macerie, cantano, parlano, resistono. Il tempo si comprime. Sono storia, camminano nel presente. Non c\u2019\u00e8 infanzia separata dalla memoria collettiva. Resistere \u00e8 rientrare nel tempo del mondo. L\u2019occupazione tenta di congelare la vita, di espellere un popolo dal corso normale della storia. Resistere significa tornare ad appartenere al tempo umano, non vivere come scarto della storia.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Gerusalemme non \u00e8 cielo. Non \u00e8 un simbolo astratto. Non \u00e8 mito. \u00c8 vita quotidiana. \u00c8 case, strade, lavoro, scuola, pietre, persone. Ogni pietra si difende. Restare vivi \u00e8 resistenza.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00abUna volta ho scritto: i nostri sogni non bruceranno. L\u2019ho scritto guardando Gaza. Ma lo avevo gi\u00e0 scritto prima, quando la mia casa era andata in fiamme\u00bb. Il fuoco pu\u00f2 bruciare libri, fotografie, album. Pu\u00f2 bruciare oggetti portati dalla Palestina. Ma non pu\u00f2 bruciare i sogni. Non pu\u00f2 spegnere il senso, non pu\u00f2 cancellare la memoria profonda. La cosa pi\u00f9 preziosa che Marwan aveva della Palestina era il servizio da caff\u00e8 di suo nonno, gli strumenti con cui il caff\u00e8 veniva preparato nel\u00a0<em>diwan<\/em>,\u00a0la stanza dell\u2019ospitalit\u00e0. Non sa dove siano finiti. C\u2019erano anche le fotografie del nonno, giovane, a cavallo, ad al-Ghabsiya. Sono scomparse. Qualcuno, anni dopo, ha inviato loro della terra dalla Palestina. Da al-Ghabsiya. Le cose si perdono, ma la memoria condivisa resta.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Le grandi verit\u00e0, la giustizia, il ritorno, la liberazione, la dignit\u00e0, dice Marwan, rinascono come sogni. E i sogni, col tempo, diventano realt\u00e0. Diventano storia.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il romanzo \u00e8 pi\u00f9 libero della politica. Pu\u00f2 dire ci\u00f2 che la politica non pu\u00f2. Pu\u00f2 dire ci\u00f2 che \u00e8 umano, fragile, contraddittorio, profondo. Pu\u00f2 anticipare il reale. Ti avverte, ti prepara. A volte rileggi ci\u00f2 che hai scritto dieci anni prima e scopri che stai vivendo quelle righe. Per questo la memoria non deve essere corta, perch\u00e9 questo permette alla violenza di ripetersi, ma deve essere lunga, per tenere insieme generazioni e costruire continuit\u00e0 storica.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nel romanzo <em>Hassa Hareba<\/em>\u00a0Marwan ha scritto di questo, citando Viktor Frankl: nel campo di prigionia il canto di un uccello poteva diventare pi\u00f9 importante del dolore, perch\u00e9 restituiva senso all\u2019esistenza. Era resistenza interiore. Una ricercatrice italiana lo contatt\u00f2 per studiare il romanzo e gli chiese come conoscesse Frankl. Marwan non sapeva che fosse ebreo, n\u00e9 che fosse sopravvissuto a un campo di concentramento. Le loro storie si erano toccate senza saperlo nel punto della sofferenza e della dignit\u00e0.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Dopo il 7 ottobre, la letteratura \u00e8 diventata una finestra sul mondo. La narrazione israeliana si \u00e8 incrinata. Il mondo ora vede. Ma questa verit\u00e0 deve essere scritta, documentata, archiviata, perch\u00e9 senza archivi la verit\u00e0 torna a essere cancellabile.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">\u00c8 una guerra culturale. Cinema, arte, letteratura sono strumenti di resistenza, perch\u00e9 difendono la possibilit\u00e0 stessa di raccontare il mondo.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">In Europa oggi si leggono e si mettono in scena i testi di Ghassan Kanafani perch\u00e9 la sua scrittura parla di colonialismo, di violenza strutturale, di sradicamento, di propaganda, di disumanizzazione. Cose che il presente europeo sta di nuovo vivendo e vedendo. E la Nakba non \u00e8 un evento chiuso nel 1948, \u00e8 una ferita storica che non ha mai smesso di sanguinare.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Nei suoi romanzi Marwan racconta di identit\u00e0 fratturate, di sorveglianza, di promesse democratiche svuotate, di maschere che cadono. Oggi vediamo crollare diritti umani e democrazie davanti al genocidio. Questa \u00e8 anche una catastrofe culturale. Non basta eliminare le persone, bisogna eliminare il loro diritto a essere esistiti. Quando dicono \u00abnon esistono civili\u00bb, stanno preparando lo spazio morale per il genocidio.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Ghassan Kanafani resta vivo perch\u00e9 le sue domande restano vive. La letteratura non muore con l\u2019autore. Vive finch\u00e9 la domanda vive. Chi scrive senza raccontare la sofferenza del proprio popolo tradisce la propria cultura.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">La letteratura palestinese si muove con la storia del suo popolo. Prima della Nakba, una letteratura della vita quotidiana, dei villaggi, delle relazioni, poi la scrittura della perdita, dello sradicamento, della ferita, poi quella della resistenza e della costruzione della coscienza collettiva.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Ghassan Kanafani fu il primo a parlare di \u201cletteratura della resistenza\u201d: una scrittura che preparava il terreno alla nascita della rivoluzione palestinese. Con lui emerse una generazione intera: Mahmoud Darwish, Samih al-Qasim, Tawfiq Zayyad, Jabra Ibrahim Jabra. Voci che hanno restituito parola alla Palestina ferita e viva.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Kanafani incarna tre tempi storici: la Nakba, l\u2019esilio, la rinascita della lotta. Nel suo romanzo <em>Ritorno a Haifa<\/em>\u00a0anticip\u00f2 persino il progetto della \u201cnormalizzazione\u201d, il rischio che il ritorno diventasse una visita autorizzata dall\u2019occupante, non un diritto riconquistato. Ci furono stagioni di grande tristezza nella poesia palestinese. Non \u00e8 una colpa. La letteratura registra il dolore collettivo. Ma se la scrittura si ferma al lamento, pu\u00f2 trasformarsi in una gabbia emotiva e politica. Si pu\u00f2 restare prigionieri della sconfitta.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">L\u2019Accordo di Oslo ha prodotto il pi\u00f9 grave silenzio culturale, ha frammentato la narrazione palestinese. Non basta vincere la narrazione nel mondo, bisogna prima salvare la propria. Un popolo senza progetto culturale non pu\u00f2 sostenere una lunga resistenza. Oggi manca un\u2019istituzione culturale palestinese unitaria. Manca una visione condivisa. La prima fortezza da costruire \u00e8 la cultura. Senza cultura comune, la Palestina si dissolve in numeri e categorie amministrative: il \u201848, il \u201867, la Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme, la diaspora. La cultura tiene insieme il corpo della nazione.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">La letteratura delle carceri \u00e8 una delle forme pi\u00f9 alte della resistenza palestinese. Dalle carceri sono usciti romanzi, saggi, poesie, scritti su fogli nascosti, su frammenti di carta, portati fuori clandestinamente. Come gli antifascisti europei perseguitati dal nazifascismo, gli scrittori prigionieri hanno trasformato il carcere in una scuola e in un\u2019universit\u00e0. La conoscenza circola da prigioniero a prigioniero. Chi entra con il diploma, esce con una biblioteca. Questa \u00e8 una delle vittorie pi\u00f9 profonde, non sono riusciti a spezzare la mente.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Tra le voci della letteratura carceraria palestinese emergono nomi che ormai appartengono alla coscienza collettiva: Bassem Khandaqji, Walid Daqqa, Kamil Abu Hanish, Munther Khalaf, Nasser Abu Srour. Bassem scriveva i suoi romanzi foglio per foglio, facendoli uscire di nascosto dal carcere. Quando vinse il Booker, seppe della notizia perch\u00e9 le autorit\u00e0 israeliane lo punirono. Walid Daqqa ha scritto \u201cIl segreto dell\u2019olio\u201d, un libro dove parlano gli alberi, la terra, il vento, e la resistenza passa attraverso l\u2019infanzia. \u00c8 morto in prigione. Non ha mai potuto abbracciare sua figlia.<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">La resistenza non \u00e8 soltanto armata, \u00e8 culturale, morale, spirituale.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Perch\u00e9 non siamo arrivati alla liberazione? Perch\u00e9 non abbiamo combattuto con tutta la nostra forza.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il popolo palestinese possiede ancora una capacit\u00e0 immensa, <em>Sumud<\/em>. La resistenza di Gaza lo dimostra. La questione palestinese \u00e8 una questione di civilt\u00e0. Non \u00e8 solo una guerra per la terra, ma una guerra sul senso dell\u2019esistenza. Per il diritto stesso di un popolo a esistere come organismo umano, storico e culturale.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">La giovent\u00f9 palestinese, poverissima di mezzi che, nonostante tutto, continua a dire <em>\u201cnoi ci siamo\u201d<\/em>, continua a sorprendere il mondo. Rifiuta di essere cancellata: come diceva Kanafani, non accetta di essere ridotta a vittima muta.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Dai campi profughi del Libano ai villaggi della Cisgiordania, la resistenza non si \u00e8 mai spenta. Israele oggi vive una crisi esistenziale. Combatte per la propria sopravvivenza. Ma un progetto fondato sulla distruzione e l\u2019annientamento di un altro popolo non pu\u00f2 durare.<\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">Il popolo palestinese continuer\u00e0 ad esistere. Continuer\u00e0 a resistere. Continuer\u00e0 a creare. La Palestina vive finch\u00e9 c\u2019\u00e8 chi la racconta, chi la scrive, chi la sogna. Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 un bambino e una bambina che cantano tra le macerie, la Palestina \u00e8 viva.<\/span><br \/><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">______________________________<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 16px;\">1 &#8211;\u00a0Dal libro\u00a0<em>Uomini sotto il sole<\/em>\u00a0(1963). Nel libro, tre profughi palestinesi muoiono soffocati dentro una cisterna di un camion mentre tentano di attraversare il deserto per raggiungere il Kuwait in cerca di lavoro. Alla fine, l\u2019autista, sopravvissuto, urla disperato: \u00abPerch\u00e9 non avete bussato alle pareti del serbatoio?\u00bb<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflessioni e immagini sulla Palestina a partire da una intervista della giornalista Zainab Ali a Marwan Abdelal, intellettuale marxista e<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4417,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-4415","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4415","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4415"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4415\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4418,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4415\/revisions\/4418"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4417"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4415"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4415"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4415"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}