{"id":708,"date":"2017-12-10T15:57:37","date_gmt":"2017-12-10T14:57:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=708"},"modified":"2017-12-10T15:58:30","modified_gmt":"2017-12-10T14:58:30","slug":"antonio-labriola-di-piero-de-sanctis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=708","title":{"rendered":"ANTONIO LABRIOLA di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\"><em>Gramsci indicava nei <\/em>\u201cSaggi sul materialismo storico\u201d\u00a0<em>di Antonio Labriola l\u2019impostazione marxista che occorreva far prevalere per assicurare l\u2019egemonia culturale e il progresso del marxismo.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Ancora oggi, a 113 anni dalla sua morte, il pensiero e l\u2019azione del filosofo Antonio Labriola rimangono sconosciuti a molti studiosi, filosofi e giovani intellettuali. Il suo nome \u00e8 tutt\u2019ora totalmente ignorato ed espunto dai testi di Storia della filosofia: un esempio per tutti \u00e8 dato dallo storico della filosofia Eugenio Garin, che nella sua\u00a0 <em>Storia della filosofia italiana <\/em>(Ed.Einaudi1966, pag.1240) gli dedica il seguente unico periodo: \u00ab Il Labriola invece, dopo talune esperienze herbartiane, approfondiva il significato del marxismo.\u00bb. Eppure l\u2019irrompere sulla scena mondiale di grandi e popolose nazioni, di movimenti rivoluzionari\u00a0 \u00a0e di nuovi e complessi problemi, hanno imposto l\u2019esigenza di riprendere in esame lo studio delle concezioni storico-politiche sia di Gramsci che del Labriola, quest\u2019ultimo ritenuto, non solo da Gramsci, il primo marxista italiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Nato a Cassino il 2 luglio 1843, termin\u00f2 gli studi inferiori nell\u2019Abbazia di Montecassino per poi trasferirsi a Napoli, nello stesso anno dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, per frequentare l\u2019universit\u00e0 dove si leg\u00f2 di profonda amicizia con il filosofo Bertrando Spaventa, uno dei capi della cosiddetta <em>Destra storica<\/em> e della scuola hegeliana di Napoli. Nella casa dello Spaventa conobbe Benedetto Croce che divenne suo allievo e ammiratore. \u00a0I primi anni della sua formazione furono influenzati dagli scritti di Hegel, Spinoza, Herbart, dai quali ben presto si distacc\u00f2 conservando sempre una sua autonomia di pensiero e non si identific\u00f2 mai con questi pensatori. \u00ab E\u2019da studiare \u2013 dice Gramsci \u2013 come il Labriola, partendo da posizioni herbartiane e antihegeliane, sia passato al materialismo storico. \u00bb.\u00a0 A 23 anni scrisse il saggio sull\u2019<em>Origine e natura delle passioni secondo l\u2019Etica di Spinoza, <\/em>ed inizia lo studio di Feuerbach che durer\u00e0 fino al 1869, secondo l\u2019affermazione contenuta nella lettera a Engels del marzo 1894.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Tra il 1869-\u201970 porta a termine la memoria <em>La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele <\/em>premiata dalla Reggia Accademia di scienze morali e politiche di Napoli. Sono questi due studi fondamentali dietro i quali si intravede una preparazione seria e vasta, ed una conoscenza precisa delle fonti e del periodo storico relativo, nonch\u00e9 una nascente visione contro ogni <em>sistema<\/em> filosofico e una chiusura nei confronti di ogni schematismo teorico. Di qui il suo distacco dal <em>sistema <\/em>chiuso hegeliano e la predilezione per la dialettica come teoria del movimento e sviluppo delle cose inteso ancora in senso idealistico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Nel 1872, per gravi lutti familiari, \u00e8 costretto a rinunciare alla cattedra del Ginnasio Marco polo di Venezia. Vive di traduzioni, lavori letterari ed incarichi giornalistici. E\u2019 corrispondente della <em>Nazione <\/em>di Firenze, dove pubblica, in occasione delle elezioni amministrative a Napoli, le famose <em>Lettere napoletane <\/em>nelle quali, con grande acume, mette in evidenza i mali, le distorsioni e le insufficienze del nascente Stato italiano e del ceto politico moderato. E\u2019 l\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 pratica politica del Labriola che lo porter\u00e0, nel corso degli anni successivi, dalla destra storica, al radicalismo e poi al socialismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Le dieci corrispondenze inviate al giornale la <em>Nazione <\/em>nel 1872, che compongono le <em>Lettere napoletane <\/em>sono, dunque, un documento di grande importanza per comprendere il suo percorso formativo. Da esso emerge una notevole capacit\u00e0 di valutazione dei diversi aspetti di una realt\u00e0 complessa, come quella napoletana, e una spiccata sensibilit\u00e0 nell\u2019analisi di questioni politiche concrete. Questa esperienza segner\u00e0 anche l\u2019inizio del suo travagliato percorso di lotte politiche che, dall\u2019impegno civile, lo traghetter\u00e0 fino alla militanza nelle file del movimento operaio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">La crisi economica internazionale del 1873, definita la <em>Grande Depressione<\/em>,\u00a0 mise in chiara evidenza la scientificit\u00e0 di una delle tesi del <em>Capitale <\/em>di Marx, quella della inevitabilit\u00e0 delle crisi economiche periodiche del capitalismo; tesi sempre respinta e rifiutata dagli economisti liberisti. La tanto lodata libert\u00e0 d\u2019iniziativa privata e del libero-scambio si rivel\u00f2 nella pratica, secondo una felice espressione di un giornalista tedesco, F. Kumberger, \u00ab una libera volpe in un libero pollaio \u00bb. Crisi di sovrapproduzione di merci e prodotti industriali che, non trovando assorbimento nei mercati interni ed internazionali per il basso potere di acquisto delle masse popolari, fu all\u2019origine della caduta, nel 1876, della destra storica a cui il Labriola aveva inizialmente aderito. La delusione che seguir\u00e0 dopo l\u2019andata al potere della sinistra, con la <em>rivoluzione parlamentare <\/em>di Depretis e l\u2019inaugurazione della politica del <em>trasformismo\u00b9, <\/em>cio\u00e8 l\u2019assorbimento di importanti elementi intellettuali provenienti dalla destra a sostegno del governo in carica, porter\u00e0 il Labriola verso posizioni pi\u00f9 avanzate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Nel 1873 pubblica due opere di filosofia morale, <em>Della libert\u00e0 morale <\/em>e <em>Morale e religione <\/em>che, pur d\u2019ispirazione herbartiana, ne costituiscono un netto distacco dall\u2019astratta e intellettualistica teoria della meccanica psichica di Herbart, che ritiene possibile applicare esatti calcoli matematici, come accade ai rapporti di forze della meccanica, alle complicate rappresentazioni dell\u2019anima. Nel 1874 con Decreto Ministeriale del 28 gennaio, a soli 31anni, viene nominato professore straordinario di Filosofia Morale e Pedagogia nell\u2019Universit\u00e0 di Roma e nel 1876 comincia a dare lezioni di diritti e doveri agli operai romani. Pubblica a Roma il volume <em>Dell\u2019insegnamento della storia <\/em>dal quale emerge con forza non solo la sua preparazione umanistica, ma anche la sua concezione della storia, considerata superiore a tutte le altre discipline in quanto terreno di unificazione della cultura umana. Nel 1878 pubblica, sulla rivista <em>Archivio di statistica,\u00a0 <\/em>\u00a0il saggio <em>Del concetto della libert\u00e0, <\/em>anticipando un tema (sulla libert\u00e0) che verr\u00e0 elaborato compiutamente negli anni successivi quando affronter\u00e0 la questione dei nessi tra la struttura economica della societ\u00e0 e la sovrastruttura politico-culturale. Nell\u2019estate del 1879, per incarico ministeriale, compie un viaggio in Germania per studiarvi l\u2019ordinamento scolastico e simpatizza sempre pi\u00f9 con le idee socialiste.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Con Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1887 ottiene l\u2019incarico dell\u2019insegnamento di Filosofia della storia nell\u2019Universit\u00e0 di Roma. Il 28 febbraio legge la prelezione universitaria <em>I problemi della filosofia della storia <\/em>in cui sostiene la presenza dello Stato nell\u2019economia, che \u00abequilibrando le forze radicali e conservative, gradui intenzionalmente il progresso, e ne sia una consapevole e volontaria funzione \u00bb. Il 12 giugno parla all\u2019Universit\u00e0 di Roma contro i tentativi di conciliazione con la Chiesa. Sar\u00e0 questa una delle sue prime prese di posizione pubbliche non solo contro il crescente pericolo di ingerenza del clero nella vita politica italiana, ma anche per la libert\u00e0 della cultura contro l\u2019oscurantismo religioso. Grande fu il suo impegno per l\u2019edificazione di un monumento a Giordano Bruno in Campo dei Fiori, dove fu bruciato vivo dall\u2019Inquisizione nel 1600<sup>2<\/sup>. Il 26 settembre, al Congresso universitario di Milano, tiene una relazione sulla riforma degli studi filosofici in Italia, sostenendo la necessit\u00e0 di collegare lo studio della filosofia, oltre che con le discipline letterarie, anche con la tecnica e le scienze. Il 14 novembre scrive una lettera al deputato Alfredo Baccarini, dichiarandosi \u00ab teoricamente socialista \u00bb e sostenendo la necessit\u00e0 di un fronte comune tra radicali e socialisti. Il 22 gennaio del 1888, presso l\u2019Universit\u00e0 di Roma, tiene la conferenza dal titolo <em>Della scuola popolare <\/em>e, due mesi dopo, in occasione delle lotte popolari contro l\u2019esplosione della <em>bolla speculativa <\/em>dell\u2019edilizia, si schiera pubblicamente dalla parte degli operai disoccupati\u00b3. Il 16 dicembre dello stesso anno tiene un discorso agli operai delle acciaierie di Terni contro la politica del governo Crispi e a favore della costituzione di un fronte unitario in difesa della democrazia. Nel 1889, al Circolo operaio di studi sociali di Roma tiene la conferenza <em>Del Socialismo, <\/em>che costituisce e conclude, con la critica del radicalsocialismo francese<sup>5<\/sup>,<sup>\u00a0 <\/sup>la fase pi\u00f9 significativa del suo socialismo premarxista.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Il 1890 \u00e8 un anno di svolta per il Labriola, sia riguardo al suo impegno pratico-politico, che alla sua ricerca teorica di approfondimento del materialismo storico. E\u2019 l\u2019inizio della corrispondenza con Federico Engels e l\u2019incontro con Filippo Turati con il quale scrive un messaggio di saluto e di auguri, nell\u2019ottobre dello stesso anno, per il congresso della socialdemocrazia tedesca tenuto presso la citt\u00e0 di Halle<sup>4<\/sup>. Il partito della socialdemocrazia tedesca era per il Labriola un modello utile a cui <sup>\u00a0<\/sup>ispirarsi per la costruzione di un partito operaio in Italia e il messaggio di saluto costituiva per lui, oltre ad una manifestazione di internazionalismo, anche un impegno programmatico nella difficile opera di costruzione organica del movimento operaio italiano. Ma proprio sulla concezione del partito ha inizio una lunga polemica con Turati, il quale, come appare chiaramente da una lettera del\u00a0 Labriola ad Engels \u00a0del maggio 1892 afferma: \u00ab Turati \u00e8 un ottimo figliolo, onesto e disinteressato, ma di animo e temperamento esclusivamente italiano, anzi milanese. Conosce assai poco l\u2019 <em>Italia reale, <\/em>e il rimedio che propone \u00e8 peggio del male. E\u2019 la vecchia canzone bakuniniana del mettere insieme una combriccola di spostati della borghesia, di malcontenti per temperamento, e di pessimisti per invidia, per formare un partito socialista che vorrebbe poi dire una consorteria di politicanti \u00bb. E nel \u00a0settembre del 1892, in un\u2019altra lettera sempre indirizzata ad Engels, accusa Turati di desiderare fortemente un partito che abbracciasse tutto e contentasse tutti. Il riferimento che il Labriola fa dell\u2019anarchico russo Bakunin non \u00e8 casuale, poich\u00e9 il suo pensiero era riuscito ad influenzare il nascente movimento operaio diffondendo anche in Italia la perniciosa impostazione della lotta politica in termini cospirativi, che aveva gi\u00e0 dimostrato la sua sterilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Nel 1895, sulla rivista francese del Sorel <em>Le devenir Social, <\/em>pubblica il primo dei tre saggi <em>In memoria del Manifesto dei comunisti, <\/em>su cui Engels esprime subito un giudizio favorevole. Si tratta di un grande affresco che ripercorre criticamente tutte le tappe fondamentali che precedettero la nascita del Manifesto dei comunisti, a partire dal socialismo primitivo e utopistico fino al superamento di \u00a0tutte queste dottrine e \u00a0movimenti. \u00ab Il momento in cui si avvera cotesto passare \u2013 dice Labriola -, che \u00e8 un sorpassare intrinsecamente, gli \u00e8 quello appunto in cui il Manifesto apparisce \u00bb. La sua adesione al marxismo, nel momento in cui egli scrive questo primo saggio, \u00e8 totale e senza ripensamenti, sia per quanto riguarda i concetti di sovrastruttura, di struttura e di stretta unit\u00e0 dell\u2019una con l\u2019altra. Egli dice infatti: \u00ab La nuova teoria fu appunto l\u2019opera personale di Marx e di Engels; i quali trasferirono il concetto del divenire storico per processo di antitesi, dalla forma astratta, che la dialettica di Hegel aveva per sommi capi e negli aspetti generalissimi gi\u00e0 descritta, alla spiegazione concreta delle lotte di classe; e in quel movimento storico, che era parso passaggio di una in altra forma della sottostante anatomia sociale, ossia da una in altra forma della produzione sociale [\u2026]. E ci\u00f2 perch\u00e9 il proletariato non \u00e8 un accessorio, un amminicolo, una escrescenza, un male eliminabile di questa societ\u00e0 in cui viviamo; ma \u00e8 il sostrato, la sua condizione essenziale, il suo effetto inevitabile, e, alla sua volta, la causa che conserva e mantiene in essere la societ\u00e0 stessa: onde non pu\u00f2 emanciparsi, se non emancipando tutto e tutti, ossia rivoluzionando integralmente la forma della produzione \u00bb. Il concetto della lotta di classe come forza motrice della storia, tanto inviso ai suoi contemporanei, era ormai acquisito dal Labriola. Egli era a conoscenza dell\u2019importante dato di fatto che la miseria della classe operaia non era diminuita dal 1848 al 1864, sebbene questo periodo non avesse avuto l\u2019uguale per lo sviluppo dell\u2019industria e per l\u2019incremento del commercio<sup>7.<\/sup> La trama del ragionamento del Labriola si svolge, dunque, passo dopo passo, progressivamente, mettendo in luce la nuova concezione della storia \u2013 il materialismo storico \u2013 il quale non va ridotto a un formulario meccanico ( come cercano di fare\u00a0 i vari sociologi) che d\u00e0 l\u2019impressione di avere tutta la storia in tasca, n\u00e9 di considerare il momento economico come l\u2019<em>unico <\/em>momento determinante, poich\u00e9, altrimenti, il principio di Marx, che afferma essere\u00a0 la produzione e la riproduzione della vita reale \u00e8 nella storia in <em>ultima istanza <\/em>determinante, si trasformerebbe in una frase astratta e assurda. La situazione economica \u00e8 la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura, dalle forme politiche della lotta di classe alle forme giuridiche, dalle concezioni filosofiche alle visioni religiose, esercitano altres\u00ec la loro influenza sul corso delle lotte storiche. Nel tracciare il cammino del socialismo contemporaneo, il Labriola non poteva non affrontare la questione pi\u00f9 importante del momento: conquistare i contadini al socialismo, rimuovendo dalle loro teste l\u2019anticollettivismo. Egli dice, verso la fine del primo saggio:\u00ab La eliminazione, o l\u2019accaparramento della industria domestica per opera del capitale; l\u2019allargamento della industria agraria nella forma capitalistica; la sparizione della piccola propriet\u00e0, o la sua erosione mediante le ipoteche; il dileguarsi dei demanii comunali; l\u2019usura, le tasse e il militarismo; tutte coteste cose insieme cominciano ad operar miracoli anche in quei crani, presuntivi custodi della conservazione\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Nel 1896 pubblica il secondo saggio <em>Del materialismo storico, Delucidazione preliminare, <\/em>e il 14 novembre dello stesso anno pronuncia all\u2019Universit\u00e0 di Roma il discorso <em>L\u2019Universit\u00e0 e la libert\u00e0 della scienza.<\/em> In questo secondo saggio il Labriola ci da un quadro dettagliato e approfondito<em> sia <\/em>del clima culturale, politico e scientifico, al tempo della \u00a0pubblicazione del I volume del <em>Capitale <\/em>di Marx, avvenuta nel 1867, \u00a0che della lotta per l\u2019affermazione del materialismo storico, contro le varie contraffazioni e deformazioni. Dice Labriola:\u00ab All\u2019apparizione del primo volume del <em>Capitale <\/em>i professori e gli accademici, specie quei di Germania, n\u2019ebbero come un grave colpo sul capo. Era quello un tempo di languore per la scienza economica. La scuola storica non avea ancora prodotto in Germania i ponderosi e spesso utili lavori venuti in luce pi\u00f9 tardi. In Francia, in Italia, nella Germania stessa, menavano vita rachitica i derivati volgarissimi di quella economia <em>vulgaris, <\/em>che fra il 1840-\u201960 avea gi\u00e0 obliterata la coscienza critica dei grandi economisti classici\u00bb. E proprio parlando di economia politica ricorda le principali scoperte scientifiche di Marx: la <em>teoria del valore <\/em>come superamento della teoria economia classica di Ricardo; il concetto di <em>plusvalore <\/em>come lavoro fatto dall\u2019operaio ma non pagato dal capitalista; la <em>caduta tendenziale del saggio di profitto <\/em>come caratteristica intrinseca del modo di produzione capitalistico; l\u2019azione combinata e la sostanziale unit\u00e0 tra <em>produzione<\/em> e <em>circolazione<\/em> del capitale e la conseguente spartizione del <em>plusvalore<\/em> prodotto in <em>profitto, interesse<\/em> e <em>rendita<\/em>; la distinzione tra <em>valore della merce<\/em> e <em>prezzo di costo<sup>8<\/sup><\/em>, ( anche Benedetto Croce non aveva capito la differenza sostanziale tra questi due concetti ), ecc.. Il filo conduttore di tutte queste scoperte \u00e8 il procedimento dialettico \u00ab ed \u00e8 questo &#8211; dice Labriola \u2013 il punto scabroso, che mette in tristissima condizione tutti i lettori del <em>Capitale, <\/em>che nel leggerlo vi portino dentro gli abiti intellettuali degli empiristi, dei metafisici, e dei padri definitori di entit\u00e0 concepite <em>in Aeternum.<\/em>\u00bb. Gli anni compresi tra il 1870 e il 1880 \u2013 ricorda il Nostro \u2013 furono anni di dura lotta contro i <em>sopravvissuti<\/em> delle vecchie scuole e contro le varie deformazioni del socialismo scientifico. In quegli anni nacque, soprattutto in Francia, una specie di <em>neoutopismo <\/em>che \u00ab come frutto fuori di stagione, fu veramente insipido\u00bb. Sono anche gli anni in cui Marx ed Engels chiusero i conti con gli anarchici Proudhon e Bakunin, e i blanquisti che attendevano la liberazione dell\u2019umanit\u00e0 dalla schiavit\u00f9 salariata non dalla lotta di classe del proletariato, ma da congiure di una piccola minoranza di intellettuali. Anche il Labriola dovette combattere intensamente contro le deformazioni e le teorie revisionistiche del suo tempo, sostenute da una parte dai neoidealisti\u00a0 e Croce e Gentile e dal prof. viennese Max Adler che auspicava un ritorno a Kant e dall\u2019altra, dai cosiddetti <em>ortodossi <\/em>convinti che la filosofia della praxis potesse essere identificata col materialismo di stampo positivistico. \u00ab Il Labriola \u2013dice Gramsci \u2013 si distingue dagli uni e dagli altri per la sua affermazione che la filosofia della praxis \u00e8 una filosofia indipendente e originale che ha in se stessa gli elementi di un ulteriore sviluppo per diventare una interpretazione della storia filosofica generale\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Quando nel 1898 viene pubblicato il terzo saggio sul materialismo storico <em>Discorrendo di socialismo e di filosofia<\/em>, l\u2019Italia era in piena crisi istituzionale ed economica. Negli ultimi anni del secolo XIX i possedimenti europei in Africa coprivano oltre il 90% di tutto il territorio: la conquista dell\u2019Egitto, del Sudafrica e del Sudan da parte dell\u2019Inghilterra; l\u2019espansione coloniale francese nel Maghreb; quella Belga nel nell\u2019Africa centrale e quella pi\u00f9 ridotta tedesca; mentre l\u2019espansionismo italiano, arrivato con decenni di ritardo si concluse, in Etiopia, amaramente con la disfatta del 1 marzo 1896 di Adua e con le dimissioni del governo Crispi, dimostrando, ancora una volta l\u2019intrinseca debolezza del nostro capitalismo. Nel 1900 la spartizione imperialista dell\u2019Africa era un fatto compiuto. Le popolazioni africane che avevano difeso la propria terra e l\u2019indipendenza furono massacrati dai colonialisti, che ora avevano la pi\u00f9 ampia libert\u00e0 di saccheggiare le ricchezze naturali del paese, di sfruttare senza limiti i popoli e di arricchirsi in modo inaudito. Fallito il tentativo di prendere parte alla spartizione del bottino africano, l\u2019accumulazione dei capitali necessari per lo sviluppo industriale e bancario \u00a0non poteva non avvenire che a spese del popolo italiano. Le richieste di aumenti salariali e di contratti agrari meno opprimenti, la lotta per la riduzione dell\u2019orario di lavoro sono ritenute illegittime. Nelle campagne si era abbattuta una crisi agraria, dovuta alle misure protezionistiche del governo, che aveva fatto cadere i prezzi dei prodotti agricoli. Nel maggio del 1898, a Milano, in seguito ad una sciopero proclamato dai sindacati per solidariet\u00e0 con gli operai che in altre citt\u00e0 erano stati feriti e processati per aver richiesto la riduzione del prezzo del pane, scoppia una rivolta popolare repressa nel sangue dalla cavalleria dell\u2019esercito del generale Bava Beccaris su ordine del governo di Antonio Rudin\u00ec il quale \u00e8 costretto a dimettersi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Il terzo saggio, composto da un insieme di lettere del Labriola scritte contro la revisione del marxismo in polemica con Croce, Gentile, Sorel, Bernstein e Masaryk,\u00a0 costituisce soprattutto un approfondimento di tutti i temi gi\u00e0 trattati nei primi due saggi. Esso assume particolare valore poich\u00e9 appare nel momento in cui il materialismo storico \u00e8 sottoposto ad un violento attacco non solo da parte dei suoi avversari, ma anche dai principali esponenti della II Internazionale del livello di Bernstein e Kautsky. A questi ultimi si devono le deformazioni pi\u00f9 grossolane e pericolose del marxismo che, iniziate da Bernstein con la pubblicazione nel 1899 della sua opera maggiore <em>I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia <\/em>e da Kautsky con la pubblicazione dell\u2019opuscolo <em>La dittatura del proletariato <\/em>del 1918, si sono protratte fino ai nostri giorni, influenzando vasti settori di lavoratori e di classe operaia europea e mondiale. E\u2019 la cosiddetta <em>crisi del Marxismo <\/em>( espressione inventata dal poco noto prof. L. Msaryk dell\u2019Universit\u00e0 di Praga all\u2019inizio del 1898 e la cui linea di pensiero si riallaccia al positivista Comte, al positivista evoluzionistico Erberto Spencer, ecc.), nella quale al Labriola non sfugge il tentativo di discreditare scientificamente il marxismo, di far arretrare il giovane movimento socialista e di colpire la classe operaia in fermento. Nello scritto <em>a proposito del libro di Bernstein <\/em>scrive: \u00ab Vi sono, per la verit\u00e0, di quelli che ad ogni pi\u00e9 sospinto si mettono a discutere da capo la <em>teoria del valore, <\/em>la <em>dialettica, <\/em>il <em>materialismo storico, <\/em>la <em>lotta di classe,<\/em>l\u2019<em>ipotesi catastrofica,<\/em> <em>l\u2019avvenire del mondo <\/em>e la <em>societ\u00e0 futura.<\/em> Ma possiamo veramente lasciarci imporre tutti i giorni l\u2019obbligo di fare una revisione critica, ora per ora, di tutta l\u2019<em>enciclopedia?.<\/em>&#8230;[\u2026.]. Se l\u2019autore avesse enunciato direttamente la discussione dall\u2019azione pratica, e poi dall\u2019atteggiamento politico del partito, date le condizioni particolari della Germania, sul che noi tutti che non siamo tedeschi possiamo essere mali informati, egli avrebbe fatto un\u2019opera pi\u00f9 utile e pi\u00f9 utilizzabile,o almeno pi\u00f9 facile da discutere. Ma egli ha scritto tutta una professione di fede, <em>ab imis fundamentis<\/em> (dalle radici pi\u00f9 profonde), e mette cos\u00ec coloro che vogliono combatterlo nella necessit\u00e0 di scrivere un intero libro, il che \u00e8 affare di lunga lena.\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Significative ed esplicite, dettate dalle condizioni politiche del momento, sono le parole scritte in una lettera indirizzata al Croce: \u00ab Il socialismo subisce ora un arresto. Ci\u00f2 non fa che confermare il materialismo storico. Il mondo economico-politico si \u00e8 complicato. Quel cretino di Bernstein pu\u00f2 immaginarsi di aver fatto la parte di Giosu\u00e8. Quel buon uomo di Kautsky pu\u00f2 illudersi di far la parte di custode dell\u2019arca santa. Quell\u2019intrigante di Merlino pu\u00f2 dare a credere di aver servito la causa del \u00a0socialismo facendo quella della polizia. Quel Sorel pu\u00f2 credere d\u2019aver corretto quello che non ha mai imparato\u2026Ma ditemi un poco in che consiste la novit\u00e0 reale del mondo che ha reso agli occhi di molti evidenti le imperfezioni del marxismo? Qui sta il busillis.\u00bb<sup>9<\/sup>. Il Labriola chiude questa questione della <em>crisi <\/em>con le seguenti lapidarie parole: \u00ab La <em>crisi del marxismo <\/em>non \u00e8 che il sintomo di un fatto semplice e anche comprensibile: taluni se ne vanno e altri si accasciano per via. Auguriamo ai primi buon viaggio e diamo agli altri un buon \u201ccordiale\u201d. Quanto a coloro che si servono di questa espressione come una frase ad effetto, come di un pretesto o di un mezzo comodo per delle <em>insinuazioni<\/em>, &#8211; noi possiamo contentarci di riderne.\u00bb. Ma tornando agli approfondimenti della teoria marxista relativi al terzo saggio, occorre sottolineare alcuni importanti passaggi, profetici sotto certi aspetti, che dimostrano come Labriola avesse, tale teoria, ormai fatta propria. La filosofia della praxis, dice, \u00e8 il <em>midollo<\/em> del materialismo storico: \u00ab Il materialismo storico si allargher\u00e0, si diffonder\u00e0, si specificher\u00e0, avr\u00e0 esso stesso una storia. Forse da paese a paese avr\u00e0 modalit\u00e0 e colorito diverso. E ci\u00f2 non sar\u00e0 un gran male; purch\u00e9 rimanga in fondo il nocciolo, che n\u2019\u00e8, come a dire tutta la <em>filosofia<\/em>. Per esempio, dei postulati come questi: &#8211; nel processo della <em>praxis <\/em>\u00e8 la natura, ossia l\u2019evoluzione storica dell\u2019uomo:- e dicendo <em>praxis, <\/em>sotto questo aspetto di totalit\u00e0, s\u2019intende di eliminare la volgare opposizione tra pratica e teoria :-perch\u00e9 in altri termini, la societ\u00e0 \u00e8 la storia del lavoro, e come, da una parte, nel lavoro cos\u00ec integralmente inteso \u00e8 implicito lo sviluppo rispettivamente proporzionato e proporzionale alle attitudini mentali e alle attitudini operative, cos\u00ec, da un\u2019altra parte, nel concetto di storia del lavoro \u00e8 implicita la forma sempre sociale stesso, e il variare di tale forma:- l\u2019uomo storico \u00e8 sempre l\u2019uomo sociale<em>, <\/em>e il presunto uomo presociale, o supersociale, \u00e8 un parto della fantasia:-e cos\u00ec via.\u00bb<sup>10<\/sup>. Un altro tema che il nostro affronta e sul quale torna pi\u00f9 volte, nel corso del terzo saggio, \u00e8 il carattere unitario del materialismo storico, cio\u00e8 esso va inteso come unit\u00e0 dialettica di economia, politica e teoria, di cui ne \u00e8 un esempio geniale il <em>Capitale<\/em> :\u00abChi consideri il materialismo storico nel suo insieme, pu\u00f2 trovarvi argomento a tre ordini di studii. Il primo risponde al bisogno pratico, proprio ai partiti socialistici, di andare acquistando una adeguata conoscenza della specificata condizione del proletariato in ogni paese, e di commisurare, congruamente alle cause, alle promesse ed ai pericoli della complicazione politica, l\u2019azione del socialismo. Il secondo menare, e mener\u00e0 di certo, a rinnovare gl\u2019indirizzi della storiografia, in quanto abiliti a ricondurre l\u2019arte sul terreno delle lotte di classe e della combinatoria sociale, che da quella risulta, data la relativa struttura economica, che ogni storico deve d\u2019ora innanzi conoscere ed intendere. Il terzo consiste nella trattazione dei principi direttivi, a comprendere e svolgere i quali occorre di necessit\u00e0 la generale orientazione da voi invocata.\u00bb.<sup>11<\/sup><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 10pt;\">Nel 1900-\u2018901 nel corso universitario della <em>filosofia della storia <\/em>tratta della situazione mondiale tra \u2018800 e \u2018900: argomento che avrebbe dovuto costituire il tema del quarto saggio sulla concezione materialistica della storia <em>Da un secolo all\u2019altro <\/em>rimasto incompiuto. E\u2019 l\u2019ultimo anno che svolge oralmente le sue lezioni, a causa del progressivo aggravamento di un cancro alla gola. Muore a Roma il mattino del 2 febbraio 1904 all\u2019 et\u00e0 di 61 anni. Con la sua scomparsa scompare anche il suo pensiero, e per circa quarant\u2019anni di Antonio Labriola, in Europa, non si \u00e8 pi\u00f9 parlato. In Italia dominava il fascismo e in Germania il nazismo e, nel campo della cultura e degli studi dominava l\u2019idealismo. Erano gli anni in cui si davano alle fiamme soprattutto i testi dei classici del socialismo, una sorta di rito medievale per allontanare lo spettro del comunismo. Il Labriola \u00e8 stato il primo marxista italiano ad avvertire la necessit\u00e0 di una cultura superiore e, come ci ricorda Gramsci, di sentire \u00abla necessit\u00e0 di elaborare le concezioni pi\u00f9 generali e le armi pi\u00f9 raffinate e decisive.\u00bb<sup>12<\/sup>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_____________<br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">Note<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">1)Nel suo celebre discorso di Stradella dell\u20198 ottobre 1882 Agostino Depretis disse : \u00ab se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se qualcheduno vuole trasformarsi e diventare progressista come posso io respingerlo?.\u00bb. Oggi il termine ha assunto una connotazione peggiorativa, indicando fenomeni di corruzione parlamentare di compra-vendita\u00a0 di deputati e senatori, confusione programmatica, intreccio mafioso-piduista di interessi pubblici e privati, pressioni corporative, affarismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">2)Labriola aveva partecipato attivamente in quei giorni alla agitazioni anticlericali per la questione del monumento a Giordano Bruno, e fin d\u2019allora aveva avuto l\u2019impressione- come testimonia la lettera a Ghisleri del 23 maggio 1888 \u2013 di non trovarsi in buona compagnia. I motivi di questo disagio gli diverranno sempre pi\u00f9 chiari, come risulta dalla sua prima lettera ad Engels del 3 aprile 1890: \u00ab Liberali e radicali sono pieni di coraggio contro preti inermi e contro deboli monarchi costituzionali; trovano tanto gusto a sognare di Giordano Bruno nelle logge massoniche: solo che per loro la propriet\u00e0 \u00e8 sacra; i ministri borghesi, le banche e il militarismo sono per loro inviolabili\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">3)Lo scandalo della Banca Romana, denunciato dal deputato Napoleone Colajanni, permise di avviare un\u2019inchiesta, presentata in Parlamento nel novembre 1893, che fece luce sulle responsabilit\u00e0 del governo Crispi,\u00a0 del governatore della Banca Romana e di numerosi esponenti politici. Il ruolo della banca era diventato quello di finanziare, senza le dovute garanzie, la gigantesca speculazione edilizia che si era abbattuta su Roma, provocando fallimenti a catena, suicidi di imprenditori e una generale crisi economica. Una successiva indagine mise in luce una grande illecita sottrazione\u00a0 di fondi pubblici per finanziamenti occulti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">4)nel messaggio tra l\u2019altro si legge: \u00abIl proletariato militante proceder\u00e0 sicuro sulla via che mena diritto alla socializzazione dei mezzi di produzione ed all\u2019abolizione del presente sistema di salariato, fidando solo nei suoi propri mezzi e nelle sue proprie forze, e ferma in questa convinzione, ch\u00e9 non gli \u00e8 dato speranza di progresso intellettuale e morale, n\u00e9 di garanzie di libert\u00e0 e di costituzione democratica, se non \u00e8 prima cambiato nei fondamenti l\u2019assetto economico della convivenza sociale.\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">5)il radicalismo francese \u00e8 \u00ab il pi\u00f9 gran laboratorio di tutte le illusioni, il gran museo di tutti i disinganni politici e sociali del secolo!\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">6)ad Aigues-Mortes, una localit\u00e0 francese, gruppi di operai italiani immigrati, che avevano accettato di lavorare a salari pi\u00f9 bassi di quelli richiesti dai lavoratori francesi, erano stati aggrediti e massacrati da questi ultimi. Seguirono, in Italia, manifestazioni di acceso nazionalismo, che furono apertamente incoraggiate dal governo Crispi. Nella seconda met\u00e0 del 1893 si diffuse in Sicilia un\u2019organizzazione \u2013denominata Fasci siciliani &#8211; costituita di contadini, braccianti e operai delle campagne che, guidata da note personalit\u00e0 di orientamento socialista, chiedeva la formazione di collettivit\u00e0 agricole e industriali mediante i terreni incolti dei privati, i beni dello Stato, i terreni tolti alla Chiesa e l\u2019espropriazione dei latifondi con un indennizzo al massimo del 3% del valore dei terreni.. A Castelvetrano la repressione del governo Crispi fu brutale. Essa \u00e8 passata alla storia come uno dei primi <em>eccidi proletari <\/em>nella storia del Mezzogiorno dopo l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">7)basandosi su questo dato di fatto Marx, nell\u2019 <em>Indirizzo inaugurale <\/em>dell\u2019Associazione Internazionale dei Lavoratori, a Londra nel 1864, \u00a0scrisse: \u00abDappertutto la grande massa delle classi lavoratrici \u00e8 caduta pi\u00f9 in basso, almeno nella stessa misura in cui le classi che stanno sopra di esse sono salite nella scala sociale. In tutti i paesi d\u2019Europa \u00e8 ora diventata verit\u00e0 dimostrabile a ogni intelletto libero da pregiudizi, che viene contestata solo da coloro che hanno interesse a rinchiudere gli altri in una felicit\u00e0 illusoria, che nessun perfezionamento delle macchine, nessuna applicazione della scienza alla produzione, nessun progresso dei mezzi di comunicazione, nessuna nuova colonia, nessuna emigrazione, nessuna apertura di nuovi mercati, nessun libero scambio, n\u00e9 tutte queste cose prese\u00a0 insieme elimineranno la miseria delle masse lavoratrici; che, anzi, sulla falsa base presente, ogni nuovo sviluppo delle forze produttive del lavoro inevitabilmente deve tendere a rendere pi\u00f9 profondi i contrasti sociali, e pi\u00f9 acuti gli antagonismi sociali.\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">8)nel <em>valore della merce <\/em>\u00e8 incluso il plusvalore, nel <em>prezzo di costo<\/em> viene escluso il plusvalore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">9)<em>Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904, <\/em>Napoli1975, p.337.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">10)<em>Saggi sul Materialismo storico. <\/em>Editori Riuniti 1964, pag.196.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">11)<em>Saggi sul Materialismo storico,<\/em> Editori Riuniti 1964,pag,217.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 8pt;\">12)<em>Quaderni del carcere,<\/em>edizione critica di V Gerratana,quaderno 3, pag.309,Ed. Einaudi,2007.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gramsci indicava nei \u201cSaggi sul materialismo storico\u201d\u00a0di Antonio Labriola l\u2019impostazione marxista che occorreva far prevalere per assicurare l\u2019egemonia culturale e<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":709,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-708","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/708","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=708"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/708\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":712,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/708\/revisions\/712"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/709"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=708"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=708"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=708"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}