{"id":893,"date":"2018-11-08T15:48:56","date_gmt":"2018-11-08T14:48:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=893"},"modified":"2018-11-08T15:48:56","modified_gmt":"2018-11-08T14:48:56","slug":"vito-volterra-un-grande-matematico-antifascista-di-piero-de-sanctis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=893","title":{"rendered":"VITO VOLTERRA, Un grande matematico antifascista di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>Muoiono gli imperi, ma i teoremi di Euclide<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>conservano eterna giovinezza.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Il 20 settembre 2018, alle ore 15, nel cortile del palazzo della Sapienza di Pisa, si sono riuniti i rettori delle Universit\u00e0 italiane per una <em>Cerimonia del ricordo e delle scuse, <\/em>manifestazione voluta e organizzata dai tre atenei pisani: l\u2019Universit\u00e0, la Normale e la Scuola Sant\u2019Anna, come solenne riconoscimento morale, dopo ottant\u2019anni, ai docenti e studenti scacciati da tutte le scuole di ogni ordine e grado e dalle Universit\u00e0 perch\u00e9 ebrei e nella pi\u00f9 totale indifferenza dei colleghi e del mondo culturale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">La scelta della citt\u00e0 di Pisa non \u00e8 stata casuale, perch\u00e9 \u00e8 proprio a Pisa, nella residenza di San Rossore, che il Re Vittorio Emanuele III firm\u00f2, il 5 settembre 1938, convintamente le infami leggi razziali, cos\u00ec da allineare l\u2019Italia alla Germania nazista di Hitler. Furono espulsi 448 docenti universitari, 727 insegnanti e funzionari delle Accademie, migliaia di professori e maestri di scuola, circa 6000 alunni delle scuole medie, circa 1000 studenti universitari.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">\u00abTroppo facile chiedere scusa oggi, a distanza di tanto tempo\u00bb, ha osservato nella sua relazione il Rettore Paolo Mancarella dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa, eppure, ha aggiunto, \u00abera necessario farlo visto che, incredibilmente, dalla Liberazione in poi non c\u2019era mai stata una pubblica manifestazione di autocritica delle istituzioni italiane\u00bb. La presidentessa delle Comunit\u00e0 ebraiche italiane, Noemi Di Segni, prendendo la parola dopo il Rettore, ha detto che l\u2019Italia ha preteso di \u00abuscire dalla vergogna senza il minimo rossore\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Nel 1931 il regime fascista impose ai 1250 professori universitari un giuramento di fedelt\u00e0. Soltanto 12 &#8211; Ernesto Bonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vita, Fabio Luzzatto, Piero Martinelli, Bartolo Negrisoli, Francesco Ruffini, Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra &#8211; si rifiutarono di firmare. Vito Volterra fu uno di questi, come dimostra il contenuto della sua lettera del novembre 1931.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>Sono note le mie idee politiche per quanto esse risultino esclusivamente\u00a0\u00a0 <\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>dalla mia condotta nell\u2019ambito parlamentare la quale \u00e8 tuttavia <\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>insindacabile in forza dell\u2019art. 51 dello statuto fondamentale del<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>Regno. La S.V. comprender\u00e0 quindi come io non possa in coscienza<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>aderire all\u2019invito da Lei rivoltomi con lettera 18 corrente relativa al<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><em>giuramento dei professori.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Nel 1934 si ripet\u00e9 la stessa storia anche per le Accademie. Volterra fu uno dei 10 accademici che non giurarono. Una scelta di vita irreversibile, difficile e dolorosa, fatta con estrema determinazione, che gli caus\u00f2 la cacciata dall\u2019Accademia dei Lincei di cui era membro fin dal 1887 e Presidente dal 1923 al 1926. A questa privazione si aggiunse la sorveglianza speciale da parte della polizia, ma non per questo diminu\u00ec il suo prestigio in Italia e all\u2019estero. Volterra continu\u00f2 a essere punto di riferimento per matematici e fisici italiani ed europei.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Del resto, questa netta opposizione al fascismo non fu improvvisa, n\u00e9 dettata da una reazione istintiva. Fin dal 1922, infatti, non aveva nascosto una irriducibile diffidenza al fascismo tanto da schierarsi in Senato, da quel momento in poi, contro ogni atto di Mussolini e del suo governo. Nel 1934, nel Senato, dopo l\u2019assassinio del socialista Giacomo Matteotti e il successivo voto di fiducia al governo Mussolini, Volterra fu uno dei 20 senatori che si opposero. Fu uno dei principali firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti apparso il 1 maggio 1925, redatto da Benedetto Croce in risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile, anche se, verso Croce, alcuni anni prima, aveva manifestato scarsa simpatia.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">La posizione del Croce verso la conoscenza scientifica e, in particolare, verso la matematica, alla quale negava ogni valore conoscitivo in quanto non rientrava nella bicromia del suo schemino ideologico formato dalle categorie teoretiche dell\u2019Estetica e della Logica, era ben nota a Volterra fin dal 1902. E\u2019, infatti, del giugno 1902 una lettera, indirizzata al giovane Giovanni Vailati &#8211; uno dei pi\u00f9 acuti pensatori del periodo -, nella quale il Croce espone chiaramente il suo pensiero: \u00ab\u2026grazie della recensione del discorso del Volterra. Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019applicazione della matematica valga a risolvere o semplificare questioni intricate di indole \u201cpratica\u201d. Sull\u2019indole delle scienze filosofiche non pu\u00f2 avere alcuna influenza, e se l\u2019ha, sar\u00e0 cattiva, ossia tender\u00e0 a snaturarle, celando ci\u00f2 che \u00e8 proprio e peculiare di quella scienza. La matematica numerer\u00e0 e misurer\u00e0 gli oggetti, ma il fatto economico \u00e8 scelta e volont\u00e0, ossia non \u00e8 nulla di riducibile alla considerazione matematica \u00bb. Si tratta, dunque, di una concezione delle scienze matematiche e naturali come forma di sapere costitutivamente e irrimediabilmente particolare, esterno per definizione, al campo della riflessione filosofica. Questa concezione di netta separazione tra scienza e filosofia, sar\u00e0 applicata, in seguito, dal Gentile, alla riforma dell\u2019istruzione della scuola media superiore e dell\u2019universit\u00e0 secondo una visione classista, in cui si privilegiava l\u2019aspetto classico-letterario, a scapito della conoscenza scientifica ritenuta utile solo come attivit\u00e0 pratica. E qui, il Croce, oltre a manifestare tutta la sua ignoranza in fatto di scienze, dimostra di non aver capito una delle conquiste pi\u00f9 importanti di Marx: l\u2019importanza dell\u2019attivit\u00e0 pratica rivoluzionaria.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Vito Volterra nasce ad Ancona nel 1860 da famiglia povera. Perse il padre quando aveva due anni e, in ragione di ci\u00f2, la madre si trasfer\u00ec a Firenze dove Vito si diplom\u00f2 all\u2019Istituto Tecnico con ottimi voti. Nel 1882 si laure\u00f2 a Pisa, presso la Normale. L\u2019anno successivo vinse il concorso per la cattedra di Meccanica razionale e, a soli 23 anni, divenne docente nella stessa Universit\u00e0. Pass\u00f2 poi all\u2019Universit\u00e0 di Torino nel 1892 e, nel 1900, vinse la cattedra di fisica matematica all\u2019Universit\u00e0 di Roma dove rimase definitivamente.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Ancora studente alla Normale pubblic\u00f2 due articoli dedicati ai rapporti tra le due operazioni di derivazione e integrazione, intuendo che si tratta di due operazioni una inversa dell\u2019altra. A soli trent\u2019anni \u00e8 gi\u00e0 riconosciuto non solo uno dei fondatori dell\u2019Analisi Funzionale, ma uno dei pi\u00f9 geniali conoscitore delle equazioni integrali che ancora portano il suo nome e alle quali apporta significativi contributi determinandone le soluzioni.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Ma Vito Volterra non \u00e8 stato soltanto uno dei pi\u00f9 grandi matematici del suo tempo, noto e stimato in tutta l\u2019Europa, ma anche un importante divulgatore e organizzatore culturale. Gli anni 1906-1907 sono per l\u2019Italia e l\u2019Europa, anni di grande fermento e di rinnovamento culturale. Sull\u2019onda delle nuove scoperte scientifiche (la quantistica del 1900 e la relativit\u00e0 speciale del 1905), e sull\u2019impetuoso sviluppo della civilt\u00e0 delle macchine, si riaccendono le polemiche e i contrasti tra scienza e filosofia. Due fronti opposti: il primo guidato da due eminenti fisici e matematici, come Federico Enriques e Vito Volterra e il secondo guidato dai filosofi neoidealisti Benedetto Croce e Giovanni Gentile.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">L\u2019idea centrale del programma di rinnovamento di Volterra era quella di lottare per affermare un punto di vista pi\u00f9 alto e superiore in relazione a un complesso di trasformazioni interne al campo scientifico, dacch\u00e9 quello positivistico non era pi\u00f9 sostenibile. Del resto la fondazione della Rivista di scienza, in seguito Scientia, gi\u00e0 si muove sul terreno di uno stretto legame fra scienza e filosofia: sul quale si ponevano non soltanto il concetto di scienza, il concetto di realt\u00e0, i concetti di spazio, tempo e materia ma, soprattutto, si discuteva sull\u2019organizzazione della cultura italiana nei suoi vari gradi. \u00a0Ed \u00e8 proprio l\u2019insieme dei fatti scientifici nuovi che spinge Volterra a scrivere sulla Rivista Scientia un importante articolo dal titolo Il momento scientifico presente e la nuova societ\u00e0 italiana per il progresso delle scienze, nel 1907 (SIPS). In esso si legge che sono le nuove scoperte scientifiche \u2013 in fisica, matematica, biologia, economia &#8211; \u00aba sviluppare un sentimento tutto nuovo, moderno e originale che chiamerei sentimento scientifico, il quale\u00a0 domina beneficamente la nostra epoca\u2026.Tutte le discipline scientifiche traversano oggi una grande crisi, crisi delle condizioni in cui si elaborano, crisi del pensiero filosofico che le informa\u2026\u2026Forse agli occhi dei nostri posteri il momento storico attuale apparir\u00e0 come a noi quello del Rinascimento, in cui il concetto del sistema del mondo cambi\u00f2 la base in cui era poggiato\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Nel 1905, dopo aver contribuito alla ristrutturazione del Politecnico di Torino, \u00e8 nominato senatore. L\u2019anno successivo espone il progetto della SIPS, che avrebbe dovuto rispondere, negli auspici di Volterra, \u00aba un bisogno dell\u2019epoca presente.\u00bb. Nell\u2019aprile del 1911, al V Congresso Internazionale di Filosofia, organizzato e diretto da Federico Enriques, che si svolge a Bologna, Volterra presiede la sezione di logica e teoria della scienza alla quale parteciparono i pi\u00f9 importanti logici italiani.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Come abbiamo gi\u00e0 accennato gli anni della prima decade del XX secolo sono anni intensi di lavoro: tutti dediti alla ricostruzione dell\u2019Italia postunitaria, di una Italia da mettere al passo coi tempi, da far progredire e ammodernare nella scuola, nell\u2019educazione, nell\u2019economia, nell\u2019industria e nel commercio. La SIPS, nel condividere pienamente questa impostazione, indic\u00f2, inoltre, la via del collegamento internazionale al fine di porre l\u2019Italia su un terreno di impresa scientifica, tecnica e produttiva moderna, ispirandosi a quanto era stato fatto in Francia. Volterra, quindi, crea, organizza e dirige in Italia l\u2019Ufficio Invenzioni e Ricerche, nucleo originario del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sorto nel 1923 come emanazione del Consiglio Internazionale delle Ricerche, istituito nel 1919 dai paesi interalleati e di cui fu il primo Presidente.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">L\u2019amicizia con la Francia e l\u2019Inghilterra aveva radici antiche, non solo riguardo ai rapporti culturali, ma soprattutto per quelli matematici per i quali Volterra era assurto ad una delle figure pi\u00f9 autorevoli nel panorama scientifico europeo. Nel Convegno Internazionale di Matematica tenutosi a Bologna nel 1928, i due grandi matematici francesi, Maurice Frechet e Jacques Hadamard, riconoscono in Volterra il fondatore di una nuova branca della matematica: l\u2019Analisi Funzionale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Mor\u00ec a Roma nel 1940, amareggiato dalla discriminazione razziale che aveva colpito sia lui che le sue opere.\u00a0 Scrisse il suo epitaffio: Muoiono gli imperi, ma i teoremi di Euclide conservano eterna giovinezza.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Muoiono gli imperi, ma i teoremi di Euclide conservano eterna giovinezza. 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