{"id":996,"date":"2019-07-24T18:16:04","date_gmt":"2019-07-24T16:16:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=996"},"modified":"2019-08-02T14:01:02","modified_gmt":"2019-08-02T12:01:02","slug":"sulle-crisi-economiche-periodiche-del-sistema-di-produzione-capitalistico-di-piero-de-sanctis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrogramsci.it\/?p=996","title":{"rendered":"SULLE CRISI ECONOMICHE  PERIODICHE DEL SISTEMA                                         DI PRODUZIONE CAPITALISTICO di Piero De Sanctis"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>L\u2019economia politica, in quanto \u00e8 borghese, cio\u00e8 in quanto <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>concepisce l\u2019ordinamento capitalistico, invece che come <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>grado di svolgimento storicamente transitorio, addirittura <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>all\u2019inverso, come forma assoluta e definitiva della produzione <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>sociale, pu\u00f2 rimanere scienza soltanto finch\u00e9 la lotta delle\u00a0 <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>classi rimane latente o si manifesta soltanto in fenomeni\u00a0 <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><span style=\"font-size: 10px;\"><strong><em>i<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px;\"><strong><em>solati.<\/em><\/strong><\/span><\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><span style=\"font-size: 10px;\">(Il Capitale,Poscritto alla seconda edizione.1873).<\/span><\/span><br \/><br \/><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>La vita sociale \u00e8 essenzialmente pratica.<\/em><\/strong><\/span><br \/><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><span style=\"font-size: 10px;\"><strong><em>Tutti i misteri che sviano\u00a0 la teoria\u00a0 <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px;\"><strong><em>verso il misticismo <\/em><\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>trovano la loro soluzione razionale nell\u2019attivit\u00e0 pratica <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>umana e nella comprensione di questa attivit\u00e0 pratica.<\/em><\/strong><\/span><br \/><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\">(VIII\u00a0 Tesi su Feuerbach ).<\/span><br \/><br \/><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>Per la scienza non c\u2019\u00e8 via maestra, e hanno possibilit\u00e0 di arrivare alle sue <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>cime luminose soltanto coloro che non temono di stancarsi a salire i suoi <\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><em>ripidi sentieri.<\/em><\/strong><\/span><br \/><span style=\"font-size: 10px; font-family: georgia, palatino, serif;\">(Prefazione all\u2019edizione francese, Il Capitale libro primo,1872).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Al Quaderno 15 dei <em>Quaderni del carcere, <\/em>pag.1755, Gramsci avverte: \u00abLo studio degli avvenimenti che assumono il nome di crisi e che si prolungano in forme di catastrofe dal 1929 ad oggi dovr\u00e0 attirare speciale attenzione. Occorrer\u00e0 combattere chiunque voglia di questi avvenimenti dare una definizione unica, o che lo stesso,trovare una causa o una origine unica. Si tratta di un processo, che ha molte manifestazioni e in cui cause ed effetti si complicano e si accavallano. Semplificare significa snaturare e falsificare\u00bb.\u00a0 I tre punti da chiarire con esattezza &#8211; dice Gramsci &#8211; sono: 1) che la crisi \u00e8 un processo complicato; 2) che si inizia almeno con la guerra, se pure questa non ne \u00e8 la prima manifestazione; 3) che le crisi hanno origini interne, nei modi di produzione e quindi di scambio, e non in fatti politici e giuridici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Continua Gramsci: \u00abAltro punto \u00e8 quello che si dimenticano i fatti semplici, cio\u00e8 le contraddizioni fondamentali della societ\u00e0 attuale. Una delle contraddizioni fondamentali \u00e8 questa: che mentre la vita economica ha come premessa necessaria l\u2019internazionalismo o meglio il cosmopolitismo, la vita statale si \u00e8 sempre pi\u00f9 sviluppata nel senso del <em>nazionalismo,<\/em> del \u201cbastare a se stessi\u201d ecc.. Uno dei caratteri pi\u00f9 appariscenti della <em>attuale crisi <\/em>\u00e8 niente altro che l\u2019esasperazione dell\u2019elemento nazionalistico (statale nazionalistico) nell\u2019economia\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Parole profetiche, queste di Gramsci, scritte nel 1933 a ridosso del crack della borsa di New York dell\u2019autunno del 1929. Da allora, fino ai nostri giorni, le crisi economiche capitalistiche si sono ripetute, mediamente, ogni 10 anni. In realt\u00e0 le prime crisi economiche capitalistiche risalgono all\u2019anno 1800 e 1815, l\u2019economista Ricardo le spiegava con la carestia dei cereali e con la svalutazione della moneta cartacea delle merci coloniali. Persino le crisi posteriori al 1815 egli poteva spiegarle con una carestia, con una caduta dei prezzi del grano, ecc.. Ma i fenomeni storici successivi dopo la seconda met\u00e0 del XIX secolo, allorquando si entr\u00f2 nella fase della grande produzione industriale, non permisero pi\u00f9 ai successori di Ricardo di spiegare le crisi come fatti accidentali e inaspettati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nella seconda met\u00e0 del XIX secolo si ebbero le crisi del 1857, 1866, 1873, 1882, 1890, 1900. Nell\u2019epoca dell\u2019imperialismo si ebbero le crisi del 1907, 1920-1921, 1929-1933, 1937-1938. Nel secondo dopoguerra gli Stati Uniti, roccaforte del capitalismo contemporaneo, hanno avuto ben sei crisi;1948-1949, 1953-1954, 1957- 1958, 1960-1961,1969-\u00a0 1971, 1974- 1975. La seconda crisi petrolifera, iniziata nel 1979 in connessione con lo scoppio della guerra Iran-Iraq, raggiunge il suo culmine nel 1980. Per quanto riguarda l\u2019Italia ricordiamo solo la crisi del 1992 quando il governo Amato introdusse l\u2019imposta patrimoniale sui depositi bancari e postali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Venendo al secolo XXI \u00e8 sufficiente ricordare la grande crisi mondiale del 2007, la pi\u00f9 grave e profonda di tutte quelle che l\u2019hanno preceduta e nella quale siamo ancora tutt\u2019ora immersi in questa sorte di perpetua stagnazione. E pensare che gli apologeti del sistema di produzione borghese ci avevano assicurato, qualche lustro prima, che il <em>Dio mercato, <\/em>che tutto vede, provvede, regola e razionalizza, avrebbe portato ricchezza e felicit\u00e0 a tutti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Marx si interess\u00f2 dell\u2019analisi del\u00a0 problema delle crisi periodiche capitalistiche in tutto l\u2019arco della sua esistenza, ritenendola fondamentale per la conoscenza globale di questo modo di produzione. Gi\u00e0 nel <em>Manifesto del partito comunista <\/em>del 1848 egli parla delle \u00ab crisi commerciali, che nei loro ritorni periodici sempre pi\u00f9 minacciosamente mettono in forse l\u2019esistenza di tutta la societ\u00e0 borghese. Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta una gran parte non solo dei prodotti gi\u00e0 ottenuti, ma anche delle forze produttive che erano gi\u00e0 state create\u00bb.\u00a0 E, in uno scritto dell\u2019ultimo periodo della sua vita,\u00a0 <em>Poscritto alla seconda\u00a0 edizione <\/em>del <em>Capitale <\/em>libro primo del 1873, dice: \u00abLa cosa che pi\u00f9 incisivamente fa sentire al borghese, uomo pratico, il movimento contraddittorio della societ\u00e0 capitalistica sono le alterne vicende del ciclo periodico percorso dall\u2019industria moderna, e il punto culminante di quelle vicende: la crisi generale. Essa \u00e8 di nuovo in marcia, bench\u00e9 ancora sia agli stadi preliminari; e per l\u2019universalit\u00e0 del suo manifestarsi, come per l\u2019intensit\u00e0 dei suoi effetti inculcher\u00e0 la dialettica perfino ai fortunati profittatori del nuovo sacro impero borusso-germanico\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Inoltre il problema delle crisi si riaffaccia continuamente sia nei tre volumi del <em>Capitale <\/em>che nei tre volumi delle<em> Teorie del plusvalore.<\/em> In questi ultimi, nel secondo volume <em>Storia delle teorie economiche,<\/em> a pag.543, Marx dedica un paragrafo alle <em>cris<\/em>i, al quale spesso ci riferiremo. Questi tre volumi, che in origine erano stati forse pensati come un ampio disegno storico relativo all\u2019analisi teorica del plusvalore, si trasformarono in grande manoscritto di quindici quaderni. In essi sono trattati, sviluppati, elaborati e completati molti temi incontrati nei volumi del <em>Capitale.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nel porre il problema della crisi Marx distingue due momenti tra loro connessi: <strong>possibilit\u00e0 della crisi<\/strong> <strong>e trasformazione di essa in crisi reale<\/strong>. Sono pagine di non facile comprensione poich\u00e9 richiedono, da parte del lettore, molta pazienza, una certa capacit\u00e0 di <em>astrazione <\/em>e una minima conoscenza della <em>dialettica materialistica.<\/em> E\u2019 lo stesso Marx che ci avverte di questi ostacoli quando dice, a proposito <em>del carattere di feticcio della merce, <\/em>che \u00ab A prima vista, una merce sembra una cosa triviale, ovvia. Dalla sua analisi, risulta \u00e8 che una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici. Finch\u00e9 \u00e8 <em>valore d\u2019uso, <\/em>non c\u2019\u00e8 nulla di misterioso in essa\u2026Ma appena si presenta come <em>merce,<\/em> il tavolo si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile\u00bb. Non a caso Marx dedica molto spazio all\u2019analisi della <em>forma di valore <\/em>della merce che costituisce la prima cellula della societ\u00e0 borghese. In essa sono gi\u00e0 racchiuse tutte le contraddizioni che si svilupperanno appieno nella futura societ\u00e0 borghese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Nel suo secondo volume <em>Storie delle teorie economiche, a <\/em>pagina 551, Marx d\u00e0 un esempio geniale di applicazione del metodo dialettico al processo di produzione e di circolazione delle merci:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\"><strong>Nelle crisi del mercato mondiale erompono le contraddizioni e le antitesi della produzione borghese. Ora invece di indagare in che cosa consistono gli elementi in conflitto, che nelle catastrofi giungono all\u2019esplosione, gli apologeti si accontentano di negare la catastrofe stessa e, di fronte alla loro regolare periodicit\u00e0, si ostinano a ripetere che se la produzione si regolasse secondo i manuali, non si arriverebbe mai alla crisi. L\u2019apologetica consiste allora nella falsificazione dei pi\u00f9 semplici rapporti economici e specialmente nel sostenere, di fronte all\u2019antitesi, l\u2019unit\u00e0. Se, per esempio, l\u2019acquisto e la vendita, o il movimento della metamorfosi della merce, rappresenta l\u2019unit\u00e0 dei due processi o meglio il corso di un processo attraverso due fasi contrapposte, dunque essenzialmente l\u2019unit\u00e0 di tutte le due fasi, questo movimento \u00e8 essenziale quanto la separazione e la contrapposizione delle medesime l\u2019una di fronte all\u2019altra come fasi indipendenti. Ma ora, poich\u00e9 esse sono connesse, il realizzarsi dell\u2019indipendenza dei momenti connessi non pu\u00f2 apparire che violento, come un processo distruttivo. E\u2019 appunto nella crisi che si manifesta la loro unit\u00e0, l\u2019unit\u00e0 dei distinti. L\u2019indipendenza che assumono i momenti che appartengono l\u2019uno all\u2019altro e si completano l\u2019un l\u2019altro, \u00e8 distrutta violentemente. La crisi manifesta dunque l\u2019unit\u00e0 dei momenti divenuti indipendenti l\u2019uno all\u2019altro\u2026\u2026.. Ma no, dice l\u2019economista apologetico. Verificandosi l\u2019unit\u00e0, non possono verificarsi crisi. E\u2019 come dire l\u2019unit\u00e0 dei momenti contrapposti esclude l\u2019antitesi.\u00a0 <\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Gi\u00e0 dalle prime pagine del <em>Capitale<\/em> notiamo l\u2019applicazione di questo metodo all\u2019analisi della merce. Analisi che consiste nel processo di trasformazione da ci\u00f2 che appare (la merce come valore d\u2019uso), a ci\u00f2 che non appare, a ci\u00f2 che \u00e8 nascosto e invisibile; il passaggio cio\u00e8 dal fenomeno alla sua essenza (il valore di scambio, o valore).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Una prima astrazione sulla quale Marx ci invita a riflettere \u00e8 la nozione di <em>dispendio di forza-lavoro umana: <\/em>\u00ab \u00a0Se si fa astrazione ( cio\u00e8 non si tiene conto, ndr) dalla determinatezza\u00a0 dell\u2019attivit\u00e0 e quindi del carattere utile del lavoro, rimane in questo il fatto che \u00e8 un <em>dispendio di forza-lavoro umana. <\/em>Sartoria e tessitura, bench\u00e9 siano attivit\u00e0 produttive qualitativamente differenti, sono entrambe dispendio di cervello, muscoli, nervi, mani, ecc: ed in questo senso sono entrambe <em>lavoro umano\u00bb. <\/em>Questo lavoro umano in astratto, questo dispendio di lavoro umano sociale in generale, che come cristalli di questa sostanza sociale, \u00e8 il <em>valore <\/em>della merce. Due merci diverse hanno, dunque, lo stesso valore se hanno incorporato, per la loro produzione, la stessa quantit\u00e0 di lavoro sociale. Su questo punto bisogna fare molta attenzione per non incorrere in equivoci : Non \u00e8 il lavoro ad avere un valore. In quanto attivit\u00e0 creatrice di valore, esso non pu\u00f2 avere un valore particolare cos\u00ec come la gravit\u00e0 non pu\u00f2 avere un determinato peso, il calore una determinata temperatura, l\u2019elettricit\u00e0 una determinata intensit\u00e0 di corrente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Su questo argomento, cio\u00e8 sulla determinazione del valore di scambio delle merci, non \u00e8 superfluo ricordare che perfino Adamo Smith \u00e8 caduto in una tautologia poich\u00e9, oscillando tra la determinazione del valore delle merci mediante la quantit\u00e0 di lavoro necessaria a produrla e il <em>quantum <\/em>di lavoro necessario all\u2019acquisto di un determinato <em>quantum <\/em>di lavoro vivo (forza-lavoro), prende il valore come misura e fondamento esplicativo del valore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Si tratta di un metodo molto utilizzato nelle scienze fisiche e matematiche come dimostrano i seguenti esempi. Se, ad esempio, da corpi fisici prescindiamo dal loro essere ferro, piombo, rame, ecc., cio\u00e8 prescindiamo dalle loro qualit\u00e0 sensibili, quello che rimane \u00e8 la loro massa. Scegliendo poi, arbitrariamente, una certa quantit\u00e0 di ferro e assumendola come unit\u00e0 di massa, \u00e8 possibile confrontare tutte le altre masse dei diversi corpi con essa. In questo rapporto il blocco di ferro non rappresenta altro che pura forma di gravit\u00e0, o come dice Marx la \u00a0<em>forma fenomenica di gravit\u00e0. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">La geometria euclidea, come tutti sappiamo, \u00e8 costruita sulla base di tre grandi astrazioni: il concetto di punto, di retta e di piano. A partire da esse si costruiscono poi tutte le figure geometriche piane: triangoli, quadrati pentagoni,ecc., per le quali si pone il problema di sapere quando, ad esempio, un triangolo con tre lati di uguale lunghezza, e un triangolo con tre lati disuguali, possono avere lo stesso <em>valore,<\/em> nel nostro caso la stessa area. Se moltiplicando la semilunghezza della base del triangolo per la sua altezza si ottiene lo stesso numero, essi hanno lo stesso valore, cio\u00e8 la stessa area, cio\u00e8 sono equivalenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">In uno scritto del 1936 Albert Einstein dice: \u00abNon esiste alcun metodo induttivo che possa condurre ai concetti fondamentali della fisica. Il mancato riconoscimento di questo fatto ha rappresentato l\u2019errore filosofico sostanziale di moltissimi studiosi de XIX secolo. Questa fu probabilmente la ragione per cui la teoria molecolare e la teoria di Maxwell poterono affermarsi solo in data relativamente recente. Il pensiero logico \u00e8 necessariamente deduttivo: esso si basa su concetti e assiomi aventi valore ipotetico\u2026\u2026L\u2019ipotesi della non esistenza del moto perpetuo, che sta alla base della termodinamica, offre un tale esempio di ipotesi fondamentale; la stessa cosa vale per il principio d\u2019inerzia di Galileo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ma tornando allo scambio delle merci in cui si mettono a confronto due merci diverse, per esempio, \u00a0<strong>un paio di pantaloni = un paio di scarpe, <\/strong>significa implicitamente affermare che nei pantaloni deve esserci un <em>quid,<\/em> qualcosa di oggettivo comune con le scarpe. Questo qualcosa di comune \u00e8 il lavoro umano in astratto, come abbiamo gi\u00e0 detto: \u00e8 il lavoro sociale. Da questa <em>forma<\/em> <em>generale di valore<\/em>, Marx passa poi alla <em>forma denaro<\/em>, racchiusa dall\u2019equazione <strong>x merce A = y oro.\u00a0 <\/strong>Nel passaggio dalla prima alla seconda forma si ha un grande salto di qualit\u00e0, \u00a0dei cambiamenti essenziali. La prima osservazione da fare \u00e8 che questa equazione racchiude il processo di scambio in cui si produce uno sdoppiamento della merce, una metamorfosi: <strong>la merce A<\/strong> si trasforma in <strong>oro o denaro<\/strong>, e nello stesso tempo racchiude una opposizione tra il <strong>valore\u00a0 d\u2019uso della merce A <\/strong>e il <strong>valore di scambio.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ma l\u2019equazione afferma anche che c\u2019\u00e8 unit\u00e0 tra valore d\u2019uso e valore, in altre parole c\u2019\u00e8 unit\u00e0 dialettica tra i due valori e, conseguentemente, c\u2019\u00e8 anche la loro lotta e la loro contrapposizione. Queste forme opposte delle merci sono le <em>forme reali di movimento del processo di scambio.<\/em> In ogni merce esiste sempre l\u2019antitesi fra valore di scambio ( come lavoro sociale generale) e valore d\u2019uso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\"><strong>Il processo di scambio della merce nella produzione mercantile semplice. <\/strong>Il processo di scambio della merce si compie attraverso le seguenti due metamorfosi: M&#8212;&#8211;D&#8212;-M, ovvero Merce&#8212;&#8211;Denaro&#8212;-Merce. E\u2019 importante seguire, passo passo, questo processo perch\u00e9 in esso si annida una prima possibilit\u00e0 di crisi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Prima metamorfosi: M&#8212;-D, ossia vendita. Marx chiama questa prima\u00a0 metamorfosi, \u2013 cio\u00e8 il salto del valore della merce nel corpo dell\u2019oro (denaro), il <em>salto mortale <\/em>della merce. Supponiamo che un tessitore di tela \u2013dice Marx -, venda <em>20 braccia<\/em> <em>di tela<\/em> per <em>2 sterline = 2 once d\u2019oro.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">\u00a0Seconda metamorfosi: D&#8212;-M, ossia il nostro tessitore con <em>2 sterline<\/em> compra una Bibbia. Quest\u2019ultima metamorfosi, D&#8212;M (compera), \u00e8 al tempo stesso vendita (M&#8212;-D); dunque l\u2019ultima metamorfosi d\u2019una merce \u00e8 al tempo stesso la prima metamorfosi di un\u2019altra merce. Ma come in ogni metamorfosi della merce esistono simultaneamente le sue due forme, forma di merce e forma di denaro, quantunque ai poli opposti di un unico processo. Le due fasi inverse del movimento della metamorfosi delle merci costituiscono un ciclo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ma per il fatto che nessuno pu\u00f2 vendere senza che un altro compri, e che nessuno ha bisogno di comprare subito, per il solo fatto di aver venduto, la circolazione spezza i limiti cronologici, spaziali e individuali dello scambio dei prodotti proprio perch\u00e9 nell\u2019opposizione di vendita e compra essa scinde <em>l\u2019identit\u00e0 immediata <\/em>presente nel dare in cambio il prodotto del proprio lavoro e nel prendere in cambio il prodotto del lavoro altrui. E\u2019evidente che nel caso qui esaminato di produzione mercantile semplice, la interruzione della circolazione possa anche avvenire\u00a0 per la bramosia dell\u2019avaro dell\u2019oro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">L\u2019opposizione immanente alla merci \u2013 continua Marx -, di valore d\u2019uso e valore, ( cio\u00e8 di lavoro privato che si deve allo stesso tempo presentare come lavoro immediatamente sociale, cio\u00e8 lavoro concreto particolare e allo stesso tempo lavoro astrattamente generale), queste continue trasformazioni delle merci da una forma in un\u2019altra, costituiscono le <em>forme sviluppate di movimento<\/em> di questa opposizione. Quindi queste forme includono la <em>possibilit\u00e0, <\/em>ma soltanto la possibilit\u00e0, delle crisi. (Occorre osservare che\u00a0 il processo (M&#8212;M), cio\u00e8 merce contro merce,\u00a0 non \u00e8 altro che il baratto. In questo caso non possono esserci crisi).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\"><strong>Il processo di circolazione in regime capitalistico sviluppato. <\/strong>La formula che regola il processo di circolazione delle merci in regime di capitalismo sviluppato \u00e8 : D&#8212;-M&#8212;-D\u2019, dove D\u2019 = D + \u0394D.\u00a0 Cio\u00e8 il capitalista con il suo denaro (D) inizia il processo di produzione acquistando sul mercato attrezzi, materie prime e forza- lavoro. Alla fine del processo il capitalista ha ripreso il capitale anticipato (D) pi\u00f9 un \u0394D che rappresenta il plusvalore prodotto dal lavoro non pagato degli operai. \u00ab Quindi nella circolazione \u2013 dice Marx &#8211; il valore originariamente anticipato non solo si conserva, ma <em>altera <\/em>anche la propria <em>grandezza di valore, <\/em>mette su un <em>plusvalore, <\/em>ossia si valorizza. E questo movimento lo <em>trasforma <\/em>in <em>capitale\u00bb.<\/em> Non bisogna mai dimenticare che nella produzione capitalistica non si tratta soltanto di ricostituire la medesima massa di valori d\u2019uso, ma di ricostituire il capitale anticipato, pi\u00f9 il saggio usuale di profitto. Il capitalista ha l\u2019interesse a che questo \u0394D sia il pi\u00f9 grande possibile, in relazione al suo capitale anticipato (D), a massimizzare questo plusvalore, il che \u00e8 per l\u2019appunto l\u2019obiettivo immediato quando immette il suo capitale nella produzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">A proposito della ricerca spasmodica\u00a0 del massimo plusvalore Marx dice: \u00abOvunque una parte della societ\u00e0 possegga il monopolio dei mezzi di produzione, il lavoratore, libero o schiavo, deve aggiungere al tempo di lavoro necessario al suo sostentamento tempo di lavoro eccedente per produrre i mezzi di sostentamento per il possessore dei mezzi di produzione, sia questo un proprietario nobile ateniese, teocrate etrusco, civis romanus, barone normanno, negriero americano, boiardo valacco, proprietario agrario moderno, o capitalista\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">L\u2019opinione errata degli economisti classici &#8211; David Ricardo, Jean-Baptiste Say, James Mill -, di ritenere che non \u00e8 possibile una sovrapproduzione di merci, \u00e8 basata sul principio che i prodotti si scambiano contro i prodotti, o, come dice Mill, con \u201cl\u2019equilibrio metafisico fra venditori e compratori\u201d, o, ancora, con\u00a0 l\u2019identit\u00e0 della domanda e dell\u2019offerta. Avendo accettato acriticamente questa tesi errata, gli economisti classici si chiusero la via per una teoria generale delle crisi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Questo ragionamento fu messo in ridicolo da Marx osservando che la vendita e la compera sono separate nel tempo quanto nello spazio. La moneta non solo \u00e8 il mezzo mediante il quale si effettua lo scambio, ma \u00e8 soprattutto il mezzo mediante il quale lo scambio viene diviso in due separate e distinte transazioni: la vendita e la compera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">A pagina 564 della <em>Storia delle teorie economiche <\/em>Marx dimostra che ci sono due possibilit\u00e0 per le crisi economiche:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\"><strong>la prima \u00a0in quanto il denaro funge come mezzo di circolazione, per la separazione fra l\u2019acquisto e la vendita; la seconda in quanto esso funge come mezzo di pagamento, in cui esso agisce in due momenti differenti, come <em>misura dei valori <\/em>e come <em>realizzazione dei valori.<\/em> Questi due momenti <em>si separano. <\/em>Se nell\u2019intervallo fra questi due momenti, il valore si \u00e8 modificato, se la merce, nel momento della sua vendita, non vale tanto quanto valeva nel momento in cui il denaro funzionava come misura dei valori e quindi delle obbligazioni reciproche, la somma ricavata dalla merce non basta a far fronte all\u2019obbligazioni, che dipendono da quest\u2019ultima per un concatenamento regressivo\u2026. Ma poich\u00e9 qui la medesima somma di denaro funziona per una serie di transazioni e di obbligazioni reciproche, si verifica l\u2019impossibilit\u00e0 di pagare non solo in un punto, ma in molti punti, e quindi la crisi. Queste sono le possibilit\u00e0 formali delle crisi. Le prime sono possibili senza le seconde, cio\u00e8 sono possibili crisi senza credito, senza che il denaro funzioni come mezzo di pagamento. Ma la seconda non \u00e8 possibile senza la prima, senza cio\u00e8 che l\u2019acquisto e la vendita si separino\u2026.Questa \u00e8 la forma vera e propria delle crisi monetarie.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ma tornando al plusvalore \u0394D e al saggio di profitto \u0394D\/D, se accade, per una qualsiasi ragione, (una \u00a0contrazione del processo di circolazione e \u00a0una riduzione della produzione), che il saggio di profitto scenda al di sotto del saggio medio normale di profitto, per la quasi totalit\u00e0 delle industrie, i capitalisti non sono pi\u00f9 interessati a reinvestire i capitali \u00a0Di qui la crisi e la successiva depressione. La stessa cosa avviene per effetto di una pi\u00f9 elevata composizione organica del capitale; cio\u00e8 di una progressiva diminuzione relativa del capitale variabile nei confronti del capitale costante, rimanendo costante il grado di sfruttamento degli operai. Questa \u00e8 la <em>legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. \u00ab <\/em>Il saggio di profitto \u2013 dice Marx &#8211; \u00e8 la forza stimolante della produzione capitalistica; infatti le cose sono prodotte soltanto in quanto rendono un profitto\u2026..La caduta del saggio di profitto e l\u2019acceleramento dell\u2019accumulazione sono semplicemente diverse espressioni di uno stesso processo, ambedue esprimendo lo sviluppo della forza produttiva. L\u2019accumulazione accelera la caduta del saggio del profitto, in quanto determina la concentrazione del lavoro su ampia scala e di conseguenza una composizione superiore del capitale\u2026..D\u2019altro lato\u2026.la sua caduta rallenta la formazione di nuovi capitali indipendenti ed appare come una minaccia per lo sviluppo del processo capitalistico di produzione; favorisce infatti la sovrapproduzione, la speculazione, le crisi, un eccesso di capitale contemporaneamente ad un eccesso di popolazione\u2026..L\u2019<em>horror <\/em>che essi provano [ gli economisti classici, ndr] di fronte alla tendenza a decrescere del saggio del profitto, \u00e8 ispirato soprattutto dal fatto che il modo capitalistico di produzione trova nello sviluppo delle forze produttive un limite il quale non ha nulla a che vedere con la produzione della ricchezza come tale; e questo particolare limite attesta il carattere ristretto, semplicemente storico, passeggero del modo capitalistico di produzione; prova che esso non rappresenta affatto l\u2019unico modo di produzione che\u00a0 possa produrre la ricchezza, ma al contrario, giunto ad una certa fase, entra in conflitto con il suo stesso ulteriore sviluppo\u00bb.( Il Capitale, Libro III, pag.297).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Tra le tante teorie create dagli economisti borghesi per spiegare l\u2019origine e la natura delle crisi capitalistiche una \u00e8 di particolare rilevanza, verso la quale sia Marx che Lenin dedicarono particolare attenzione. E\u2019 la teoria dello squilibrio tra la <em>produzione<\/em> e il <em>consumo<\/em> che Leonard Sismondi (1773-1843) riprende da A.Smith e sostenuta da Karl Rodbertus ( ministro dell\u2019Istruzione nel governo prussiano nel 1848, di orientamento monarchico, fu tra i pi\u00f9 convinti assertori del socialismo di Stato,1805-1875),quest\u2019ultimo indegnamente considerato precursore di Marx.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Questi tre economisti hanno in comune lo stesso errore di partenza: l\u2019accumulazione del capitale (l\u2019aumento della produzione in generale) \u00e8 determinata dal consumo. Da questa impostazione poi deducono che le crisi sono fondamentalmente causate dal sotto consumo. Nel Libro II vol.2 del <em>Capitale,<\/em> pag.69, in proposito, Marx dice:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\"><strong>\u00c8 pura tautologia affermare che le crisi derivano dalla mancanza di consumo capace di pagamento o di consumatori capaci di pagare. Il sistema capitalistico non conosce altri consumatori paganti, eccetto i poveri e i \u201cladri\u201d\u2026\u2026 Se si vuol dare a questa tautologia un\u2019apparenza di pi\u00f9 profondo fondamento, col dire che la classe operaia riceve una parte troppo piccola del proprio prodotto, e, che al male si porrebbe quindi rimedio quando essa ne ricevesse una parte pi\u00f9 grande, e di conseguenza crescesse il suo salario, c\u2019\u00e8 da osservare soltanto che le crisi vengono sempre preparate appunto da un periodo\u00a0 in cui il salario in generale cresce e la classe operaia riceve una quota maggiore della parte del prodotto annuo destinata al consumo. Al contrario, quel periodo \u2013 dal punto di vista di questi cavalieri del sano e \u201csemplice\u201d buon senso &#8211;\u00a0 dovrebbe allontanare la crisi. Sembra quindi che la produzione capitalistica comprenda delle condizioni indipendenti dalla buona o cattiva volont\u00e0, che solo momentaneamente consentono quella relativa prosperit\u00e0 della classe operaia, e sempre e soltanto come procellaria di una crisi. <\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Qui, \u00e8 evidente, la tautologia consiste proprio nel cercare di spiegare la crisi con la crisi del sottoconsumo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Ci\u00f2, tuttavia, non vuol dire che Marx nega l\u2019esistenza di una contraddizione fra produzione e consumo, n\u00e9 l\u2019esistenza del sottoconsumo, il quale \u00e8 esistito nei pi\u00f9 diversi regimi economici, mentre le crisi sono un tratto caratteristico di un solo regime: quello capitalistico della grande produzione industriale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\"><strong>Non vi \u00e8 niente di pi\u00f9 stupido \u2013 dice Lenin &#8211; che dedurre dalle contraddizioni del capitalismo il suo carattere non-progressivo, ecc. Ci\u00f2 equivale a sfuggire una realt\u00e0 non piacevole, ma indubbia, per andare nel mondo nebuloso delle fantasie romantiche. La contraddizione tra lo sforzo senza limiti per l\u2019espansione della produzione e la limitata capacit\u00e0 di consumo non \u00e8 l\u2019unica contraddizione del capitalismo, che in generale non pu\u00f2 esistere n\u00e9 svilupparsi senza contraddizioni. Le contraddizioni del capitalismo attestano il suo storico carattere di transitoriet\u00e0, spiegando\u00a0 le condizioni e le cause della sua caduta e la sua trasformazione in una forma pi\u00f9 alta, ma esse non escludono la sua progressivit\u00e0 in confronto dei sistemi primitivi di economia sociale. (Leni,<em>Opere complete, vol. III)<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">In quest\u2019ultima considerazione di Lenin bisogna cercare le cause della trasformazione di una possibilit\u00e0 di crisi in una crisi reale. Essa ci riporta all\u2019essenza del modo di produzione borghese caratterizzata dalla ricerca del massimo plusvalore possibile, del massimo sfruttamento operaio e dalla contraddizione ineliminabile fra classe operaia e classe dei capitalisti. L\u2019espansione o la contrazione della produzione nelle societ\u00e0\u00a0 capitalistiche moderne non viene mai decisa in base al rapporto fra produzione e i bisogni sociali, ma in base all\u2019appropriazione del plusvalore. La produzione si arresta non quando i bisogni sono soddisfatti, ma quando la realizzazione del profitto scende molto al di sotto del suo valore medio e, in questo caso, il capitalista non \u00e8 pi\u00f9 interessato a investire il suo capitale nella produzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14px;\">Dunque, molte sono le forme delle possibilit\u00e0 astratte delle crisi che in un dato momento e in un dato punto della catena produttiva e della circolazione delle merci, possono tradursi in crisi reali. Ma queste esplosioni di crisi che periodicamente avvengono non sono altro che le manifestazioni di contraddizioni fondamentali del modo di produzione borghese, storicamente\u00a0 determinato. Tra queste, la pi\u00f9 importante \u2013 come dice Marx -, <strong>\u00e8 la contraddizione tra il carattere sociale della produzione e la forma privata dell\u2019appropriazione della ricchezza creata<\/strong>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019economia politica, in quanto \u00e8 borghese, cio\u00e8 in quanto concepisce l\u2019ordinamento capitalistico, invece che come grado di svolgimento storicamente transitorio,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":122,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-996","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli"],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 4.9.10 - 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