Il Centro Gramsci ed il Referendum 22 e 23 marzo 2026
In tale occasione saremo chiamati sulla c.d. riforma Nordio, ossia una pseudo riforma cha andrà ad intaccare una parte essenziale della nostra Carta Costituzionale (ben sette articoli): la sua anima, il principio della divisione dei poteri e l’armonia tra gli stessi ed il loro bilanciamento, nonché l’autonomia e l’indipendenza della magistratura nella sua funzione di interpretazione e di applicazione della legge ed in generale di controllo della legalità.
Ricordiamo a tutti che la Costituzione italiana nasce dalla lotta di Resistenza ed è antifascista: si realizza attraverso un intenso lavoro di tessitura tra culture e valori diversi ma che sono animate tutte dalla condizione dei valori antifascisti.
La nostra è una Costituzione rigida fondata su principi collegati dalla prima alla seconda parte e su un manifesto politico, programmatico ed organizzativo che indica le modalità di funzionamento, diventati regole costituzionali.
I Padri e le madri Costituenti ci hanno consegnato un’architettura organica ed unitaria, fatta di principi, valori fondanti ed istituti e regole di funzionamento che si tengono uniti l’uno con l’altro ed intaccare anche solo uno dei tasselli, uno solo dei mattoni e dei pilastri significa demolire l’insieme: l’attacco al principio della divisione dei poteri, dell’autonomia e dell’indipendenza del potere giurisdizionale significa sottoporre tale potere alla direzione diretta ed alla volontà discrezionale del potere esecutivo, vuole dire mettere in discussione il principio di uguaglianza dei cittadini, significa compromettere il diritto al giusto processo, della libertà personale, il diritto di manifestazione del pensiero. Sì perché, se dovesse essere approvata tale pseudo riforma, sono già pronti i decreti attuativi che, come logica conseguenza, hanno in procinto di realizzare quanto sopra attraverso questi ulteriori passaggi:
- la composizione dei nuovi CSM non avrà più l’attuale ripartizione tra componente laica (un terzo) e componente magistratura (due terzi) ma sarà completamente invertita attribuendo alla componente laica (indicata essenzialmente dalla maggioranza governativa) la composizione di due terzi con una preponderanza tale da rendere completo l’assoggettamento del potere giurisdizionale all’esecutivo;
- abrogazione del principio della obbligatorietà dell’azione penale attribuendo, nel contempo, al Ministro di Giustizia il potere di stabilire ed indicare annualmente alle Procure le priorità dei reati da perseguire;
- sottrazione al Pubblico Ministero della direzione dell’attività delle indagini della Polizia Giudiziaria ed attribuzione delle stesse alla medesima Polizia Giudiziaria, che essendo composta dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri ovvero dalla Guardia di Finanza, risponderanno, anche per tale aspetto, alle direttive dei rispettivi Ministeri di competenza.
Una riforma costituzionale che modificherà la natura stessa della magistratura requirente.
Il PM costruisce e sostiene l’accusa, ma come parte pubblica ha un dovere di verità che lo differenzia radicalmente dall’avvocato della difesa.
Magistratura giudicante e Magistratura requirente sono orientate, pur nella diversità di funzione, ad esercitare le proprie funzioni perseguendo la Giustizia e rappresentando gli interessi dello Stato, della collettività, dei cittadini.
Con la pseudo riforma Nordio verrebbe snaturata la funzione del Pubblico Ministero (rappresentante dell’accusa), che non sarebbe più colui che rappresenta lo Stato e quindi, teleologicamente tutti i cittadini (anche l’indagato, avendo il compito di svolgere accertamenti anche a favore della persona sottoposta alle indagini), ma l’organo che rappresenta una parte contro un’altra parte.
E’ la degradazione di una funzione che attualmente è chiamata a perseguire la Giustizia nell’interesse pubblico, per ridurla a mero sostegno dell’accusa, realizzando l’aberrante e inquietante disegno dell’equiparazione, di fronte al giudice terzo, dello Stato e del cittadino indagato/imputato.
Una torsione culturale che modifica in modo profondo il rapporto fra Stato e cittadino, così come definito dalla Costituzione e dal vigente ordinamento giuridico, e che tende a costruire una architettura istituzionale in senso autoritario, liquidando nel contempo (come dimostrano la riforma della Costituzione per introduzione del premierato e le numerose leggi ordinarie fin qui approvate) il principio di separazione dei poteri. Nel processo, lo Stato, nel suo ruolo di soggetto requirente, è contro il cittadino!
Infine, l’ossessione punitiva degli estensori della riforma trova la sua apoteosi, infine, nella inedita previsione di un organo disciplinare (l’Alta Corte disciplinare), che giudica sia in primo grado che in fase di impugnazione, ancorché in diversa composizione. Non sfuggirà al riguardo, il paradosso che smaschera l’intero progetto di riscrittura costituzionale. Mentre si invoca la separazione delle carriere per impedire che chi giudica possa essere condizionato dalla vicinanza di chi svolge le indagini, viene negato ai magistrati sottoposti a procedimenti disciplinari l’elementare diritto di essere giudicati nella fase di gravame da un giudice diverso da quello che li ha giudicati in primo grado. In questo caso, la contiguità del giudice di primo grado col giudice di secondo grado (che qui è addirittura lo stesso), dovendo giudicare i magistrati, non preoccupa. Anzi!
Siamo di fronte ad una TRUFFA!
Votare per il si vorrebbe dire assentire, mediante la messa in discussione dei principi e valori richiamati, un atto di cambio istituzionale dell’assetto democratico repubblicano del paese.
VOTARE NO SIGNIFICA ESPRIMERE CON FERMEZZA LA CONDANNA POPOLARE DELLO SCEMPIO IN ATTO NEL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI COSTITUZIONALI

