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S U L L A   I N T E L L I G E N Z A   A R T I F I C I A L E di Piero De Sanctis

Da sempre la Chiesa Cattolica ha prestato molta attenzione allo sviluppo del pensiero scientifico e alle sue pratiche applicazioni tecnologiche, nel tentativo di far corrispondere questo pensiero con le Sacre Scritture. Impresa non sempre possibile, molto spesso impossibile, come dimostrano palesemente i casi di Giordano Bruno, di Galileo e quello di Charles Darwin, e tantissimi altri casi: il primo arso vivo, il secondo costretto ad abiurare sotto tortura e il terzo ripudiato a causa dell’impossibilità di conciliare la sua rivoluzionaria teoria sull’Origine delle Specie con la Genesi. Ed ancora, tutte le Encicliche papali, a partire dall’Unità d’Italia del 1860, con l’avvento del movimento operaio europeo, esprimono una netta condanna delle idee del socialismo e del comunismo.

È importante anche ricordare, che oltre all’interesse della Chiesa per le teorie scientifiche, Essa ha sempre seguito, con molta attenzione, tutte le principali rivoluzioni tecnologiche nelle quali gli uomini utilizzano sia le forze della natura che le scienze fisiche, nella produzione sociale dei beni per la loro vita materiale. «La macchina – dice Marx –, dalla quale prende le mosse la rivoluzione industriale, sostituisce l’operaio che maneggia un solo strumento con un meccanismo che opera in un sol tratto con una massa degli stessi strumenti che viene mosso da una forza motrice unica». In una simpatica nota di Marx (a pag.75, Il Capitale: Libro I, Vol. 2) si legge: «In parte la mancanza di cadute d’acqua, in parte la lotta contro l’acqua altrimenti sovrabbondante, costrinsero gli olandesi a usare il vento come forza motrice. Il mulino a vento vero e proprio venne loro dalla Germania, dove questa invenzione provocò una graziosa lotta fra nobiltà, preti e imperatore sulla questione a chi dei tre appartenesse il vento. L’aria fa servi, si diceva in Germania, ma il vento fece libera l’Olanda…Ancora nel 1836 vennero adoperati in Olanda 12 mila mulini a vento della forza di seimila cavalli, per salvare due terzi del paese dalla ritrasformazione in palude».

La macchina a vapore, inventata verso la fine del XVII secolo, già nell’Esposizione Industriale di Londra del 1851, era una colossale macchina su grandi navi per attraversamenti transoceanici, che il geniale scienziato James Watt la definì Agente Generale della grande Industria. Così la grande industria, poco a poco, impadronendosi del proprio caratteristico mezzo di produzione, inventò macchine capaci, esse stesse, di produrre macchine.

«Ora – dice Marx – il capitale fa lavorare l’operaio non più con uno strumento, ma con una macchina che maneggia essa stessa i suoi strumenti. Se quindi è evidente, a prima vista, che la grande industria deve aumentare straordinariamente la produttività del lavoro incorporando nel processo produttivo enormi forze naturali e le scienze fisiche (la scienza non costa niente al capitalista, Essa viene incorporata al capitale), non è affatto altrettanto evidente che la produttività così accresciuta non viene acquistata con un aumentato dispendio di lavoro dall’altro lato».

Marx analizza l’inglobamento della scienza nel primo libro del Capitale (cap. XIII), a proposito dell’aumento del plusvalore relativo (corrispondente sia all’aumento della produttività mediante la tecnologia, sia all’uso capitalistico del macchinario per la produzione del plusvalore), come responsabili primi del prolungamento smisurato della giornata lavorativa da un lato e, dall’altro, una classe operaia savrabbondante. Nel rilevare questa contraddizione dello sviluppo tecnico-scientifico, Marx aggiunge che esso: «è il mezzo più potente per l’accaparramento del tempo di lavoro e, nel contempo, il mezzo più infallibile per trasformare tutto il tempo della vita dell’operaio e della sua famiglia, in tempo di lavoro disponibile per la valorizzazione del capitale».

Infatti, la crescita industriale è rapidissima. Tra il 1870 e il 1874 la produzione siderurgica e meccanica, solo in Germania, cresce del 50%, generando, nel biennio successivo, una crisi di vaste proporzioni. Ma questi sono anche gli anni di intenso lavoro di Marx ed Engels, per la costruzione dell’Associazione Internazionale degli Operai (1864) e, del Partito Operaio Socialista di Germania (1875). All’uopo (non poteva mancare!), l’Enciclica Quanta cura, pubblicata insieme al Sillabo, nel dicembre 1864, dal Pontefice Pio IX, in cui si criticava il «funestissimo errore del Comunismo e del Socialismo».

Oggi ci troviamo difronte alla più grande rivoluzione scientifico-tecnologica (definita Intelligenza Artificiale (IA)), mai concepita prima dal genere umano, fondata sulle più recenti conquiste del pensiero fisico-matematico e che, inglobandolo nel processo industriale produttivo, ha prodotto e produce, montagne di plusvalore per il capitalista e, miseria, disoccupazione e guerre per le masse popolari. Un vero “mostro” industriale che ha le “sembianze” di Musk.

Tuttavia, i fenomeni relativi all’incorporamento della scienza e della tecnica di cui sopra, non riguardano solo la base economica, ma investono tutta la società. Non a caso nell’Enciclica del papa Leone XIV Magmifica Hmanitas, Egli ne mette in rilievo possibilità e rischi: «L’uso dell’IA non è un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi…Possono esserci usi antiumani, come le manipolazioni dell’informazione e la violazione della privacy, ma può anche esserci un’insidia meno palese, quando i sistemi della IA presentandosi come neutrali e oggettivi, rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati». (Magnifica Humanitas, Ed. Vaticana, pag. 109).

Rimane, tuttavia, di chiedersi se il clamore, se i neri presagi, sollevati da tutta la stampa e dalle maggiori reti televisive dell’Occidente, al punto da evocare l’immagine biblica della costruzione, senza Dio, della torre di Babele, non siano dovuti al fatto che la Cina occupi il primo posto al mondo per quanto riguarda lo sviluppo e l’impiego dell’attuale più grande rivoluzione scientifica – tecnologica del XXI secolo.

 

Teramo 21 giugno 2026

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