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SULLA  TRANSIZIONE  DAL  CAPITALISMO  AL  SOCIALISMO Piero De Sanctis

L’attuale guerra scatenata dall’imperialismo occidentale contro l’inarrestabile ascesa dei paesi orientali verso il socialismo è la più chiara dimostrazione di questa cruenta lotta (economica, politica, militare, culturale), di trasformazione epocale, di un sistema basato sull’oppressione e sfruttamento della classe operaia, in opposizione a un sistema fondato sulla liberazione della classe operaia dalla schiavitù salariale. Il primo ha prodotto il nazifascismo e, il secondo, ha prodotto la liberazione dei popoli coloniali e il socialismo in Cina.

La transizione che ha radici lontane e profonde, risale all’ottobre del 1917 e, in Italia, all’immediato dopoguerra del 1945 con la lotta di Resistenza contro l’aggressore tedesco e per il socialismo. Non sono, tuttavia, mancate battute di arresto e passi indietro. E’indubbio che la Resistenza si sia conclusa con un compromesso non favorevole alla classe operaia, proprio sul terreno della lotta democratica perché, la maggior parte delle istituzioni politiche ed economiche, create dal regime fascista, rimasero in piedi.

La storia ha conosciuto altre cruente transizioni epocali. Basti ricordare il secolo rivoluzionario (1600-1700), che vide, accanto al crollo e alla rovina del sistema aristotelico, anche la rottura della dittatura spirituale della Chiesa, inoltre, la pubblicazione, nel 1630, del grande libro di Galileo: Dialogo sui due massimi sistemi del mondo contrappose quello copernicano a quello tolemaico. Quando, circa ottant’anni prima, nel 1543, Niccolò Copernico pubblicò il suo grande trattato di astronomia, Keplero non era ancora nato e, Giordano Bruno, più tardi scriveva, nel 1584, dell’infinità dello spazio e del tempo, e che la terra si muove intorno al sole e che anche questo si muove e che non vi è nulla nell’universo di assolutamente immobile. Furono dunque, anche questi, periodi di transizione che segnano il passaggio dal medioevo alla civiltà del Rinascimento, definito da Engels «il più grande rivolgimento progressivo che l’umanità aveva fino allora vissuto», con lotte acerrime e sanguinose, per l’affermazione della nuova scienza.  Copernico, Bruno, Galileo, Keplero, Tommaso Campanella e tanti altri filosofi e scienziati, non temettero, in nome della libera ricerca scientifica e della emancipazione dalla teologia, affrontare le carceri dell’Inquisizione, i roghi cattolici e quelli protestanti.

«Lo spettro del comunismo» questa volta si aggira per tutto l’Occidente capitalistico. Tutte le potenze, dagli Stati Uniti alla vecchia Europa, da Trump a Macron, da Steinmeier a Merz e a Meloni, si sono alleate in una caccia contro lo spettro del comunismo. «Qual è il partito d’opposizione – dice Marx – che non sia stato tacciato da comunista dai suoi avversari che si trovano al potere?». Da questo fatto, aggiunge Marx, «discende la conclusione che il comunismo è ormai riconosciuto come potenza mondiale».

Nella storia recente ci sono state tre ondate di roll back (contenimento del comunismo): nel 1919-’20 vi fu il cordone sanitario del francese Clemenceau e di Churchill, dopo la Prima guerra mondiale e, ancora nel 1949, dopo la Seconda guerra mondiale, si attuò la politica di contenimento teorizzata da Foster Dulles.  Nel 1991 ci fu l’espansione della Nato a pochi chilometri da Pietroburgo. La conclusione di queste ondate reazionarie fu la creazione della Repubblica Popolare Cinese il 1° ottobre 1949. Ma già, nel 1946, lo storico Hewlett Johonson pubblicava un libro dal titolo significativo Un sesto del mondo è socialista a testimoniare che il futuro sarà influenzato dal fatto epocale del passaggio al socialismo di una parte crescente dell’umanità.    Attualmente, lo spettro del comunismo, evocato dalla propaganda della leadership occidentale, ha assunto le sembianze di Putin e di Xi Jinping, nella vana speranza di terrorizzare i popoli e mobilitarli contro il Grande Sud.

Oggi siamo in grado di capire che il “tornante storico avviato dalla rivoluzione d’Ottobre” costituiva il fondamento storico-culturale e la pietra miliare del trapasso di un’epoca all’altra: dall’epoca del capitalismo all’epoca del socialismo. Non mancarono, altresì, forze intellettuali e sociali che sostenevano la sconfitta del socialismo attraverso politiche di riarmo e di guerra. «Togliatti nella relazione alla conferenza clandestina di Basilea del 1927 – scrive Luciano Canfora nel suo importante libro Comunismo un’altra storia , poneva in luce che l’URSS poteva anche essere sconfitta e scomparire». Questa affermazione, da parte di Togliatti, a mio parere, fu un enorme errore di prospettiva dovuto alla sua concezione idealistica della storia.

In uno dei suoi scritti fondamentali del settembre del 1949, Il fallimento della concezione idealistica della storia, Mao ci offre alcuni esempi sintetici di applicazione del materialismo storico-dialettico di Marx alle più importanti rivoluzioni sociali. «I cinesi – dice Mao – dovrebbero ringraziare Achenson (segretario di Stato degli Stati Uniti dal 1949 al 1953, n.d.r.) perché ha inventato un mucchio di assurdità riguardo alla storia moderna sella Cina; e la sua concezione della storia è precisamente quella di una parte degli intellettuali cinesi, ossia la concezione idealistica borghese della storia…Quali sono le affermazioni assurde di Achenson a proposito della storia moderna della Cina? Prima di tutto, egli ha cercato di spiegare il prodursi della rivoluzione cinese partendo dalle condizioni economiche e ideologiche della Cina. E per far questo è ricorso a molti miti. Achenson dice: La popolazione della Cina è raddoppiata nel corso del VIII e XIX secolo, esercitando sulla terra una pressione insopportabile. Il primo problema che ogni governo cinese ha dovuto affrontare è come nutrire questa popolazione. Fino ad ora nessun governo è riuscito a risolverlo…A quei cinesi che non hanno le idee chiare, quanto è detto sopra, può apparire plausibile. Troppe bocche, troppo poco cibo, di qui la rivoluzione…

Si sono avute molte rivoluzioni, sia nei tempi antichi che moderni, sia in Cina che all’estero; esse erano dovute alla sovrappopolazione? Le numerose rivoluzioni che si sono avute in Cina negli ultimi millenni erano dovute alla sovrappopolazione? Anche la rivoluzione americana del 1775-1783 contro la Gran Bretagna? Achenson non ha alcuna conoscenza della storia, non ha neppure letto la Dichiarazione d’Indipendenza americana. Washington e Jefferson e altri fecero la rivoluzione contro la Gran Bretagna perché gli inglesi opprimevano e sfruttavano gli americani, e non perché in America vi fosse la sovrappopolazione…I russi fecero la rivoluzione di Febbraio e d’Ottobre a causa dell’oppressione e dello sfruttamento praticati dallo zar e dalla borghesia russa, non perché la Russia fosse sovrappopolata…L’argomento assurdo di economisti borghesi occidentali come Malthus, che l’aumento del cibo non può stare al passo con l’aumento della popolazione, non solo è stato confutato appieno sul piano teorico dai marxisti, ma è stato completamente smentito sul piano pratico». 

Lo studio e l’applicazione della teoria del materialismo storico-dialettico esigono, dunque, che si ricerchino le cause che provocano queste rivoluzioni nelle leggi oggettive dello sviluppo del sistema dei rapporti sociali, nelle condizioni sociali della vita delle masse popolari e, nei cambiamenti di queste condizioni. «A tutto ciò – scrive Lenin-, Marx volse la sua attenzione, e aprì la via a uno studio scientifico della storia come processo unitario e sottoposto a leggi, nonostante tutta la sua formidabile complessità e le sue contraddizioni».

 

Teramo 22 luglio 2026

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