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DA  DOVE  VENGONO  I  PERICOLI  DI  UNA  GUERRA  NUCLEARE? di Piero De Sanctis

È un interrogativo che ha assillato e assilla tuttora, non solo tutti i popoli del mondo e le grandi potenze nucleari, ma anche i pontefici Francesco, con l’Enciclica Laudato sì (del maggio 2015) e, con l’Enciclica Magnifica Humanitas (del maggio 2026) il pontefice Leone XIV.

«Le nuove tecnologie – dice Leone XIV – aprono un orizzonte esteso in direzioni che, seppure invisibile, non possiamo ancora prevedere…Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?». Anche il papa Francesco denunciava nella sua Enciclica: Laudato Sì, (maggio 2015), nel capitolo La globalizzazione del paradigma tecnocratico, a pag.117, si legge: «Il problema fondamentale è un altro, ancora più profondo: il modo in cui di fatto l’umanità ha assunto la tecnologia e il suo sviluppo…Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio  anche sulla economia e sulla politica…L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano: la finanza soffoca  l’economia reale».

Dagli stralci tratti dalle rispettive Encicliche non si possono non notare, da una parte la condanna e il netto rifiuto all’epoca della tecnica in cui ci tocca vivere e, dall’altra, i melanconici elogi alle civiltà del passato. In realtà la nostra epoca – dice Geymonat – «è il frutto diretto del notevolissimo incremento, attuatosi da Galileo in poi, delle nostre conoscenze intorno al mondo…Oggi noi possiamo intervenire più efficacemente dei nostri antenati sul corso dei fenomeni naturali perché ne conosciamo con più esattezza le strutture, i legami fra un aspetto e l’altro, le regolarità e i limiti di queste regolarità. Tale meraviglioso incremento del patrimonio conoscitivo dell’umanità è uno dei più sicuri motivi di vanto dell’era moderna, e sarebbe sciocco volerlo dimenticare o sottovalutare». Il progresso materiale ha avuto i suoi benefici effetti in tutti i campi della vita, anche in quelli spirituali. Esso costituisce la base di ogni progresso, come ben sanno i popoli che, ancora oggi, non possono fruirne e sono costretti a lottare contro le distruzioni delle guerre, la corsa agli armamenti, la povertà e le più volte minacciate utilizzazioni delle armi nucleari.

La distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki, del 6 e 9 agosto 1945, ad opera dell’imperialismo americano, dove, in poche ore, si incenerirono 450 mila inermi cittadini giapponesi ed altrettante case, segna l’inizio della guerra fredda e la crociata contro l’Urss. Il 19 dicembre 1945 il Presidente Truman dichiarava: «Dobbiamo riconoscere che la vittoria da noi conseguita ha posto al popolo americano il fardello della responsabilità permanente nella direzione del mondo». Il 5 marzo 1946, con il famoso discorso di Fulton, Churchill auspicava la creazione di un blocco politico, militare ed economico, (il famigerato Cordone Sanitario), del mondo capitalistico, sotto la guida angloamericana, con evidenti obiettivi antisovietici. Lo scrittore Martin Walker rivelò, nel suo libro The Cold War, che già nella metà del 1945, lo stato maggiore delle forze armate statunitense aveva elaborato un piano di bombardamento nucleare delle venti più grandi città sovietiche da attuarsi entro dieci settimane dalla fine della guerra.  Ma l’esplosione, nel 1948, della prima bomba atomica sovietica e, la costituzione della Repubblica Popolare cinese, il primo ottobre 1949, costrinsero, Truman e Churchill, a rinunciare all’uso dell’arma atomica contro i popoli del sudest asiatico, Cina compresa.

Nel marzo del 1967 il Corriere della Sera pubblicava e commentava un articolo del filosofo e psicologo Karl Jaspers, eminente rappresentante della corrente dell’esistenzialismo tedesco, secondo il quale «America e Russia diventino le sole detentrici di armi atomiche e vietino a qualsiasi altra potenza di possederle e costruirle. Se la Cina non si piega a tale diktat, allora America e Russia dovrebbero, con un sol colpo atomico, annientarla». È questa una delle tante sconcertanti tesi tratte dal suo libro La bomba atomica e il futuro degli uomini, del 1962.  

Il 25 settembre 2026 gli Stati Uniti, nel confermare l’esistenza in orbita extratmosferica di armi di distruzione di massa senza svelarne la natura (contravvenendo al Trattato sullo spazio extratmosferico del 1967 che vieta armi nucleari di distruzione di massa), dimostrano, ancora una volta, che l’imperialismo americano è una Tigre di carta, impotente, difronte alla grande riunione di Shanghai (Sco: Shanghai cooperation organization), che va dall’est Europa, alla Russia, alla Cina e all’India, ossia ai tre quarti della popolazione mondiale.

Teramo 8 ottobre 2026

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