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IN RICORDO DI ANTONIO FRATTASI di Luigi Marino*

Dopo aver combattuto con grande stoicismo e coraggio il male che lo aveva aggredito improvvisamente, Antonio Frattasi compagno gentiluomo, di assoluta fermezza e coerenza politica e nobiltà d’animo, ha lasciato con la sua scomparsa un doloroso vuoto ed un pianto sincero in tutti quelli che lo hanno sempre stimato ed amato per le sue doti intellettuali e morali, per la grande modestia, per il calore umano e per la dedizione agli ideali che lo hanno visto sin dalla adolescenza e per tutto il suo percorso di vita impegnato a difesa degli sfruttati e degli oppressi.
Antonio condivise quella che il compagno Armando Cossutta giustamente definì la “mutazione genetica” di un partito, che nato sull’onda delle Rivoluzione d’Ottobre finiva di fatto per rinnegarla.
Era un guardare all’indietro, ai principi di uno stato borghese che doveva dare essenzialmente solo regole al mercato, senza un diretto intervento nell’economia a difesa delle classi lavoratrici oppresse.
Questa mutazione del partito, che Antonio avvertì come sciagurata ed esiziale, contraddiceva tutta una lunga storia del PCI, di immensi sacrifici, di lotte infinite  e di strenua difesa della Costituzione Repubblicana, che prefigura nella sua piena attuazione un diverso assetto giuridico-proprietario della società e l’introduzione, sia pur graduale, di elementi di socialismo.
Questa “svolta” - di seguito alla caduta dell’URSS - comportò, diceva il compagno Frattasi, una vera e propria trasformazione antropologica all’interno dello stesso partito con il conseguente cambiamento del nome.
Più che la base, fu il corpo dirigente del partito a non essere più lo stesso di prima con il dichiarare da parte di alcuni di non essere mai stati comunisti. Altri invece, pur avendovi concorso personalmente, finirono per evidenziare a distanza di decenni tutta una serie di errori commessi dal PCI.
Di qui l’adesione di Antonio sin dall’inizio al Movimento per la Rifondazione Comunista e poi al PRC, diventandone ben presto uno dei suoi dirigenti più stimati ed amati per il suo costante impegno politico unito ad un assoluto disinteresse personale, per la generosità  e fraternità nei rapporti con tutti i compagni.
Malgrado i suoi gravosi impegni di lavoro, che svolgeva con grande professionalità da meritare la incondizionata stima di tutti, Antonio dedicò ogni suo momento libero alla costituzione del partito insieme al primo nucleo dei compagni napoletani, spendendo ogni energia intellettuale e fisica, non disgiunta dalla grande generosità in termini anche di apporto materiale, stanti le enormi difficoltà finanziarie in cui si dibatteva  questo primo embrione di partito, ed anche successivamente a fronte delle varie situazioni di emergenza.
Antonio non condivise la scelta di far cadere il governo Prodi. Di qui la sua decisione di aderire con grande determinazione al Partito dei Comunisti Italiani, del quale condivise la linea, ma sempre apportandovi il suo personale contributo di cultura, anche economica, per l’attività professionale esercitata, ma soprattutto di idee nell’agire politico, sia in relazione ai mutati scenari internazionali, sia a quelli interni con l’imperversare di una politica di privatizzazioni ad oltranza.
Fortemente convinto della necessità di approfondire sempre il bagaglio culturale del Partito, ne è testimonianza il suo profondo amore per i libri, per una rigorosa battaglia delle idee, ed ancor più convinto della esigenza dell’unità dei comunisti (ahimè ancora non realizzata), Antonio ha operato fino alla fine nel perseguimento di questo obiettivo con tenacia e dedizione instancabili.
Non riusciremo mai a dimenticare la sua grande persona, la sua purezza d’animo e la sua lezione di vita.

* Presidente del Centro Gramsci di Educazione

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