Che Guevara – Una antologia essenziale, a cura del Centro Gramsci di Educazione

Danilo Sarra – Erman Dovis

“Il socialismo economico senza la morale comunista non mi interessa. Lottiamo contro la miseria, ma lottiamo al tempo stesso contro l’alienazione. Uno degli obiettivi fondamentali del marxismo è eliminare l’interesse, il fattore ‘interesse individuale’ e il lucro dalle motivazioni psicologiche. Marx si preoccupava tanto dei fattori economici quanto della loro ripercussione sullo spirito. Chiamava ciò ‘fatto di coscienza’. Se il comunismo si disinteressa dei fatti di coscienza, potrà essere un modo di ripartizione, ma non sarà mai una morale rivoluzionaria”
Ernesto Che Guevara

Sartre lo definì “l’essere umano più completo della nostra epoca”.
Galeano disse che il Che era come una pianta che non aveva bisogno del sole per crescere, perché il sole lo portava dentro. Quel sole era la fede nell’essere umano.
La sua immagine, insieme al suo straordinario esempio morale e politico, ha attraversato tutti i continenti del mondo, dalle periferie alle metropoli, diventando simbolo della lotta irriducibile al sopruso, alla disuguaglianza, all’ingiustizia.
Il Che era, ed è amato, per la sua straordinaria coerenza, per la sua incorruttibilità, per la suo intransigente egualitarismo, per l’esempio che dava nel fare lui per primo quello che si aspettava dagli altri.
Che Guevara è stato uno straordinario esempio di marxista: comprese benissimo come il concetto vero e progressivo di “ortodossia” non consiste nella chiesastica dogmatica e liturgica adorazione di cimeli, ma nell’uso quotidiano del bagaglio marxista a favore dell’emancipazione della classe operaia.
Scriveva infatti in una lettera divenuta poi opuscolo (Il socialismo e l’uomo a Cuba):“Bisogna avere una grande dose di umanità, di senso della giustizia e della verità per non cadere in estremismi dogmatici, in freddi scolasticismi, nell’isolamento dalle masse. Giorno per giorno bisogna lottare perché questo amore per l’umanità vivente si trasformi in fatti concreti, in atti che servano d’esempio, in mobilitazione”.
Il Che, così come Mao, assume dal  marxismo il  concetto di “lotta di classe”, di contraddizione fondamentale tra  lavoro e capitale, di spaccatura in due della società tra questi due fattori inconciliabili. I due rivoluzionari poi  declinano questa contraddizione come fattore permanente nella società, tra sfruttatori e sfruttati, tra chi detiene il potere e gli assoggettati. Questo ci dà una spiegazione, parziale certamente, del perché Mao abbia promosso la rivoluzione culturale e Che Guevara abbia lasciato Cuba e i suoi affetti più cari per continuare la lotta: per coerenza verso la parte sociale con cui si è solidali.
Su Che Guevara si è scritto molto e molto si è pubblicato, ma anche no. Nel senso che purtroppo molto materiale interessante resta ancora negli archivi cubani, e molte pubblicazioni al contrario non offrono alcuno spunto interessante di studio (è il caso, ma lo vedremo tra poco, di due delle quattro biografie storiche).
Inoltre, l’avvento dei social tende a impigrire le nuove generazioni, ed questo si aggiunge il fatto  che la loro volontà e il bisogno di approfondire risulta non facile e non agevole anche  causa dei ritmi frenetici  della società attuale. I momenti per una presa di coscienza si fanno sempre più scarsi, e vengono prese per buone le panzane fatte circolare via web.  Assistiamo interdetti a pubblicazioni di frasi attribuite al Che ma assolutamente lontane dal suo pensiero e dal suo modo di agire. Lo scopo di ciò è chiaramente strumentale[*].
Mai come in questa epoca l’ignoranza uccide più della fame.
Per porre almeno in parte rimedio a questo sfacelo culturale e politico, il Centro Gramsci di Educazione invita a non fidarsi di citazioni buttate nel ginepraio del web e a fare  ricerca, a verificare, ad approfondire, a studiare. Perché c’è bisogno  del Che, così come di Gramsci.

Il percorso di  lettura
Come prima cosa, per conoscere il Che occorre leggere ciò che lui ha scritto. Fondamentali sono le Opere, in quattro volumi, edite da Feltrinelli nel 1969. Vi sono contenute tutti i suoi scritti (eccetto ovviamente gli inediti a tutt’oggi inafferrabili) e le sue riflessioni, i suoi interventi e le sue analisi  di carattere politico,  militare, economico.  Sicuramente è possibile reperire quest’opera in quattro volumi presso qualche libreria antiquaria. Lettura fondamentale.
Dicevamo prima delle 4 biografie storiche scritte su Guevara. Due le segnaliamo negativamente per l’assoluta inconsistenza storica del lavoro e per il sottile messaggio denigratorio che si instilla pagina dopo pagina: una è la biografia dell’americano John Lee Anderson, uscita originariamente per Baldini&Castoldi nel 1997.
Il “giornalista” a stelle e strisce apre il suo lavoro con un gossip sulla data di nascita del Che (14 maggio invece del 14 giugno, data reale taciuta per evitare scandali, secondo il nostro “storico”) , tirando in ballo persino i segni zodiacali. Mentre ci assicura che il giovane Guevara consumava rapporti frettolosi con la domestica,  poche pagine più in là descrive un Fidel Castro adirato e di cattivo umore nella Sierra, perché avrebbe terminato le riserve di vino rosso italiano. Un impianto strategico, quello di Anderson, che serve a denigrare l’ideale di Guevara attraverso questo impatto emozionale di immagini, anche colpendo i compagni di lotta (date di nascita,  vino rosso, Aleida March razzista). Per ulteriori conferme leggasi gli articoli  di Anderson contro Cuba.
L’altra biografia che non porta alcun contributo alla causa è quella di Pierre Kalfon: uscita nel 1998 per Feltrinelli, è  insipida, superficiale, sottilmente reazionaria, che non arriva alle iperbole dei segni zodiacali solo per un limite di fantasia dell’autore.
Veniamo alle due eccellenti biografie: nel 1996, preceduto dalla pubblicazione del  diario inedito del  Congo (“L’anno in cui non siamo stati da nessuna parte”, Ponte alle Grazie, a cura di Paco Ignacio Taibo II, Froilán Escobar, Felix Guerra) , esce per il Saggiatore, con una bellissima copertina bianco lucida, la monumentale biografia di Paco Ignacio Taibo II, “Senza perdere la tenerezza”. Fu la prima grande biografia su Che Guevara. Il merito storico fu di riaprire un dibattito sul Che in anni di grande vivacità culturale, favorito anche da un ritorno sulla scena dei valori della sinistra dopo la ritirata del 1989 e del 1991. La prima biografia ebbe il merito di stimolare la ricerca, di aprire contraddittori, soprattutto dava una immagine vera del Che, senza scadere nell’agiografia. Nel 2017 la casa editrice ha ristampato questa opera monumentale, con gli aggiornamenti dell’autore pervenuti dopo ulteriori ricerche. Questo ci dimostra che il libro, come ci diceva Ennio, è qualcosa di vivo che cambia ogni giorno rispetto ai nuovi eventi che irrompono sulla scena. E’ una cosa molto bella.
Jorge Castaneda, giornalista, accademico e politico messicano,  (Consigliere di Cuauhtémoc Cárdenas durante le presidenziali del 1988 e successivamente segretario alle relazioni estere col governo di Vicente Fox nel 2000) ha firmato nel 1997 “Companero”, edito in Italia da Mondadori. Castaneda iniziò il suo percorso politico nel partito comunista messicano, allontanandosi nel corso degli anni  sempre più dalle sue idee iniziali. Egli non nutre simpatia per Guevara, tuttavia il suo libro è fatto davvero molto bene: non una biografia nel senso pieno del termine (gli anni giovanili sono fondamentalmente ignorati, la guerriglia sulla Sierra è grosso modo affrontata solo schematicamente) quanto piuttosto una ricerca sugli aspetti più politici del Che, come il dibattito economico che ci fu a Cuba, ed anche tutta la questione della vicenda boliviana, compreso lo spinoso rapporto tra cubani e Pcb.  E’ un ottimo libro , ed anche se alcune interpretazioni di Castaneda a volte si spingono oltre in maniera un po’ forzata,  ci sono fondamenti alla base. Un lavoro da non perdere, ma lo si deve affrontare dopo aver letto Taibo II,  a completamento e supporto.

La Bolivia
Oltre alle biografie di Taibo II e Castaneda, ovviamente imprescindibile è il Diario di Bolivia. Esiste una coedizione bellissima, della Editora Politica de L’Avana e di Roberto Massari, con foto dei guerriglieri, cartine foto e mappe dei luoghi. Sempre grazie all’editore Massari sono stati pubblicate due ricerche fondamentali che ci aiutano a comprendere la vicenda boliviana ed i suoi perché,  in tutti i sensi. Citate anche da Taibo II e Jorge Castaneda, ci riferiamo ai libri di Humberto Vazquez Viana “La guerriglia del Che in Bolivia. Antecedenti”, e di Ciro Bustos “Il Che vuole vederti”. Il primo indaga ogni aspetto organizzativo dell’esperienza boliviana; il secondo è la ricostruzione della  folle guerriglia argentina di Salta e di quella boliviana. Bustos, catturato dall’esercito boliviano, non solo canterà ma disegnerà accurati ritratti di tutti i guerriglieri. Certamente una parte del libro è dedicata al suo tentativo di scagionarsi, e noi non giudichiamo un uomo che viene posto in condizione di essere minacciato, torturato e a cui viene detto che ammazzeranno moglie e figlia se non collabora. Al di là di ciò, validissime ed utilissime sono le sue memorie storiche.  Per la Achab Edizioni è uscita tempo fa una  una documentata ricerca storiografica di Adys Cupull e Froilán González, “La Cia contro il Che”, sul ruolo intrecciato appunto tra la Cia, l’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz e il governo boliviano di Barrientos per stroncare la guerriglia ed ogni idea di rivalsa sociale del movimento operaio e contadino.

Per concludere il percorso
Raccomandiamo una vera e propria opera d’arte, un fumetto che definire capolavoro è dire poco: si tratta di “ CHE”, di Enrique e Alberto Breccia e Héctor Germán Oesterheld, edito tanti anni fa dalla Topolin edizioni e ristampato dalla Rizzoli. E’ un libro che sa di leggenda. Realizzato in Argentina nel 1968, attira l’attenzione delle dittature militari del paese. Il fumetto viene bandito: le copie rimaste vanno al macero e le tavole originali vengono distrutte. Qualche copia del Che tuttavia scampa alla distruzione, sembra che lo stesso Breccia abbia sotterrato nel suo giardino alcune copie da recuperare al termine della dittatura.Gli autori, tre maestri del fumetto mondiale, finiscono nel mirino dei reazionari fino a quando, nel 1977 lo sceneggiatore Héctor Oesterheld, finisce nella lunga e sanguinosa lista dei desapareci-dos.
Contenuta anche nelle Opere, tutta l’esperienza della guerriglia cubana scritta dal Che ed intitolata “Passaggi della guerra rivoluzionaria”, è stata ripubblicata nel 1997 con una coedizione firmata Roberto Massari ed Editora Politica de L’Avana. Una edizione integrale con tantissime foto e mappe dei luoghi delle battaglie.Pubblicati da Marco Tropea nel 1996, “La Conquista della speranza, diari 1956-1957” sono i diari parziali di Raul Castro ed Ernesto Guevara. Il dibattito economico a Cuba, che vide scontrarsi l’idea del Che contro quella di altri economisti, è affrontato nelle Opere ed anche in un libro del 1996, di Carlos Tablada Perez, “Economia, etica e politica nel pensiero di Ernesto Che Guevara”, Il Papiro.
Ci sono altri volumi naturalmente, ed il Centro Gramsci di Educazione invita  ad approfondire ben oltre questa guida ragionata. Suggeriamo quelli degli altri guerriglieri compagni del Che (In Bolivia con il Che, editore Massari)  il diario di Pombo (seppur rimaneggiato, “depurato” in molte parti ed incompleto, edito da Massari), gli scritti scelti, ed i resoconti del Congo. L’augurio è che la grande mole di inediti possa vedere presto la  pubblicazione.
Dicono che Che Guevara sia rimasto prigioniero della propria immagine, quella immortalata da Korda. E che questa immagine ha finito per svuotare il contenuto del suo messaggio, trasformandola in gadget, tazze da tè, magliette. Non è detto che sia così. Ci piace invece pensare che tutti questi souvenir col suo volto rispondano soprattutto ad una esigenza sentita, quella della lotta per una società giusta, uguale e senza sfruttamento.

Alleghiamo la bibliografia trattata.

BIBLIOGRAFIA TRATTATA IN QUESTO ARTICOLO
Guevara Ernesto, OPERE. 4 volumi, editore Feltrinelli, 1969.
Castro Raul, Guevara Ernesto, “La conquista della speranza, diari 1956-1957” editore Marco Tropea, 1996
Paco Ignacio Taibo II, Froilán Escobar, Felix Guerra, ( a cura di)  “L’anno in cui non siamo stati da nessuna parte”, editore Ponte alle Grazie 1994.
Paco Ignacio Taibo II, “Senza perdere la tenerezza, vita e morte di Ernesto Che Guevara”, editore Il Saggiatore, edizione aggiornata e  definitiva 2017 .
Jorge Castaneda, “Companero, vita e morte di Ernesto Che Guevara”, editore Mondadori, 1997.
Guevara Ernesto, “Diario di Bolivia”, editori Roberto Massari e Editora Politica La Habana, 1996.
Vazquez Viana Humberto, “La guerriglia del Che in Bolivia. Antecedenti”. Editore Massari, 2002.
Bustos Ciro, “Il Che vuole vederti. Le guerriglie di Masetti in Argentina e del Che in Bolivia viste dall’interno”, editore Massari, 2016 .
Adys Cupull,Froilan Gonzáles, “La Cia contro il Che”, editore Achab, 2007.
Enrique e Alberto Breccia, Héctor Germán Oesterheld, “CHE” , editore Rizzoli , 2017 .
Guevara Ernesto, “Passaggi della guerra rivoluzionaria”, editori Roberto Massari e Editora Politica La Habana, 1997.
Carlos Tablada Perez, “Economia, etica e politica nel pensiero di Ernesto Che Guevara”, editore Il Papiro, 1996 .

 
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[*] Ecco un esempio di falsificazione del Che:  nel web gira questa frase, senza fonte e attruibuita al Comandante. “Nei cosiddetti errori di Stalin sta la differenza tra un atteggiamento rivoluzionario e un atteggiamento revisionista. Si deve vedere Stalin nel contesto storico nel quale si è sviluppato, non si deve vedere come una specie di bruto, ma dovrebbe essere apprezzato in quel particolare contesto storico… Sono giunto al comunismo grazie a papà Stalin e nessuno può dirmi di non leggere le sue opere. Le ho lette anche quando era considerato disdicevole leggerlo, ma questo era un altro periodo. Siccome sono una persona non troppo brillante e per di più testarda continuerò a leggerlo.”
L’originale è questa: “Nei pretesi errori di Stalin sta la differenza tra una posizione rivoluzionaria contro l’altra revisionista. Stalin vede il pericolo delle relazioni mercantili e tratta di bloccarle rompendo ciò che le propiziano. Al contrario la nuova direzione cede agli impulsi della sovrastruttura e accentua l’azione mercantile teorizzando per essa la sua utilizzazione integrale come leva economica per arrivare al comunismo. Ci sono poche voci che si oppongono pubblicamente a questa linea, mostrando così il tremendo crimine storico di Stalin: aver tralasciato l’educazione comunista e istituito il culto illimitato alla autorità”.(Ernesto Che Guevara,“Apuntescríticos a la EconomíaPolítica”  – Ocean Press, 2006.)

Un’altra frase, che addirittura venne ripresa l’anno scorso persino da sedicenti dirigenti nazionali di partiti comunisti, mostra l’assoluta ignoranza che pervade ormai tutta la sinistra cosiddetta comunista, ormai incapace di entrare nel dibattito politico, affidandosi solo più a fake news,  slogan retorici degli anni 50 e un settarismo che ne testimonia la sua impotenza: “Il mio dovere di marxista-leninista e di comunista è quello di smascherare la reazione occulta che si cela nascosta dietro il revisionismo, l’opportunismo e il trotskismo e insegnare ai compagni (sia in atto e in potenza) che non devono accettare come validi i giudizi contro Stalin formulate dai borghesi socialdemocratici o altri pseudo comunisti i lacche’ della reazione, il cui vero scopo è distruggere il movimento operaio dall’interno.”( dichiarazione fatta nel 1966, 11 mesi prima di morire)
11 mesi prima di morire, il Che era in Congo, nel pieno di una drammatica situazione. Dalla biografia di Paco Ignacio Taibo II apprendiamo che il 12 ottobre 1966 scriveva: “In una marcia trionfale, il nemico prende Lubonja”. Il giorno seguente annotava: “ I nostri uomini si comportano peggio che male. Le armi di cui erano responsabili furono lasciate in mano ai congolesi e andarono perse. Non dimostrarono alcuno spirito combattivo, pensavano solo a salvare la pelle”. Il 4 novembre invia un messaggio a Fidel Castro dove espone il suo punto di vista sulla situazione ormai compromessa in Congo. Verso il 15 novembre il Che organizza una difesa elastica immaginando di cedere parzialmente terreno ed il 17 ordina un nuovo ripiegamento.
Ora, anche un bambino di 5 anni sarebbe in grado di capire che il Che, nel pieno di una emergenza militare ed afflitto da problematiche vere,  non aveva certo il tempodi scrivere cazzate come quella che gira nel web. Nessuna fonte, nessuna citazione, nulla di nulla in supporto alla presunta frase.  Il perché è semplice: essa non esiste.  In nessuna opera scritta del Che, perché da lui non è mai stata pronunciata. Oltretutto è estranea al suo stile, anche nella forma. E a inizio 1965 il Che aveva pronunciato il famoso discorso di Algeri.

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