Dichiarazione di voto finale sul “giorno del ricordo” del Senatore Luigi Marino

Senato della Repubblica XIV Legislatura – 15 – 736ª Seduta (antimeri.) Assemblea – Resoconto stenografico 10 Febbraio 2005

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Procediamo ora alla Commemorazione del «Giorno del ricordo» della tragedia delle vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ha diritto ad intervenire un rappresentante per ciascun Gruppo per dieci minuti, salvo il Gruppo Misto che ripartisce i tempi al proprio interno.

È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Comunisti Italiani). Signor Presidente, con profonda commozione, i Comunisti Italiani partecipano al ricordo di quei tragici avvenimenti della Seconda guerra mondiale e delle sofferenze di quanti furono costretti ad abbandonare per sempre i loro beni, la loro terra, i loro cari. Era gente che aveva convissuto per secoli insieme a sloveni e croati. Le foibe sono un fatto esecrando, ma la verità è rivoluzionaria se è detta per intero, se non prescinde da un contesto, che è quello richiamato anche nelle dichiarazioni rese dal Presidente della Repubblica Ciampi quando ha ricordato che queste efferatezze furono la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali, responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono. Non starò a ricordare la circolare di Roatta del 1942, né le atrocità italiane commesse, non certo a giustificazione delle foibe e dell’esodo, contro i partigiani di Tito. Ma questo deve servire pure a comprendere il contesto. Nello Stato indipendente di Croazia fu consumato il cosiddetto olocausto slavo, una delle pagine più terribili della Seconda guerra mondiale, con gli ustascia di Ante Pavelic, sostenuti da Hitler e Mussolini, che sterminarono centinaia di migliaia di serbi ortodossi e decine di migliaia di ebrei e Rom. Non si possono confondere le responsabilità di chi ha condotto l’Italia, insieme alla Germania nazista, nell’abisso della Seconda guerra mondiale, nelle aggressioni alla Grecia, all’Albania e alle popolazioni della Jugoslavia, ritenute inferiori e oggetto di scherno razzista. Ci furono inevitabili ritorsioni e purtroppo le rese dei conti dopo l’opera di snazionalizzazione subita, dopo i massacri, le fucilazioni e le deportazioni avvenute durante l’occupazione italiana. Non bisogna quindi mettere sullo stesso piano aggressori e aggrediti. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, occorre che ognuno di noi faccia qualche sforzo in più per costruire un’Europa politica, un’Europa di pace, un unico spazio di democrazia e libertà, perché la dignità della persona sia sempre rispettata e perché gli orrori non abbiano a ripetersi. In conclusione, cito testualmente le parole del Presidente della Repubblica: «In questa nuova realtà unitaria, contrassegnata dall’abolizione fisica delle frontiere, italiani, sloveni e croati possono guardare con fiducia ad un comune futuro, possono costruirlo insieme, consolidando innanzitutto una convivenza in cui la diversità è il fattore di arricchimento reciproco e in cui le radici e le tradizioni di ognuno vengono rispettate nella loro pari dignità».

Atti Parlamentari — 12 — Camera Deputati – Senato Repubblica XIV LEGISLATURA — DISCUSSIONI — CRIMINI NAZIFASCISTI — SEDUTA DEL 23 FEBBRAIO 2005

PRESIDENTE. Do la parola al senatore Marino.

LUIGI MARINO (Misto- Comunisti Italiani). Presidente Andreotti, lei ha già risposto, in parte, a questioni poste dal senatore Pellicini. Nella precedente audizione lei disse una cosa della quale anch’io sono convinto, cioè che noi italiani non abbiamo commesso eccidi come quelli commessi dai nazisti – potrei ricordare l’armata Sagapò in Grecia, potrei ricordare anche il film Italiani brava gente –; però a questo riguardo vorrei fare qualche precisazione. Noi tutti siano reduci da una discussione avvenuta di recente in Senato ed anche la mia parte politica ha partecipato con commozione alla Giornata del ricordo, però dovremmo contestualizzare un po’ meglio il tutto. Cioè: la Jugoslavia allora faceva parte della coalizione antifascista, quindi, praticamente, quella aggredita, rispetto all’aggressore; l’Italia aveva aggredito, e non solo le province di Lubiana e della Dalmazia erano state annesse, c’era stato anche un re di stirpe Savoia in Croazia, e nello Stato indipendente di Croazia si consumò, ad opera dei nazifascisti, una pagina terribile della Seconda guerra mondiale. Gli ustascia di Ante Pavelic furono sostenuti da Hitler e da Mussolini, ma anche dalla Repubblica sociale di Salò dopo l’8 settembre 1943. Ricordo queste cose, presidente, perché mi riconosco nel messaggio del Presidente Ciampi, cioè occorre che tutti abbandonino i rancori esasperati e tutti quanti si vada ad un ricordo ragionato, perché questi orrori non abbiano a ripetersi; però gli eccidi sono stati commessi anche da parte italiana. Ecco perché, presidente, mi permetto una parziale rettifica di quanto lei ha detto l’altra volta, e che mi trova anche d’accordo. Nei territori italiani furono migliaia le vittime civili e decine di migliaia di sloveni e di croati furono inviati in 130 campi di concentramento. Lei ha ricordato San Saba, ma io voglio ricordare anche i campi di Renicci San Sepolcro in Toscana, di Gonars in Friuli, di Isola di Arbe. Insomma, le atrocità le abbiamo commesse eccome. Tra l’altro, i reparti italiani furono costretti a giurare fedeltà al Führer e alla Germania e nella stessa risiera di San Saba dai seimila agli ottomila partigiani antifascisti sloveni e croati ebbero a morire (gli ebrei, invece, venivano mandati in Germania). Voglio anche ricordare che molti dei nostri, poi, aderirono all’esercito partigiano di Tito e molti furono aiutati a ritornare in patria, fra cui Benigno Zaccagnini, se ricordo bene. A parziale rettifica di quanto lei ha detto, presidente, io voglio ricordare, affinché restino a verbale, le disposizioni del generale Robotti, ma soprattutto poche parole contenute nella circolare di Roatta del 1942, in cui si diceva espressamente che bisognava « incendiare, demolire case, villaggi, uccidere ostaggi, internare massicciamente la popolazione » e lo slogan non era « dente per dente », ma addirittura « testa per dente ». È vero che noi non abbiamo commesso le Fosse Ardeatine, come hanno fatto i tedeschi, ma a Lubiana c’è una « fossa ardeatina » dove cento ostaggi furono fucilati dall’esercito italiano, si chiama Gramozna Jama. Converrà con me, presidente, che certamente gli italiani si sono comportati in maniera diversa rispetto ai tedeschi, ma, purtroppo, atrocità ne sono state commesse tante in quei luoghi. Voglio solamente citare, per i colleghi, il libro di Marco Aurelio Rivelli, uscito in francese nel 1998 e poi tradotto in italiano, Il genocidio nascosto, cioè quello slavo, che parla di tutte le atrocità commesse dagli italiani. Ecco, presidente, a parziale rettifica di quanto ella ha detto la volta precedente, le chiedo se convenga con me su queste poche cose che ho ricordato (ma ve ne potrebbero essere tante altre). Non è che valgano a giustificazione delle foibe, sia chiaro, perché è una cosa completamente diversa, fatto esecrabile senza discussione, però gli eccidi li abbiamo commessi anche noi: è storia documentata. Le chiedo se convenga su questo.

 GIULIO ANDREOTTI. La dichiarazione che io ho fatto risponde ad una lunga esperienza che ho avuto di visite, di viaggi in zone in cui l’indirizzo è stato contrario a quello che adesso lei evoca, come ad esempio a Cefalonia. In Grecia come in Albania, ho sempre sentito proprio dalla gente, nella tradizione, nei confronti dei nostri soldati, forse anche in comparazione con i soldati tedeschi, un ricordo che non era di atrocità. Lei adesso ha fatto riferimento ad una circolare che io non conosco – anzi, chiedo se sia possibile averne una copia –, ma che riguarda i periodi precedenti. Il libro di Rivelli non lo conosco: me lo procurerò e certamente lo leggerò, perché mi interessa essere documentato. Però stiamo attenti che molte delle vicende che accaddero in quelle zone riguardavano lotte tra serbi e croati; certo, uno degli errori politici gravi che ha commesso il fascismo è stato di andarsi a mescolare in questo tipo di lotta, anche con la creazione di una finta monarchia (peraltro, quel re non è mai neanche andato a prendere possesso del trono). Ma, senza voler negare quello che è storicamente provato, dico che è fuori discussione che nella tradizione di questi popoli non c’è affatto nei confronti dell’Italia l’idea di un popolo di torturatori, di massacratori. Che ci siano stati degli episodi come quelli che lei ha citato, sarà certo vero, ma casi come Marzabotto, come Sant’Anna di Stazzema, come le Fosse Ardeatine non ci sono stati e, se si fosse trattato di individuare responsabili, verso questi non ci sarebbe stata nessuna condiscendenza. Certo, che sia stata emanata una circolare come quella citata è grave; io non la conosco, non so se sia mai stata pubblicata.

LUIGI MARINO. Sì, sì.

GIULIO ANDREOTTI. Io non la conoscevo, però insisto nel dire – questo non riguarda né una forza politica, né un Governo piuttosto che un altro, riguarda proprio una tradizione di rapporti – che odio non ne abbiamo seminato. Storicamente è così. Poi, le valutazioni politiche sono diverse e anche opinabili.

LUIGI MARINO. Quello che ho ricordato prima era strettamente connesso con circa un migliaio (780 dovrebbe essere il numero) di richieste di estradizione fatte dalla Jugoslavia. Al di là di efferatezze commesse da singoli individui – ho ricordato Gramozna Jama, che rappresenta le loro Fosse Ardeatine, crimine commesso dall’esercito italiano – la mia domanda, lo ripeto, era strettamente connessa a quel migliaio di richieste di estradizione. Comunque, la ringrazio per la risposta, signor presidente.

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