La forza costituente delle donne tra memoria e attualità: le nuove costituzioni di Cuba e Cile di Milena Fiore

Dal Seminario “La forza costituente delle donne tra memoria e attualità” svoltosi il 25 febbraio per iniziativa dell’ANPI provinciale di Roma, stralciamo la relazione di MILENA FIORE su:
LE NOVITA’ DELLE COSTITUZIONI IN AMERICA LATINA: CUBA E CILE.

L’idea di questo mio contributo alla riflessione sulla forza costituente delle donne a Cuba e in Cile nasce dalle discussioni che facemmo, ormai più di un anno fa, prima come sezione italiana della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM), il 6 aprile 2019 presso la Casa internazionale delle donne di Roma, con Ada Donno, Tina Cimini, Rosella Franconi, Franco Argada, Maddalena Celano, e qualche mese dopo allargando la discussione anche a Marina Pierlorenzi, Paola Marsocci, e Maura Cossutta a proposito delle novità introdotte dalla nuova Costituzione cubana, che – ricordo – è stata approvata in via definitiva dall’Assemblea Popolare di Cuba, organo supremo del potere popolare, il 10 aprile 2019, dopo un percorso di oltre 80.000 riunioni consultive con rappresentanti di ogni categoria sociale e settore della popolazione cubana. Oltre il 60% degli articoli hanno subito modifiche provenienti dalle circa 783.000 proposte emerse nelle riunioni delle assemblee popolari.
La nuova Costituzione è stata sottoposta a referendum popolare il 25 febbraio 2019 e ha ricevuto il voto favorevole del 90% dei votanti. Nel preambolo essa conferma i valori di fondo della Rivoluzione cubana: afferma quindi di ispirarsi alla lotta contro il colonialismo, lo schiavismo e l’imperialismo, di perseguire nello spirito internazionalista relazioni di fratellanza con gli altri popoli dell’America Latina e del Caribe, e infine ribadisce la convinzione che “solo nel socialismo e nel comunismo l’essere umano può raggiungere la sua piena dignità”.
Rispetto a quella precedente del 1976, essa sancisce un’estensione inedita dei diritti sociali, politici ed economici a Cuba, introducendo novità che ci hanno incuriosito e che ci faceva piacere approfondire e far conoscere, come ad esempio l’aggiunta delle categorie di genere, orientamento sessuale, identità di genere, età, origine etnica, disabilità e provenienza territoriale, quali elementi da tutelare da parte dello Stato. Ciò, in particolare, è stato il frutto dell’impegno attivo e deciso della Federazione delle Donne Cubane, nella società e in seno all’Assemblea Popolare, della quale le donne costituiscono il 53,22%.
Il 2019 è stato anche il 60 ° anniversario del “Movimento 26 luglio”, la prima formazione che lottò per l’indipendenza di Cuba sotto la guida di Fidel Castro, alla quale presero parte anche diverse giovani rivoluzionarie, fra le quali Celia Sanchez, Haydee Santamaria, Vilma Espin.
Nel 1959, all’indomani della vittoria della Rivoluzione, le donne cubane guidate dalla guerrigliera Vilma Espin, parteciparono alla Conferenza delle Donne dell’America latina che si teneva proprio a Santiago del Cile, collegando così la loro lotta a quella delle donne di tutto il continente latinoamericano e della FDIM nel suo insieme.
La Federazione delle Donne Cubane (FMC) si è posto come primo compito, insieme alla difesa della Rivoluzione, di elevare il livello politico e culturale delle donne per metterle nelle condizioni più favorevoli alla partecipazione politica. Già nel 1962, si affrontò il problema della salute delle donne, furono istituiti corsi di educazione sessuale, e sulla rivista Mujeres, si cominciarono ad affrontare le problematiche di genere. La FMC si batté fin dall’inizio perché le donne cubane avessero il pieno controllo del proprio corpo e vedessero rispettati tutti i propri diritti riproduttivi e sessuali.
Nel 1979 Cuba fu il primo paese al mondo a firmare la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna (CEDAW) adottata dalle Nazioni Unite.
Nella lotta al machismo, al sessismo, per il diritto alla diversità di genere è fondamentale il lavoro del CENESEX (Centro nazionale di educazione sessuale), presieduto da Mariela Castro Espin (figlia di Vilma Espin e Raul Castro). Tra le innovazioni più significative vi è il fatto che «a Cuba, sin dagli anni ’80, si realizzano operazioni di riassegnazione del sesso (cambio di sesso) gratuite e a carico dello Stato. Il CENESEX si batte per contrastare l’omofobia e le discriminazioni contro la comunità LGBTIQ cubana, offrendo consulenze sanitarie, psicologiche e legali gratuite a chiunque ne avesse bisogno» (Maddalena Celano, Le donne cubane, l’altra metà della Rivoluzione). La stessa Mariela Castro Espin ha affermato che: «la nostra opinione è che qualsiasi tipo di pregiudizio o discriminazione è dannoso per la salute».
Tra le protagoniste di allora c’era Yolanda Ferrer, che fu anche segretaria generale della FMC per molti anni e ne ha sempre valorizzato l’aspetto unitario di apertura a tutte le donne cubane. È anche una componente dell’Assemblea nazionale cubana e in tale veste è stata tra le più attive nell’impegno e nel lavoro per la nuova Costituzione.
Come dice Yolanda Ferrer in una intervista tradotta da Maddalena Celano, le conquiste prodotte dagli sviluppi della Rivoluzione, per quanto riguarda i diritti umani e delle donne in particolare, hanno in qualche modo richiesto una nuova Costituzione che le sancisse nel modo più solenne e ponesse le basi per ulteriori progressi. Una continuità tra il percorso della Rivoluzione cubana fin qui compiuto e la Costituzione approvata nel 2019.

Un aspetto che ci interessa in modo particolare in questa sede è quello del

CAPITOLO III intitolato significativamente LE FAMIGLIE

ARTICOLO 81 – Ogni persona ha diritto a formare una famiglia. Lo Stato riconosce e protegge le famiglie, qualunque sia la loro forma di organizzazione, come cellula fondamentale della società e crea le condizioni per garantire che sia favorito integralmente il raggiungimento dei loro fini.
Sono costituite da legami giuridici o di fatto, di natura affettiva, e si basano sul concetto di parità di diritti, doveri e opportunità dei suoi componenti.
La protezione giuridica dei diversi tipi di famiglia è regolata dalla legge.

Con questa formula e con la cancellatura di quella utilizzata nella precedente Costituzione che prescriveva il matrimonio esclusivamente “tra uomo e donna”, viene riconosciuto anche il matrimonio tra persone omosessuali. Nelle discussioni per il nuovo testo costituzionale era stato proposto un riferimento esplicito in tal senso da parte dell’attuale presidente cubano Miguel Díaz-Canel e Mariela Castro Espin. Ma l’opposizione di alcuni settori della società cubana e in particolare delle chiese evangeliche ha infine portato alla formulazione più generale che abbiamo appena letto e che comunque, come sottolinea la stessa Mariela Castro Espin, non costituisce un arretramento ma una formulazione più ampia e onnicomprensiva.
Nella nuova Costituzione è stato anche ampliato il diritto alla salute, affidando allo stato la responsabilità nella tutela delle persone anziane, nel diritto a un alloggio dignitoso e alla salute pubblica, all’acqua e all’alimentazione. Molto apprezzata è stata l’approvazione degli emendamenti miranti a “promuovere la conservazione dell’ambiente e la lotta contro i cambiamenti climatici, che minaccia la sopravvivenza della specie umana “.
La sensibilità di Cuba verso i problemi globali, ossia dell’intera umanità, sta emergendo anche nel modo di approcciarsi al problema della pandemia. Cuba ha prodotto un proprio vaccino chiamato significativamente “Soberana”, nel senso di indipendente dalle multinazionali del farmaco, mettendolo a disposizione non solo di tutti i propri cittadini e dei turisti che visitano Cuba, ma anche di una serie di popoli e di paesi in via di sviluppo, che stanno incontrando problemi nella lotta alla pandemia. Inoltre Cuba ha promosso brigate internazionali di medici che hanno aiutato anche i paesi del primo mondo, tra i quali il nostro, ad affrontare le fasi più drammatiche della pandemia.
Yolanda Ferrer: «Con quale ammirazione guardiamo alle scienziate, accademiche, ricercatrici che contribuiscono con le loro conoscenze; ai medici, alle infermiere, ai tecnici sanitari della Brigata Henry Reeve che contribuiscono alla salute delle persone, alla speranza. […] Il femminismo è una teoria della lotta; un movimento molto ampio, esteso, diversificato e plurale; è una corrente politica che include organizzazioni molto diverse con ideologie, esperienze, influenze e obiettivi che rispondono alle esigenze e alle esperienze specifiche di ogni gruppo o paese».

La nuova costituzione cilena

Il tema di una nuova Costituzione è attualmente vivo, presente, dibattuto anche in Cile, dove è ancora in vigore la vecchia Costituzione dell’epoca di Pinochet, e anche in questo caso c’è un contributo specifico delle donne e delle loro organizzazioni.
 Il referendum del 1988 diede una prima spallata al regime.
Naturalmente, sotto la dittatura militare, la condizione delle donne era drasticamente peggiorata rispetto ai progressi realizzatisi con il governo di Unidad Popular guidato da Salvador Allende a partire dal 1970: dopo il golpe di Pinochet (1973) l’occupazione femminile si ridusse drasticamente e si cercò di riportare le donne ai ruoli tradizionali delle società patriarcali; inoltre la violenza sessuale fu uno degli strumenti utilizzati dagli aguzzini del regime contro le donne antifasciste.
Tuttavia già all’inizio degli anni ’80 in varie zone del paese cominciarono a sorgere comitati e coordinamenti di donne che legavano un approccio di genere alla lotta contro il regime di Pinochet andando incontro anche a una dura repressione.
Allorché negli anni ’90 iniziò la transizione verso la democrazia, anche il ruolo delle donne ebbe un avanzamento.
Tuttavia molti erano ancora i passi in avanti da compiere.
Solo nel 2016, per esempio, venne approvata una legge che depenalizzava l’aborto: una vittoria di tutte le forze progressiste e dei movimenti femministi cileni, su cui ascoltiamo le parole della giovane parlamentare comunista Camila Vallejo.
L’eredità della dittatura è però ancora molto pesante. Per quanto riguarda la condizione delle donne, solo nel 1999 è stata riconosciuta per legge l’uguaglianza giuridica tra uomini e donne, e solo nel 2019 è stato ratificato il protocollo opzionale della Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW, 1979) che implica un impegno concreto da parte dello Stato per eliminare tali discriminazioni e garantire una effettiva parità tra uomini e donne in tutti i campi.
Rimaneva inoltre ancora in vigore la Costituzione voluta da Pinochet e giudicata illegittima da gran parte del popolo cileno.
Nel 2020, dopo mesi di mobilitazioni di massa sui problemi economici e sociali, è stato promosso un referendum sull’abrogazione di tale Costituzione, che ha dato la vittoria ai Sì, con il 78 per cento dei voti. Per redigere la nuova Costituzione nel prossimo mese di aprile i cileni eleggeranno un’assemblea costituente.
Si tratta di un evento storico. È prevedibile infatti che l’Assemblea costituente non solo ribalti l’assetto autoritario dello Stato, ma anche l’impostazione di politica economica ultraliberista sposata da Pinochet e dai Chicago Boys, il gruppo di economisti che furono anche suoi consiglieri. Rispetto a una Costituzione che tutela le “libertà” ma non i diritti e all’idea di uno Stato semplice “guardiano notturno”, si sta invece delineando l’idea di una Carta costituzionale più attenta ai diritti umani e in particolare ai diritti delle donne, e di uno Stato sociale basato su un certo grado di intervento pubblico nell’economia.
Prima ancora che nei contenuti, l’attenzione alla parità di genere emerge già nella composizione dell’Assemblea costituente, per la quale è stato previsto un meccanismo correttivo, la “Convención Constituyente”, volto appunto a garantire una rappresentanza paritaria dei generi. Lo stesso percorso che ha portato alla Costituente è stato accompagnato da una forte mobilitazione femminista.
Uno dei passaggi era la lotta all’impunità dei crimini sessuali e di tortura compiuti durante la dittatura e dunque la necessità di fare fino in fondo i conti con il passato.
Inoltre nell’Assemblea è prevista la partecipazione di rappresentanti delle popolazioni indigene (mapuche, aymara e altre) sempre con il criterio della parità di genere.
Questo garantirà la presenza di rappresentanti delle donne indigene, ossia di una delle fasce della popolazione maggiormente discriminate e che invece svolgono un ruolo cruciale nella lotta per la difesa dell’ambiente, contro i cambiamenti climatici e per il “buen vivir”, ossia per un rapporto armonioso tra esseri umani e natura.
Tra le principali modifiche costituzionali di cui si sta discutendo, alcune riguardano proprio il ruolo delle donne, rispetto al quale si vuole che la nuova Costituzione faccia proprie tutte le principali acquisizioni di Convenzioni e dichiarazioni internazionali che si sono occupate della questione, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dall’Onu nel 1948, fino a una recente risoluzione della CEPAL (Commissione economica per l’America latina e il Caribe) del 2020. Quest’ultima prevede l’autonomia delle donne su tre diversi piani: nel processo decisionale, e dunque nella pari rappresentanza politica e di potere; quello economico, legato alla capacità delle donne di generare reddito e risorse proprie; quello fisico, che comprende i diritti sessuali e riproduttivi, e garantisce una vita libera dalla violenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.