EGEMONIA OPERAIA DEMOCRATICA di Ennio Antonini e Maurizio Ceccio*

In Europa occidentale, intorno al mille, fioriscono le manifatture e i Comuni.
Alla fatica servile, subentra il lavoro autonomo e salariato.
Verso la metà del XIII secolo abbiamo le prime lotte politiche unitarie dei lanaiuoli e dei salariati, i cosiddetti Ciompi cantati da Dante tra feltro e feltro, contro il decadente feudalesimo e il papato. [i]
Lo sviluppo impetuoso delle comunicazioni e dei commerci, principalmente nelle valli dell’Arno e della Schelda, aumenta enormemente la quantità e la qualità del lavoro delle antiche botteghe artigiane dei mastri e dei garzoni.
Il lavoro produce autocoscienza, beni sociali, cultura collettiva e società strutturata.[ii]
La prima rivoluzione industriale dissolve il mondo antico ed apre l’era moderna.
Originati da questo mutamento quantitativo e qualitativo nei rapporti tra gli uomini e tra essi e la natura, in Europa occidentale i momenti fondamentali del processo storico organico sono: la prima rivoluzione scientifica del secolo XVII; la Rivoluzione inglese del 1649; la Rivoluzione francese del 1789; il sorgere del monopolismo carbonifero del 1857; la Comune di Parigi del 1871; la crisi del monopolismo del 1907 e lo scatenamento conseguente della Prima guerra mondiale 1914-’18, ad opera dei contrasti globali per la nuova spartizione del mondo tra le maggiori famiglie finanziarie monopoliste Ior-Rockfeller-Roschild; la sconfitta delle rivoluzioni socialiste occidentali in Germania, in Austria, in Baviera, in Ucraina, in Ungheria, schiacciate, una dopo l’altra, dalla reazione nazifascista del monopolismo del 1918-’20; le stesse grandi famiglie monopoliste distruggono attraverso la corruzione la Repubblica di Weimar, finanziano il nazifascismo e la presa del potere di Mussolini nel 1922 e di Hitler nel 1933; la più devastante crisi del monopolismo del 1929 e lo scatenamento conseguente della Seconda guerra mondiale 1939-’45, causati dai contrasti intermonopolisti globali Ior-Rockfeller-Roschild e dal loro comune disegno di distruggere il socialismo sovietico; la vittoria operaia e democratica sul nazifascismo del 1943-’45.
Nel 1844-48, Marx ed Engels fondano il materialismo storico e il Partito comunista[iii].
Nel 1917-37, Gramsci approfondisce la politica leninista di Egemonia del proletariato sull’essenza dello Stato socialista e sull’unità un po’ più intima del Partito comunista.[iv]
Un partito, cioè, non a direzione maggioritaria, ma intimamente unito sugli interessi rivoluzionari del proletariato.
Difatti, durante la prima metà del XX secolo, le lotte armate rivoluzionarie d’avanguardia della classe operaia, dei contadini e dei soldati aprono le vie della trasformazione socialista delle società continentali; oggi le lotte democratiche di massa della classe operaia, del proletariato, dei contadini, dei soldati, delle istituzioni repubblicane e della borghesia antimonopolista estendono l’edificazione del socialismo secondo le caratteristiche dei diversi continenti.
Del resto, già la vittoria del 1945 della Resistenza Europea e dell’Alleanza antifascista, capeggiata dall’Urss come libera unione di nazioni libere, esprimono la politica di egemonia della struttura della cultura della classe operaia, formata da forti  associazioni, consigli, istituzioni democratiche, partiti e sindacati diffusi tra le nazioni e i popoli antifascisti della Ue, sorta nel 1951 ad opera di  Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo ed Olanda.
Nel 1947 la Costituzione antifascista sancisce L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.
La lotta della classe operaia francese del Maggio ‘68 con l’occupazione di un mese e mezzo di tutte le grandi industrie e dei Consigli di fabbrica dell’autunno caldo italiano del ‘69, con la legge del ‘70 sullo Statuto dei Lavoratori, è la prima risposta politica alla restaurazione imposta dal Complesso militare industriale monopolista a Hiroshima e Nagasaki.
Difatti questo crimine disumano non è direttamente addebitabile al governo Usa, ma al Complesso militare industriale.
L’abusiva occupazione della Casa Bianca da parte del miliardario Trump e le affermazioni del Generale Dwight David Eisenhower[v], comandante supremo dell’alleanza antifascista durante la Seconda guerra mondiale e presidente degli Usa dal 1953 al 1961, indicano, senza ombra di dubbio, il Complesso militare industriale nucleare nemico principale di tutte le classi, di tutti i popoli, di tutte le nazioni e di tutti i governi amanti della pace.
L’Egemonia unitaria del 1994 del Cge approfondisce la cultura operaia e democratica della Ue. 
Nel 1997 il Coordinamento continentale dei Consigli di fabbrica del gruppo automobilistico statale Renault lotta in Francia, Portogallo, Spagna e Slovenia per difendere la proprietà pubblica e l’occupazione di tutti gli stabilimenti presenti nella Ue.
In Norvegia, nel maggio 2000, il Coordinamento dei Consigli di fabbrica organizza una settimana di sciopero generale contro i ricchi, con il coinvolgimento di tutte le Istituzioni del paese e di diverse grandi fabbriche estere come la Volkswagen.
Nel 2004 la lotta del Coordinamento sindacale comunista della Fiat Sata di Melfi in ventuno giorni sconfigge il monopolista e segna la fine del quarto governo Berlusconi.
Nel 2010, il monopolista Fiat attua tre licenziamenti antisindacali del Complesso apicale Sata e restaura il potere assoluto nella fabbrica composta da circa 7200 dipendenti diretti e nelle 23 imprese dell’indotto con altri 6000 dipendenti indiretti.
A Taranto, il Consiglio di fabbrica dell’Ilva lotta per difendere il lavoro, la salute, l’ambiente e la legalità di una intera Regione, coinvolgendo le popolazioni e tutte le Istituzioni locali, regionali e nazionali.
Nella Ue, negli ultimi decenni, sia pure con incertezze e contraddizioni, vivono diverse e svariate esperienze unitarie istituzionali nazionali, regionali e locali tra le forze politiche resistenziali antifasciste comuniste, popolari e socialiste.
Attualmente esse in Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo e nella stessa Romania, denunciano la deriva nazionalista guerrafondaia di Trump, per costruire una Ue più unita e più libera.
I partiti comunisti della classe operaia e le forze politiche  rivoluzionarie, lottando strettamente uniti per la trasformazione socialista della Ue, superano tendenze nazionaliste, opportuniste, settarie e trotzkiste.
In tal senso, significative sono le esperienze unitarie dei partito del lavoro belga, del partito comunista belga, del partito comunista del Canton Ticino, del partito comunista di Germania, del partito comunista dei Paesi Bassi e il partito comunista del Lussemburgo[vi]
Il Partito popolare europeo presenta un assetto organizzato continentale più omogeneo, in quanto esprime gli interessi politico economici della piccola, media e grande borghesia produttiva, più concretamente colpiti dalla crisi del monopolismo finanziario guerrafondaio.
I partiti comunisti, le forze politiche rivoluzionarie e il partito socialista europeo denunciano maggiori incertezze e difficoltà continentali, tipiche dell’elemento intellettualistico, che storicamente li influenza.
Tuttavia, sia pure tra incertezze e contraddizioni, le suddette forze politiche della Ue esprimono gli interessi culturali e politici della borghesia produttiva antifascista, della classe operaia rivoluzionaria e del proletariato riformista.
I movimenti e i partiti più astratti, come M5S e Pd, privi di ogni forte riferimento continentale di classe, sorti per impulsi eccessivamente elettorali, sono prigionieri di posizioni nazionaliste e settarie, subalterni al potere mediatico filo monopolista, alle sue pulsioni plebiscitarie dell’uomo solo al comando, facilmente sospinti sulla china del populismo e della sovversione.
Movimenti e partiti da recuperare alle forze politiche di massa popolari, rivoluzionarie e riformiste della lotta continentale antimonopolista antifascista, isolando gli elementi più astratti e solisti che contribuiscono a rompere e rottamare il sistema di alleanze della classe operaia.
La cultura operaia e democratica approfondisce lo sviluppo di forti partiti continentali popolari della borghesia produttiva, rivoluzionari della classe operaia e socialisti del proletariato riformista per la comune trasformazione socialista della Ue, nel sincero confronto della Politica di egemonia.
L’insieme di queste esperienze e l’attualità dello scontro di classe, dove le influenze più nazionaliste e localiste creano confusione e frenano lo sviluppo della nuova società continentale, dimostrano la necessità che, come dice Gramsci, gli organizzatori della classe operaia devono essere gli operai stessi.
Le forze politiche delle fondamentali classi antifasciste e antimonopoliste della Ue lottano insieme per un concreto e unitario programma di trasformazione culturale, politica e sociale volto a ridurre le diseguaglianze: tassare monopolismo e speculazione finanziaria; detassare il lavoro autonomo e dipendente; ridurre la giornata lavorativa per più tempo alla cultura; raddoppiare retribuzioni e profitti produttivi; piano del lavoro Ue[vii].
La formazione e il controllo, operaio e democratico, di gruppi continentali unici in settori strategici come acciaio, auto, difesa, comunicazioni e trasporti, sottratti ai monopolisti, uniscono e dirigono la lotta per la trasformazione socialista della complessa, evoluta e plurale società della Ue.
Lo stabile approdo collegiale raggiunto dai gruppi dirigenti delle organizzazioni della classe operaia cinese, per impulso del compagno Xi Jiping, esprime con maturità la politica di Egemonia del socialismo sul partito e sullo stato continentale della Repubblica popolare cinese.
Gli Stati continente socialisti, indipendenti e unitari, ciascuno dei quali con caratteristiche culturali, politiche, sociali e storiche continentali, come la Rpc  e la nuova Ue, confluiscono lungo l’epoca della transizione socialista, operaia e democratica.
I gruppi dirigenti del partito e dello stato devono esprimere con coraggio gli interessi del popolo rimanendo probi e sapendo rinunciare agli interessi particolari per quelli generali: il popolo lotta per arricchire il lavoro, la cultura e la vita, i comunisti sono primi nei doveri, ultimi nei diritti.
Lo sviluppo della politica di Egemonia del socialismo della Repubblica popolare cinese presieduta da Xi Jinping e i recenti incontri avuti con suoi eminenti dirigenti e delegazioni, auspicano più approfonditi scambi di esperienze culturali, istituzionali e politiche per sostenere la trasformazione socialista operaia e democratica della Ue.
Il Centro Gramsci di Educazione e il Partito comunista cinese diffondono questa raccolta organica degli scritti di Antonio Gramsci, titolata L’EGEMONIA DEL PROLETARIATO Governa il socialismo sviluppa la Ue difende la pace distrugge le atomiche.
In considerazione degli arsenali atomici e degli impianti nucleari civili presenti sulla terra, oggi difendere la pace, significa difendere l’esistenza dell’umanità.
In Corea, il Complesso militare industriale trumpista deve cessare immediatamente le provocazioni nucleari.
Il Governo del popolo esprime il processo storico dello sviluppo umano dei continenti contro il supersfruttamento imperialista del monopolismo che causa bibliche migrazioni[viii].
La Cultura dei Continenti ordisce la diffusa trama del socialismo nel tessuto democratico dei popoli e difende la pace.
La cultura collettiva del lavoro della classe operaia della produzione, della ricerca e dello studio della Ue sono: il creativo approfondimento delle associazioni scientifiche; la funzione storica dirigente unitaria dei consigli apicali; la realizzazione comunitaria delle Costituzioni, delle Istituzioni e dei Governi antifascisti; la stretta unità delle componenti nazionali dei e tra i Partiti popolari, rivoluzionari e socialisti continentali; il coordinamento delle azioni rivendicative antimonopoliste nazionali e continentali dei Sindacati confederali.
La crescente Egemonia del socialismo difende lo sviluppo e la pace, confinando il monopolismo del Complesso militare industriale nel FarwestBrexit dei suoi paradisi fiscali e sostiene la lotta dei popoli contro il terrorismo e lo scandalismo.
Uno scandalismo ed un terrorismo utilizzati dal Complesso militare industriale nucleare per distruggere le nazioni progressiste e socialiste, per colpire le libertà democratiche ed imporre nuovi regimi nazifascisti, per fomentare guerre civili in ogni continente e realizzare l’autarchia globale monarco-finanziaria: L’Etat c’est moi.
Un processo reazionario iniziato con la distruzione della Repubblica di Weimar, oggi mirante a balcanizzare e soffocare le classi, i popoli e le nazioni dell’intera Ue, dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e del Medio Oriente, principalmente in nazioni come Siria, Spagna e Venezuela.
La crisi del grande capitale finanziario monopolista, ormai decrepito, come auspica  Lenin, distrugge le forze produttive  materiali ed umane, ieri nei campi nazisti come Auschwitz, oggi in nazioni lager come Turchia e Libia dove milioni di migranti vengono schiavizzati e stritolati[ix].
Contro la restaurazione e rottamazione del monopolismo e dei sui lacchè, la Cultura operaia e democratica difende e migliora le conquiste del socialismo e dello Stato sociale, quali sono le pensioni retributive e i vitalizi[x].
In Europa occidentale, il processo storico della Cultura di egemonia realizza lo Stato operaio, senza ministeri, della Ue composto dalla proprietà collettiva dei Consigli dei Complessi apicali, della produzione, della ricerca e dello studio strappati ai monopolisti e dai governi parlamentari nazionali espressi dalla salda alleanza tra il proletariato, i contadini, la piccola, media e grande borghesia antimonopolista antifascista: un solo Stato consiliare di Nazioni libere.
Lo Stato del passaggio epocale al socialismo, per costruire il quale occorre la più intima unità di tutte le classi produttive contro il morente monopolismo del Complesso militare industriale nucleare.
Nel 1864 Marx ed Engels fondano la Prima Internazionale per approfondire il materialismo storico; nel 1889 Engels fonda la seconda internazionale per diffondere il materialismo storico e il socialismo scientifico; nel 1919 Lenin fonda la terza internazionale per difendere il sorgere del socialismo nell’URSS come libera unione di nazioni libere.
La larga diffusione internazionale delle lotte e delle conquiste del Movimento operaio e democratico, l’impetuoso sviluppo della ricerca scientifica e filosofica, il creativo fiorire di massa delle lettere e delle arti,  approfondiscono il materialismo storico organico e la sua coscienza tra le grandi masse popolari spingendo sulla difensiva le antiche concezioni clerico-superstiziose del monopolismo finanziario e dei suoi lacchè.
In questa più vasta e profonda coscienza sociale internazionale di massa, i comunisti possono finalmente realizzare l’unione e l’alleanza dei partiti democratici di tutti i paesi (nota Marx ed Engels sul Manifesto del partito comunista).
Per strappare ai monopolisti la proprietà privata dei Complessi apicali della produzione, della ricerca e dello studio, la grave e confusa realtà della Carinzia, della Catalogna, della Sassonia e del Veneto, dove il monopolismo finanziario influenza e fomenta le forze di massa più retrive, occorre ruolo storico dell’unità della lotta dei consigli, educato dalle loro organizzazioni d’avanguardia come associazioni culturali, partiti continentali e sindacati confederali.
Una funzione educatrice particolarmente delicata spetta alle associazioni culturali, impegnate a criticare e svelare le correnti più opportuniste e divisive di destra, di sinistra e  loro mescolanze gattopardesche, finanziate e fomentate dal monopolismo.
Nella Ue, l’insieme di questi approfondimenti e di queste lotte diverse, con il coinvolgimento attivo delle masse popolari e delle Istituzioni, certifica di fatto l’esistenza, come dice Lenin, del ruolo storico d’avanguardia dell’unità dei Consigli dei complessi apicali, dell’unità dei loro partiti comunisti, popolari e socialisti e dell’unità della loro Internazionale operaia e democratica[xi].
Il socialismo è il capitalismo potato del monopolismo.

Teramo 31 marzo 2017

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* Con la collaborazione dei compagni Lia Amato, Franceso Antonini, Giovanni Barozzino, Andrea Cardillicchio, Carlo Cardillicchio, Piero De Sanctis, Ada Donno, Erman Dovis, Maurizio Nocera, Danilo Sarra, Bruno Tonolo.

[i] http://www.centrogramsci.it/edizioni/pdf/educ_gramsciana.pdf
Engels, Prefazione all’edizione italiana del 1893, Il Manifesto del Partito Comunista: La prima nazione capitalista è stata l’Italia. Il chiudersi del medioevo feudale, l’aprirsi dell’èra capitalista moderna sono contrassegnati da una figura colossale; è quella di un italiano, il Dante, al tempo stesso l’ultimo poeta del medioevo e il primo poeta moderno. Oggidì, come nel 1300, una nuova èra storica si affaccia. L’Italia ci darà essa il nuovo Dante, che segni l’ora della nascita di questa nuova èra proletaria?

[ii] Antonio Gramsci, “Socialismo e cultura”, Il Grido del Popolo, 29 gennaio 1916: La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per evoluzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà, come avviene nella natura vegetale e animale in cui ogni singolo si seleziona e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L’uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. Non si spiegherebbe altrimenti il perché, essendo sempre esistiti sfruttati e sfruttatori, creatori di ricchezza e consumatori egoistici di essa, non si sia ancora realizzato il socialismo. Gli è che solo a grado a grado, a strato a strato, l’umanità ha acquistato coscienza del proprio valore e si è conquistato il diritto di vivere indipendentemente dagli schemi e dai diritti di minoranze storicamente affermatesi prima.

[iii] Karl Marx, Tesi su Feuerbach:

  1. Il difetto fondamentale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l’oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E’ accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall’idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l’idealismo ignora l’attività reale, sensibile, come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce la attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò, nell’Essenza del Cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo il modo di procedere teorico, mentre la pratica è concepita e fissata da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli non concepisce l’importanza della attività «rivoluzionaria», dell’attività pratico-critica.
  2. La questione se al pensiero umano appartenga una verità obbiettiva, non è una questione teorica, ma pratica. È nella attività pratica che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La discussione sulla realtà o non-realtà di un pensiero, che si isoli dalla pratica, è una questione puramente scolastica.
  3. La dottrina materialistica che gli uomini sono il prodotto dell’ambiente e dell’educazione, e che pertanto uomini mutati sono il prodotto di altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l’ambiente e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra della società. (per esempio in Roberto Owen), La coincidenza del variare dell’ambiente e dell’attività umana può solo essere concepita e compresa .razionalmente solo come pratica rivoluzionaria.
  4. Feuerbach prende le mosse dal fatto che la religione rende l’uomo estraneo a se stesso e sdoppia il mondo in un mondo religioso immaginario, e in un mondo reale. Il suo lavoro consiste nel dissolvere il mondo religioso nella sua base mondana. Egli non si accorge che, compiuto questo lavoro, la cosa principale rimane ancora da fare. Il fatto stesso che la base mondana distacca da se stessa e si stabilisce nelle nuvole come regno indipendente non si può spiegare se non colla dissociazione interna e colla contraddizione di questa base mondana con se stessa. Questa deve pertanto essere compresa prima di tutto nella sua contraddizione e poi, attraverso la rimozione della contraddizione, rivoluzionata praticamente. Così, per esempio, dopo che si è scoperto che la famiglia terrena è il segreto della sacra famiglia , è la prima che deve essere criticata teoricamente e sovvertita nella pratica.
  5. Feuerbach, non contento del pensiero astratto, fa appello all’intuizione sensibile; ma egli non concepisce il sensibile come attività pratica, come attività sensibile umana.
  6. Feuerbach risolve l’essere religioso nell’essere umano. Ma l’essere umano non è un’astrazione immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l’insieme dei rapporti sociali. Feuerbach, che non s’addentra nella critica di questo essere reale, è perciò costretto: a. a fare astrazione del corso della storia, a fissare il sentimento religioso per sé, e a presupporre un individuo umano astratto, isolato; b. per lui perciò l’essere umano può essere concepito solo come specie, come generalità interna, muta, che unisce in modo puramente naturale la molteplicità degli individui.
  7. Perciò Feuerbach non vede che il «sentimento religioso» è anch’esso un prodotto sociale e che l’individuo astratto, che egli analizza, in realtà appartiene a una determinata forma sociale.
  8. La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella attività pratica umana, e nella comprensione di questa attività pratica. 
  9. L’altezza massima a cui può arrivare il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non concepisce il mondo sensibile come attività pratica, è l’intuizione dei singoli individui nella «società borghese».
  10. Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese; il punto di vista del nuovo materialismo è la società umana, o l’umanità socializzata.
  11. I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo.

Il primo lavoro intrapreso per sciogliere i dubbi che mi tormentavano, fu una revisione critica della filosofia del diritto di Hegel, un lavoro, la cui introduzione apparve negli «Annali franco-tedeschi» che si pubblicarono a Parigi nel 1844. La mia ricerca sboccò nel risultato che tanto i rapporti giuridici che le forme statali non devono essere concepite in se stesse né nel così detto sviluppo generale dello spirito umano, ma piuttosto prendono radice nei rapporti materiali della vita, il cui insieme Hegel, seguendo gli inglesi e i francesi del XVIII secolo, abbracciava col nome di «società civile»; [ma] che però l’anatomia della società civile è da ricercarsi nell’economia politica. L’indagine dell’ultimo, che avevo cominciato a Parigi, continuai a Bruxelles, dove fui scaraventato in seguito a una ordinanza di espulsione del signor Guizot. Il risultato generale che mi si offrì e che una volta conquistato, servì di filo conduttore al mio studio, può essere così formulato brevemente. Nella produzione sociale della loro vita gli uomini entrano a far parte di rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze materiali di produzione. L’insieme di questi rapporti di produzione forma la struttura economica della società, la base reale, sulla quale si innalza una superstruttura giuridica e politica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali e di coscienza. Il modo di produzione della vita materiale condiziona generalmente il processo della vita sociale, politica e spirituale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro modo di essere, ma all’opposto è il loro modo di essere sociale che determina la loro coscienza. A un certo grado del loro sviluppo le forze materiali di  produzione della società entrano in contraddizione coi rapporti di produzione esistenti, ossia, ciò che solo ne è l’espressione giuridica, coi rapporti di proprietà, nell’interno dei quali esse si erano mosse fino allora. Da forme di sviluppo delle forze produttive questi rapporti si sono cambiati in ostacoli delle medesime. Si inizia allora un’epoca di rivoluzione sociale. Col mutamento della base economica si sovverte tutta la enorme superstruttura più o meno rapidamente. Nell’osservazione di tali sovvertimenti bisogna sempre far distinzione tra il sovvertimento materiale [nelle condizioni della produzione economica] che deve essere constatato fedelmente col metodo delle scienze naturali e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche in una parola: Le forme ideologiche, nel cui terreno gli uomini diventano consapevoli di questo conflitto e lo risolvono. Così come non si giudica ciò che un individuo è da ciò che egli sembra a se stesso, tanto meno si può giudicare una tale epoca di sovvertimenti dalla sua coscienza che essa stessa se ne è formata, ma piuttosto si deve spiegare questa coscienza dalle contraddizioni della vita materiale, dal conflitto esistente tra le forze produttive sociali e i rapporti di produzione. Una formazione sociale non perisce, prima che non siano sviluppate tutte le forze produttive, per le quali essa è ancora sufficiente, e nuovi, più alti rapporti di produzione non ne abbiano preso il posto, prima che le condizioni materiali di esistenza di questi ultimi siano state covate nel seno stesso della vecchia società. perciò l’umanità si pone sempre solo quei compiti che essa può risolvere: se si osserva con più accuratezza, si troverà sempre che il compito stesso sorge solo dove le condizioni materiali della sua risoluzione esistono già o almeno sono nel processo del loro divenire. A grandi linee possono essere indicati i periodi di produzione asiatico, antico (classico), feudale e moderno borghese come epoche progressive della formazione sociale economica. I rapporti borghesi di produzione sono l’ultima forma antagonistica del processo sociale di produzione, antagonistica non già nel senso dell’antagonismo individuale, ma di un antagonismo che spunta fuori dalla condizioni sociali di vita degli individui; ma le forze produttive che si sviluppano nel grembo della società borghese creano insieme le condizioni materiali per lo scioglimento di questo antagonismo. Con questa formazione sociale si chiude quindi la preistoria della società umana. Federico Engels, col quale, già dalla pubblicazione del suo geniale schizzo per la critica delle categorie economiche (negli «Annali franco-tedeschi») io avevo mantenuto un permanente scambio scritto di idee era giunto con me allo stesso risultato per altra strada (confronta la sua Condizione delle classi lavoratrici in Inghilterra) e quando egli nella primavera del 1845 si stabilì pure a Bruxelles, decidemmo di elaborare in comune il contrasto del nostro punto di vista contro quello ideologico della filosofia tedesca, in realtà di fare i conti con la nostra coscienza filosofica precedente.

Dal Manifesto del Partito Comunista

  1. Espropriazione della proprietà fondiaria e impiego della rendita fondiaria per le spese dello Stato;
  2. Imposta fortemente progressiva;
  3. Abolizione del diritto di eredità;
  4. Confisca della proprietà di tutti gli emigrati e ribelli;
  5. Accentramento del credito nelle mani dello Stato per mezzo di una banca nazionale con capitale di Stato e con monopolio esclusivo;
  6. Accentramento dei mezzi di trasporto nelle mani dello Stato;
  7. Aumento delle fabbriche nazionali e degli strumenti di produzione, dissodamento e miglioramento dei terreni secondo un piano comune;
  8. Eguale obbligo di lavoro per tutti, istituzione di eserciti industriali, specialmente per l’agricoltura;
  9. Unificazione dell’esercizio dell’agricoltura e di quello dell’industria, misure atte ad eliminare gradualmente l’antagonismo tra città e campagna;
  10. Educazione pubblica e gratuita di tutti i fanciulli. Abolizione del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche nella sua forma attuale. Unificazione dell’educazione e della produzione materiale, ecc.

[iv] Antonio Gramsci a Togliatti, 26 ottobre 1926: La linea leninista consiste nel lottare per la unità del partito, e non solo per la unità esteriore, ma per quella un pò più intima che consiste nel non esserci nel partito due linee politiche completamente divergenti in tutte le quistioni. Non solo nei nostri paesi, per ciò che riguarda la direzione ideologica e politica dell’Internazionale, ma anche in Russia, per ciò che riguarda l’egemonia del proletariato e cioè il contenuto sociale dello Stato, l’unità del partito è condizione esistenziale.

[v] Dwight David Eisenhower: …Nei consigli di governo, dobbiamo vigilare per impedire il conseguimento di un’influenza ingiustificata, più o meno ricercata, da parte del complesso militare industriale. L’eventualità dell’ascesa disastrosa di un potere mal riposto esiste e persisterà. Non dobbiamo mai permettere che la pressione di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i nostri processi democratici… (1961).
11/11/63 Newsweek intervista ad Eisenhower: …il bombardamento nucleare non era necessario…

[vi] Gramsci n° 19, gennaio 2013; http://www.centrogramsci.it/gramsci/gramsci/gramsci19.pdf

[vii] 10000 mld, per dieci anni, per dieci settori strategici (comunicazione, edilizia popolare ecosicura, edilizia pubblica ecosicura, energie rinnovabili, idrogeologico, infrastrutture, sanità pubblica, scuola pubblica, servizi pubblici, trasporti), per le dieci nazioni più antifasciste antimonopoliste (balcanica, benelux, britannica, danubiana, francese, germanica, grecocipriota, iberica, italiana, scandinava), e per 10 milioni di nuovi posti di lavoro.

[viii] Dopo aver indebolito e distrutto le organizzazioni operaie e democratiche col pretesto di esportarvi la loro democrazia nei continenti più sfruttati come Africa, America latina e Medio Oriente, la triarchia imperialista finanziaria (Ior-Rochefeller-Roschildt), assetata di massimo profitto, aggredisce ed espropria estese campagne, fabbriche, servizi e gli stessi Stati, impone tecnologie sofisticate, scaccia decine di milioni di contadini, imprenditori e di lavoratori e causa bibliche migrazioni (rivista Gramsci n° 28).
Rai news: La Terra è la sua identità. I contadini africani contro l’accaparramento delle terre.
Nel dicembre del 2015 l’Amministrazione Obama dissecreta il documento “SAC nuclear planning for 1959”.

[ix] Lenin, Un passo avanti e due indietro

[x] Ridurre il vitalizio dei parlamentari più anziani è anticostituzionale, antisociale, illegale e incivile. La pretestuosa legge in discussione in parlamento sui vitalizi dei vecchi deputati e senatori serve in realtà ad attaccare, dopo la sua approvazione, le pensioni dei vecchi lavoratori diminuendole anche per questi ultimi con il passaggio dalla conquista sociale del sistema retributivo al sistema contributivo essenzialmente privatistico.

[xi] Lenin, Opere Scelte, Editori Riuniti-Edizioni Progress, volume IV, Roma 1974, pag. 79
10 aprile 1917, Il fallimento dell’Internazionale di Zimmerwald, necessità della terza Internazionale… La condotta equivoca e ipocrita della maggioranza di Zimmerwald (conferenza del 5-8 settembre 1915 n.d.r.) è stata formalmente denunciata dagli internazionalisti di sinistra di vari paesi: da Münzenberg, segretario dell’organizzazione internazionale dei giovani e direttore dell’eccellente giornale  internazionalistico  L’Internazionale dei giovani; da Zinoviev, rappresentante  del Comitato Centrale del nostro partito; da K. Radek delegato del partito  socialdemocratico  polacco («Direzione regionale»); da Hartstein, socialdemocratico tedesco, membro del «Gruppo Spartaco».…Spetta proprio a noi, e proprio in questo momento, di fondare senza indugi una “nuova” Internazionale rivoluzionaria, proletaria, o per meglio dire non dobbiamo aver paura di affermare che essa è già fondata e lavora (Infatti, la Terza Internazionale sorge il 2 marzo 1919 n.d.r.).

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