GEOPOLITICA E PETROLIO: ANCHE QUESTO CI COLPISCE di Rita Coitinho*

Fonte originale: https://desacato.info/geopolitica-e-petroleo-isso-tambem-afeta-voce/

Cinque anni fa tradussi un articolo che parlava dell’imperialismo francese in Africa, scritto dall’italiano Erman Dovis[i]. Me lo ricordo perché il tema era nientemeno che l’immensa presenza di monopoli petroliferi nella vita politica di un certo numero di paesi, compresa la potente Francia. Dovis mostrò nell’articolo come gli interessi della Total, il gigante petrolifero francese, abbiano avuto un’influenza decisiva sulla politica estera di quel paese, spingendo il governo Hollande a intervenire in quel momento in Mali per garantire gli interessi del potente Gruppo. Secondo Dovis, storie come queste dimostrano che i monopoli privati sono in perenne conflitto con gli Stati e le istanze democratiche, che vengono asserviti imponendo gruppi di pressione, comprando influenze politiche, manipolando l’opinione pubblica, fino a dominare ogni aspetto della vita, decidendo secondo l’interesse del massimo profitto, contro gli stessi interessi nazionali e ovviamente delle masse lavoratrici.
Oggi in Brasile si sta vivendo una crisi senza precedenti la cui miccia è, per l’appunto, legata al petrolio. Dal colpo di stato del 2016, le compagnie petrolifere straniere, in particolare quelle statunitensi,  Shell ed Exxon-Mobil, hanno beneficiato delle manovre messe in atto da parte dei massimi dirigenti di Petrobrás, legati al capitale finanziario internazionale.
Pedro Parente, l’attuale presidente di Petrobrás, ha una lunga carriera in istituzioni finanziarie e un’ultima e curiosa posizione come CEO di Bunge, una multinazionale legata al settore alimentare, agroindustriale e dei biocarburanti.
Sotto la guida di Parente, Petrobrás riduceva drasticamente la produzione nazionale di prodotti petroliferi (il Brasile si era dichiarato autosufficiente nel petrolio, ancora alla fine del secondo governo di Lula, e nel 2013 il 90% dei consumi interni era fornito da Petrobrás) passando a dare priorità all’esportazione di petrolio greggio e l’importazione di prodotti raffinati (di maggiore valore aggiunto): diesel, benzina, cherosene per aereoplani. I prodotti provengono principalmente dagli Stati Uniti, le cui esportazioni di prodotti petroliferi in Brasile sono cresciute del 60% in quei due anni.
La Federazione unica dei lavoratori petroliferi (FUP) e l’Unione degli ingegneri la settimana scorsa hanno portato la questione in primo piano. Secondo la nota di FUP, la politica adottata dal governo sotto la direzione Parente, collegando i prezzi interni al mercato internazionale (quotati in dollari e variabili giorno per giorno) attraverso l’aumento delle importazioni, è responsabile per gli aumenti di oltre il 50%  di benzina e diesel e del 60% per il  gas.
Questa politica dei prezzi ha spinto il paese nella situazione in cui ci troviamo ora: uno sciopero dei camionistiche dura già da una settimana sta facendo crollare i centri urbani e sta facendo morire di fame interi allevamenti di bestiame. Il movimento dei camionisti tuttavia, non sembra cogliere la misura esatta del problema. Le loro richieste sono incentrate sulla tassazionedel carburante, e richiedono una politica di sgravi fiscali e deroghe da parte delle unità federali, ma non affronta il nocciolo del problema. Come mostra la Federazione Unica dei petroliferi, l’allineamento internazionale dei prezzi dei derivati fa parte del progetto di  smantellamento di Petrobrás. L’obiettivo è quello di privatizzare le raffinerie, i gasdotti e i terminali, come già accaduto con i giacimenti Pre-Sal, i gasdotti, le filiali, tra dozzine di altri beni strategici dello Stato.
Per facilitare l’operazione, Pedro Parente, sta sottoutilizzando il complesso  di raffinazione e ha iniziato a incoraggiare l’importazione di derivati da società private[ii].
Senza entrare nel merito del movimento dei camionisti, della sua organizzazione e delle sue mancanze , sulla sua radicalità e sui pericoli di strumentalizzazione da parte di organizzazioni aliene e opportuniste che cercano di unirsi agli scioperanti (come i pericolosi gruppi che, cercando di associarsi al movimento, chiedono un intervento militare), è innegabile che lo sciopero si basa su richieste eque, sia dal punto di vista degli imprenditori del settore che da lavoratori dipendenti, sia dai  lavoratori autonomi con il proprio camion o le cooperative. D’altra parte, le soluzioni che propongono non toccano il problema centrale. In questo senso, il movimento dei lavoratori petroliferi, la costruzione di uno sciopero nazionale insieme a  un tentativo di dialogo con il movimento dei camionisti arrivano al momento giusto.  Secondo l’analisi del FUP la questione energetica ha svolto un ruolo centrale nell’organizzazione del colpo di stato nel 2016, le cui conseguenze si sono ora manifestate: il Brasile si stava muovendo verso l’autosufficienza energetica, mantenendo i prezzi al di sotto del mercato internazionale grazie alla produzione interna e aveva il potenziale per guadagnare fette  importanti di mercato estero. Oltre a ciò, oltre all’estrazione del greggio, il Brasile aveva investito nelle raffinerie, al fine di mantenere internamente la ricchezza generata dall’intera filiera.Tutto questo avveniva attraverso un modello partecipativo di  condivisione, consentendo al  Paese che la maggior parte della ricchezza generata, fosse investita nei fondi sociali per l’ educazione, la salute e la tecnologia. Il colpo di stato del 2016 è stato progettato da settori legati al grande capitale straniero, che mirano (tra le altre cose, alla distruzione dell’UNASUR, del MERCOSUR e delle coalizioni internazionali guidate dal Brasile dell’OMC, puntano all’indebolimento dei BRICS e alla privatizzazione del nostro sistema previdenziale in favore di fondi finanziari  internazionali) all’appropriazione, da parte delle grandi Compagnie petrolifere internazionali, del patrimonio di Petrobras e Pre-Sal.
Tra i  primissimi  incontri tenuti dal governo illegittimo, e tutti lo ricorderanno, ce ne fu uno con gli alti vertici della Compagnia Shell. Poi, la nomina di Pedro Parente a presidente di Petrobrás, e da quel momento la compagnia statale iniziò a ridurre la produzione, dando la priorità all’esportazione di petrolio greggio. Il risultato calcolato da Parente e dai suoi partner – i rappresentanti delle grandi multinazionali del petrolio e della  finanza – è quello che stiamo vedendo oggi: un aumento incontrollato dell’importazione di prodotti raffinati e collegamento dei prezzi al mercato internazionale, con un impatto diretto sull’economia del paese.Tutte le soluzioni offerte dal governo per sedare la protesta dei camionisti sono semplici placebo. L’eventuale detassazione diverrebbe onerosa per lo stato e avrebbe come conseguenza un brutale approfondimento della scarsità di risorse governative.
Non vi è alcuna disposizione statale dal colpo di stato che riprenda la politica precedente, e  per una sola ragione: il colpo di stato è stato progettato e messo in atto  per favorire le compagnie petrolifere private straniere  e il mercato finanziario. Se il governo retrocedesse dalla sua strategia di smantellamento di Petrobrás e dell’economia nazionale significherebbe tradire gli interessi che di fatto comandano i gruppi che hanno preso il potere in Brasile.
L’approfondimento della crisi nelle ultime due settimane ha portato con sé l’opportunità di far luce sui veri agenti del colpo di stato. Le forze di occupazione straniere di oggi non arrivanocon carri armati, sottomarini o paracadutisti: indossano abiti costosi e parlano un buon inglese. Sono gli alti  dirigenti che si trovano  nelle aziende, ed  ora sono al governo. Nella attuale epoca di crisi del capitalismo, i monopoli si appropriano con voracità dei redditi, danneggiando anche quelle categorie che erano considerate privilegiate: piccoli e medi imprenditori, commercianti, lavoratori intellettuali.
È quindi nell’interesse di tutti questi settori combattere il potere dei monopoli transnazionali, contro i grandi banchieri e finanziatori che stanno attualmente determinando la politica antipopolare che sta trascinando l’America Latina verso una devastante situazione di involuzione  neoliberale.

*Rita Coitinho è una sociologa, dottoressa in Geografia e membro del Consiglio Consultivo di Cebrapaz

 
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[i] L’articolo fu originariamente tradotto per Vermelho ed ora lo si può consultare a questo link, per il sito Desacato.info: http://desacato.info/quem-esta-por-tras-do-imperialismo-frances/

[ii] http://www.fup.org.br/ultimas-noticias/item/22731-esclarecimento-a-populacao-sobre-os-precos-abusivos-de-combustiveis

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