EUROPAACE


La comune lotta di massa di CONSIGLI ONU MAJORS FOR PEACE, riportano alla luce del sole il lavoro e chiudono odi, divisioni e guerre e deterrenza nucleare, matrici esistenziali del Complesso Militare Industriale trumpista.
Europa, Asia, Africa, Cina Egemono la geopolitica democratica dei popoli e chiudono, come dice Marx la preistoria della società umana.
Non solo nei nostri paesi, per ciò che riguarda la direzione ideologica e politica dell’Internazionale, ma anche in Russia, per ciò che riguarda l’egemonia del proletariato e cioè il contenuto sociale dello Stato, l’unità del partito è condizione esistenziale.
 

* La Repubblica del 28 Nov. 2018
…nel Pantheon delle cento glorie, scelte dalla leadership per celebrare il 40° anniversario delle riforme e pubblicate lunedì dal suo megafono, Il Quotidiano del Popolo, c’è soprattutto tanto, tantissimo Partito comunista.
Accanto ai nomi di cui sopra, da far invidia a tutto il mondo, nella lista figurano due dozzine di semisconosciuti funzionari, celebrati come benemeriti per aver messo in atto questa o quella riforma agraria, sviluppata questa o quella industria pesante, aver difeso questo o quello spicchio di territorio conteso con i paesi vicini. E come se non bastasse, a guidare l’armata rossa c’è il comunista che non ti aspetti: il fondatore di Alibaba, l’imprenditore più ammirato del Paese di cui per la prima volta, dopo tanti mormorii, si conferma l’affiliazione al Partito.
Una indicazione molto chiara, se mai ci fossero stati dubbi, su dove oggi sia l’autorità in Cina. Perché nel cerimoniale dell’impero nulla è casuale. E la galleria di numi nazionali messi insieme per l’occasione è calibrata con il bilancino. In questo momento per esempio le aziende private sentono i morsi di una economia che frena: ecco allora ben 14 imprenditori, specie dell’hi-tech. Tra cui uno dei pionieri, Liu Chuanzhi, che nel 1984 fondò la prima società di Pc cinese: Lenovo. Non c’è quasi nessun artista, sono tanti gli scienziati come Tu Youyou, premiata con il Nobel per il suo farmaco contro la malaria…Ma il contingente di quadri o piccoli funzionari di Partito è il più numeroso, un quarto del totale. Alcuni scelti per il loro ruolo realizzare le prime riforme di mercato annunciate da Deng Xiaoping. Gli altri, la maggioranza, perché simboli delle batta glie dell’attuale leader Xi Jinping…Al capitolo espansione territoriale c’è tale Wang Shumao, ex pescatore che ha addestrato una milizia civile a ricacciare indietro le barche vietnamite che osano entrare nel Mar Cinese Meridionale. A capitolo “sinizzazione delle minoranze” ecco Qurban Niyaz, preside della scuola elementare dello Xinnijang che ai bambini uiguri, etnia mussulmana, insegna arti tradizionali cinesi come la calligrafia o l’opera di Pechino.
E poi c’è il compagno Ma, che proprio in occasione di questa canonizzazione viene confermato ufficialmente tra i membri del Partito. Finora l’imprenditore più famoso di Cina, l’unico a ammirato in ugual misura a Occidente e a Oriente, aveva sempre coltivato una immagine di distanza rispetto alle gerarchie comuniste, nell’interesse proprio e della sua Alibaba. La mia filosofia è “essere innamorati del governo, ma senza sposarsi”, diceva appena tre anni fa. Ma più che la spilla rossa che gli scopriamo appuntata sul cuore, ce l’hanno in milioni, è la decisione di rivelarla oggi che fa riflettere. Nel momento più difficile, in mezzo alla sfida con gli Usa, inserire perfino un nome come Jack Ma è un avvertimento della leadership comunista, al mondo e ai cinesi. Qui non c’è gloria al di fuori del Partito.

* Questa, più o meno, è la convinzione di gran parte della pubblica opinione della sinistra riformista italiana ed europea.

Il Partito Comunista Cinese è l’artefice del più grande cambiamento storico del genere umano.
Per comprendere compiutamente la realtà del Partito comunista cinese, oggi, nelle condizioni della vittoria finale del socialismo nel mondo, occorre partire anzitutto dal sommo sforzo creativo del popolo e dello stesso partito comunista della Repubblica Popolare Cinese, alla luce della concezione di egemonia del materialismo storico organico, approfondita da Antonio Gramsci.

Risposta Cge al documento Pcc Quarant’anni di riforme e apertura

Il popolo cinese e il Partito Comunista cinese sono orgogliosi di festeggiare quest’anno il 40° anniversario della politica di riforma e apertura. Nasceva infatti nel 1978 a Shenzhen la prima Zona Economica speciale voluta dal Presidente Deng Xiaoping inaugurando con successo la politica del socialismo con caratteristiche cinesi.
Sono stati quarant’anni di sacrifici e di duro lavoro, ma anche di grandi conquiste, che hanno portato la Cina ad essere, non solo la seconda potenza economica, ma soprattutto un paese stimato ed ammirato con simpatia da tutti i popoli del mondo.
Anche in Italia si è sviluppato un moto di simpatia verso la Cina, come dimostrano i continui viaggi di studio e di lavoro di eminenti personalità politiche ed economiche italiane verso la Cina. Moto di simpatia messo bene in evidenza dal nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando in occasione della Lectio Magistralis, tenuta all’Università Fudandi Shanghai ha detto: Una cultura, quella cinese, che –dovremmo sempre tenerlo a mente – l’Occidente ha conosciuto ancor prima dell’epoca dei primi viaggi che hanno caratterizzato l’era che convenzionalmente, in Europa, definiamo “delle grandi scoperte”che portò alla colonizzazione delle Americhe. Le civiltà dell’Europa e della Cina sono venute a contatto ben prima. Si sono incontrate grazie a quella che venne definita la “Via della Seta”….Di questi episodi, di questi momenti di avvicinamento e comprensione, rimangono vestigia straordinarie, come la stele nestoriana, le memorie di Marco Polo e le traduzioni, da Matteo Ricci e XuGuangqi, di libri considerati fondamentali in Cina e Europa….Dobbiamo riprodurre una “Nuova via della seta”nella quale questo tessuto pregiato – un tempo fra i beni più rari e preziosi –venga sostituito dalla conoscenza, un bene ancora più prezioso che – a differenza della seta – vorremmo rimanesse non raro, bensì sempre più alla portata di tutti, così come deve essere per la conoscenza….Di conseguenza non possiamo che plaudire all’iniziativa cinese “OneBelt, One Road”, che costituirà un nuovo, importante asse nelle relazioni fra i nostri Continenti.
Abbiamo voluto riportare questo stralcio del discorso del nostro Presidente in quanto racchiude, sinteticamente e perfettamente, quello che il Centro Gramsci di Educazione ha sempre sostenuto e divulgato, fin dalla sua fondazione, in tutti i suoi scritti e Convegni.
In questi ultimi anni la Cina ha avuto uno sviluppo economico enorme passando da un PIL di 150 miliardi di dollari, a 12 mila miliardi di dollari, contribuendo alla crescita economica mondiale del 30%. La modernizzazione dell’agricoltura ha consentito attualmente una produzione annuale del grano di 600 milioni di tonnellate e sul fronte delle infrastrutture ha quasi completato le “quattro linee verticali”e le “quattro linee orizzontali” dell’alta velocità diventando il paese con la rete ferroviaria ad alta tensione più estesa del mondo con quasi 127 mila chilometri.
Sul fronte culturale sono stati fatti notevoli progressi come afferma lo stesso Presidente XiJinping nella sua relazione al 19° Congresso Nazionale del PCC: «Abbiamo rafforzato la leadership del Partito, approfondito la ideologia ed esplorato nuovi terreni per far progredire le teorie del partito. La importanza del marxismo in quanto ideologia-guida viene ulteriormente apprezzata. Il Socialismo con caratteristiche Cinesi ed il Sogno Cinese, sono stati abbracciati dal nostro popolo».
Grazie alla politica di Riforma e apertura un grande progresso è stato fatto nella lotta contro la povertà: più di 60 milioni di persone sono state tirate fuori dalla povertà; è stata sviluppata attivamente ed estesa la democrazia socialista a partire dalle organizzazioni di base; è stata approfondita la lotta contro la corruzione. La politica di apertura ha prodotto un rapido sviluppo delle forze produttive e del commercio sia interno che estero.
«La Cina non chiuderà la sua porta al mondo, noi diventeremo sempre più aperti », dice il Presidente Xi Jinping. Occorre portare avanti, come una priorità, come più volte il Centro Gramsci ha scritto, la iniziativa “Belt and Road, la quale costituisce una strada di pace, di cooperazione, di apertura, di tolleranza che collega l’Asia, l’Europa e l’Africa. I paesi situati lungo la cintura economica della via della seta contano circa tre miliardi di abitanti che costituiscono un mercato di ampiezza e potenziale senza equivalenti.
Il Centro Gramsci di Educazione plaude alle affermazioni del Presidente riguardanti la politica culturale cinese quando dice che: «Noi rafforzeremo gli scambi culturali con altri paesi, dando la precedenza alla cultura cinese mentre collaboriamo con altre culture. Noi miglioreremo la nostra capacità di coinvolgerci in una comunicazione internazionale in modo da raccontare bene la storia della Cina e aumentare il potere culturale del nostro paese.
Questi ultimi cinque anni, a partire dal 18° Congresso Nazionale, sono stati veramente importanti per lo sviluppo del Partito e del paese, soprattutto per aver posti due grandi obiettivi centenari. Il primo, la ultimazione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti, per il centenario della fondazione del PCC nel 2021; il secondo, per quanto riguarda il centenario della nascita della Repubblica Popolare cinese, nel 2049. Entrambi sono in avanzata fase di realizzazione grazie alla politica interna ed estera del PCC basata sulla teoria delle tre “C”: consistenza, cooperazione, continuità.
Il Centro Gramsci di Educazione nel rinnovare i sentimenti più fraterni, sinceri, di profonda amicizia e stima verso il popolo cinese e al suo Presidente XiJinping, augura il pieno successo del Sogno Cinese che consiste nel rafforzare la cooperazione tra i popoli e nel salvaguardare la pace nel mondo.

Teramo 15 ottobre 2018

Prof. Piero De Sanctis

Documento ricevuto dal Pcc quarant’anni di riforme e apertura

A quaranta anni dalla riforma e dalla apertura, la Cina ha di che essere orgogliosa.
Quest’anno segna l’anniversario delle riforme e dell’apertura della Cina. Lo sviluppo della Cina a partire dal lancio delle riforme e dell’apertura è straordinario. Infatti la Cina ha scelto un sentiero che ha permesso al paese di raggiungere un livello di sviluppo senza precedenti e di avvicinarsi di più al punto centrale del mondo degli affari.
E’ indiscutibile che la Cina ha subito un grosso cambiamento in questi ultimi 4 decenni. La Cina, per esempio, è diventata la seconda economia più grande al mondo. Nel 1978, il GDP della Cina ha raggiunto i 150 bilioni di dollari, contando soltanto il 5% di tutto il mondo. Alla fine dell’anno scorso, esso ha oltrepassato i 12 trilioni di dollari, tenendo il 15% del totale globale. Per di più, l’economia totale della Cina continua a crescere velocemente, ed alcuni analisti predicono che il GDP della Cina raggiungerà oltre i 13 trilioni di dollari nel 2018. Questa è approssimativamente la cifra della somma delle economie del Giappone, della Germania, della Gran Bretagna e dell’India messe insieme.
Il rapido sviluppo economico della Cina ha avuto un significativo impatto positivo sulla qualità della vita del popolo Cinese, sollevando quasi 800 milioni di persone, o circa due volte e mezzo la popolazione degli Stati Uniti, fuori dalla povertà fin dall’inizio delle riforme e dell’apertura. Per di più, gli sforzi del governo nel combattere la povertà ha guadagnato impulso sotto il Presidente Cinese Xi Jinping, che si è impegnato a sradicare la povertà nel paese per la fine del decennio, per mezzo di misure concernenti l’alleggerimento della povertà. Negli ultimi 40 anni, la Cina è partita dall’essere uno dei paesi più poveri al mondo all’essere il più grande contribuente al mondo per la crescita, aumentando il successo del sentiero Cinese.
I frutti delle riforme economiche negli ultimi 40 anni sono stati visti ovunque, dalla forza del sistema educativo più alto della Cina, alla trasformazione della Cina in una potenza tecnologica e a una fenomenale rete ferroviaria della Cina ad alta velocità. Potrebbe essere arduo immaginarlo, ma c’è stato un tempo in cui la Cina aveva soltanto un treno   ad alta velocità. Nell’agosto del 2008, poco prima dell’apertura dei Giochi Olimpici Estivi, la Cina ha aperto il servizio del treno ad alta velocità Bejing-Tianjin. Passato appena un decennio, la Cina possiede una rete ferroviaria ad alta velocità forse la più grande al mondo; e per il 2020, ci aspettiamo che essa potrà raggiungere i 30 mila chilometri (19.000 miglia). Per fare un esempio, la circonferenza dell’equatore attorno alla terra è di circa 40,075 chilometri.
La trasformazione della Cina in questi ultimi 40 anni, non ha avuto niente di definitivo, tranne che la Cina è ancora un paese in sviluppo. Molti Cinesi stanno ancora lottando per raggiungere le loro necessità di base, specialmente nelle aree rurali, ed alcuni servizi pubblici importanti restano indietro rispetto a quelli dei paesi sviluppati. E mentre la Cina è la seconda economia mondiale più grande, ci sono circa 1,4 bilioni di persone, o circa il 18% della popolazione mondiale che si deve spartire quel benessere. La Cina ha ancora una lunga strada da percorrere prima che diventi “un paese sviluppato”, ma nessuno può negare il fatto che il sentiero Cinese per lo sviluppo abbia portato numerosi risultati degni di nota.
Il Presidente Cinese Xi Jinping una volta ha detto che un giusto sentiero porterà ad un futuro brillante. Gli ultimi 4 decenni sono stati un vero viaggio storico, non solo per la Cina ma per il mondo.
Dopo 40 anni di riforme e di apertura, la Cina ha ben d’essere orgogliosa dei risultati e degli standards di vita dei suoi 1,4 bilioni di persone , notevolmente migliorati, che ci hanno mostrato che l’attuale sentiero della Cina è certamente l’unico giusto.

LA RIFORMA, L’APERTURA preparano un nuovo terreno alla Cina: Articolo
La riforma, l’apertura hanno preparato un nuovo terreno per la Cina ed essi devono essere portati avanti con risolutezza e coraggio, secondo un commento pubblicato sui media statali lunedì.
4 decenni di riforme ed apertura hanno portato “progresso epico” ad un paese vecchio, così dice l’articolo.
Citando delle statistiche si nota che l’entrata urbana pro-capite disponibile è aumentata a 36,000 yuan (circa 5,245 dollari americani) nel 2017 a partire da 343 yuan del 1978, mentre la entrata rurale pro-capite si alza a 13,400 yuan da 134 yuan.
Più di 700 milioni di Cinesi sono stati tirati fuori dalla povertà, tenendo conto che il 70 per cento della povertà mondiale è stata ridotta durante tale periodo, viene notato.
Partendo dal pericolo del collasso, l’economia Cinese ne è saltata fuori, superando l’Italia, la Francia, la Bretagna, la Germania e il Giappone, per raggiungere il secondo posto al mondo, secondo l’articolo.
Con quello che la Cina ha raggiunto, si è dato modo al mondo di poter sviluppare “una comprensione del socialismo del tutto nuova” e provato che il modello occidentale della modernizzazione non è il solo modello, ma soltanto una tra le molte scelte, viene commentato.
Il Partito Comunista Cinese ha “promosso una grande rivoluzione, la più profonda della storia Cinese”, è stato detto.
La Cina contemporanea ha aperto le sue porte e si è coinvolta pienamente nella globalizzazione economica abbracciando la stagione della riforma e dell’innovazione, secondo l’articolo.
Va avanti dicendo come il socialismo con caratteristiche Cinesi sia entrato nella nuova era, “ci sono montagne da scalare, ed acque perigliose da guadare”.
“Dopo 40 anni di esplorazione e di lotte, abbiamo più sicurezza e fiducia in mente, mentre le riforme e l’apertura avanzano da un nuovo punto di partenza”, così dice l’articolo.
Vengono riconosciute una direttiva più chiara, una capacità di orientamento ed una visione più aperta per la riforma e l’apertura.
“Tutti i Cinesi dovrebbero abbracciare e prendere parte nel supportare e nel fare le riforme”, è detto.

LE RIFORME, L’APERTURA migliorano la Cina e il mondo: JP Morgan
Le riforme e l’apertura non solo hanno aumentato lo sviluppo per la Cina, ma anche per il mondo intero, lo ha detto Nicolas Aguzin, presidente JP Morgan Asia-Pacifico e CEO.
La Cina è diventata una parte dell’economia globale dopo 40 anni di riforme e di apertura, mentre tutti i paesi e le regioni hanno tratto benefici dalla crescita della economia Cinese, lo ha detto Aguzin in una intervista esclusiva con Xinhua.
Dopo gli ultimi 40 anni, la economia della Cina, oggi la seconda più grande al mondo, è cresciuta da meno del 2% del GDP globale a circa il 15%, e il GDP pro-capite è aumentato da meno di 400 yuan (62,5 dollari) a 59,660 yuan, e il numero delle Compagnie Cinesi delle 500 liste della Fortuna Globale è aumentato da zero a 115.
Di tutto il progresso fatto, Aguzin individua nella riduzione della povertà, la conquista della Cina più grande degli ultimi 40 anni; lui dice che si tratta “di una conquista dell’umanità mai raggiunta in questi termini”.
Attraverso 40 anni di riforme e di apertura, la Cina ha tratto fuori dalla povertà 700 milioni di persone, più della popolazione degli Stati Uniti, della Russia, e della Germania messe insieme, tenendo conto che è più del 70% di riduzione della povertà globale. Avendo come obiettivo di trarre tutti i cittadini fuori dalla povertà entro il 2020.
“Quando noi guardiamo al contributo che oggi la Cina può dare a tutto il mondo, vediamo che ciò ha veramente un grosso significato. In termini di innovazione e imprenditori età, la Cina ha dato al mondo un valore aggiunto” ha detto Aguzin.
Il gigante Wall Street Banking ha operato in Cina per circa un secolo e il paese conserva il suo “focus a lungo termine”.
Da quando la economia è in crescita, anche noi siamo in crescita. Dalla crescita della Cina e dalla sua espansione oltremare, abbiamo tratto benefici in diversi modi”, egli ha detto.
JP Morgan è stata l’ultima ditta straniera ad impegnarsi a preparare altre ditte di questo settore, prendendo vantaggio dalle nuove regole messe in atto nell’ultimo mese facenti parte di ulteriori aperture che verranno fatte nella economia.
La direzione verso l’apertura è stata molto consistente, e verso la liberalizzazione del mercato, e verso l’espansione internazionale della presenza Cinese” lo ha detto Aguzin.
Ottimista per quanto riguarda l’economia Cinese, egli ha detto “ci sono ancora molte cose buone in arrivo per la Cina, per le sue compagnie, per la sua popolazione e per JP Morgan”.
Egli mette in guardia per i danni che l’economia può subire, inclusi i danni geo-politici, la tensione commerciale Cina-Stati Uniti, e le sfide domestiche per conservare un equilibrio tra il mantenimento della crescita, l’assicurazione di una stabilità finanziaria, e l’evitare una grossa disuguaglianza sociale. Ottimista per quanto riguarda una negoziazione del rapporto commerciale Cina- Stati Uniti, Aguzin ha detto che lui si aspetta che ci saranno dei progressi.
“Forse ci vorrà molto tempo perché le due parti si mettano del  tutto d’accordo. La cosa importante è che esse si parlino e che abbiano sicurezza quando si mettono d’accordo su qualcosa e che esse si siano prese del tempo per comprendere ogni decisione. Ciò è molto più importante che fare le cose in fretta”, ha detto.

XI PROMETTE CHE GLI SFORZI PER LE RIFORME E L’APERTURA CONTINUERANNO.
BOAO; Hainan, 11 Aprile (Xinhua) – Il Presidente Cinese Xi Jinping mercoledì ha promesso di continuare gli sforzi per le riforme e l’apertura, ed una economia aperta.
“noi siamo ottimisti per quanto riguarda l’economia della Cina” ha detto Xi, mentre intratteneva discussioni con i rappresentanti degli imprenditori nazionali ed esteri, che si sono incontrati lì per la conferenza annuale del Bao Forum per l’Asia (BFA).
Il presidente si è impegnato in uno sforzo straordinario per trasportare la economia della Cina in una nuova era da una, da una crescita veloce ad uno sviluppo di alta qualità, da una espansione in quantità ad un miglioramento nella qualità, e ad un criterio di “avere o non avere”, ad uno di “buono-o-cattivo”.
“La Cina non fermerà i suoi sforzi per espandere l’apertura e le riforme, né chiuderà le sue porte al mondo esterno”, ha detto Xi.
Xi ha rinnovato il coinvolgimento della Cina in una economia aperta al mondo, dando più contributi da parte della Cina allo sviluppo dell’Asia e del mondo.
Il Presidente ha incoraggiato i paesi del mondo “a salire sul treno espresso dell’economia della Cina e a condividere i benefici della sua riforma, apertura, e sviluppo”.
“La Cina offrirà agli imprenditori interni e stranieri, un ambiente più rilassato ed ordinato per fare investimenti ed iniziare affari”, lo ha detto Xi, invitando gli imprenditori a cercare degli investimenti migliori tra le nuove iniziative di riforma e di apertura.
Sottolineando che ogni cosa della Iniziativa “Belt e Road è stata operata alla luce del sole”, ha detto Xi. “La Cina non cerca dei blocchi esclusivi, né impone ad altri un modo di fare affari”.
Il Presidente ha detto che la Cina stava promuovendo un disegno di progetto per la Comunità Economica dell’Asia dell’Est e portando avanti la costruzione di un’Area di Libero Commercio per l’Asia-Pacifico.
I rappresentanti hanno detto che essi avevano in mente una serie di nuove misure riguardanti l’espansione delle riforme e dell’apertura, le quali sono state annunciate dal Presidente Xi durante la cerimonia di apertura della conferenza annuale del BFA ed ha mandato un messaggio positivo per l’avanzamento  ella globalizzazione.
L’impegno della Cina per l’apertura e le riforme non ha precedenti e il suo sviluppo porta continue prospettive di sviluppo per investimenti stranieri, hanno detto.
I rappresentanti hanno detto che vorrebbero cogliere la opportunità di partecipare attivamente all’apertura e alle riforme della Cina, alla costruzione del Belt e Road, in modo da raggiungere uno sviluppo migliore per le imprese, e nello stesso tempo promuovere l’economia Asiatica e mondiale verso la prosperità.

Roma 5 ottobre 2018

Han Yang direttore ufficio stampa Ambasciata

Risposta Cge al documento Pcc SULLA COOPERAZIONE CINA-AFRICA

Ormai quasi tutti gli osservatori politici ed economici del mondo sono del parere che una Cina forte e sicura sia fonte di stabilità globale e che, garantire benessere ad un quinto del genere umano, sia un’impresa colossale che il governo cinese porta avanti fin dal 1978. In un discorso del 17 novembre 2012, Xi Jinping, ha sottolineato che «solo il socialismo può salvare la Cina e che solo il socialismo con caratteristiche cinesi può far crescere il paese.».
Dopo quarant’anni di Riforma e apertura le condizioni di vita e di lavoro per 1 miliardo e 400 mila persone sono notevolmente migliorate, dimostrando che l’attuale strada delle riforme è l’unica giusta. Nel quadro del coinvolgimento della Cina in una economia aperta al mondo e globalizzata, il Presidente ha sostenuto la necessità di maggiori contributi allo sviluppo dell’Asia e dell’Africa.
Tuttavia non sono mancate reazioni negative, piene di odio e falsità, da parte delle potenze occidentali, ex colonialiste, che vedono nella politica cinese di apertura verso l’Africa, la messa in pericolo dei loro interessi e privilegi. La Cina è accusata delle peggiori atrocità, di danneggiamento dell’economia africana e di applicare una politica coloniale attraverso il debito trappola.
In verità la realtà è ben diversa. La Cina ha investito in Africa, negli ultimi anni, una massa di dollari di 93,3 miliardi negli anni passati a più di 114,4 miliardi nel 2018, (che equivale a circa l’1,8% del totale del debito estero dell’Africa), tutti destinati per la costruzione di strade, ponti, porti, aeroporti e ferrovie. Oggi, circa il 36% del debito africano appartiene al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. Ciò è la migliore dimostrazione che il debito trappola è una Fake News.
Nel Kenya, ex colonia britannica, ad esempio, occorrevano più di dieci ore di treno per andare dalla capitale Nairobi al porto di Mombasa, prima che fosse costruita dai cinesi la nuova ferrovia. Ora, con la nuova ferrovia lunga circa 500 km, il tempo di percorrenza si è dimezzato, apportando grandi benefici alle popolazioni e allo sviluppo del commercio locale. Ha creato decine di migliaia di posti di lavoro, riducendo significativamente i costi logistici e facilitando un miglioramento delle capacità della forza lavoro locale. Ha aiutato il Kenya a consolidare e sviluppare la sua base industriale, onde poter ripagare il debito nato dal finanziamento.
Lo Zambia, ex colonia britannica, nazione poverissima dove l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, dal 1991 governato dai neoliberisti sostenuti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, è stato costretto per risollevare la propria economia a cercare aiuti e cooperazione in Cina. La stessa cosa è successo per la Tanzania, ex colonia tedesca.
L’Angola, ex colonia portoghese, ridotta in povertà da lunghi periodi di conflitti interni e da una iperinflazione, è stata sempre esclusa, perché non dava sufficienti garanzie di stabilità, da ogni tipo di finanziamento sia dal Fondo Monetario Internazionale che dalla Banca Mondiale, nonostante avesse nel suo sottosuolo enormi riserve di petrolio. Nel 2002 la Cina accetta di finanziare la ricostruzione del paese in cambio di petrolio, e nel 2009 l’Angola produce tanto petrolio quanto la Nigeria.
Nel 2008 la Banca Mondiale si vede costretta a prendere atto del miracolo dell’Angola ed elogia il modello di sviluppo applicato in questo paese, definendolo Angola Mode. A disegnarlo è stata la Cina che dal 2002 al 2009 ha stanziato e facilitato prestiti per circa 19 miliardi di dollari. La storia dell’Angola e di tanti altri paesi africani è emblematica della politica di grande apertura della Cina, nel tessere nuovi rapporti commerciali e di amicizia con il Sud del mondo, basati sul reciproco vantaggio.
La cooperazione Cina-Africa ha indubbiamente rafforzato i rapporti Sud-Sud e, come ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guteres, al Summit di Beijing del settembre 2018, « a globalizzazione win-win è necessaria per il mondo futuro». In tale Summit i leaders africani hanno respinto l’accusa del debito trappola, così come il Presidente Sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha respinto l’idea che in Africa la Cina stia attuando un nuovo colonialismo, mentre il Presidente dell’Unione Africana, Wwandan Paul Kagame, ha affermato che il debito trappola è un attentato per scoraggiare la cooperazione Cina-Africa.
E’ evidente che sono piani di investimento e sviluppo di portata storica mondiale, solo se si pensa che vengono coinvolti 2,6 miliardi di cinesi e africani, cioè oltre un terzo della popolazione mondiale, e se si tiene conto dei piani di collegamento della iniziativa Belt e Road con l’Agenda 2063 dell’Unione Africana e le strategie di sviluppo dei paesi africani. In questo Summit il Presidente Xi Jinping ha presentato il nuovo progetto di cooperazione Cina-Africa, includendo otto iniziative. Occorre inoltre sottolineare che i piani d’investimento non riguardano solo le infrastrutture, per quanto fondamentali, ma di costruzioni di centinaia di scuole, di centri di educazione, di ospedali nei quali sono stati curati i malati da medici cinesi.
L’Italia e la Cina godono di un’amicizia tradizionale e sono entrambe partner importanti per l’Africa. Sviluppare ulteriormente la cooperazione a tre parti –Cina-Italia-Africa- può avere un valore importante per la promozione dello sviluppo africano. La Cina è pronta nel rispetto della volontà dell’Africa e sulla base dei concetti di apertura, inclusione, cooperazione e mutuo vantaggio.
Il Centro Gramsci di Educazione, nel condividere pienamente la politica di Riforma e apertura del Partito comunista cinese, fa propria la magistrale sintesi del Presidente Xi Jinping di detta politica al Forum sulla cooperazione Cina-Africa: «Un proverbio cinese dice “l’oceano è vasto perché non rifiuta nessun fiume”. La Cina, il più grande paese del mondo in via di sviluppo, l’Africa, il Continente con il numero più grande dei paesi in via di sviluppo, hanno da tempo formato una comunità con un futuro condiviso. Noi abbiamo lo stesso interesse. La Cina lavorerà con l’Africa per raggiungere un traguardo condiviso nella costruzione di una comunità Cina-Africa più forte, con un futuro condiviso e fare di ciò un battistrada per la costruzione di una comunità per l’umanità».

Teramo 15 ottobre 2018

Prof. Piero De Sanctis

Documento ricevuto dal Pcc sulla COOPERAZIONE CINA-AFRICA

L’impegno della Cina per l’apertura e le riforme non ha precedenti e il suo sviluppo porta continue prospettive di sviluppo per investimenti stranieri, hanno detto.
I rappresentanti hanno detto che vorrebbero cogliere la opportunità di partecipare attivamente all’apertura e alle riforme della Cina, alla costruzione del Belt e Road, in modo da raggiungere uno sviluppo migliore per le imprese, e nello stesso tempo promuovere l’economia Asiatica e mondiale verso la prosperità.
La Cina, aiutando l’Africa, ha costruito una traccia per lo sviluppo al di là del “debito trappola”.
Ci volevano più di 10 ore per viaggiare dalla capitale Keniana di Nairobi alla più grande città portuale del paese africano Mombasa, sia per treno, su una ferrovia di epoca coloniale o con un bus, su una strada in galleria.
Ora, con l’Espresso Madaraka di costruzione Cinese, una ferrovia stimata in 472 km (SGR)messa in opera nel Maggio dell’anno scorso, è un piacevole viaggio in treno di 5 ore tra i due centri Keniani.
Non sono soltanto i locali e i turisti a raccogliere dei benefici. E cosa più importante, il progetto finanziato dalla Cina, che rappresenta la partnership win-win del paese Asiatico con l’Africa, sta aiutando a disegnare la traccia per il cosiddetto “debito trappola” e raggiungere una propria autonomia e sviluppo sostenibile.
Il commercio lungo la SGR sta accelerando, e la economia Keniana sta crescendo. Il costruttore della moderna ferrovia, la Compagnia Cinese di Costruzione delle Comunicazioni, nel suo rapporto di responsabilità sociale del 2017-2018, ha detto che il progetto SGR ha sostenuto il GDP Keniano dell’1,5%, una predizione che il Presidente Keniano Uhru Kenyatta aveva fatto nel 2015.
Per di più, creando decine di migliaia di posti di lavoro in Kenia, riducendo significativamente i costi logistici, e facilitando un miglioramento delle capacità della forza lavoro locale, ha aiutato il paese Africano a consolidare le basi per una crescita futura, che è essenziale per ripagare il debito nato dal finanziamento per lo sviluppo.
Questi fatti sono testimonianze eloquenti dell’impegno del paese in via di sviluppo più grande, a cementare la sua partnership basata su una equità di base e reciprocità con il continente che ha il numero più grande di città in sviluppo, e dà del bugiardo a chi afferma che la Cina stia intrappolando i paesi Africani in un debito predatorio.
Infatti, l’investimento Cinese in Africa è cresciuto sensibilmente negli ultimi anni. Alla fine del 2009, la somma totale era 93,3 miliardi di dollari americani. Ora esso è più di 100 miliardi di dollari, coprendo ogni singolo paese del continente. E poiché la cooperazione Cina-Africa cresce sempre più, il paese Asiatico è diventato una fonte importante di finanziamento per le nazioni Africane assetate di finanziamenti per carburare il loro sviluppo.
Ma tutto ciò non significa in nessun modo che la Cina stia attirando alcun paese in nessuna specie di “debito trappola”. Pochi sarebbero in disaccordo nel dire che il finanziamento sia il sangue vitale dello sviluppo. La Cina, costruendo infrastrutture e migliorando la forza lavoro dell’Africa, aiuterà il giovane continente a creare una forza sua propria per poter sostenere un sano sviluppo.
Una attenzione più acuta sul debito Africano, aiuta a provare che tali accuse sono false. Per cominciare l’Africa possiede un numero di debito con i paesi Occidentali molto maggiore rispetto a quello con la Cina.
Secondo uno studio della Iniziativa Cinese per la Ricerca Africana presso la Università J.Hopkins degli Studi Internazionali Avanzati, la Cina ha fornito 114,4 miliardi di dollari americani a prestito all’Africa dal 2000-2016, che equivale a circa l’1,8 % del totale del debito estero dell’Africa. Oggi, circa il 36 % del debito Africano è del Fondo Monetario Internazionale e della World Bank.
Secondo, i prestiti Cinesi sono per la maggior parte agevolati, con maturità a lungo termine e con tassi di basso interesse. Essi hanno come scopo primario quello di aiutare il decollo economico del continente e dello sviluppo a lungo termine, piuttosto che ottenere dei costosi ritorni a breve termine.
Terzo, il problema del debito Africano è per certi versi, eccessivo. Sebbene sia certamente giusto essere cauti, è contro produttivo esagerarlo.
Secondo un rapporto UN rilasciato in Aprile, la media del debito-verso-GDP tra i paesi dell’Africa è del 32 %. A confronto, l’indice in alcuni paesi sviluppati e ad alcune economie di mercato emergente è del 70% all’80%; in Giappone è al 250%.
Perciò non c’è bisogno di avere timore di offrire ai paesi dell’Africa dei prestiti ragionevoli, specialmente da parte di offerenti come la Cina. Il paese Asiatico comprende meglio le necessità dell’Africa perché esso ha avuto delle fasi storiche di sviluppo simili, e quindi non mette nessuna etichetta politica ai suoi prestiti e tratta i paesi Africani alla pari.
Detto ciò, parlare di questo “debito trappola” è per i male informati e per i non-intenditori.
Essi possono fare titoli in alcuni giornali, ma non trovano spazio tra coloro che vedono chiaro e che sono sani di mente.
Nel 2018 a Beijing, nel summit del Forum sulla cooperazione Cina Africa (FOCAC) tenuta la settimana scorsa, i leaders Africani hanno respinto l’accusa del “debito trappola”. Il Presidente Sudafricano Cyril Ramaphosa ha detto che il FOCAC “respinge l’idea che in Africa si stia tenendo un nuovo colonialismo, come vorrebbero farci credere i nostri detrattori”. Il Presidente Wwandan Paul Kagame, che occupa anche la poltrona dell’Unione Africana, ha detto che il debito trappola è un attentato per scoraggiare l’interazione Cina-Africa.
Perciò è tempo di mettere fine al parlar male della cooperazione Cina-Africa. Se costoro avessero realmente a cuore il futuro dell’Africa, essi dovrebbero abbandonare i loro pregiudizi e unirsi alla Cina per aiutare la terra della speranza – con buona fede e fatti concreti – a raggiungere il suo sogno di sviluppo.
La Cina è un partner fedele dello sviluppo in Africa. Come ha detto il Presidente della Cina Xi Jinping al summit FOCAC, la Cina, non solo ha sempre rispettato e supportato l’Africa, ma dà il benvenuto ed incoraggia tutte le inziative che rispecchiano gli interessi del continente.
Senza dubbio, l’Africa, con il sincero e forte supporto da parte della Cina e della comunità internazionale, sarà in grado di gestire il suo bilancio e di creare il suo proprio miracolo economico.

LA CINA E L’AFRICA: UNA SINCERA AMICIZIA ED OLTRE
Mentre il continente con un numero maggiore di paesi in via di sviluppo, sta cercando il suo giusto posto nel mondo, le azioni della Cina dimostrano che cosa significa essere un continente responsabile per il successo dell’Africa.
Il Presidente Cinese Xi Jinping ha elaborato il nuovo progetto per la cooperazione Cina-Africa, includendo 8 iniziative di cooperazione, che sono state accolte caldamente da coloro che erano presenti al Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC) tenuto a Beijing dal 3 al 4 Settembre.
Nei temi che vengono promossi, per le misure che essi elaborano e per gli impatti che essi hanno sui paesi Africani, il summit riafferma la sincera amicizia tra Cina e Africa e il loro coinvolgimento condiviso per lo sviluppo nel mondo.
Guardando all’Africa, come ad un grande continente pieno di speranza e con un grosso potenziale, la Cina sta aiutando sinceramente l’Africa ad esplorare il suo sentiero verso una rivitalizzazione. La Cina rispetta tutti gli interessi dei paesi Africani, e, nella nuova era, collega la Iniziativa Belt e Road con l’Agenda 2063 dell’Unione Africana e le strategie di sviluppo dei paesi Africani.
Il coinvolgimento della Cina in Africa, è benefico per i 2,6 miliardi di Cinesi e Africani messi insieme, oltre un terzo della popolazione mondiale.
Dando priorità agli interessi dei popoli Cinesi e Africani, la Cina sostiene lo sviluppo dell’Africa attraverso la sua propria crescita. Il paese ha aiutato l’Africa ad alleviare la povertà, ad aumentare l’impiego e le entrate, ed a migliorare la vita delle persone.
É compito del popolo Cinese ed Africano, giudicare la natura e lo svolgimento della cooperazione Cina-Africa. Citando un rapporto, il Presidente Djiboutian Ismail Omar Guelleh ha detto che l’89% degli impiegati delle Compagnie Cinesi operanti in Africa, sono Africani, e si trasformano in svariati milioni di lavori nel continente.
Durante tutta la sua cooperazione con l’Africa, la Cina si è sempre comportata con responsabilità, e con fatti concreti.
La Cina ha supportato l’Africa, per il raggiungimento di una generale sicurezza alimentare nel 2030, per aprire più voli Cina-Africa, per cercare di espandere gli scambi e la cooperazione, per creare una pace Cina-Africa ed una sicurezza di fondo, e per fornire più assistenza per i giovani, per la salute, per gli scambi tra i popoli, ed altre misure.
Le 8 iniziative di cooperazione sono inerenti allo sviluppo dell’Africa. Per raggiungere questi scopi, la Cina ha sostenuto un nuovo piano di finanziamento di 60 miliardi di dollari americani.
Il Presidente Sud-Africano Cyril Ramaphosa ha detto che la partnership Cina-Africa “contribuirà all’espansione della capacità produttiva dell’Africa e alla creazione di nuove industrie”.
Il Presidente Rwandan Paul Kagame ha respinto le cattive interpretazioni dei legami tra Cina-Africa, dicendo “l’Africa non è un gioco e i nostri crescenti legami con la Cina avvengono a spese di nessuno. Infatti i guadagni sono goduti da chiunque faccia affari nel nostro continente”.
Quando Xi ha invitato i paesi Africani a salire sul treno espresso dello sviluppo Cinese, nel suo discorso chiave, il caldo applauso da parte degli ospiti Africani ospiti al Grand Hotel del Popolo, ha evidenziato che le azioni della Cina sono in linea con il coinvolgimento dell’Africa.
La cooperazione Cina-Africa ha rafforzato la cooperazione Sud-Sud e si sforza di migliorare il sistema di governance globale. Come ha detto il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guteres, il summit Beijing spiega “come la globalizzazione win-win è necessaria per il mondo futuro”.

L’INVESTIMENTO CINESE porta speranza all’Africa, non trappola.
Illazioni che l’investimento della Cina in Africa, stia creando una crisi del debito, sono false e fuorvianti.
Sta di fatto che la Cina sta investendo sempre più nel continente, circa 40 volte in più fin dal 2003.
Comunque, è da irresponsabili esagerare che il problema del debito dell’Africa, stia al primo posto. In termini statistici, dappertutto il livello del debito dei paesi Africani, non è nulla a confronto di alcune economie sviluppate.
E’ sbagliato pure rimproverare la Cina per questo, e svalutare gli investimenti che la Cina ha prodotto nel continente.
Dal 2000 al 2016, i prestiti della Cina ammontano solo all’1,8% dei debiti esteri dell’Africa, e la maggior parte di essi sono relativi all’infrastruttura,
Nessuno dei paesi Africani si è lamentato una sola volta di essere stato “intrappolato” nella crisi del debito, a causa della cooperazione   Cina-Africa. Al contrario, molti leaders dei paesi Africani hanno approvato l’investimento della Cina e finanziato la cooperazione con loro, e stanno guardando avanti verso una maggiore cooperazione con la Cina in tale rispetto.
Il debito è sempre stato un punto per l’Africa. Nel 1970-1980 ci sono stati documenti dedicati al problema del debito in Africa. Per i paesi poveri di infrastrutture e bisognosi di industrializzazione, il debito tende a crescere.
Alcuni nuovi fattori si aggiungono al problema del debito. Le economie Africane basate sulle risorse che, negli anni recenti, stanno annaspando in un pantano, hanno visto i loro debiti gonfiarsi. E l’aumento del tasso del Fed americano, che ha spinto in su il dollaro americano, ha peggiorato la situazione.
Il debito non è un problema Africano. La ricerca fatta nel 2017, dalla Campagna…, ha dimostrato che i pagamenti del debito da parte dei paesi più poveri, è aumentato del 50% in due anni ed ha raggiunto il suo livello più alto fin dal 2005.
Per di più, è pura ipocrisia non riconoscere i benefici che l’investimento della Cina ha portato al continente un recente articolo sul Washinton Post della Professoressa Deborah Brautigam Direttrice della Iniziativa per la Ricerca Cina Africa presso la John Opkins School degli Studi Internazionali Avanzati, può far luce sull’argomento.
Dopo aver rilevato “databases” dei prestiti Cinesi rilasciati dal 2000, studenti presso la Boston University e la Università John Hopkins, hanno concluso che “senz’altro i prestiti Cinesi nella nostra “database” stanno facendo un servizio utile”.
In un continente dove oltre 600 milioni di Africani non hanno accesso alla elettricità, il 40% dei Cinesi hanno pagato presiti per la corrente elettrica e le linee di trasmissione. Un altro 30% è servito per la modernizzazione dell’infrastruttura per la modernizzazione del trasporto in Africa.
Ora, prendiamo i passati tre anni come esempio. Nello scorso 2015, la Cina ha annunciato” 10 piani per la cooperazione” per supportare l’Africa. Dei progetti già ultimati e quelli in via di costruzione, in questi piani, ci si aspetta che porteranno nel continente 30.000 km di strade statali, 85 milioni all’anno per la capacità portuale, oltre 9 milioni al giorno per la capacità di depurazione delle ‘acque e circa 20,000 megawatt per la capacità di creare energia, formando nel contempo 9000,000 di lavori locali.
Alla fine del 2017, la Cina ha investito nel continente un totale di oltre 100 miliardi di dollari americani: La maggior parte del finanziamento è andata ai progetti di infrastruttura, come i 480 km di ferrovia Standard Gauge Mombasa-Nairobi, che mette le basi per la crescita e la prosperità.
Non è soltanto infrastruttura. Centinaia di scuole, centri di educazione, ed ospedali sono stati costruiti, e circa mezzo milione di pazienti sono stati curati da equipe di medici Cinesi.
Lina Benabdallah, una professoressa di scienze politiche presso l’Università Wake Forest, che studia gli investimenti Cinesi nei programmi per lo sviluppo delle risorse umane in Africa, ha detto “quando gli Africani stanno pensando alla tecnologia e alle competenze, essi stanno pensando che la Cina è una valida opzione”.
In questo senso, invece del così detto “debito trappola”, l’investimento Cinese ha portato speranza agli Africani che vogliono spezzare il cerchio della povertà e vivere una vita migliore.
Ecco perché è ingiustificabile demonizzare l’investimento Cinese in Africa come “predatorio”. Perché il prestito è “dolce” quando viene offerto da certi paesi, ed è “nero” e “moneta trappola”, quando viene offerto dalla Cina?
Che cosa hanno fatto in Africa questi sapientoni?
Nel 1960, Tanzania e Zambia, che si erano appena scrollate dal colonialismo e lottavano disperatamente per lo sviluppo, si sono rivolte a certi paesi sviluppati per l’assistenza nella costruzione di una ferrovia che collegasse i due paesi, soltanto per riceverne il rifiuto.
Del tutto sconfortati, i due paesi si rivolgono alla Cina. Con vera sorpresa, la Cina, essa stessa paese impoverito e vittima di aggressione straniera, è stata d’accordo nel dare una mano, al costo di alcuni suoi propri progetti di infrastruttura.
Partendo da quel punto, il popolo Africano ha pensato che “l’amico si riconosce nel bisogno”.

Lavorare Assieme per uno Sviluppo Comune e un Futuro Condiviso

Discorso Keynota di H.E. Xi Jinping
Presidente del Popolo della Repubblica Cinese
All’Apertura della Cerimonia del Summit a Beijing nel 2018
Forum sulla Cooperazione Cina-Africa
Beijing 3 Settembre 2018
Sua Eccellenza Presidente Matamela Cyril Ramaphosa,
Sua Eccellenza Presidente Paul Kagame, Presidente della Unione Africana
Distinti capi di Stato e del Governo,
Distinti Capi di Delegazione,
Sua Eccellenza Signor Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite,
Sua eccellenza Signor Moussa Faki Mahamat, Presidente della Commissione AU
Signore e Signori, Amici,
A Beijing è appena arrivato il settembre, portando con sé aria fresca e scenari autunnali. E noi siamo così lieti di avervi tutti qui, amici sia vecchi che nuovi, in questa piacevole stagione per la riunione della grande famiglia Cina-Africa presso il Summit Beijing del 2018 per la Cooperazione Cina-Africa (FOCAC).
Desidero estendere, per mezzo del Governo Cinese, e del popolo e a mio proprio nome, un caldissimo saluto a tutti voi, cari colleghi ed ospiti. Voglio pure estendere attraverso di voi, i migliori riguardi e cordiali saluti del popolo Cinese al Fraterno popolo dell’Africa.
Voglio dire in particolare che fin dal Summit di Johannesburg, FOCAC ha avuto tre nuovi membri, Gambia, Sao Tome e Principe e Burkina Faso. Oggi, noi siamo stati raggiunti dal Presidente Barrow, Primo Ministro Trovoada e dal presidente Kabore e le loro delegazioni. Diamo loro il benvenuto con un caloroso applauso!
Cari Colleghi, Signore e Signori,
Un mese fa ho fatto la mia quarta visita all’Africa come Presidente, ed era anche la mia nona visita a questa terra di grandi promesse. Durante l’ultima visita, ho visto ancora una volta un’Africa che è bella e riccamente dotata, che è piena di dinamismo in sviluppo, ed ho appreso di mia prima mano, l’ardente speranza del popolo Africano per un futuro migliore.
Ho concluso la visita sempre più convinto che lo sviluppo dell’Africa ha un grosso potenziale, che questo grande continente è pieno di speranza, che l’amicizia Cina-Africa e la cooperazione hanno ampi scenari, che la Cina e l’Africa possono creare una partnership più forte strategicamente e più cooperativa!
Come ha osservato uno studente Cinese “soltanto un albero con radici profonde può produrre ricchi frutti; soltanto una lampada piena di olio può bruciare e dare luce”. La storia segue le sue proprie regole e logiche. Con la stessa fiducia nel passato e comunanza di missione, la Cina e l’Africa hanno simpatizzato e si sono aiutate l’un l’altra in tutti questi anni. Insomma, si sono imbarcati su un distinto sentiero di cooperazione winwin.
Marciando su questo sentiero, la Cina ha seguito il sentiero di sincerità, di risultati reali, amicizia e buona fiducia, e il principio di perseguire un bene più grande e interessi condivisi. La Cina sta con i paesi dell’Africa. Insieme, noi abbiamo lavorato in unità e siamo progrediti.

  • La Cina valuta la sincerità, l’amicizia, e l’uguaglianza nel perseguire la cooperazione. Gli oltre 1,3 miliardi di Cinesi, sono stati con gli altri 1,2 miliardi di Africani, nel perseguire un futuro condiviso. Noi rispettiamo l’Africa, amiamo l’Africa e supportiamo l’Africa. Noi seguiamo un approccio dei “cinque-no” nelle nostre relazioni con l’Africa: nessuna interferenza nei sentieri del perseguimento dello sviluppo da parte dei paesi Africani che vada bene per le loro condizioni nazionali; nessuna interferenza negli affari interni dei paesi Africani; nessuna imposizione del nostro volere sui paesi Africani; nessun accanimento di legami politici nell’assistenza all’Africa; e nessuna ricerca di nostri vantaggi politici nell’investimento e nella cooperazione finanziaria con l’Africa.

Noi speriamo che questi “cinque-no” si possano applicare ad altri paesi quando hanno a che fare con l’Africa. Per quanto riguarda la Cina, noi siamo sempre buoni partner e buoni fratelli. Nessuno può minare la grande unità che c’è tra il popolo Cinese e il popolo Africano. La Cina persegue interessi comuni e mette l’amicizia al primo posto nel perseguire la cooperazione. La Cina crede che la via sicura per sostenere la cooperazione Cina-Africa è, per tutte e due le parti, di far leva sulle loro rispettive forze; è dovere della Cina partecipare allo sviluppo dell’Africa, attraverso la sua propria crescita, e ciò vale per entrambe Cina e Africa, perseguire una cooperazione win-win e uno sviluppo comune. Così facendo, la Cina segue il principio di dare di più e prendere meno, dare prima di prendere e dare senza chiedere nessun ristoro. Con le braccia aperte, noi salutiamo i paesi Africani saliti sul treno espresso dello sviluppo Cinese. Nessuno può tirare indietro il popolo Cinese o il popolo Africano, poiché noi marciamo verso il rinnovamento.

  • La Cina ha un approccio rivolto al popolo Cinese nel perseguire con efficienza, una cooperazione pratica. Dando priorità agli interessi dei popoli Cinese e Africano, la Cina offre la sua cooperazione all’Africa, per migliorare il benessere dei popoli Cinese e Africane e fornire loro più benefici. Noi onoreremo a pieno le promesse che abbiamo fatto ai nostri fratelli Africani: Affrontando nuovi sviluppi e sfide, la Cina continuerà a migliorare le imprese di costruzione, a sviluppare nuove idee ad espandere aree di cooperazione con l’Africa, per portare la cooperazione a livelli più alti. Per ultimo, è compito dei popoli Cinese ed Africano, giudicare la riforma della cooperazione Cina-Africa. Nessuno può negare le notevoli conquiste fatte dalla cooperazione Cina-Africa, concretamente e non per supposizioni o immagini.

La Cina ha un approccio alla cooperazione, aperto ed inclusivo. La Cina è pienamente consapevole che la stabilità, la sicurezza, lo viluppo, il rafforzamento a lungo termine dell’Africa, non è soltanto il desiderio del popolo Africano; è anche la responsabilità della comunità internazionale. La Cina è pronta a lavorare con altri partners internazionali per supportare l’Africa nel perseguimento della pace e dello sviluppo. La Cina accoglie e supporta tutte le iniziative che incontrano gli interessi dell’Africa, e crede che bisognerebbe fare la stessa cosa con altre comunità internazionali. Nessuno dovrebbero ostacolare la via per bloccare gli sforzi internazionali per supportare lo sviluppo dell’Africa.
Cari Colleghi, Signore e Signori,
Il nostro mondo sta sopportando, in questo secolo, profondi cambiamenti mai visti: la crescente tendenza verso una multi-polarità, globalizzazione economica, applicazione IT, e diversità culturali, trasformazione accelerata del sistema di governance globale e di ordine internazionale, rapida ascesa dei mercanti emergenti e dei paesi in via di sviluppo, ed un equilibrio più grande nella configurazione di un potere globale. Il benessere del popolo, in tutti i paesi, non è stato mai così intrecciato, come oggi.

  • D’altra parte, anche noi affrontiamo sfide mai viste prima. L’egemonia e i poteri politici persistono; il protezionismo e l’uniteralismo stanno crescendo; guerra, conflitti, terrorismo, carestia ed epidemie continuano a flagellarci; sfide per la sicurezza, sia tradizionali che non tradizionali, restano collegate come sempre. Comunque, noi restiamo fermi nel nostro convincimento, che la pace e lo sviluppo restano il tema principale dei nostri tempi. La comunità internazionale dovrebbe assumersi la nostra responsabilità storica e rispondere alla chiamata dei nostri tempi con solidarietà, visione, coraggio e senso di missione.
  • Per rispondere alla chiamata dei tempi, la Cina considera come sua missione, quella di dare all’umanità nuovi e più grandi contributi. La Cina lavorerà con altri paesi per costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, creare delle partnership in tutto il mondo, migliorare l’amicizia e la cooperazione, ed esplorare un nuovo sentiero per la crescita delle relazioni basate su un mutuo rispetto tra gli stati, onestà, giustizia e cooperazione win-win. Il nostro scopo è quello di fare del mondo un posto per la pace, la stabilità e una vita più felice e più soddisfacente per tutti.
  • Per rispondere alla chiamata dei tempi, la Cina è pronta a condividere con altri partners internazionali la iniziativa Belt e Road. Noi speriamo di creare nuove guide per rafforzare lo sviluppo comune attraverso questa nuova piattaforma di cooperazione internazionale; e speriamo di trasformare il tutto in una strada per la pace, la prosperità, la speranza, sviluppo verde, e innovazione, e una strada che possa unire differenti civiltà.
  • Per rispondere alla chiamata dei tempi, la Cina si coinvolgerà attivamente in una governance globale e si impegnerà in una cooperazione e benefici per tutti in una governance globale. La Cina è da tempo che fa la sua parte nel promuovere la pace nel mondo e lo sviluppo e nel sostenere l’ordine internazionale. Noi vogliamo dare voce ai paesi in via di sviluppo per gli affari internazionali e supportare gli sforzi per fortificare il Sud, come pure creare sinergia nella cooperazione Sud-Sud. Lei continuerà ad impegnarsi per fare sì che il sistema di governance globale possa meglio rappresentare gli interessi della maggioranza dei paesi, specialmente dei paesi in via di sviluppo.
  • Per rispondere alla chiamata dei tempi, la Cina resterà impegnata nella apertura. La Cina continuerà a far crescere una economia aperta per la cooperazione win-win, ed abbraccerà una economia aperta al mondo e il sistema di commercio multilaterale e rigettare il protezionismo e l’unilateralità. Ciunque si tenga in isolamento su una singola isola non avrà futuro.

Cari Colleghi, Signore e Signori,
Un proverbio Cinese dice “l’oceano è vasto perché non rifiuta nessun fiume”. La Cina, il più grande paese al mondo in via di sviluppo, e l’Africa, il continente con il numero più grande di paesi in via di sviluppo, hanno da tempo formato una comunità con un futuro condiviso. Noi abbiamo lo stesso interesse. La Cina lavorerà con l’Africa per raggiungere un traguardo condiviso nella costruzione di una comunità Cina-Africa più forte, con un futuro condiviso e fare di ciò un battistrada per la costruzione di una comunità per la umanità.
Come prima cosa, costruiamo una comunità Cina-Africa con un futuro condiviso e ci assumiamo le nostre responsabilità congiunte. Noi potremmo aumentare il dialogo politico in svariati livelli, accrescere la reciproca comprensione e supportare i problemi che riguardano i reciproci interessi, ed incoraggiare il coordinamento dei problemi regionali ed internazionali. Tali sforzi ci permetteranno di sostenere gli interessi comuni della Cina e dell’Africa, come pure degli altri paesi in via di sviluppo.
Secondo, costruiamo una comunità Cina-Africa con un futuro condiviso che persegua la cooperazione win-win. Noi potremmo cogliere entrambe le opportunità create dalla complementarietà tra le nostre rispettive strategie di sviluppo e le maggiori opportunità presentate dalla Iniziativa Belt e Road. Noi abbiamo bisogno di vedere che la Iniziativa Belt e Road e l’Agenda AU 2063, la Agenda UN 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e i programmi di sviluppo dei paesi Africani, si integrino meglio l’un l’altro. Con questi sforzi, noi potremmo allargare le aree di cooperazione, sbloccare nuove potenziali collaborazioni, consolidare le nostre tradizionali aree di cooperazione, e promuovere nuovi punti di cooperazione salienti per una nuova economia.
Terzo, costruiamo una comunità Cina-Africa con un futuro condiviso che dia felicità a tutti noi. Rendere le vite migliori per il nostro popolo, è questo il traguardo da raggiungere nelle relazioni di crescita Cina-Africa, così noi abbiamo bisogno di essere sicuri che la nostra cooperazione porti benefici reali sia alla Cina che all’Africa. Reciproco aiuto e solidarietà è ciò che viene definito relazioni Cina-Africa negli anni. Andando avanti, la Cina darà maggior aiuti all’Africa per alleviarne la povertà, perseguire lo sviluppo, aumentare l’impiego e le entrate e migliorare le vite della sua gente.
Quarto, costruiamo una comunità Cina-Africa con un futuro condiviso, che goda di una prosperità culturale. Sia la Cina che l’Africa sono orgogliose delle loro splendide civiltà, e noi siamo entrambe pronte a dare maggiori contributi per promuovere la diversità culturale nel mondo. Accrescendo gli scambi, la reciproca conoscenza, ed una armoniosa coesistenza delle nostre civiltà, noi daremo nuovo impeto per rinvigorire le nostre civiltà e culture, arricchendo le nostre creazioni artistiche, e fornendo un ricco nutrimento culturale per la cooperazione Cina-Africa. Con maggiori scambi tra i popoli, nella cultura, arte educazione sport, e tra i nostri modi di pensare, i media, e le donne e i giovani, noi rafforzeremo il legame tra il popolo Cinese e Africano.
Quinto, costruiamo una comunità Cina- Africo con un futuro condiviso, che goda di una sicurezza comune. Il popolo che ha sofferto apprezza di più la pace. La Cina caldeggia una nuova visione della sicurezza, comprensiva, cooperativa e sostenibile. Noi supportiamo fermamente i paesi Africani e l’Unione Africana come pure altre organizzazioni regionali dell’Africa, che voglia risolvere i problemi Africani nel modo Africano, e supportiamo la iniziativa Africana “Silenzio per i Fucili Africani”. La Cina è pronta a giocare un ruolo costruttivo nella promozione della pace e della stabilità in Africa e supporterà i paesi Africani a rafforzare la loro capacità di indipendenza per salvaguardare la stabilità e la pace.
Sesto, costruiamo una comunità Cina-Africa con un futuro condiviso che promuova armonia tra l’uomo e la natura. La Terra è il solo posto che l’umanità possa chiamare casa. La Cina lavorerà con l’Africa per perseguire uno sviluppo verde, meno carbone, che sia circolare e sostenibile, e che protegga le nostre lussureggianti montagne e acque trasparenti e tutti gli esseri viventi sul nostro pianeta. Noi rafforzeremo gli scambi e la cooperazione con l’Africa per il cambiamento climatico, energia pulita, prevenzione e controllo della desertificazione e della erosione del suolo, protezione della fauna selvatica ed altre aree di preservazione ecologica ed ambientale. Insieme, noi potremmo rendere la Cina e l’Africa dei posti belli per la gente, dove vivere in armonia con la natura.
Cari Colleghi, Signore e Signori,
Fin dal summit Focac Johannesburg 2015, la Cina ha applicato in pieno i dieci piani per la cooperazione adottati nel Summit. Un importante numero di ferrovie, strade principali, aeroporti, porti ed altri progetti di infrastruttura, come pure un numero di zone di cooperazione economica e commerciale, sono stati fatti o in via di realizzazione. La nostra cooperazione per la pace, e la sicurezza, scienza, educazione, cultura, salute, riduzione della povertà, e interazione tra i popoli, si è rafforzata. I 60 miliardi di dollari americani concessi per il finanziamento da parte della Cina sono stati approntati e concessi. Questi dieci piani per la cooperazione hanno portato enormi benefici ai popoli Cinese ed Africano. Essi hanno dimostrato ampiamente la creatività, la capacità di unire forza ed efficienza della cooperazione Cina-Africa, e portare a nuove altezze la partnership strategica e cooperativa tra Cina e Africa.
Per costruire una sempre più stretta comunità Cina-Africa con un futuro condiviso nella nuova era, la Cina, sulle basi dei dieci piani per la collaborazione già adottati, lancerà dieci iniziative più grandi in stretta collaborazione con i paesi Africani per i prossimi tre anni ed oltre.
Primo, la Cina lancerà una iniziativa di promozione economica. Noi abbiamo deciso di aprire in Cina una Expo economica e commerciale Cina-Africa; noi incoraggeremo le compagnie Cinesi ad aumentare gli investimenti in Africa, e costruiremo e miglioreremo in Africa un numero di zone per la cooperazione economica e commerciale. Supporteremo l’Africa nel raggiungimento per il 2030 di una generale sicurezza alimentare, lavoreremo con l’Africa per formulare ed implementare un programma di azione per promuovere la cooperazione Cina- Africa per la modernizzazione dell’agricoltura. Noi implementeremo 50 programmi per l’assistenza agricola, forniremo RMB 1 miliardo per l’emergenza di assistenza umanitaria per i paesi Africani colpiti da disastri naturali, invieremo in Africa 500 esperti di agricoltura, e formeremo giovani ricercatori in agri-scienza ed imprenditori in affari agricoli. Supporteremo le compagnie Cinesi in africa a fare alleanze di aziende con responsabilità sociali. Continueremo a rafforzare la cooperazione con i paesi Africani secondo la valuta locale e faremo buon uso del Fondo di Sviluppo Cina-Africa, il Fondo Cina-Africa per la Cooperazione Industriale e il Prestito Speciale per lo Sviluppo dell’SME Africano.
Secondo, la Cina lancerà una iniziativa per il collegamento dell’infrastruttura. Abbiamo deciso di formulare insieme un piano di cooperazione per l’infrastruttura Cina-Africa con l’Unione Africana. Supporteremo le compagnie Cinesi nel partecipare allo sviluppo dell’infrastruttura dell’Africa per mezzo di una operazione di investimento per la costruzione o attraverso altri modelli, con lo scopo di migliorare la cooperazione per l’energia, il trasporto, l’informazione, le telecomunicazioni e le risorse di acqua transnazionali. Lavoreremo con l’Africa per intraprendere un numero di progetti chiave per i collegamenti. Supporteremo l’Africa nello sviluppo del Mercato per il Trasporto aereo Africano ed aprire più voli diretti tra Cina e Africa. Faciliteremo la emissione di bond dai paesi Africani e dalle loro istituzioni finanziarie in Cina. Sulla base delle seguenti regole e procedure multilaterali, supporteremo i paesi Africani per fare un uso migliore delle risorse finanziarie della Banca Asiatica per l’Investimento dell’Infrastruttura, la Nuova banca per lo Sviluppo, e il Fondo della Silk Road.
Terzo, la Cina lancerà una iniziativa per la facilitazione commerciale. Abbiamo deciso di aumentare l’import dall’Africa, ed in particolare i prodotti non-risorsa. Noi supportiamo i paesi Africani nel partecipare all’Expo per l’Importo Internazionale Cinese. I paesi Africani più poveri che vi parteciperanno saranno esentati dal pagamento delle tariffe per l’esposizione. Continueremo a rafforzare gli scambi e la cooperazione per le regolazione del mercato e tra le autorità doganali, e implementeremo 50 programmi di facilitazione commerciale per l’Africa. Sosterremo, su basi regolari, attività di mercato per il brand dei prodotti Africani e Cinesi.  Noi supportiamo la costruzione di un’Area Continentale Africana per il Libero Commercio e continueremo a sostenere negoziazioni per il libero commercio con interesse per i paesi e regioni Africane. Appronteremo rilevanti meccanismi per promuovere la cooperazione commerciale con l’Africa.
Quarto, lanceremo una iniziativa per lo sviluppo verde. Abbiamo deciso di fare 50 progetti per lo sviluppo verde ed ecologico e la protezione ambientale dell’Africa per allargare gli scambi e la cooperazione con l’Africa sul cambiamento climatico, gli oceani, la prevenzione ed il controllo della desertificazione, e la protezione della fauna selvatica. Il centro per la cooperazione ambientale Cina-Africa sarà messo a punto e sarà condotto un dialogo né una ricerca congiunta per i problemi ambientali. il Programma Cina-Africa per il Verde, sarà arricchito per rafforzare  la capacità umana dell’Africa per affrontare i problemi ambientali, la prevenzione ed il controllo dell’inquinamento  e lo sviluppo verde. Un centro Cina-Africa per il bamboo sarà stabilito per aiutare l’Africa a fare prodotti con il bamboo e il rattan. La Cina lavorerà con l’Africa anche per sensibilizzare la consapevolezza pubblica verso la protezione ambientale.
Quinto, lanceremo la capacità dell’iniziativa per la costruzione. La Cina condividerà di più con l’Africa, le sue pratiche per lo sviluppo, e supporterà la cooperazione con l’Africa per la pianificazione dello sviluppo economico e sociale. Saranno approntati dieci Centri di lavoro in Africa per garantire un addestramento professionale per giovani Africani. La Cina supporterà l’apertura di un centro Cina- Africa per la innovazione della cooperazione e per promuovere innovazione giovanile e imprenditorietà. Sarà preparato un programma per la sartoria per allenare ad alto livello,1,000 Africani. La Cina fornirà l’Africa di 50,000 borse di studio governative e 50,000 opportunità di seminari di preparazione e punti di lavoro e inviterà 2,000 giovani Africani a visitare la Cina per gli scambi.
Sesto, lanceremo la iniziativa per l’assistenza sanitaria. La Cina ha deciso di aggiornare 50 programmi per la medicina e la salute, progetti   particolarmente importanti, come quelli dei quartieri generali del Centro Africano per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, e gli Ospedali dell’Amicizia Cina-Africa. Scambi e cooperazione nell’informazione saranno fatti per la salute pubblica. Programmi di cooperazione saranno lanciati per quanto riguarda la prevenzione e il controllo di malattie infettive emergenti o recidive, schistosomiasis, HV/AIDS e malaria. La Cina preparerà per l’Africa più medici specialisti e continuerà ad inviare dei team medici per far fronte meglio ai bisogni Africani. Più servizi medici mobili saranno offerti ai pazienti per il trattamento della cataratta, disturbi al cuore e difetti dentari. E servizi per la salute saranno offerti alle donne e ai bambini dei gruppi Africani più deboli.
Settimo, lanceremo una iniziativa per lo scambio tra i popoli. La Cina ha deciso di organizzare un istituto di studi Africani per rafforzare gli scambi sulla civilizzazione in Africa. Il Piano Cina-Africa per la Ricerca Congiunta e lo Scambio sarà rafforzato.50 eventi culturali, sports e turismo, saranno organizzati. La Cina saluta la partecipazione dell’Africa alla Lega Internazionale Silk Road dei Teatri, l’Alleanza Silk Road per i Teatri e la Network della Silk Road per i Festival dell’Arte. Sarà stabilita una network Cina-Africa per la cooperazione dei media. Più centri Africani per la cultura saranno aperti in Cina e più centri Cinesi in Africa. Qualificati Istituti Africani per l’educazione daranno il benvenuto negli Istituti Confucio. Più paesi Africani daranno il benvenuto ai gruppi Cinesi in arrivo.
Ottavo, noi lanceremo una iniziativa di pace e sicurezza. La Cina ha deciso di preparare un fondo per la pace e la sicurezza Cina-Africa per sostenere la pace, la sicurezza, il mantenimento della pace, la legge e l’ordine. La Cina continuerà a fornire aiuto militare all’AU, e supporterà i paesi nella regione Sahel e in quelli sulla frontiera Golfo di Aden e Golfo di Guinea per mantenere la sicurezza e combattere il terrorismo in quelle regioni. Un forum per la pace e la sicurezza Cina-Africa sarà stabilito come piattaforma per condurre maggiori scambi in quell’area. 50 programmi per l’assistenza alla sicurezza saranno lanciati per portare avanti la coopera ione Cina- Africa sotto la Iniziativa Belt e Road, missioni UN per il mantenimento della pace, combattendo la pirateria e il terrorismo.
Per essere sicuri che queste otto iniziative saranno impostate bene, la Cina darà all’Africa 60 miliardi di dollari americani di finanziamento nella forma di assistenza governativa e come investimento e finanzierà per mezzo di istituti e compagnie finanziarie. Ciò includerà 15 miliardi di dollari americani di garanzia, di prestiti senza interessi, 20 miliardi di dollari americani per linee di credito, la preparazione di 5 miliardi di dollari americani fondo speciale per finanziare import Africano.  Noi incoraggiamo le compagnie Cinesi a fare per lomeno10 miliardi di dollari americani di investimento in Africa nei prossimi tre anni. Per di più, per i paesi Africani meno sviluppati, pesantemente indebitati e poveri, per i paesi senza sbocchi sul mare, in via di sviluppo e piccoli paesi isolani in via di sviluppo che hanno relazioni diplomatiche con la Cina, il debito in cui sono incorsi nella forma di prestito senza interesse del governo Cinese che maturerà per la fine del 2018, sarà estinto.
Cari Colleghi, Signore e Signori,
Il futuro delle relazioni Cina-Africa è riposto nei nostri giovani. Molte delle misure delle otto iniziative che ho elencato, sono destinate ad aiutare i giovani Africani. Queste misure offriranno ai giovani Africani più formazione e opportunità di lavoro e daranno più spazio al loro sviluppo. Ottobre scorso, ho risposto agli scambi con gli studenti dell’Istituto per lo Sviluppo e la Cooperazione Sud-Sud. Molti di essi venivano dall’Africa. Io li ho incoraggiati a fare il meglio di quello che loro hanno appreso, mirare alto, e lavorare forte per promuovere la cooperazione Cina-Africa e la cooperazione Sud-Sud. Io credo che essi abbiano nuovi ruoli da giocare e molte cose da fare al riguardo.
“Il sole rosso che si innalza illuminerà la strada”. Io confido che l’amicizia Cina-Africa passerà di generazione in generazione e che la Cina e l’Africa, lavorando insieme, costruiranno una sempre più forte comunità con un futuro condiviso. Sicuramente arriverà il giorno in cui la nazione Cinese realizzerà il suo sogno di rinnovamento nazionale e L’Africa il suo sogno di unità e rinvigorimento! Grazie.

Roma 5 ottobre 2018

Han Yang direttore ufficio stampa ambasciata

* LETTERA DI ANTONIO GRAMSCI DEL 14 OTTOBRE  1926 AL PARTITO COMUNISTA DELL’URSS
(L’Egemonia del socialismo)

Cari compagni,
i comunisti italiani e tutti i lavoratori coscienti del nostro paese hanno sempre seguito con la massima attenzione le vostre discussioni.
Alla vigilia di ogni congresso e di ogni conferenza del PCR noi eravamo sicuri che, nonostante l’asprezza delle polemiche, l’unità del Partito russo non era in pericolo; eravamo sicuri anzi che, avendo raggiunto una maggiore omogeneità ideologica e organizzativa attraverso tali discussioni, il Partito sarebbe stato meglio preparato ed attrezzato per superare le difficoltà molteplici che sono legate all’esercizio del potere di uno Stato operaio. Oggi, alla vigilia della vostra XV Conferenza 2, non abbiamo piú la sicurezza del passato; ci sentiamo irresistibilmente angosciati; ci sembra che l’attuale atteggiamento del blocco di opposizioni e l’acutezza delle polemiche nel PC dell’URSS esigano l’intervento dei partiti fratelli. È da questo convincimento preciso che noi siamo mossi nel rivolgervi questa lettera. Può darsi che l’isolamento in cui il nostro Partito è costretto a vivere ci abbia indotto a esagerare i pericoli che si riferiscono alla situazione interna del Partito comunista dell’URSS; in ogni caso non sono certo esagerati i nostri giudizi sulle ripercussioni internazionali di questa situazione e noi vogliamo come internazionalisti compiere il nostro dovere.
La situazione interna del nostro Partito fratello dell’URSS ci sembra diversa e molto più grave che nelle precedenti discussioni perché oggi vediamo verificarsi e approfondirsi una scissione nel gruppo centrale leninista che è sempre stato il nucleo dirigente del Partito e dell’Internazionale. Una scissione di questo genere, indipendentemente dai risultati numerici delle votazioni di congresso, può avere le più gravi ripercussioni, non solo se la minoranza di opposizione non accetta con la massima lealtà i principi fondamentali della disciplina rivoluzionaria di Partito, ma anche se essa, nel condurre la sua lotta, oltrepassa certi limiti che sono superiori a tutte le democrazie formali.
Uno dei preziosi insegnamenti di Lenin è stato quello che noi dobbiamo molto studiare i giudizi dei nostri nemici di classe. Ebbene, cari compagni, è certo che i giornali e gli uomini di Stato più forti della borghesia internazionale puntano su questo carattere organico del conflitto esistente nel nucleo fondamentale del Partito comunista dell’URSS, puntano sulla scissione del nostro Partito fratello e sono convinti che essa debba portare alla disgregazione e alla lenta agonia della dittatura proletaria, che essa debba determinare la catastrofe della Rivoluzione che non riuscirono a determinare le invasioni e le insurrezioni delle guardie bianche. La stessa fredda circospezione con cui oggi la stampa borghese cerca di analizzare gli avvenimenti russi, il fatto che essa cerca di evitare, per quanto le è consentito, la demagogia violenta che le era più propria nel passato, sono sintomi che devono far riflettere i compagni russi e farli più consapevoli della loro responsabilità. Per un’altra ragione ancora la borghesia internazionale punta sulla possibile scissione o su un aggravarsi della crisi interna del Partito comunista dell’URSS. Lo Stato operaio esiste in Russia ormai da nove anni. È certo che solo una piccola minoranza non solo delle classi lavoratrici, ma degli stessi Partiti comunisti degli altri paesi è in grado di ricostituire nel suo complesso tutto lo sviluppo della Rivoluzione e di trovare anche nei dettagli di cui si compone la vita quotidiana dello Stato dei Soviet la continuità del filo rosso che porta fino alla prospettiva generale della costruzione del socialismo. E ciò non solo nei paesi dove la libertà di riunione non esiste più e la libertà di stampa è completamente soppressa o è sottoposta a limitazioni inaudite, come in Italia (dove i tribunali hanno sequestrato e proibito la stampa dei libri di Trotzkij, Lenin, Stalin, Zinoviev e ultimamente anche del Manifesto dei comunisti) ma anche nei paesi dove ancora i nostri Partiti hanno la libertà di fornire ai loro membri e alle masse in generale, una sufficiente documentazione. In questi paesi le grandi masse non possono comprendere le discussioni che avvengono nel Partito comunista dell’URSS, specialmente se esse sono così violente come l’attuale e investono non un aspetto di dettaglio, ma tutto il complesso della linea politica del Partito. Non solo le masse lavoratrici in generale, ma le stesse masse dei nostri Partiti vedono e vogliono vedere nella Repubblica dei Soviet e nel Partito che vi è al governo una sola unità di combattimento che lavora nella prospettiva generale del socialismo. Solo in quanto le masse occidentali europee vedono la Russia e il Partito russo da questo punto di vista, esse accettano volentieri e come un fatto storicamente necessario che il Partito comunista dell’URSS sia il partito dirigente dell’Internazionale, solo perciò oggi la Repubblica dei Soviet ed il Partito comunista dell’URSS sono un formidabile elemento di organizzazione e di propulsione rivoluzionaria.
I partiti borghesi e socialdemocratici, per la stessa ragione, sfruttano le polemiche interne e i conflitti esistenti nel Partito comunista dell’URSS; essi vogliono lottare contro questa influenza della Rivoluzione russa, contro l’unità rivoluzionaria che intorno al Partito comunista dell’URSS si sta costituendo in tutto il mondo.
Cari compagni, è estremamente significativo che in un paese come l’Italia, dove l’organizzazione statale e di partito del fascismo riesce a soffocare ogni notevole manifestazione di vita autonoma delle grandi masse operaie e contadine, è significativo che i giornali fascisti, specialmente quelli delle provincie, siano pieni di articoli, tecnicamente ben costruiti per la propaganda, con un minimo di demagogia e di atteggiamenti ingiuriosi, nei quali si cerca di dimostrare, con uno sforzo evidente di obiettività, che oramai, per le stesse manifestazioni dei leaders più noti del blocco della opposizione del Partito comunista dell’URSS, lo Stato dei Soviet va sicuramente diventando un puro Stato capitalistico e che pertanto nel duello mondiale tra fascismo e bolscevismo, il fascismo avrà il sopravvento. Questa campagna, se dimostra quanto siano ancora smisurate le simpatie che la Repubblica dei Soviet gode in mezzo alle grandi masse del popolo italiano che, in alcune regioni, da sei anni, non riceve che una scarsa letteratura illegale di Partito, dimostra altresì come il fascismo, che conosce molto bene la reale situazione interna italiana, e ha imparato a trattare con le masse, cerchi di utilizzare l’atteggiamento politico del blocco delle opposizioni per spezzare definitivamente la ferma avversione dei lavoratori al governo di Mussolini e per determinare almeno uno stato d’animo in cui il fascismo appaia almeno come una ineluttabile necessità storica, nonostante la crudeltà e i mali che l’accompagnano.
Noi crediamo che nel quadro dell’Internazionale, il nostro Partito sia quello che più risente le ripercussioni della grave situazione esistente nel Partito comunista dell’URSS. E non solo per le ragioni su esposte che, per così dire, sono esterne, toccano le condizioni generali dello sviluppo rivoluzionario nel nostro paese.
Voi sapete che i partiti tutti dell’Internazionale hanno ereditato e dalla vecchia socialdemocrazia e dalle diverse tradizioni nazionali esistenti nei diversi paesi (anarchismo, sindacalismo, ecc. ecc.) una massa di pregiudizi e di motivi ideologici che rappresentano il focolare di tutte le deviazioni di destra e di sinistra. In questi ultimi anni, ma specialmente dopo il V Congresso mondiale, i nostri Partiti andavano raggiungendo, attraverso una dolorosa esperienza, attraverso crisi faticose ed estenuanti, una sicura stabilizzazione leninista, stavano diventando dei veri Partiti bolscevichi. Nuovi quadri proletari venivano formandosi dal basso, dalle officine; gli elementi intellettuali erano sottoposti a una rigorosa selezione e a un collaudo rigido e spietato in base al lavoro pratico, sul terreno dell’azione. Questa rielaborazione avveniva sotto la guida del Partito comunista dell’URSS nel suo complesso unitario e di tutti i grandi capi del Partito dell’URSS. Ebbene: l’acutezza della crisi attuale e la minaccia di scissione aperta o latente che essa contiene, arresta questo processo di sviluppo e di rielaborazione dei nostri Partiti, cristallizza le deviazioni di destra e di sinistra, allontana ancora una volta il successo dell’unità organica del Partito mondiale dei lavoratori. È su questo elemento in ispecial modo che noi crediamo nostro dovere di internazionalisti di richiamare l’attenzione dei compagni più responsabili del Partito comunista dell’URSS.
Compagni, voi siete stati, in questi nove anni di storia mondiale, l’elemento organizzatore e propulsore delle forze rivoluzionarie di tutti i paesi: la funzione che voi avete svolto non ha precedenti in tutta la storia del genere umano che la uguagli in ampiezza e profondità. Ma voi oggi state distruggendo l’opera vostra, voi degradate e correte il rischio di annullare la funzione dirigente che il Partito comunista dell’URSS aveva conquistato per l’impulso di Lenin; ci pare che la passione violenta delle quistioni russe vi faccia perdere di vista gli aspetti internazionali delle quistioni Russe stesse, vi faccia dimenticare che i vostri doveri di militanti russi possono e debbono essere adempiuti solo nel quadro degli interessi del proletariato internazionale.
L’Ufficio politico del PCI ha studiato con la maggiore diligenza e attenzione che le erano consentite, tutti i problemi che oggi sono in discussione nel Partito comunista dell’URSS. Le quistioni che oggi si pongono a voi, possono porsi domani al nostro Partito. Anche nel nostro paese le masse rurali sono la maggioranza della popolazione lavoratrice. Inoltre tutti i problemi inerenti all’egemonia del proletariato si presenteranno da noi certamente in una forma più complessa ed acuta che nella stessa Russia, perché la densità della popolazione rurale in Italia è enormemente più grande, perché i nostri contadini hanno una ricchissima tradizione organizzativa e sono sempre riusciti a far sentire molto sensibilmente il loro peso specifico di massa nella vita politica nazionale, perché da noi l’apparato organizzativo ecclesiastico ha duemila anni di tradizione e si è specializzato nella propaganda e nell’organizzazione dei contadini in un modo che non ha uguali negli altri paesi. Se è vero che l’industria è più sviluppata da noi e il proletariato ha una base materiale notevole, è anche vero che quest’industria non ha materie prime nel paese ed è quindi più esposta alla crisi; il proletariato perciò potrà svolgere la sua funzione dirigente solo se è molto ricco di spirito di sacrificio e si è liberato completamente da ogni residuo di corporativismo riformista o sindacalista. Da questo punto di vista realistico e che noi crediamo leninista, l’Ufficio politico del PCI ha studiato le vostre discussioni. Noi, finora abbiamo espresso un’opinione di Partito solo sulla quistione strettamente disciplinare delle frazioni, volendoci attenere all’invito da voi rivolto dopo il vostro XIV Congresso 4 di non trasportare la discussione russa nelle sezioni dell’Internazionale.
Dichiariamo ora che riteniamo fondamentalmente giusta la linea politica della maggioranza del CC del Partito comunista dell’URSS e che in tal senso certamente si pronunzierà la maggioranza del Partito italiano, se diverrà necessario porre tutta la questione. Non vogliamo e riteniamo inutile fare dell’agitazione, della propaganda con voi e coi compagni del blocco delle opposizioni. Non stenderemo perciò un registro di tutte le quistioni particolari col nostro apprezzamento a fianco. Ripetiamo che ci impressiona il fatto che l’atteggiamento delle opposizioni investa tutta la linea politica del CC toccando il cuore stesso della dottrina leninista e dell’azione politica del nostro Partito dell’Unione. È il principio e la pratica dell’egemonia del proletariato che vengono posti in discussione, sono i rapporti fondamentali di alleanza tra operai e contadini che vengono turbati e messi in pericolo, cioè i pilastri dello Stato operaio e della Rivoluzione. Compagni, non si è mai visto nella storia che una classe dominante, nel suo complesso, stesse in condizioni di vita inferiori a determinati elementi e strati della classe dominata e soggetta. Questa contraddizione inaudita la storia l’ha riserbata in sorte al proletariato; in questa contraddizione risiedono i maggiori pericoli per la dittatura del proletariato, specialmente nei paesi dove il capitalismo non aveva assunto un grande sviluppo e non era riuscito a unificare le forze produttive. È da questa contraddizione, che, d’altronde, si presenta già sotto alcuni suoi aspetti nei paesi capitalistici dove il proletariato ha raggiunto obiettivamente una funzione sociale elevata, che nascono il riformismo e il sindacalismo, che nasce lo spirito corporativo e le stratificazioni dell’aristocrazia operaia. Eppure il proletariato non può diventare classe dominante se non supera col sacrificio degli interessi corporativi questa contraddizione, non può mantenere la sua egemonia e la sua dittatura se anche divenuto dominante non sacrifica questi interessi immediati per gli interessi generali e permanenti della classe. Certo è facile fare della demagogia su questo terreno, è facile insistere sui lati negativi della contraddizione: «Sei tu il dominatore, o operaio mal vestito e mal nutrito, oppure è dominatore il nepman impellicciato e che ha a sua disposizione tutti i beni della terra?». Così i riformisti dopo uno sciopero rivoluzionario che ha aumentato la coesione e la disciplina della massa, ma con la sua lunga durata ha impoverito ancor più i singoli operai dicono: «A che pro aver lottato? Vi siete rovinati e impoveriti!». È facile fare della demagogia su questo terreno ed è difficile non farla quando la quistione è stata posta nei termini dello spirito corporativo e non in quelli del leninismo, della dottrina dell’egemonia del proletariato, che storicamente si trova in una determinata posizione e non in un’altra.
È questo per noi l’elemento essenziale delle vostre discussioni, è in questo elemento la radice degli errori del blocco delle opposizioni e l’origine dei pericoli latenti che nella sua attività sono contenuti.
Nella ideologia e nella pratica del blocco delle opposizioni rinasce in pieno tutta la tradizione della socialdemocrazia e del sindacalismo, che ha impedito finora al proletariato occidentale di organizzarsi in classe dirigente.
Solo una ferma unità e una ferma disciplina nel Partito che governa lo Stato operaio può assicurare l’egemonia proletaria in regime di Nep, cioè nel pieno sviluppo della contraddizione cui abbiamo accennato. Ma l’unità e la disciplina in questo caso non possono essere meccaniche e coatte; devono essere leali e di convinzione e non quelle di un reparto nemico imprigionato o assediato che pensa all’evasione o alla sortita di sorpresa.
Questo, carissimi compagni, abbiamo voluto dirvi, con spirito di fratelli e di amici, sia pure di fratelli minori. I compagni Zinov’ev, Trotzkij, Kamenev hanno contribuito potentemente a educarci per la rivoluzione, ci hanno qualche volta corretto molto energicamente e severamente, sono stati fra i nostri maestri. A loro specialmente ci rivolgiamo come ai maggiori responsabili della attuale situazione, perché vogliamo essere sicuri che la maggioranza del CC dell’URSS non intenda stravincere nella lotta e sia disposta ad evitare le misure eccessive. L’unità del nostro Partito fratello di Russia è necessaria per lo sviluppo e il trionfo delle forze rivoluzionarie mondiali; a questa necessità ogni comunista e internazionalista deve essere disposto a fare maggiori sacrifici. I danni di un errore compiuto dal Partito unito sono facilmente superabili; i danni di una scissione o di una prolungata condizione di scissione latente possono essere irreparabili e mortali.

Con saluti comunisti
L’UP del PCI

* (Concezione di egemonia del Partito)


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