ENNIO ANTONINI

UN INTELLETTUALE ORGANICO DELLA CLASSE OPERAIA

Piero De Sanctis


Ho conosciuto il compagno Ennio più di mezzo secolo fa. Siamo nati lui a Nereto ed io a Teramo nello stesso anno e nello stesso mese di agosto. Fin dai primi incontri ( risalenti al periodo della grande disputa apertasi a seguito delle accuse fatte al Partito comunista cinese durante il decimo Congresso Nazionale del Partito comunista italiano del 1962), era apparso chiaro che la nostra amicizia si sarebbe cementata nel tempo sula base di una comune visione della realtà e della vita, come in effetti avvenne.
Per me, che ho avuto la fortuna di vivere tanti anni di lotta politica a fianco di Ennio, è difficile superare il senso di vuoto che la sua scomparsa ha lasciato. Mi mancheranno la sua profonda umanità, la sua genuina semplicità, il suo contributo politico, la sua visione dialettica e antidogmatica dello sviluppo reale della lotta di classe, la sua incondizionata fedeltà alla classe operaia e ai principi del marxismo-leninismo.
Il suo percorso politico, la sua preparazione teorico-concreta, il suo studio continuo di approfondimento degli accadimenti storici, sono la chiara testimonianza di una personalità, di un intellettuale che, nato e sviluppatosi sul terreno concreto della lotta della classe operaia, è diventato un intellettuale organico di tipo gramsciano.
Le lotte contro lo strapotere democristiano, quelle contro l’imperialismo americano e per la pace, le lotte contro le mistificazioni e falsificazioni del marxismo-leninismo, quelle per la creazione del partito leninista, fino ad arrivare alle ultime battaglie contro gli attuali rigurgiti neofascisti, in lui si unificano e appaiono come una sola battaglia da combattere tutti i giorni per una società democratica e socialista.
La sua caratteristica fondamentale è la coscienza di appartenere ad una determinata forza egemone, con una determinata organizzazione, in una determinata classe nel cui seno teoria e politica possono unificarsi in una concezione coerente e unitaria. E proprio in nome di questa concezione gramsciana, è stato l’animatore principale della fondazione del Centro Gramsci di Educazione e della relativa rivista mensile Gramsci che lo ha visto impegnato negli ultimi decenni della sua vita.
Nelle sue battaglie politiche, storiche, filosofiche e scientifiche e di educazione socialista e comunista, il Centro, nel radunare attorno a sé compagni operai, studenti ed intellettuali sinceramente democratici, ha tenuto alto l’insegnamento e il pensiero di Antonio Gramsci verso il quale Ennio nutriva un amore particolare che lo portò a concepire, in questi ultimi due anni, un libro tutto dedicato al concetto di egemonia in Gramsci. Questo concetto «rappresenta – dice Gramsci – , nel suo sviluppo politico, un grande progresso filosofico oltre che politico-pratico, perché necessariamente coinvolge e suppone una unità intellettuale e una etica conforme a una concezione del reale che supera il senso comune ed è diventata, sia pure entro limiti ancora ristretti, critica »
Ennio considerava questo concetto di egemonia come l’ultimo approfondimento, dopo Marx, Engels e Lenin, della teoria del materialismo storico e del materialismo dialettico. Ciò spiega il suo pensiero fisso di riuscire a stampare il libro L’Egemonia del socialismo il prima possibile perché, come lui diceva spesso ai compagni, “la lotta di classe non aspetta”.
Il libro vide la luce circa quattro mesi prima della sua scomparsa, lo lesse e ne fu felice.

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