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SCANDALISMO E AUTORITARISMO. La lezione sempre attuale della Repubblica di Weimar. di Erman Dovis

Pesantissime ristrutturazioni monopoliste nel campo siderurgico, automobilistico, agroalimentare, energetico. Progressivo annullamento di ogni funzione legislativa e di controllo del Parlamento. Progressivo smantellamento di ogni organismo rappresentativo istituzionale intermedio (Province), di ogni organizzazione politica e sindacale legata al movimento operaio ed alla Resistenza. Cancellazione della Costituzione antifascista e conseguente approvazione di norme anticostituzionali che istituzionalizzano il ritorno allo schiavismo, il super-sfruttamento, il neo-corporativismo e un presidenzialismo plebiscitario che abolisce di fatto ogni opposizione al disegno di Restaurazione feudale scatenato dall’oligarchia monopolista finanziaria: sono i tratti tipici della crisi del monopolismo, che spinge verso scenari di guerra.
Emergono degli accadimenti, sapientemente programmati dal potere dominante, che contribuiscono ad indirizzare un’opinione pubblica disorientata e spaventata verso questo progetto restauratore: lo scandalismo dei fatti di Roma Capitale, al di là dell’intreccio tra politica, malavita e corruzione (elementi tipici del capitalismo) mira a creare un clima per il quale si deve colpevolizzare e condannare ogni Istituzione, invocando con forza un intervento esterno alla politica, che finalmente la faccia finita con quel ciarpame corrotto,in nome della “pulizia, della punizione, della legalità“,contro gli sprechi della politica, fingendo di non vedere la sfacciata ostentazione di lusso e ricchezza nella quale si rotolano e grugniscono i capitani d’industria ed i miliardari di ogni risma, che perpetuano un continuo insulto alle condizioni delle masse popolari.
Tutto ciò spinge verso irrigidimenti sempre più autoritari, plebiscitari, nella sostanza di classe neo-fascisti e corporativi.
La sinistra, impreparata, arretrata e culturalmente subordinata alla borghesia, invoca la questione morale, facendo inconsapevolmente da stampella di sostegno al disegno del padronato.
La classe operaia invece sa bene che non di questione morale si tratta, ma di questione di classe.
Per meglio comprendere queste dinamiche, è utile per i lavoratori e le masse popolari fare un raffronto storico con la storia della Repubblica di Weimar, e a dove si approdò.
Siccome gli accadimenti  sono dati dai rapporti di produzione tra le classi, e se essi restano immutati, la storia si ripete: certamente può cambiare l’aspetto esterno, il contorno, ma il fondamento delle cose resta lo stesso.
La Repubblica del Weimar nasce come compromesso per la grande borghesia industriale, finanziaria ed agraria, in quanto non vi erano ancora le condizioni per una loro presa del potere diretto. Ma fin da subito iniziano gli attacchi per spostare progressivamente più a destra l’asse del governo.
Attacchi diretti contro il movimento operaio organizzato, i comunisti e le forze politiche democratiche, che pur macchiatesi di viltà nei confronti dei lavoratori, erano meno compromesse con l’oltranzismo restauratore ed in qualche modo potevano intralciare il disegno della grande proprietà.
Alla fine la stessa Repubblica, dopo aver favorito la borghesia monopolista, ne subirà direttamente le spese.
Di pari passo con la repressione antioperaia e la promulgazione della Costituzione che di fatto nasce con l’intento di preservare la proprietà della borghesia e di tutelare la crescente influenza dei monopolisti industriali e finanziari, il potere dominante spinge le masse popolari verso un sentimento profondamente sciovinista, per separarle dalla classe operaia.
Si organizzano manifestazioni contro l’umiliazione tedesca del trattato di Versailles, nascondendo naturalmente il carattere di classe di esso, facendo appello alla nazione.
Si denuncia la Repubblica come vile entità al servizio dello straniero e del comunismo, quando essa era invece tutela e garanzia della grande proprietà privata.
Si escludono dal governo gli opportunisti socialdemocratici, la borghesia monopolista spinge verso destra, per poi liquidare definitivamente la stessa compiacente Repubblica.
Mentre i Krupp, i Flick, i Thyssen e le Famiglie dell’aristocrazia tedesca pervengono ad accordi economici con i monopolisti americani, mentre l’intreccio tra grande industria e finanza si annoda, si inaspriscono gli attacchi ai diritti della classe operaia, come la cancellazione della giornata di otto ore. Nel mezzo, vengono stoppati tentativi di colpo di stato dell’estrema destra: i tempi non erano ancora maturi.
Le elezioni del 1928 segnano una buona avanzata dei comunisti e dei socialdemocratici, che furono imbarcati nel nuovo governo di coalizione il quale continuò nella sua impostazione antioperaia, attraverso decreti che attuavano il prolungamento della giornata lavorativa, nel divieto di manifestare in occasione della festa del 1 maggio 1929 e nell’aumento degli stanziamenti per scopi militari.
La stabilizzazione della crisi capitalista ottenuta sullo sfruttamento della classe operaia acuiva le contraddizioni tra borghesia e proletariato, ma anche tra gli stessi monopolisti e la Repubblica di Weimar : trovato in Hitler e nel nazionalsocialismo il referente rozzo violento e ubbidiente, attraverso il richiamo populista e sciovinista,la borghesia monopolista decise prendere direttamente in mano il potere politico e di soffocare definitivamente Weimar, che pure le era stata fedele.
Con le elezioni del 1933 il partito nazionalsocialista assunse il potere, e fu ben chiaro il cambio di passo: comunisti fuori legge, deportazioni, arresti e torture contro i lavoratori, chiusura e confisca dei beni dei sindacati, negli anni precedenti denunciati come un covo di oziosi e perdigiorno.
Poco tempo dopo fu messo al bando anche il partito socialdemocratico e tutti gli altri partiti borghesi.
Nel settembre del 1933 i nazisti organizzarono il processo farsa di Lipsiaper l’incendio del Reichstag, per giustificare di fronte all’opinione pubblica la necessità delle loro misure terroristiche e dei loro crimini. Georgi Dimitrov, eminente dirigente della III Internazionale e tra i principali imputati, seppe però in sede processuale mostrare come lo scandalismo creato ad arte fu un pretesto della borghesia monopolista, attraverso i nazisti, per scatenare nuove e devastanti stermini contro la classe operaia, i lavoratori e la democrazia1.
Il resto della storia la conosciamo.
Oggi a cosa stiamo assistendo? Ciò che appare oggettivamente chiaro è che tutto l’apparato della borghesia va in frantumi, e si decompone giorno dopo giorno: il Parlamento, le Province, le Istituzioni, tutta l’organizzazione dello Stato borghese va in cancrena compresi i suoi sostegni come la magistratura, la polizia, i carabinieri, l’esercito.
In Europa in generale ed in Italia in particolare, seppur su diversi piani, la borghesia monopolista, attraverso i suoi apparti militari industriali e intergovernativi, procede ad una offensiva diretta e schiacciante in un momento delicatissimo di passaggio storico, economico e politico: l’attuale  fase post democratica sta per scomparire perché non più capace di garantire abbastanza profitto alle oligarchie transnazionali, che mirano a sussumere definitivamente lo Stato borghese, imponendo il  più diretto e nero potere assolutista; più nero del fascismo mussoliniano, più guerrafondaio del nazismo hitleriano.
Alla bisogna la borghesia monopolista  utilizza la provocazione e l’estremismo trotkista, come pretesto per scatenare il terrorismo che viene incentivato e strumentalizzato con metodo scientifico per favorire razzismo, populismo, per legittimare occupazioni militari, drammatiche politiche antipopolari e sviluppi politici sempre più autoritari, spingendo i popoli verso il fascismo e la guerra.
La classe operaia, le masse popolari, i sinceri democratici, devono operare immediatamente per scongiurare queste trame terroristiche di guerra, povertà e schiavitù. E’ necessario respingere lo sciovinismo, lo scandalismo che mira a confondere le masse popolari, per deviare e neutralizzare la loro combattività.
La classe operaia è consapevole che in questo decisivo scontro di classe deve affondare i suoi colpi in maniera secca e profonda, senza accanimenti gregari: il bersaglio da colpire sono i corruttori e non i corrotti.
E’ fondamentale altresì respingere il ritorno a sinistra di teorizzazioni revisioniste e  piccolo-borghesi, che nascondono il carattere di classe delle forze in lotta, facendole apparire come semplici contrapposizioni campiste o interstatuali, che alimentano nei popoli pericolosi nazionalismi, proprio come pianificano ardentemente i padroni monopolisti. Tali teorienegano la lotta di classe come forza motrice della storia, negano la contraddizione fondamentale capitale lavoro, tra classe monopolista e classe lavoratrice: la contraddizione tra popoli e nazioni oppresse e imperialismo va analizzata come derivazione della contraddizione sopracitata, perché la società si divide in classi, non in mondi o zone geografiche. Le nazioni e gli Stati sono connotazioni che le classi si danno.
Guidata dal suo partito comunista, la classe operaia deve porre la questione del potere politico e del socialismo, ed in alleanza con le altre classi e forze politiche antimonopoliste,lottare per un Fronte democratico che sconfigga la Restaurazione neo-schiavista e si muova verso la trasformazione rivoluzionaria della società.

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NOTE:

1 George Dimitrov, Il processo di Lipsia, Editori Riuniti, Roma 1949: Nel campo nazionalista questa lotta interna era in legame con la lotta che aveva luogo, dietro le quinte, nei circoli economici della Germania. Questa lotta avveniva tra i gruppi Thyssen e Krupp (industria di guerra), che per lunghi anni avevano finanziato il movimento nazionalsocialista, e, dall’altra parte, i loro concorrenti che dovevano essere respinti in seconda linea. Thyssen e Krupp volevano far trionfare nel paese il principio della unità del potere e del dominio assoluto sotto la loro direzione pratica, volevano abbassare il livello di vita della classe operaia, e per riuscire a ciò bisognava schiacciare il proletariato rivoluzionario. (pag. 210)

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