I L T E S T A M E N T O D I L E N I N di Piero De Sanctis
È stato pubblicato nei primi giorni di febbraio un importante saggio del prof. emerito dell’Università di Bari Luciano Canfora dal titolo Il Testamento di Lenin, per la Casa Editrice: Fuori Scena. Già nel primo risvolto di copertina l’autore annuncia l’intero contenuto del libro: «La politica è fatta di falsificazioni, tradimenti, di lotte per il potere senza esclusioni di mezzi».
Ed è vero. Chi non ricorda il famoso falso documento dell’Editto di Costantino del 312, con il quale la Chiesa ritornava proprietaria di tutti i suoi territori, a suo tempo confiscati? Molto meno noto è invece Il Testamento di Lenin del 23 dicembre 1922, sul quale, tuttavia, si sono accaniti tutti i reazionari del mondo e tutta la stampa mondiale.
La Rivoluzione d’ottobre del 1917, con la nascita del primo Stato socialista, fu l’incubo dell’imperialismo occidentale. La divisione del mondo, da una parte il nascente socialismo e, dall’altra l’imperialismo sconfitto, era ormai una realtà incontrovertibile. Una contrapposizione o meglio, una contraddizione, divideva Nazioni, partiti politici, operai e capitalisti. Non ne fu immune neanche il giovane partito comunista russo. In un articolo del novembre del 1910, Lenin avvisava:
«Non negli strati più profondi del proletariato, ma nel contenuto economico della rivoluzione russa si trovano le radici dei dissensi tra menscevichi e bolscevichi. Volendo ignorare questo contenuto Trotski si è privato della possibilità di comprendere il significato storico della lotta all’interno del Partito in Russia».
Nell’aprire il X Congresso del Partito comunista russo, del marzo 1921, Lenin prestò molta attenzione all’unità del partito, condannò i gruppi frazionisti trotskisti rilevando, nel contempo, come questi «in realtà aiutavano i nemici di classe della rivoluzione proletaria».
Nell’estate del 1922 Lenin cadde gravemente ammalato. Pesavano, sul suo stato di salute, le conseguenze dei lunghi anni di deportazione in Siberia e delle ferite causate dall’attentato assassinio del 30 agosto 1918. Nonostante le proteste dei medici, Lenin continuò a lavorare con la stessa intensità di sempre.
Di seguito riportiamo alcuni stralci del dimenticato diario di L.A. Fotieva (che vanno dal dicembre 1922 al marzo 1923), che fu per cinque anni la segretaria di Lenin.
«Il 12 dicembre del 1922 Lenin, da Mosca torna a Gorki, stila una lettera, in francese, per il socialista italiano Lazzari a proposito del compito di unificare tutte le forze rivoluzionarie in Italia. Alle ore 12,30 è venuto Stalin, col quale ha conversato fino alle ore 2,35 pomeridiane. Alle ore 17,55, Lenin, di nuovo, mi ha chiamata…Il 13 dicembre Lenin è stato colto da due attacchi…Per le ore 12 del 14dicembre ha fissato un appuntamento con G.M.Kregigianovski. Ha dettato una lettera indirizzata a Stalin sulla questione del monopolio del commercio estero. Durante la giornata Lenin è stato di buon umore, ha scherzato…Diversamente dal mattino, Lenin ha disposto che si inviasse a Stalin la lettera sul monopolio del commercio estero e ha detto che avrebbe scritto separatamente l’aggiunta. Aggiunta che non fu dettata per le cattive condizioni di salute …
Il 15 dicembre Lenin ha chiesto le copie delle lettere del giorno prima. Mi ha chiamata a casa sua e mi ha dato una sua lettera segreta perché la battessi a macchina e la spedissi, mettendone la copia in una busta chiusa nell’archivio segreto…Lenin evidentemente ritiene già compiuto il suo lavoro sulle questioni principali che l’interessano particolarmente e per questo ha dettato la lettera indirizzata a Stalin. In questa lettera Lenin ha scritto: «Ho terminato ora di sbrigare il mio lavoro e posso dormire tranquillo. Rimane solo una circostanza che mi preoccupa in modo straordinario ed è la impossibilità di parlare al Congresso dei Soviet»…
Il 16 dicembre le condizioni di salute sono peggiorate. Durante la notte vi è stata una nuova crisi durata 35 minuti…È cominciata una nuova fase della malattia con la paralisi del braccio destro e della gamba destra.
Il 23 dicembre 1922, secondo la testimonianza del dott. Kogevnikov, Lenin ha chiesto ai medici l’autorizzazione di dettare per 5 minuti, alla stenografa perché lo preoccupava una questione e temeva di non fare in tempo. Gli è stato consentito e questo lo ha notevolmente calmato. Lo stesso giorno, verso le 8, Lenin ha chiamato la stenografa M.A.Valodiceva e, le ha dettato per 4 minuti, una lettera per il Congresso. Ha dettato rapidamente, ma si vedeva che stava male.
Il 24 dicembre, fra le 19 e le 20, Lenin ha chiamato di nuovo la stenografa. L’ha avvertita che la lettera dettata il giorno prima e quanto le aveva dettato quella sera era assolutamente segreto. Ha ribadito ciò più volte. Mi ha chiesto che tutto ciò che egli detta venga custodito in un posto apposito, sotto speciale responsabilità e si consideri categoricamente segreto…
Il 24 dicembre 1922, in una riunione di medici, con Stalin e con altri membri dell’Ufficio Politico, ha deciso di consentire a Lenin di dettare, da 5 a 10 minuti, ogni giorno. Sono state vietate le visite… Per dettare Lenin può chiamare la sua segretaria M.A.Valodiceva e me. Approfittando di questa autorizzazione, Lenin ha dettato, fra le fine di dicembre 1922 e l’inizio di gennaio 1923, lettere e articoli che hanno una importanza inestimabile per il nostro partito. Si può dire con sicurezza che per molte ore del giorno e, nelle notti insonni, Lenin ha pensato a ciò che era necessario dire urgentemente al partito e che doveva concentrare negli stretti limiti di tempo assegnati alla dettatura. La necessità di dettare, invece di scrivere, gli ha creato senza dubbio particolari ostacoli. Anche prima della malattia egli non amava dettare. Ha detto che è abituato ad avere davanti agli occhi il testo scritto e quindi la dettatura gli riesce faticosa…Tuttavia, nelle critiche giornate comprese tra la fine di dicembre del ’22 e il mese di marzo del ’23, la totale impossibilità di scrivere lo ha costretto a dettare. Lenin ha dettato le sue ultime lettere e gli articoli con rapidità, pronunciando velocemente le frasi già concepite, con piccole pause per riflettere sul seguito…Terminata la dettatura il testo viene subito ribattuto a macchina e consegnato a Lenin. Dietro sue indicazioni il testo viene ribattuto a macchina in 5 copie, tre per Nadiezda Konstantinovna, una per l’archivio della sua segreteria. La copia destinata alla Pravd, con tutte le correzioni e le modifiche, ribattuta in bella copia, viene riletta da lui e poi consegnata a Maria Ilinitena per la Pravd. I documenti particolarmente riservati vengono conservati in buste sigillate con la ceralacca sulle quali, per suo desiderio, viene scritto che le può aprire solo Lenin…
Il25 e 26 dicembre 1922, Lenin ha continuato a dettare la Lettera al Congresso cominciata il 23 dicembre. Lenin ha terminato la lettera il 4 gennaio 1923, dopo una breve aggiunta che definisce alcune caratteristiche personali di Stalin. In questa lettera Lenin mette in guardia il partito contro una eventuale scissione e per prevenire ciò propone di aumentare da 50 a 100 i membri del C.C. Egli si sofferma poi su alcuni membri del C.C. indicando il pericolo di una scissione derivante dai rapporti che esistono tra Stalin e Trotski. La lettera è stata comunicata al XIII Congresso del partito…
Nel gennaio febbraio del 1923, Lenin ha dettato i suoi ultimi cinque articoli. Il 2 gennaio ha dettato Paginette di diario (Lenin: Opere, vol.36, pag.559). Il 4 gennaio ha dettato un’aggiunta alla Lettera per il Congresso. (Lenin: Opere, vol. 36, pag. 545). Il 9 gennaio, ha dettato l’articolo che cosa dobbiamo fare dell’ispezione operaia e contadina? Il 10 gennaio si è sentito male. Il 16 gennaio ha dettato l’articolo Sulla nostra rivoluzione…Il 24 gennaio, Lenin mi ha chiamato e mi ha detto di chiedere F.E.Dzerginski e a Stalin i materiali della Commissione per la questione georgiana…Il2 febbraio 1923, Lenin ha chiamato M.A. Volodieva alle 11,45. Ha dettato l’articolo Meglio meno, ma meglio. Ha terminato alle ore 12,30…
La mattina del 6 marzo, Lenin ha riletto la lettera a Stalin, dettata il giorno prima. Ha detto di consegnare personalmente la lettera a Stalin e di attendere la risposta. Non ha potuto leggere la risposta di Stalin perché il giorno che l’ha ricevuta ha avuto una forte crisi. Da questo giorno le sue condizioni si sono fortemente aggravate. Non ha potuto più lavorare.
Il 10 marzo è cominciata anche l’assistenza medica notturna. Il 15 marzo, per consiglio dei medici, è stato trasportato dal Cremlino a Gorki dove morirà, assistito amorevolmente dalla sua famiglia e dai medici, il 21 gennaio 1924».
Teramo 20 Febbraio 2026

